Il Tribunale distrettuale dell’Aia ha stabilito che nella porzione olandese protetta del Dogger Bank la pesca a strascico non potrà più continuare sulla base di autorizzazioni generiche. Da ora in avanti, ogni attività dovrà ottenere un permesso specifico ed essere accompagnata da una valutazione ambientale in grado di dimostrare che non provocherà danni agli habitat e alle specie per cui quell’area è stata messa sotto tutela. La sentenza è considerata una delle più rilevanti degli ultimi anni sul rapporto tra pesca industriale e protezione del mare perché supporta il principio per cui un’area marina non è davvero protetta se le attività che possono comprometterne gli equilibri continuano senza controlli e senza prove concrete della loro compatibilità con la conservazione dell’ecosistema. Per anni, infatti, in tutta Europa aree marine sotto tutela hanno continuato a ospitare attività considerate tra le più impattanti per gli ecosistemi marini. Oggi al centro del caso c’è il Dogger Bank, un vasto banco sabbioso poco profondo situato nel Mare del Nord. È una delle aree ecologicamente più importanti della regione, una sorta di vivaio naturale perché ospita zone di riproduzione, crescita e alimentazione per numerose specie marine, tra cui merluzzi, aringhe, razze, squali, molluschi, foche e cetacei.
Caratteristiche evidentemente incompatibili con la pratica della pesca a strascico, che consiste nel trascinare grandi reti appesantite direttamente sul fondale marino per catturare specie che vivono vicino al fondo. Dal punto di vista produttivo è una tecnica molto efficiente, ma dal punto di vista ambientale è anche una delle più controverse. Quando le reti passano sul fondo possono distruggere habitat delicati, schiacciare organismi che crescono lentamente e modificare strutture che impiegano decenni per formarsi. Negli ultimi anni numerose ricerche scientifiche hanno inoltre evidenziato che il disturbo dei sedimenti marini può contribuire al rilascio del carbonio accumulato nei fondali, riducendo la capacità del mare di funzionare come serbatoio naturale di CO₂.
Secondo il tribunale olandese, il ministero competente aveva consentito ai pescherecci di continuare a operare nel Dogger Bank rilasciando un’esenzione generale, senza imporre permessi individuali né verifiche ambientali specifiche. La corte ha giudicato questo sistema incompatibile con le norme europee sulla conservazione della natura. Da ora in avanti, chi vorrà pescare nell’area dovrà dimostrare che la propria attività non compromette l’ecosistema protetto. In caso contrario, l’accesso potrà essere negato. In questa direzione, lo scorso maggio la Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato che gli Stati membri hanno il dovere di proteggere le aree marine tutelate anche limitando pratiche di pesca ad alto impatto, come lo strascico. La decisione è arrivata respingendo il ricorso di un’associazione di pescatori tedesca contro le misure di conservazione introdotte in alcune aree del Mare del Nord.



