Tra due giorni persone provenienti da tutta la Sardegna, e non solo, si incontreranno a Cala Finanza per manifestare contro il maxi resort di lusso che dovrebbe affacciarsi sull’area marina protetta di Tavolara, nel territorio di Loiri Porto San Paolo. Il fermento popolare ha causato un primo terremoto nell’amministrazione locale, con le dimissioni dell’assessore al turismo Riccardo Biancu e il dietrofront sulla delibera che ha aperto la strada al progetto Tavolara Bay. Il ritiro dell’atto amministrativo, che dovrebbe essere formalizzato domani, non produrrà particolari effetti materiali, visto il via libera arrivato nelle scorse settimane da Palazzo Chigi. Sarà il TAR a esprimersi sul ricorso presentato dalla Regione Sardegna e a decidere sul futuro di una delle aree più incontaminate dell’isola. L’eventuale via libera della magistratura potrebbe diventare un precedente nel resto d’Italia, trasformando una norma nata per rilanciare l’economia del Centro-Sud nel grimaldello della speculazione edilizia.
Un hotel a cinque stelle da 50 stanze, 30 ville, ristoranti, strutture sportive e un porto esclusivo. Il progetto Tavolara Bay punta a realizzare su decine di ettari un villaggio di lusso a pochi metri dal mare, affacciato sull’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, istituita nel 1997 e sottoposta a molteplici livelli di tutela ambientale, in una zona dove il Piano Paesaggistico Regionale sardo vieta qualsiasi edificazione entro trecento metri dalla battigia. Dietro al progetto c’è la società Tavolara Bay, una cordata guidata dal colosso immobiliare e turistico brasiliano JHSF che per l’approdo in Italia ha deciso di puntare sulle procedure semplificate della Zona Economica Speciale (ZES), istituita nel 2023 per favorire le attività produttive al Sud e nelle Isole. Da allora, per i progetti di interesse strategico, una Struttura di missione presso la presidenza del Consiglio ha rilasciato un’autorizzazione unica, accorpando tutti i permessi necessari.
Nel caso del resort di Cala Finanza viene contestato proprio l’iter che ha portato, il 9 febbraio scorso, al rilascio dell’autorizzazione unica. La struttura governativa aveva incassato il parere favorevole del Comune di Loiri Porto San Paolo, avvolto oggi da un terremoto politico: in Consiglio comunale è stato annunciato che la delibera con variante urbanistica, volta a rimuovere la tutela integrale e a permettere la realizzazione di insediamenti turistici, verrà ritrattata domani, 30 giugno. Ci sono poi le dimissioni di Riccardo Biancu, assessore e fratello di Alberto, amministratore delegato della società Tavolara Bay.
L’amministrazione locale è stata l’unico ente a sostenere il progetto turistico. Regione autonoma, Corpo Forestale, Soprintendenza di Sassari e Provincia Nord Est Gallura si sono espressi contro. Ciononostante il 9 febbraio scorso la Struttura di missione della ZES ha rilasciato l’autorizzazione unica. Regione, Corpo Forestale e Ministero della Cultura hanno chiesto l’annullamento in autotutela, ottenendo la sospensione dell’efficacia dell’atto. Il 4 giugno il Consiglio dei ministri ha rigettato tutte le opposizioni, riattivando l’autorizzazione. Si tratta di «una palese violazione di una normativa che non era nata per sostenere questi tipi di insediamenti», ha dichiarato a L’Indipendente Stefano Deliperi, presidente del Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG). L’associazione ambientalista sarà in tribunale il prossimo 8 luglio per sostenere il ricorso della Regione Sardegna contro la decisione governativa. In ballo c’è la tutela di una delle aree più incontaminate della Sardegna, minacciata dalla speculazione turistica.
Un’ombra che potrebbe estendersi presto anche nelle altre regioni che compongono l’area ZES. «Se il TAR dovesse giudicare legittimo il via libera al resort di Cala Finanza — sottolinea Stefano Deliperi — non è difficile pensare che molti seguiranno questo esempio, in Sardegna e non solo». Si parte da un edificio preesistente, spesso abbandonato, e lo si trasforma in chiave turistica, come nel caso della villa di Cala Finanza, intorno alla quale la Tavolara Bay vorrebbe costruire il suo villaggio di lusso. Alcune delle situazioni a rischio monitorate dal GrIG in Sardegna sono il complesso di Tuerredda sulla costa di Teulada, la Cala dei Rosmarini a Stintino o l’area di Su Sorboni, nell’Ogliastra.
Al di là del merito, relativo cioè all’utilizzo della normativa ZES per l’approvazione di maxi progetti turistici, anche in contrasto ai pareri delle autorità preposte in materia di tutela paesaggistica e ambientale, tiene banco la questione del metodo e delle competenze tra Stato e Regione. I comitati e le associazioni, tra cui il Gruppo d’Intervento Giuridico, spingono per la questione di legittimità costituzionale, denunciando lo sconfinamento statale nelle prerogative regionali, dalla tutela ambientale alla pianificazione territoriale.
In parallelo al piano giudiziario, sta prendendo forma la mobilitazione dal basso, che troverà un importante appuntamento il prossimo 1 luglio, quando a Cala Finanza si manifesterà contro il resort di lusso e non solo, mettendo nel mirino la «servitù energetica, militare, industriale e turistica”, nonché la “marginalizzazione economica che non permette alla Sardegna di rialzarsi», come dichiarato dall’associazione Surra.





