Cessate il fuoco sotto le bombe: Israele uccide in Libano e a Gaza

«La proroga del cessate il fuoco e l’istituzione di un percorso di sicurezza facilitato dagli Stati Uniti offrono un respiro fondamentale ai nostri cittadini, rafforzano le istituzioni statali e promuovono un percorso politico verso una stabilità duratura». Recita così il comunicato della delegazione libanese a Washington che qualche giorno fa ha concordato una estensione del cessate il fuoco con Israele di 45 giorni; nonostante gli accordi, lo Stato ebraico non ha fermato le proprie operazioni nel Paese, emanando ordini di evacuazione e bombardando le aree a sud del fiume Leonte. Nella sola giornata di ieri, 16 maggio, gli attacchi israeliani in Libano hanno ucciso almeno 18 persone. Parallelamente, le IDF hanno portato avanti anche i propri raid su Gaza: venerdì le bombe israeliane hanno colpito Gaza City, uccidendo sette palestinesi; tra di essi, anche Izz al-Din al-Haddad, capo del braccio armato di Hamas, ucciso in un attacco assieme alla figlia e alla moglie.

L’estensione del cessate il fuoco in Libano è stata concordata dalle autorità libanesi e israeliane dopo gli incontri tenutisi a Washington tra il 14 e il 15 maggio. La tregua era stata originariamente siglata lo scorso 17 aprile, dopo uno storico incontro diretto tra delegazioni, il primo in decenni; inizialmente, sarebbe dovuta durare 10 giorni, ma il 23 aprile è stata prolungata di altre tre settimane. La nuova estensione durerà 45 giorni. Il Dipartimento di Stato degli USA ha inoltre comunicato che «il 29 maggio verrà avviato al Pentagono un percorso di dialogo sulla sicurezza con delegazioni militari di entrambi i Paesi», che preparerà la strada ai nuovi colloqui politici, previsti il 2 e il 3 giugno. Nonostante la tregua, Israele continua a violare i propri medesimi accordi. Ieri, le IDF hanno emesso nuovi ordini di evacuazione dal sud del Paese, che hanno interessato nove villaggi del Libano meridionale; l’aviazione dello Stato ebraico, intanto, ha bombardato almeno cinque città meridionali. Se ieri sono state uccise 18 persone e ne sono state ferite altre 124, in totale, dal 2 marzo, Israele ha ucciso 2.969 libanesi ferendone altri 9.112.

Malgrado i continui rinvii della scadenza del cessate il fuoco, Israele non pare volere fermare la propria aggressione sul Libano: agli attacchi e agli ordini di evacuazione sul sud del Paese dei Cedri si aggiungono anche i piani di governo ed esercito dello Stato ebraico. Qualche giorno fa, Israele ha approvato un finanziamento da 700 milioni di dollari per la produzione di difese anti-drone; assieme a esso è stata disposta anche la costruzione di una nuova fabbrica per la costruzione di droni suicidi di natura offensiva. «L’obiettivo della creazione della fabbrica è quello di industrializzare e ampliare significativamente l’arsenale di droni suicidi delle IDF, al fine di aumentare le capacità sul campo di battaglia», spiega Doron Kadosh, corrispondente militare di GLZ Radio.

Nel frattempo, continuano le aggressioni israeliane anche sul fronte gazawi. Venerdì 15 maggio, Israele ha lanciato un bombardamento su Remal, quartiere occidentale di Gaza City, uccidendo almeno 7 persone: tra di esse, riporta l’emittente qatariota Al Jazeera citando fonti mediche locali, tre donne e un neonato. Il raid ha preso di mira Izz al-Din al-Haddad, capo delle brigate di al Qassam, il braccio armato di Hamas; i vertici del gruppo hanno confermato la sua morte il giorno seguente. I bombardamenti sono andati avanti anche ieri, quando Israele ha ucciso 13 persone ferendone altre 75. Dall’inizio del cessate il fuoco dello scorso ottobre, il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani ha raggiunto quota 870, e il numero dei feriti è salito a 2.543.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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