A quasi sette anni dalla morte di Jeffrey Epstein e a quattro da quella di Jean-Luc Brunel, il caso torna a scuotere la Francia. La procura di Parigi ha raccolto una ventina di nuove segnalazioni legate al circuito del finanziere americano e del noto agente di modelle francese, che lanciò nomi come Milla Jovovich, Jerry Hall e Christy Turlington. Le accuse riguardano violenze sessuali, sfruttamento e tratta internazionale di minori tra Europa e Stati Uniti. La procuratrice Laure Beccuau ha confermato che almeno dieci delle persone ascoltate non erano mai emerse nelle precedenti indagini. Sotto la lente degli investigatori ci sono vecchi tabulati, computer, rubriche telefoniche e l’appartamento parigino di Epstein, mentre nuove richieste di indagine coinvolgono anche Gerald Marie, ex capo di un’importante agenzia. Su di lui, quindici donne chiedono di indagare per presunti legami con Epstein, nonostante una vecchia inchiesta per abusi sessuali sia già caduta in prescrizione.
Nel mosaico di relazioni che emerge dai nuovi documenti, Jean-Luc Brunel occupa un ruolo sempre più centrale. Considerato per anni uno degli uomini più influenti del fashion system internazionale, Brunel è stato accusato di aver reclutato ragazze minorenni promettendo loro una carriera nella moda per poi inserirle nel circuito di sfruttamento sessuale gravitante attorno a Epstein. Arrestato nel dicembre 2020 all’aeroporto Charles de Gaulle, avrebbe dovuto affrontare un processo per stupro, violenza sessuale e tratta di esseri umani. Il processo non si celebrò mai: il 19 febbraio 2022 fu trovato impiccato nella sua cella nel carcere della Santé. La sua morte non ha però chiuso il caso. Negli ultimi Epstein Files, il nome di Brunel compare migliaia di volte associato a messaggi di posta, trasferimenti internazionali, organizzazione logistica e reclutamento di giovani donne provenienti soprattutto dall’Europa e dal Sud America.
Un’e-mail resa pubblica dalla House Oversight Committee mostra Epstein discutere apertamente di “ragazze” e spostamenti internazionali con un interlocutore identificato dagli investigatori proprio come Brunel. Il tono delle comunicazioni colpisce per la freddezza del linguaggio “amministrativo”: ragazze, disponibilità, voli, hotel, trasferimenti. Secondo quanto emerso dagli Epstein Files, Brunel avrebbe coordinato parte della rete europea del finanziere americano sfruttando Milano, Parigi e altri snodi del mondo della moda come piattaforme di reclutamento. Le carte citano arrivi di giovani donne all’aeroporto di Malpensa, soggiorni in hotel di lusso nel Quadrilatero della Moda e pagamenti effettuati tramite carte riconducibili a Epstein. Vengono inoltre documentati soggiorni in ville private tra Toscana e Liguria finanziati con fondi collegati all’entourage del finanziere.
Nei documenti diffusi il 30 gennaio scorso compare un rapporto investigativo del 2011 commissionato nell’ambito delle verifiche reputazionali su Epstein e sulla MC2 Model Management, l’agenzia fondata da Brunel. Il dossier, realizzato da Global Security & Investigations, raccoglieva già allora informazioni estremamente compromettenti: Epstein risultava registrato come “sex offender”, coinvolto in cause civili per abusi su minori e oggetto di nuove indagini per traffico sessuale internazionale. Particolarmente significativa è la sezione dedicata alla MC2 Model Management. Il rapporto segnala che l’agenzia avrebbe ricevuto un milione di dollari da Epstein nel 2005, senza chiarire se si trattasse di un investimento occulto o di un pagamento per “servizi di procacciamento”. Già allora testate come Los Angeles Times, Daily Beast e New York Post collegavano Brunel e la sua agenzia a un possibile traffico internazionale di giovani modelle provenienti dall’Europa orientale e dal Sud America.
A rendere ancora più inquietante il quadro sono le testimonianze di Virginia Giuffre, una delle principali accusatrici di Epstein e Ghislaine Maxwell. Nelle sue memorie pubblicate postume, racconta che Brunel avrebbe inviato a Epstein “tre dodicenni francesi” come regalo di compleanno e che ragazze minorenni sarebbero state reclutate perfino nei campi da calcio brasiliani per essere trasferite negli Stati Uniti attraverso i jet privati del finanziere. Giuffre sostiene inoltre di essere stata “ceduta” più volte a Brunel da Epstein e Maxwell, affinché la «violentasse a suo piacimento».
Le nuove denunce ripropongono domande che il caso Epstein non ha mai davvero chiarito. Com’è stato possibile che una rete internazionale legata al mondo della moda abbia operato per anni senza ostacoli reali, nonostante fosse nota persino alla stampa? I documenti mostrano che il caso Epstein non riguarda soltanto un singolo predatore sessuale, ma una rete transnazionale costruita nel corso di decenni e sostenuta da protezioni e silenzi istituzionali. Un sistema ramificato che il finanziere di Brooklyn aveva tessuto con cura tra finanza, alta società, intelligence e circuiti del potere.




