Nella serata di ieri, gli Stati Uniti hanno nuovamente attaccato l’Iran, prendendo di mira depositi di missili e munizioni nel Paese. L’azione, spiega il CENTCOM (il Comando centrale delle forze armate USA) ha fatto seguito all’attacco contro una nave mercantile che, nelle ore precedenti, aveva attraversato lo Stretto di Hormuz. Le due parti si sono accusate reciprocamente della violazione del cessate il fuoco, le prime avvenute dopo la firma del memorandum d’intesa che dovrebbe gettare le basi per una pace più duratura, i cui termini stanno venendo discussi in queste settimane. In risposta ai bombardamenti israeliani, l’Iran ha attaccato alcune postazioni militari statunitensi. Nel frattempo, a Washington, le delegazioni statunitense, israeliana e libanese hanno firmato un accordo per la fine delle ostilità tra Hezbollah e Israele, senza che rappresentanti di Hezbollah fossero presenti (come già successo per gli accordi precedenti). L’accordo, che non prevede il ritiro delle truppe israeliane dalle zone occupate nel sud del Libano e che non sembra prevedere obblighi per Tel Aviv di non tornare ad attaccare in futuro, ha scatenato forti proteste in Libano.
Secondo il comunicato del CENTCOM, l’attacco statunitense avvenuto nella serata di venerdì 26 giugno ha fatto seguito ad un precedente attacco con droni lanciato il 25 giugno contro la nave mercantile M/V Ever Lovely, battente bandiera di Singapore, mentre questa stava attraversando lo Stretto di Hormuz. «L’aggressione ingiustificata contro la navigazione mercantile da parte delle forze iraniane ha chiaramente violato il cessate il fuoco. Inoltre, il comportamento pericoloso dell’Iran ha minato la libertà di navigazione, in un momento in cui i flussi commerciali attraversano sempre più spesso questo corridoio vitale per il commercio internazionale», ha scritto il CENTCOM, che riferisce di aver colpito depositi di missili e droni.
In merito all’attacco alla nave, i media iraniani riportano che «L’Iran ha ripetutamente dichiarato che la situazione nello Stretto di Hormuz non tornerà a com’era prima dell’attacco degli Stati Uniti all’Iran. Qualsiasi transito attraverso lo Stretto deve seguire le rotte annunciate dall’Iran; altrimenti, la sicurezza delle navi non può essere garantita». Le parti si sono vicendevolmente accusate di aver violato il cessate il fuoco: dal canto suo, Trump ha descritto gli attacchi iraniani (sono almeno quattro i doni lanciati, secondo il presidente) come una «grave violazione» degli accordi, mentre Ebrahim Azizi, capo della sicurezza nazionale presso il parlamento iraniano, ha accusato direttamente Trump di «non avere alcun impegno verso i principi della negoziazione o di un cessate il fuoco». In risposta agli attacchi di Washington, nelle prime ore di oggi il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha dichiarato di aver colpito alcuni obiettivi militari statunitensi nella regione, avvertendo che ulteriori aggressioni comporteranno una risposta più ampia. Si tratta delle prime azioni di questo genere da quando, lo scorso 17 giugno, USA e Iran hanno siglato un memorandum d’intesa il cui contenuto delinea una sconfitta pressochè totale per gli USA.
Nelle stesse ore, a Washington, USA, Libano e Israele hanno siglato un accordo trilaterale che ha il fine di «ripristinare la sovranità del Libano, disarmare Hezbollah e smantellarne l’infrastruttura terroristica, consentendo a Israele di tornare ai propri confini una volta eliminata la minaccia ai propri cittadini». L’accordo istituisce anche un Gruppo di coordinamento militare trilaterale per il Libano (MCG4L), facilitato dagli USA, che avrà il compito di mettere in pratica l’intesa. Secondo il comunicato del Dipartimento di Stato americano, «per il Libano, questo quadro d’intesa offre un percorso concreto per uscire da una crisi di lunga durata», mentre «per Israele, crea un percorso verificabile per eliminare la minaccia persistente al suo confine settentrionale». Gli USA hanno anche annunciato la loro intenzione di «potenziare le capacità e le risorse delle Forze Armate Libanesi (LAF)» affinchè possano «affermare in modo più efficace la propria sovranità su tutto il territorio libanese». A questo scopo, il Dipartimento della Guerra USA erogherà alle LAF 30 milioni di dollari, «al fine di sostenere la visione del Presidente per una pace duratura in Libano».
La notizia dell’accordo non è stata ricevuta bene in Libano, dove parte della popolazione è scesa in piazza nella capitale e in altre città in segno di protesta. Secondo quanto riferito dai media, la sede del governo libanese a Beirut è stata accerchiata da una folla che ha definito «umiliante» l’accordo, mentre a Tel Aviv non viene imposta alcuna condizione vincolante. Secondo alcuni media, i cittadini avrebbero bloccato l’accesso di alcune strade e incendiato pneumatici nella capitale, mentre in diverse città sono stati organizzati sit-in. La richiesta è che l’accordo venga annullato e che sia annullato qualsiasi contatto diplomatico con Israele.




