L’annuncio è stato fatto dal ministro dell’Energia, Vicente de la O Levy: le scorte di olio combustibile e di gasolio di Cuba sono definitivamente esaurite. «Cuba è aperta a chiunque voglia darci carburante», ha dichiarato il ministro, riferendo che l’ultimo carico di petrolio ricevuto dall’isola è ormai terminato. Nella serata di mercoledì, nel Paese caraibico sono state registrate proteste diffuse, con centinaia di persone scese in strada contro i continui blackout e la crisi energetica. Cuba si trova stretta nella morsa di un embargo energetico imposto dagli USA, con la Casa Bianca che ha minacciato ritorsioni contro chiunque rifornisca l’isola. Nel mese di marzo, senza specificare le motivazioni, Trump aveva autorizzato il transito di una petroliera russa, che ha scaricato a Cuba 100mila tonnellate di greggio, ma anche quello è stato ormai esaurito.
Con la fine delle scorte di combustibile e carburante, Cuba sta vivendo in costante deficit energetico. Nella giornata di mercoledì, è stato segnalato un debito di oltre 2.000 megawatt di energia durante il picco di domanda notturna, impossibile da soddisfare con la produzione interna. L’isola si poggia quasi interamente sulla produzione domestica generata da pannelli fotovoltaici ed estrazione di gas naturale, che tuttavia prima del lancio dell’embargo statunitense copriva circa il 20% dei consumi. In questi quattro mesi e mezzo di embargo, le autorità cubane hanno razionalizzato la distribuzione di energia tagliando l’erogazione di diversi servizi (quali quelli ospedalieri non necessari, o quelli di smaltimento dei rifiuti) per mantenere fissi i prezzi di vendita del gasolio. A partire da oggi, tuttavia, spiega il quotidiano del Partito Comunista Gramma, i prezzi di vendita dei combustibili si adegueranno al costo reale delle singole transazioni.
La carenza di energia sta portando la rete elettrica del Paese al collasso, e rendendo conseguentemente complicato garantire i servizi ai cittadini. I blackout, fenomeno già diffuso nell’isola, stanno aumentando di quantità e durata, e l’energia sta venendo distribuita per sole 4 ore al giorno; agenzie di stampa internazionali, tuttavia, hanno segnalato che in diverse località i cortocircuiti si sono protratti per più di 24 ore. La mancanza di energia elettrica sta complicando la vita quotidiana dei cittadini, che stanno iniziando a scendere in piazza per manifestare il proprio dissenso; per ora non paiono essersi registrate proteste violente, e le dimostrazioni si sono concentrate sotto forma di cacerolazos, coi cittadini che durante la notte sono scesi per le strade battendo su pentole e strumenti da cucina.
Intanto, sul fronte diplomatico, non è chiaro a che punto siano le trattative tra USA e Cuba. Su richiesta Trump, una delegazione statunitense ha incontrato all’Avana le autorità cubane per comunicare l’apertura di Washington a colloqui economici e di sicurezza: il Dipartimento di Stato USA ha messo sul piatto una offerta di 100 milioni di dollari di aiuti all’isola, oltre a «internet satellitare gratuito e veloce», chiedendo al governo cubano di accettare «riforme significative». Non è ancora chiaro, spiega lo stesso cancelliere cubano Bruno Rodriguez, «se si tratterà di aiuti in denaro o materiali, e se saranno destinati ai bisogni più urgenti della popolazione, come carburante, cibo e medicinali». In ogni caso, continua Rodriguez, Cuba sarebbe pronta ad accettare l’offerta, a patto che ciò non implichi piegare la testa. Il cancelliere non ha comunque rinunciato a rimarcare la contraddittorietà della mossa statunitense: a provocare la medesima crisi che stanno ora predicando di risolvere sono infatti stati gli Stati Uniti. Dopo il rapimento del presidente venezuelano Maduro di inizio anno, Washington ha imposto un embargo energetico totale sull’isola; il Messico e lo stesso Venezuela, i principali fornitori di energia a Cuba, hanno dunque interrotto bruscamente l’invio di rifornimenti verso L’Avana, che da allora si è vista consegnare un solo carico di combustibile, arrivato alla fine di marzo dalla Russia.





Ovviamente criminale bloccare il commercio marittimo di un’Isola, rimpiango che la Russia non ci abbia messo i missili quando poteva.