Global Sumud Flotilla: la procura di Roma apre un’inchiesta per sequestro di persona

La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sull’abbordaggio delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, la missione umanitaria che intende rompere l’assedio israeliano su Gaza. Partita il 26 aprile dalla Sicilia, la flotta è stata fermata tra il 29 e il 30 aprile in acque internazionali vicino a Creta; i pm indagano per sequestro di persona e stanno vagliando l’intervento della marina israeliana contro 22 delle navi dirette verso Gaza. Al centro di uno degli esposti arrivati in Procura c’è il caso degli attivisti Thiago Avila e Saif Abu Keshek, prelevati mentre si trovavano a bordo di imbarcazioni italiane e trasferiti in carcere in Israele. Prosegue intanto un’altra inchiesta, sempre a Roma, su fatti analoghi avvenuti a ottobre, in occasione della precedente spedizione della Flotilla. Per tale fascicolo, i magistrati stanno preparando una richiesta di rogatoria verso Israele e ipotizzano il reato di tortura.

Le nuove indagini della Procura sono state avviate in seguito alla presentazione di tre esposti da parte degli avvocati degli attivisti della GSF. Due di essi riguardano proprio Avila e Abu Keshek: al momento dell’abbordaggio, i due attivisti si trovavano a bordo di un’imbarcazione battente bandiera italiana, Paese che, in quanto Stato di bandiera, esercitava giurisdizione sulle persone a bordo della nave. Secondo i legali, l’Italia avrebbe dovuto adottare tutte le misure necessarie per prevenire che i diritti degli attivisti venissero violati. Dopo l’abbordaggio, Israele ha sbarcato in Grecia la quasi totalità dei 175 attivisti fermati, mentre Avila e Abu Keshek sono stati arrestati e portati in Israele. Domenica, un giudice israeliano ha disposto il prolungamento della loro detenzione: i due attivisti si sono presentati all’udienza visibilmente affaticati, con lividi sul viso; i loro avvocati hanno affermato che i due sarebbero stati sottoposti ad «abusi fisici equivalenti a tortura».

L’inchiesta aperta dalla Procura ipotizza i reati di sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio. Per proseguire nelle indagini si dovrà attendere il rientro dei 23 attivisti italiani fermati da Israele; di essi, qualcuno tornerà in Italia e qualche altro ripartirà alla volta di Gaza dalla stessa Creta. La nuova inchiesta si aggiunge a quella aperta lo scorso ottobre sui fatti dell’anno scorso riguardanti la prima GSF: analogamente a quanto successo la scorsa settimana, la prima Flotilla era stata intercettata dalla marina israeliana mentre si trovava in acque internazionali, a qualche miglia dalla costa di Gaza. In seguito all’abbordaggio, gli attivisti sono stati portati in carcere in Israele, dove avrebbero subito abusi fisici e psicologici; 37 cittadini e parlamentari italiani hanno così presentato denuncia e la magistratura ha avviato le indagini per reati di eccezionale gravità quali tentato omicidio, pirateria, sequestro di persona e tortura. Per accertare quanto accaduto e identificare chi avrebbe compiuto tali reati, i pm stanno compilando la richiesta di rogatoria verso Israele; essa dovrebbe venire inviata nei prossimi giorni al ministro Nordio, che dovrebbe poi inoltrarla a Tel Aviv.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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1 commento

  1. Non si capisce di che inchiesta ci sia bisogno, per emanare un mandato di cattura nei confronti di Nethaniau, vogliono indagare il diritto di non sapere del Capo del Governo per i crimini commessi contro i Cittadini Italiani in base agli ordini da lui dati???

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