A febbraio il circo Africa di Paolo Orfei non farà tappa a Genova. L’amministrazione comunale ha negato l’autorizzazione all’attendamento previsto tra il 12 e il 16 del mese, interrompendo la programmazione dello spettacolo prima ancora del suo allestimento. L’annuncio, diffuso dalla consigliera comunale Francesca Ghio, riporta al centro una questione che in Italia resta irrisolta da anni, legata al benessere e allo sfruttamento degli animali nei circhi e a una riforma annunciata ma mai pienamente attuata.
Contestualmente all’annuncio, Ghio ha infatti depositato una mozione per sollecitare il Governo ad attuare la Legge delega n.106 del 2022, che prevede il superamento dell’impiego di animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti. Sebbene dunque esista già una legge, a mancare è il decreto attuativo necessario a renderla operativa. Un vuoto che autorizza i tendoni con tigri ed elefanti a muoversi ancora liberamente sul nostro territorio.
Una lacuna normativa che cozza la sensibilità degli italiani, sempre più uniti sul tema. Secondo i sondaggi più recenti, oltre il 76% degli italiani si dice contrario all’uso degli animali nei circhi. In aggiunta, quasi l’80% della popolazione ritiene che le risorse statali oggi destinate agli spettacoli dovrebbero essere dirottate esclusivamente verso esibizioni che si riconvertono, puntando su artisti, acrobati, giocolieri. Negli ultimi anni, numerosi Comuni italiani hanno approvato mozioni e ordini del giorno per chiedere al Ministero della Cultura di completare l’iter legislativo. Alcune amministrazioni – tra cui Cagliari e Perugia – hanno anche introdotto regolamenti sempre più stringenti per l’ospitalità dei circhi, nel tentativo di limitare l’uso degli animali. Interventi locali spesso ostacolati da ricorsi e annullamenti.
Intanto, le condizioni in cui gli animali vengono detenuti nei circhi continuano ad essere oggetto di critiche da parte di veterinari ed etologi. Spazi ridotti, impossibilità di esprimere comportamenti naturali, addestramento a esibizioni innaturali, isolamento sociale o convivenze forzate tra specie diverse sono elementi che incidono profondamente sulla salute fisica e psicologica degli animali. A questo si aggiungono gli spostamenti continui, il contatto ravvicinato con il pubblico, il rumore e le variazioni climatiche, fattori che generano stress cronico.
Ciononostante, lo scorso giugno il governo ha prorogato ancora una volta l’emanazione del decreto attuativo, spostando la scadenza al 31 dicembre 2026. Una decisione che mantiene l’Italia in ritardo rispetto a oltre 50 Paesi nel mondo che hanno già vietato o fortemente limitato l’uso di animali nei circhi. Il risultato è un limbo normativo che scarica la responsabilità sui Comuni, senza fornire loro strumenti giuridici solidi. A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta una recente sentenza del Consiglio di Stato. Con la decisione n. 7610 del 30 settembre 2025, i giudici hanno stabilito che i Comuni non hanno competenza per vietare i circhi con animali, ribaltando una precedente pronuncia del TAR della Lombardia. La competenza, hanno chiarito, spetta esclusivamente allo Stato. Un passaggio che rischia di svuotare di efficacia anche iniziative come quella di Genova, lasciandole esposte a contenziosi.




Intanto snettiamo di andarci nei circhi con animali, già sarebbe un ottimo segnale