Lo scorso 3 aprile, durante un’audizione davanti alla Commissione per le Forze Armate del Senato degli Stati Uniti, il generale Michael Langley, comandante dell’US Africa Command (AFRICOM), ha identificato il capitano Ibrahim Traoré come un nemico degli interessi statunitensi. Secondo Langley, il leader della giunta militare attualmente al potere in Burkina Faso starebbe utilizzando le riserve auree nazionalizzate «per proteggere la sua giunta», invece di impiegarle nella lotta contro il terrorismo. Come la storia recente insegna, gli Stati Uniti tendono a osteggiare quei Paesi che scelgono di nazionalizzare le proprie risorse strategiche e di sottrarle al controllo delle multinazionali e della finanza globale, percorrendo invece la via della sovranità economica come primo passo verso l’autodeterminazione. Ibrahim Traoré è un ufficiale militare burkinabé e attualmente presidente ad interim del Burkina Faso. È il più giovane capo di Stato dell’Africa e il secondo più giovane al mondo. Ha assunto il potere in seguito a un colpo di Stato avvenuto il 30 settembre 2022. In precedenza, aveva preso parte al colpo di Stato del gennaio 2022, che aveva deposto il presidente Roch Marc Christian Kaboré, in carica dal 2015, e portato al potere il tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba, anch’egli successivamente rovesciato dallo stesso Traoré.
Traoré è oggi leader del Movimento Patriottico per la Salvaguardia e la Restaurazione (MPSR), con il quale ha avviato una profonda ristrutturazione della politica nazionale, puntando sulla rottura dei legami storici con la Francia e sull’avvicinamento a Russia e Cina. Queste scelte, improntate a una nuova linea sovranista panafricana, sono state sin dall’inizio osteggiate dall’Occidente, che le ha accolte con forte diffidenza. Non sorprende, quindi, che il generale Langley abbia recentemente annunciato l’intenzione – non ancora formalizzata – di trasferire il quartier generale di AFRICOM dalla Germania al Marocco, segnale di un possibile tentativo statunitense di ristabilire influenza nella regione del Sahel. Questo riposizionamento strategico arriva in un momento delicato: nel marzo 2024 il governo militare del Niger, guidato dal generale Abdourahamane Tchiani, ha dichiarato illegale la presenza di circa 1000 soldati e contractor statunitensi nel Paese, annunciandone l’espulsione e la sospensione dell’accordo militare bilaterale. Nel 2023, Burkina Faso, Mali e Niger hanno risposto alla crescente pressione esterna con la creazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), una confederazione formalmente istituita nel luglio 2024. Tra i principali obiettivi dell’AES vi sono: l’istituzione di una difesa collettiva (sul modello dell’articolo 5 della NATO: un attacco a uno è un attacco a tutti), la creazione di una forza militare congiunta per combattere il terrorismo, e la creazione di organismi comuni per favorire l’integrazione economica, infrastrutturale e tecnologica. L’AES rappresenta anche una risposta politica e simbolica alla ECOWAS, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, dalla quale i tre Paesi si sono formalmente ritirati nel gennaio 2025. L’organizzazione viene infatti percepita da questi Stati come un braccio strumentale dell’influenza occidentale, più interessata alla conservazione dello status quo che al reale sviluppo dell’Africa subsahariana.
Le difficoltà per il presidente Ibrahim Traoré e la sua giunta non provengono soltanto dall’esterno, ma anche — e in maniera drammatica — dall’interno del Paese. Il Burkina Faso è teatro di un’intensa attività terroristica, condotta da gruppi jihadisti affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico, che controllano ampie porzioni del territorio nazionale. Il gruppo più potente e radicato è il Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), affiliato ad al-Qaeda, che può contare su circa 6000 combattenti e mantiene legami transnazionali con altre cellule attive nel Sahel. Il JNIM si è reso responsabile di numerosi attacchi negli ultimi anni, non solo contro le forze di sicurezza, ma anche contro la popolazione civile. In molte aree rurali sotto il suo controllo, il gruppo impone tasse, estorsioni e sfrutta le miniere d’oro artigianali, che rappresentano una delle principali fonti di finanziamento dell’organizzazione. Uno degli episodi recenti più gravi si è verificato nel marzo 2025, quando un attacco del JNIM ha provocato la morte di oltre 60 soldati a Diapaga, nel sud-est del Burkina Faso, vicino al confine con il Benin. Nelle regioni settentrionali del Paese è invece attivo lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), anch’esso responsabile di numerose imboscate e attentati contro militari e civili. Entrambi i gruppi contribuiscono a una situazione di instabilità cronica, con vaste aree rurali di fatto fuori dal controllo statale.
Per contrastare l’avanzata jihadista, la giunta militare ha cercato di rafforzare le capacità difensive del Paese, attraverso l’acquisizione di forniture militari dalla Russia e il potenziamento dei Volontari per la Difesa della Patria (VDP), una milizia popolare costituita da civili burkinabé, incaricata di affiancare le forze armate nella lotta contro i gruppi ribelli. Inoltre, nel gennaio 2023, è stato istituito il Fondo per il Supporto Nazionale, destinato a raccogliere risorse economiche per finanziare il settore della difesa e sostenere lo sforzo bellico. Nonostante gli sforzi intrapresi, il 2024 ha segnato un peggioramento della situazione in Burkina Faso, con un numero record di vittime provocate da attacchi terroristici. L’episodio più sanguinoso si è verificato ad agosto, a Barsalogho, dove miliziani del JNIM hanno aperto il fuoco contro civili impegnati nella costruzione di trincee per conto dell’esercito, uccidendo oltre un centinaio di persone. Il Burkina Faso è oggi uno degli epicentri della crisi securitaria nel Sahel, una regione ormai divenuta il nuovo fulcro del terrorismo jihadista a livello globale. Finora, la giunta militare al potere non ha dimostrato di essere riuscita a ottenere progressi significativi nel contrastare questa minaccia. Numerose critiche, non prive di fondamento, sono state rivolte al governo, accusato di utilizzare la popolazione civile come milizia – spesso senza fornirle un’adeguata protezione – come dimostrano i tragici eventi di Barsalogho. Le milizie civili filogovernative VDP sono inoltre state accusate in più occasioni di abusi e violenze contro la popolazione civile. Un caso emblematico risale al marzo 2025, quando a Solenzo milizie VDP, con la partecipazione dell’esercito regolare, avrebbero compiuto un massacro ai danni di civili di etnia fulani.
Traoré e la sua giunta, oltre a dover fronteggiare la minaccia del terrorismo, si sono trovati impegnati anche sul fronte interno contro la vecchia classe politica, deposta in seguito al colpo di Stato del 2022 e apertamente ostile alla nuova linea di governo. Nel corso del tempo sono stati denunciati diversi tentativi di colpo di Stato, l’ultimo dei quali nell’aprile 2025. In quell’occasione, il ministro della Sicurezza, Mahamadou Sana, ha accusato un gruppo composto da ufficiali dell’esercito e militanti jihadisti di aver pianificato, con il presunto sostegno di un’organizzazione internazionale, l’assalto al palazzo presidenziale di Ouagadougou per rovesciare il governo. Sana ha inoltre affermato che la Costa d’Avorio avrebbe offerto rifugio ai golpisti, fornendo loro supporto logistico e copertura. Anche nel settembre 2024, la giunta aveva denunciato un complotto simile, attribuendo nuovamente al Paese vicino un ruolo chiave nell’organizzazione del tentativo di golpe. Sebbene finora non siano state rese pubbliche prove concrete a sostegno di tali accuse, non si può escludere del tutto che alcuni di questi tentativi abbiano effettivamente avuto luogo, data la fragilità del contesto politico e la presenza di attori contrari al regime. La Costa d’Avorio, considerata un partner strategico per AFRICOM in Africa occidentale, ospita inoltre Blaise Compaoré, ex presidente del Burkina Faso (1987–2014), salito al potere a sua volta tramite un colpo di Stato. Dopo essere stato deposto nel 2014, Compaoré vive in esilio ad Abidjan, dove ha ottenuto la cittadinanza ivoriana nel 2016. Nel 2022, è stato condannato all’ergastolo in contumacia per l’assassinio del suo predecessore, Thomas Sankara.
I risultati più significativi ottenuti da Traoré e dalla sua giunta si registrano sul piano economico. Nonostante le persistenti difficoltà dovute alla fragilità strutturale del Paese – dove una larga parte della popolazione dipende ancora da un’agricoltura di sussistenza – durante il suo mandato si è assistito a una ripresa economica. Secondo la Banca Mondiale, la crescita del PIL nel 2024 è stimata intorno al 4%, sostenuta in particolare dal rilancio del settore agricolo, favorito anche da interventi governativi mirati. Tuttavia, la produzione di oro – principale risorsa economica del Burkina Faso – ha subìto dei rallentamenti, in parte riconducibili ai programmi di nazionalizzazione promossi dal governo, che hanno temporaneamente frenato l’attività in alcuni impianti di estrazione mineraria. Parallelamente, l’esecutivo ha avviato politiche per ampliare l’accesso all’istruzione superiore e migliorare le infrastrutture scolastiche: sono state costruite 327 nuove aule in 45 scuole secondarie, permettendo a circa 20.595 studenti, di cui il 49% ragazze, di accedere all’istruzione secondaria inferiore e superiore. Sono stati inoltre implementati programmi per migliorare l’accesso all’acqua potabile, in risposta alle gravi carenze nei servizi di base. In termini di inclusione sociale, si segnala una lieve ma significativa riduzione del tasso di povertà, passato dal 26,7% nel 2023 al 24,9% nel 2024.
Sulle piattaforme social, la figura di Ibrahim Traoré ha assunto connotazioni quasi messianiche. Centinaia di video e pagine sui social media lo ritraggono come il “Che Guevara africano” o il nuovo Thomas Sankara. Alcuni di questi contenuti, generati con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, lo mostrano mentre posa mattoni per costruire case destinate ai più poveri e numerose fake news vengono create per esaltare e amplificare i successi del suo governo. Ciò che appare certo è che Traoré e la sua giunta godono di un ampio sostegno popolare, in particolare tra i giovani e le fasce più vulnerabili della popolazione. I programmi sociali introdotti dall’esecutivo hanno effettivamente contribuito a un miglioramento delle condizioni economiche di una parte della popolazione, un risultato tutt’altro che scontato in un continente segnato da decenni di sfruttamento coloniale e neocoloniale. I programmi di nazionalizzazione promossi dal governo sono stati letti da molti come una risposta audace alle logiche del capitalismo globale, che troppo spesso vedono le risorse nazionali sottratte ai cittadini per alimentare i profitti di azionisti e multinazionali. In questo contesto, il richiamo alla figura di Thomas Sankara, ancora oggi amatissima in Burkina Faso, appare tutt’altro che casuale. Lo stesso Traoré impiega spesso una retorica simile a quella del “presidente ribelle”, soprattutto quando invoca l’indipendenza del Paese dagli aiuti umanitari, che – a suo dire – mantengono l’Africa in una condizione di dipendenza cronica. Al contrario, chiede programmi di sviluppo autentico, capaci di generare una crescita economica fondata sulla sovranità e sull’autodeterminazione. Un rivoluzionario del passato affermò: «Condannatemi, la storia mi assolverà». Solo il tempo ci dirà se queste parole potranno valere anche per Ibrahim Traoré.




Altre ribellioni finanziate dall’Occidente in vista..
Traore’ e’ un grande, se non altro per quello che sta facendo verso il colonialismo francese ed americano. Gli USA sono sempre pronti a criticare tuti quelli che la pensano diversamente, poi finanziano un colpo di stato in Ukrtaina (2014), in sostanza dichiarano guerra alla Russia e poi ci fanno pagare i risultati delle “sanzioni”. Nel 2003 invadono e devastano un paese sovrano inventando le armi di distruzione di massa. Da oltre un anno sostiene un genocidio in Palestina. In merito a Cuba, se le stesse pressioni e sanzioni fossero state imposte all’Italia, saremmo un paese fallito u con un enorme problema di sicurezza, come tutti gli stati dove gli USA hanno finanziato e fomentato colpi di stato, invece la sicurezza e’ perfetta, tutte le persone hanno da mangiare e possono esprimersi liberamente. Possiamo dire lo stesso del ns paese? provate ad indossare la bandiera palestinese e farvi un giro per Milano, tempo 1 ora avete la digos che vi arresta. E noi li stiamo ancora a sentire??
Il ns. governo e’ complice con i soldi delle ns tasse, paghiamo il gas 5 volte rispetto al quello che compravamo dalla Russia.
Cito dall’articolo:”utilizzano le riserve auree nazionalizzate «per proteggere la sua giunta», invece di impiegarle nella lotta contro il terrorismo”.
Perchè questi signori devono decidere come gli stati sovrani debbano spendere i propri soldi e dove indirizzare le proprie risorse??
Ottimo e dettagliato articolo. Ed ottima la descrizione “no mean stream” di Manuel Aloise a cui credo sinceramente. Per quanto riguarda Traoré è difficile valutare nel tempo ciò che una persona farà o diventerà, ma poiché è sempre e solo il presente che conta, auguro a tutti i burkinabé di tenerselo stretto perché hanno alla guida un capo che è partito con il piede giusto ossia volere l’ indipendenza dagli aiuti umanitari occidentali che si sono sempre rivelati un palliativo o tutt’al più “il metadone ad un eroinomane”.
Premetto che sono stato poco a Cuba, un viaggio di circa tre settimane ed ormai 14 anni fa, in cui ho visitato (più volte evitando le classiche mete turistiche) varie città e mai come nel paese Caraibico mi sono sentito sempre al sicuro e non ho visto disparità enormi come nel resto del mondo, non ho incontrato un senza fissa dimora o persona in evidente stato di povertà e/o malnutrizione (a differenza di TUTTI gli altri paesi che ho avuto la fortuna di visitare)…certo ci sono delle cose che personalmente non amo ma dire che il popolo cubano è ridotto a fame e miseria mi sembra assurdo e totalmente fuori luogo! Se questo è successo negli ultimi 14 anni non si può dire sia colpa di Fidel….. Per Traorè non ho moltissimi elementi per esprimermi, a pelle mi pare stia cercando di rompere le catene occidentali che hanno stritolato il paese (e l’ intera Africa) da secoli.. lavoro in un servizio di accoglienza migranti e un ragazzo veramente in gamba Burkinabé ha sul cellulare come sfondo la foto del leader ad interim ed a suo dire è un bravo capo di stato che finalmente sta cercando di liberare il paese dall’ egemonia franco-statunitense che ha solo ridotto in povertà la gente…
Ps: quando ero a Cuba ho avuto un piccolo problema ad un occhio, una stupidata ma in modo totalmente gratuito mi hanno visitato e dato un collirio per risolvere il problema…in Sardegna (che tra l’altro apprezzo tantissimo) in quanto “fuori regione” ho dovuto fare i salti mortali per essere visitato alla guardia medica per il medesimo problema e pagare un contributo oltre al collirio a prezzo pieno… Con Fabio concordo però pienamente sugli articoli e informazione libera!
auguro a tutto il popolo del Burkina Faso un futuro libero da ogni oppressione , mi auguro che il giovane Trore non prenda esempio da Fidel Castro che a quanto pare la storia non l ha assolto per niente, un popolo quello cubano dopo 70 anni di dittatura Castrista ridotto alla fame e una miseria da quinto mondo con infrastutture fatiscenti e palazzi che cadono a pezzi , sfruttando l embargo per fare i propri affari.
grazie per i vostri articoli e per l informazione libera
cordiali saluti
Quello che lei dice su Fidel Castro e’ in parte vero: ma ogni cosa va calata nella realta’ locale. In centroamerica ci sono diseguaglianze sociali, violenza, poverta’ e ignoranza che a Cuba sono ignote: il livello d’istruzione e’ elevato e diffuso, la sanita’ funziona nonostante il feroce embargo americano che vorrebbe ridurre i cubani alla miseria, la violenza e’ meno di quella che c’e’ in centro a Milano. La democrazia in centro america non esiste o e’ virtuale ed al servizio di regimi corrotti. L’isola si e’ affrancata grazie a Castro da un destino che l’aveva trasformata in un bordello mafioso a cielo aperto corrotto e torturatore. Non leggiamo le cose con la nostra lente, che ci vuole esportatori di democrazia nel mondo…