martedì 23 Luglio 2024

Bologna, la polizia manganella ancora i cittadini che difendono gli alberi in città

A Bologna non si placa il movimento nato tra i cittadini per difendere gli alberi del parco Don Bosco, divenuto simbolo di una lotta più generale contro la cementificazione imperante che attanaglia il capoluogo felsineo come e più di molte altre città italiane. Ma a non placarsi è anche la violenza delle forze dell’ordine che intervengono per sgomberare il parco dal presidio permanente di protesta e “proteggere” gli operai che devono segare gli alberi. Ieri è andato in scena un nuovo, violento, capitolo, dove gli agenti in tenuta antisommossa hanno effettuato cariche sui manifestanti che tentavano di impedire agli operai di procedere al taglio. Durante l’azione molti dimostranti sono finiti a terra e diversi rimasti feriti, inclusa una ragazza che sarebbe stata colpita da una manganellata alla testa. Dopo gli scontri non è mancata la rituale presa di posizione del ministro dell’Interno, Vincenzo Piantedosi, che ha espresso «vicinanza e solidarietà» ai poliziotti, seppur le immagini mostrino chiaramente come la carica di polizia sia partita contro cittadini disarmati e pacifici.

Secondo le testimonianze dei dimostranti, confermate dai video, gli operai – circondati dalle forze dell’ordine – hanno iniziato a lavorare al taglio degli alberi a pochi metri di distanza dei manifestanti. Non solo, in una procedura evidentemente illegale e priva di ogni basilare norma di sicurezza, alcuni video mostrano chiaramente come il taglio di alcuni alberi sia stato effettuato mentre dei manifestanti si trovavano ancora arrampicati sui rami. Il personale della Digos ha inoltre identificato diversi manifestanti, quattro dei quali sono stati fermati. Gli attivisti hanno riferito di avere fatto denuncia all’ispettorato del lavoro. Questa volta, i membri dei collettivi non sono riusciti a impedire alle motoseghe di agire. La polizia ha infatti confermato che, fino a ora, sono stati abbattuti otto alberi. Come detto, il Ministro dell’Interno, Vincenzo Piantedosi, ha espresso «vicinanza e solidarietà» ai poliziotti feriti (sono otto quelli che si sono fatti refertare). Mentre sordo alle proteste si mostra anche il sindaco di bologna, il Democratico Matteo Lepore: «Il nostro interesse è che il cantiere vada avanti. Penso che chi decide di bloccare un’opera pubblica si deve assumere la responsabilità di ciò che fa».

Lo scorso 3 aprile, il Parco Don Bosco era stato teatro di un altro blitz delle forze dell’ordine, intervenute per “liberare” dal presidio degli attivisti una porzione del Parco, in cui gli operai avevano iniziato a tagliare gli alberi. I manifestanti avevano però rotto le recinzioni e impedito la prosecuzione dei lavori. Anche in quel caso gli agenti avevano tirato fuori i manganelli, colpendo ripetutamente i manifestanti, che avevano cercato di utilizzare come scudo le transenne del cantiere. In particolare, nel corso degli scontri, erano rimasti feriti un ragazzo e una ragazza, nonché un uomo di 70 anni, trasportato in ambulanza all’ospedale. La resistenza degli attivisti aveva però costretto gli operai a rinunciare alle operazioni – giudicate troppo pericolose per la massiccia presenza dei membri dei collettivi – e a lasciare il luogo, seguiti dalle forze dell’ordine. L’8 aprile i membri del Comitato in lotta contro l’abbattimento degli alberi si erano incontrati con il sindaco Matteo Lepore, il quale aveva deciso di sospendere temporaneamente i lavori del cantiere. Il primo cittadino del capoluogo emiliano aveva garantito che sarebbe stata perseguita la via del «dialogo». Ma i fatti hanno preso tutt’altra piega.

[di Stefano Baudino]

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