martedì 23 Luglio 2024

Cassol, il piccolo borgo veneto in rivolta contro le antenne 5G

Nel piccolo borgo di Cassol, frazione di Santa Giustina, in provincia di Belluno, i residenti non ne vogliono sapere della nuova antenna 5G. La notizia della sua installazione ha iniziato a girare a fine aprile, mettendo immediatamente in allarme le famiglie del luogo. L’antenna, alta più di 30 metri, sorgerebbe infatti a una distanza troppo ravvicinata al centro abitato. La decisione in merito alla sua installazione, tuttavia, sembrerebbe già presa: l’unica alternativa, fanno sapere i cittadini, sarebbe quella di proporre alla società di telefonia un sito alternativo, nella speranza che chi ha concesso in locazione il proprio terreno ci ripensi e ritiri la firma del contratto. Mentre si cerca un luogo diverso per poter installare quello che i cittadini hanno definito un “mostro”, dal borgo è partita una raccolta firme contro l’opera, che ha raccolto 293 adesioni in tre giorni.

«Siamo venuti a conoscenza della disponibilità di un privato di concedere il proprio terreno per l’installazione di un “mostro” da 30 metri di altezza» riferiscono i cittadini in lotta. «Ciò potrebbe significare la svalorizzazione finanziaria dei terreni adiacenti e degli edifici e soprattutto effetti sulla salute degli abitanti, come documentato da studi effettuati tra Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia». Queste sono le criticità principali che hanno spinto i cittadini a condurre una decisa battaglia contro la «Tour Eiffel» del 5G, come hanno rinominato l’opera. Secondo i progetti, l’antenna dovrebbe essere collocata al confine del borgo, nei pressi della strada comunale che si ricongiunge con la regionale 2. Come sottolineato da alcuni cittadini, la zona è adiacente alla valle del Mis, facente parte del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, area protetta di enorme valore ambientale.

Per questo motivo, questa settimana sono state depositate sulle scrivanie dei sindaci dei Comuni di Santa Giustina e di San Gregorio nelle Alpi quasi trecento firme che chiedono di rivalutare la decisione. Nel caso in cui la voce dei cittadini dovesse rimanere inascoltata, la popolazione è pronta a dar battaglia bloccando in ogni modo l’avvio dei lavori. «C’è la sensazione che in futuro le scrivanie di molti legali vengano riempite di cartelle richiedenti approfondimenti sui danni causati dal “mostro”, con conseguenti richieste di indennizzo».

Secondo quanto dichiarato dal sindaco di Santa Giustina, Ivan Minella, alla stampa, l’installazione del “mostro” sarebbe necessaria a causa di un buco nella copertura del segnale in quelle zone. Tuttavia, il primo cittadino si è dimostrato disponibile ad accogliere la posizione dei residenti, organizzando un incontro tra questi, l’amministrazione comunale e l’azienda al fine di arrivare a una soluzione di compromesso valida per tutti. Tra coloro in allarme per l’arrivo della nuova antenna non vi sono solamente i cittadini, ma anche alcune aziende del territorio.

Nel frattempo, le preoccpuazioni in merito all’impatto sulla salute dei cittadini e sull’ambiente hanno spinto diversi Comuni a vietare l’installazione delle antenne per il 5G, tanto da spingere il governo italiano a cercare una soluzione d’emergenza. La Relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), recentemente pubblicata dalla Corte dei Conti, ha inserito proprio il Piano Italia 5G tra quelli in difficoltà, in quanto le reticenze locali potrebbero far mancare all’Italia gli obiettivi imposti a livello europeo per la rete internet ultraveloce, da realizzare entro il 2025 e il 2030 – e che, secondo la stessa Commissione UE, l’Italia ha basse probabilità di portare a termine. Al momento, infatti, sono solamente 160 le aree coperte dal segnale rispetto al totale di 1.385.

[di Valeria Casolaro]

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