lunedì 24 Giugno 2024

Venezia si mobilita contro la nave sospettata di portare armi a Israele

Le autorità spagnole le avevano negato l’attracco al porto di Cartagena, quelle italiane invece non hanno trovato nulla da ridire e ora la nave Borkum, carica di esplosivi e armi che si sospetta siano diretti in Israele, è attraccata nella laguna di Venezia. Nonostante il silenzio generale dei media, portuali e cittadini lo hanno notato e si sono organizzati per contestarne la sua presenza. Nella giornata di ieri, mercoledì 29 maggio, sulle coste del porto veneziano di Marghera, il “Comitato permanente contro le guerre e il razzismo” e i Giovani Palestinesi hanno organizzato una manifestazione contro la presenza della nave Borkum in Italia. Centinaia le persone presenti, tra cui comitati cittadini e studenti provenienti dalle diverse mobilitazioni universitarie che hanno colpito la città, riuniti per rilanciare il boicottaggio accademico e istituzionale contro le realtà israeliane, all’insegna dell’esempio spagnolo.

Il presidio di protesta è iniziato attorno alle 17.30, nei pressi del parcheggio davanti al varco portuale dell’attracco di Porto Marghera. Al sit-in iniziale sarebbero arrivate circa una cinquantina di persone, raggiunte qualche decina di minuti dopo da una settantina di studenti e studentesse provenienti dalle diverse realtà di protesta della città. Durante il presidio dimostrativo sono intervenute diverse persone, che hanno alzato la voce contro la politica che sostiene il trasporto delle armi verso Israele, domandando che venisse seguita la linea spagnola; all’appello, tuttavia, hanno risposto anche le forze dell’ordine, che si sono schierate davanti all’entrata del casello portuale, rallentando così il cammino dei camion che, stando a quanto comunicano i manifestanti, sarebbero transitati di fianco al presidio, finendo per dialogare con alcuni dei presenti e ricevere da loro dei volantini. Il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo ha ricordato la manifestazione tenutasi il 1 maggio in occasione della festa dei lavoratori, in cui decine di persone si erano riunite per protestare contro le attività di Fincantieri nella provincia lagunare. I Giovani Palestinesi, invece, hanno rilanciato le mobilitazioni regionali e nazionali per la “festa della contro-repubblica” del 2 giugno, che si terranno rispettivamente a Padova e a Roma.

Presenti anche gli studenti delle varie realtà universitarie veneziane, tra cui gli occupanti di San Sebastiano, che da ormai oltre due settimane hanno preso controllo della sede didattica dell’Università Ca’ Foscari per chiedere che la rettrice Tiziana Lippiello si dimetta dalla fondazione Med-Or di Leonardo, che l’università condanni il genocidio in corso a Gaza, e che la stessa istituzione dia un taglio agli accordi con le omologhe israeliane e le aziende legate alla filiera bellica, tra cui figurerebbe anche la controversa banca francese Crédit Agricole. A tal proposito, gli studenti di San Sebastiano hanno anche rilanciato il presidio «aperto a tutta la cittadinanza» del 31 maggio, che si terrà in parallelo al Consiglio di Amministrazione dell’università, in risposta al due di picche ottenuto il passato 22 maggio in occasione della riunione del Senato accademico, che ha bocciato tutte le loro proposte.

Le proteste nella città di Venezia si stanno sempre più intensificando: tra la rinascita del movimento contro le grandi navi e le iniziative contro il neonato ticket d’accesso, la città sta vivendo sempre più manifestazioni di dissenso contro l’amministrazione cittadina e nazionale. Riguardo alla questione palestinese, la laguna è ormai da giorni sede di una delle più resilienti acampade della ribattezzata intifada studentesca, ed è stata testimone anche di proteste contro grandi realtà accusate di finanziare guerra e genocidio, quali la stessa Fincantieri, ma anche gli istituti bancari di Crédit Agricole e Intesa San Paolo. Quella contro la nave Borkum, dal canto suo risulta solo l’ennesima delle iniziative di dissenso che da mesi coinvolgono la gran parte dei cittadini. L’imbarcazione è finita al centro dell’attenzione dopo i fatti di qualche giorno fa, quando le autorità spagnole le rifiutarono l’attracco perché sospettata di trasportare armi verso Israele. Essa, nello specifico, risulterebbe di proprietà dell’IMI System, che rifornisce di armi l’IDF, e per tale motivo Madrid prima e la Slovenia poi hanno protestato contro il carico stimato di 27 tonnellate di materiale esplosivo che la nave è accusata di trasportare.

[di Dario Lucisano]

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3 Commenti

  1. Grazie per queste notizie che la stampa italiana nasconde. Sarebbe l’ora di schierarsi contro tutte le guerre senza se e senza ma. Basta armi all’Ucraina che se non è chiaro, con le uscite di alcuni europei rischiano di farla spianare insieme a noi.

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