lunedì 24 Giugno 2024

Un monumento al coraggio, quello di Julian Assange, ora in tour in Italia

Sta facendo il tour della Penisola la stupenda opera statuaria di Davide Dormino Anything to Say?  Si tratta di un gruppo scultoreo in bronzo massiccio che si può vedere, toccare con le mani e anche salirci sopra. Dormino lo chiama un “monumento” al coraggio di tre eroi moderni, rappresentati a grandezza naturale: Julian Assange, Chelsea Manning e Edward Snowden.  Diversamente dalle statue tradizionali, Anything to Say? non sta su un piedistallo. Così è possibile guardare Assange, ad esempio, direttamente in faccia e notare da vicino sia la determinazione espressa dalla sua bocca, sia il rimuginio interiore espresso dal suo sguardo. 

Le tre figure sono dritte in piedi, ciascuno su una sedia, come per sfidare il Potere. Accanto a loro si vede una quarta sedia, vuota, sulla quale i visitatori sono invitati a salire per dire la verità in faccia al Potere anche loro. Gesto che fa pensare agli studenti nel film L’attimo fuggente (1989, di Peter Weir) i quali, salendo in piedi sui banchi, contestano il loro Preside autoritario.  

Spesso le statue di bronzo vengono commissionate per onorare gli eroi di guerre di conquista; Anything to Say?, invece, è un tributo agli eroi che si sono battuti per la pace e la giustizia.  Assange, infatti, con il suo sito WikiLeaks, e Manning che gli ha fornito i documenti scottanti da pubblicare, ci hanno rivelato come il Potere, per meglio manipolarci e venderci le sue guerre, presenta falsamente, come missioni di pace per il bene comune, le sue missioni militari cruente e imperialiste. In quanto a Snowden, il giovane informatico statunitense ci ha rivelato come il Potere, sempre per poterci manipolare, ci spia illecitamente, persino nei nostri cellulari, per scoprire i nostri punti deboli e i temi ai quali siamo più sensibili.  

Come ricorda Chomsky, il Potere ha bisogno di poter agire nell’ombra per commettere i suoi misfatti e fa pagare un prezzo altissimo a chi osa gettarvi luce. Assange, Manning e Snowden hanno accettato di pagare quel prezzo pur di difendere il nostro diritto di sapere.

Oggi sono innumerevoli i tentativi, da parte del Potere, di imporre su tutti noi un pensiero unico e di punire severamente chiunque cerca di sottrarsi.  Per esempio, gli studenti che protestano per lo sterminio dei Palestinesi a Gaza chiamandolo genocidio, vengono accusati dal Potere di antisemitismo e manganellati. I giornalisti che documentano come la guerra in Ucraina sia il risultato delle provocazioni deliberate della NATO vengono tacciati di “putinisti”, messi sulle liste di proscrizione e anche licenziati. Gli attivisti di Extinction Ribellion che protestano contro il greenwashing di Eni in una sua assemblea degli azionisti, vengono scortati prontamente al commissariato.  In pratica, oggi come oggi il Potere ci permette – se non vogliamo guai – un unico pensiero, quello che recita: «Israele sta soltanto facendo autodifesa», «l’escalation di Putin è immotivata» e «le multinazionali abbassano le emissioni CO2». 

Questo clima asfissiante, tuttavia, non è una cosa nuova.  Nel 2014 e 2015, Dormino ha realizzato e poi esibito la sua opera Anything to Say? ed erano gli anni più bui dell’illecita rioccupazione dell’Iraq da parte delle forze armate USA ed alleate, comprese quelle italiane.  Solo che non si poteva parlare di “illecita rioccupazione” per “impadronirsi del petrolio”; bisognava parlare invece di “sradicamento” dei “terroristi dell’ISIS” venuti da non si sa dove.  Così, l’operazione Inherent Resolve, come veniva chiamata, si faceva passare come l’ennesima missione di pace per il bene comune. Chiunque osava dire il contrario veniva tacciato di essere filo-terrorista, con una veemenza che non ha nulla da invidiare alla  repressione del dissenso praticata dal Potere oggi. A tal punto che la gente ha cominciato a disinteressarsi della nuova occupazione militare che dura ancora. Oggi, infatti, il nord est dell’Iraq rimane sempre occupato illegalmente dalle truppe NATO a guida italiana; si tratta di un territorio grande quanto il Donbass, un territorio ricco di petrolio sottratto manu militari allo Stato iracheno. Ma nessuno in Occidente ci fa più caso. E il Potere si strofina le mani.

Dieci anni fa, dunque, in questo clima asfissiante di pensiero annientato che tutti subivamo, ad un tratto è apparso, come un raggio di luce nell’Alexanderplatz di Berlino, l’immenso monumento al coraggio che Davide Dormino ha voluto installare e far vedere, per prima, nel pieno cuore dell’Europa. Su tutti i giornali del mondo, poi, si vedevano le immagini delle effigi di Assange, Manning e Snowden scagliarsi fieri contro il cielo berlinese. Che ventata di aria fresca!  Abbasso il Pensiero Unico!  Vedevamo che era sì possibile dire la verità in faccia al Potere ed essere persino onorati con un monumento per averlo fatto! «Riconosco che i tre sono eroi controversi, soggetti amati e odiati», ebbe a dire Dormino; «ma sono pur sempre soggetti capaci di scardinare le regole di un sistema di controllo che gestisce tutte le nostre vite».  

Poi le tre statue e la sedia vuota si sono messe in moto.  La “scultura itinerante” è stata esibita in decine di città europee: Dresda, Ginevra, Parigi, Belgrado, Londra. A Strasburgo, nel 2016, un signore anziano si è avvicinato a Dormino per dirgli: «Questa è la vera Statua della Libertà».  Ed effettivamente lo è.

«I monumenti di solito sono per le persone morte, invece (Assange, Manning e Snowden) sono ancora vivi e possono essere salvati! Quindi l’idea di farli stare nelle piazze è un po’ come liberarli simbolicamente», dice Dormino sul suo sito. «L’arte prova a unire quei puntini della nostra emotività. Non potrà cambiare il mondo, ma può darci la capacità di guardare alto, di avere una visione diversa e di mostrarci le contraddizioni del nostro tempo e di vedere il mondo con occhi nuovi»

Si può vedere, toccare con le mani e salire sopra Anything to Say? a Napoli, in piazza Dante, fino a domani 31 maggio, con sei interventi e performance sulla sedia vuota alle ore 18.30 e chiusura alle 19.30 con la Banda Basaglia. Poi ci sarà la puntata a Roma davanti all’ex Mattatoio in piazza Orazio Giustiniani, fino al 7 giugno. Sabato 1 giugno gli attivisti di Free Assange Italia faranno interventi sulla sedia vuota a partire dalle ore 17, poi alle 20 ci sarà una performance live con musica; martedì, invece, alle ore 18.30, Dario Morgante e Gianluca Costantini presenteranno il loro graphic novel Julian Assange.  

Poi sarà il turno di Bologna, il 13 e 14 maggio, in piazza del Nettuno. Ci saranno interventi e performance libere sulla sedia vuota, dalle ore 11 fino alle ore 21, nonché una piccola mostra riguardante Assange. 

Anything to Say? approderà infine il 15 e il 16 giugno, al Castello Sforzesco di Milano dove Stella Assange, moglie del giornalista-editore australiano, parlerà ai partecipanti del Wired Next Fest. L’opera statuaria doveva essere installata dal 20 al 23 maggio al Parco Sempione che spesso ospita installazioni artistiche; ma all’ultimo momento e senza offrire una spiegazione, il Comune ha rifiutato di concedere quello spazio pubblico. Grazie all’ANPI, gli attivisti del Comitato per la Liberazione di Julian Assange – Italia hanno potuto installare il monumento in piazza dei Mercanti il giorno 20; ora grazie alla collaborazione con il festival Wired, potranno offrire ai milanesi la possibilità di vedere il monumento per altri due giorni. La libreria-chiosco Latte Creative ha lanciato una campagna crowdfunding per consentire al “monumento al coraggio” di riprendere il suo tour anche in altre città italiane, dopo l’estate. 

Intanto, sul piano giudiziario, Assange, pur avendo ottenuto il 20 maggio scorso il permesso di appellarsi contro l’estradizione negli USA, rimane pur sempre incarcerato nella temibile prigione di Belmarsh e rischia di rimanerci per mesi, se non anni, mentre il suo appello viene giudicato. Sei giorni fa, il 24 maggio, gli avvocati di Julian e del Dipartimento di Giustizia statunitense hanno depositato le loro draft order (bozza di proposta) per calendarizzare l’appello. Avremo già una indicazione della volontà della magistratura britannica di protrarre o di accorciare il calvario di Julian, dalla calendarizzazione che notificheranno alle parti nelle prossime settimane.

[di Patrick Boylan – autore del libro Free Assange e co-fondatore del gruppo Free Assange Italia]

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