sabato 18 Maggio 2024

Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo patto sui migranti

Nel pomeriggio di ieri, il Parlamento europeo ha approvato il nuovo Patto sulle migrazioni, che riformerà le norme europee in materia di asilo. Il Patto, che puntava a modificare il sistema di Dublino adottato in precedenza, appare del tutto schiacciato su posizioni securitarie, concentrandosi sui sistemi di esternalizzazione delle richieste di asilo e sullo sviluppo di strumenti più moderni di sorveglianza alle frontiere. Numerose le critiche, provenienti soprattutto dalle associazioni per i diritti umani e dei migranti, per le quali il Patto rischia di tradursi in un “quadro giuridico disfunzionale, costoso e crudele”, che non risolve le questioni critiche e “causa una maggiore sofferenza per le persone in cerca di protezione”. Sui suoi contenuti, la politica italiana si è spaccata: mentre Forza Italia ha votato sì alle nuove misure e Fratelli d’Italia abbia dato l’ok alla stragrande maggioranza di esse, per motivi diversi hanno detto no Lega, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. A mettere il timbro finale sull’accordo sarà chiamato il Consiglio dei 27, il cui via libera è atteso entro la fine del mese.

Sulla carta, il nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo è finalizzato a facilitare l’accoglienza dei richiedenti asilo e le procedure di rimpatrio per coloro che non hanno il diritto di restare all’interno del territorio dell’UE. Il principio alla base del regolamento di Dublino, che individua nel Paese europeo di primo approdo quello deputato a raccogliere la domanda di asilo e a gestire la persona e la pratica del richiedente, non viene modificato. Non ci sarà, infatti, alcuna redistribuzione automatica e obbligatoria dei migranti in arrivo. Si introduce, invece, un meccanismo di solidarietà atto a fornire sostegno ai Paesi sottoposti a forte pressione migratoria, in cui si prevede che altri Stati membri possano scegliere se ricollocare al loro interno un certo numero di richiedenti asilo o, in alternativa, versare contributi finanziari al Paese in difficoltà, la cui entità si basa sulle dimensioni della popolazione (50%) e del PIL (50%) del singolo Stato membro. La norma dice che la domanda di asilo dovrà essere evasa in un periodo che non superi i 6 mesi. Rispetto alla procedura di screening, il nuovo regolamento prevede che i migranti arrivati alle frontiere europee oppure salvati in mare siano identificati entro una settimana in specifici centri, all’interno dei quali dovranno essere sottoposti anche a controlli medici e di sicurezza. In tale cornice, alle persone dai sei anni di età in poi verranno rilevati volti e impronte digitali, che saranno memorizzati nella banca dati Eurodac. Per coloro che provengono da Paesi con una bassa percentuale di richieste di asilo accolte (nello specifico la soglia è quella del 20%) viene invece prevista una procedura rapida, che contempla la detenzione in centri speciali e termini dimezzati rispetto agli altri, con l’impossibilità di avere formalmente accesso all’interno del territorio comunitario. In caso di respingimento, nei successivi tre mesi la persona dovrà essere espulsa. Ove nei centri non vi sia capacità adeguata, da questa procedura saranno escluse famiglie con bambini e minori non accompagnati, a meno che essi non siano ritenuti un pericolo per la sicurezza. Al via libera dell’Eurocamera hanno reagito negativamente le Ong. In particolare si sono fatte sentire Amnesty International, secondo cui queste misure produrranno “minore protezione e maggiore rischio di subire violazioni dei diritti umani”, Save The Children, che ha affermato che il nuovo Patto “indebolirà significativamente le tutele per i minori che fuggono da guerre, fame, conflitti, violenza” e Refugees welcome Italia, secondo cui l’accordo “cancella il diritto di asilo così come lo abbiamo conosciuto sino ad oggi”.

Per quanto concerne la politica italiana, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni ha votato sì a 7 punti su 10, esprimendo la sua contrarietà al passaggio riferito al ricollocamento obbligatorio, in alternativa al quale può essere pagato un contributo di 20mila euro per ogni migrante rifiutato. Una misura contro cui Polonia e Ungheria hanno promesso battaglia all’UE. Se Meloni risulta trovarsi in una problematica situazione di “equilibrismo” tra l’asse aperto con Ursula von der Leyen e l’amicizia con i governi cosiddetti “sovranisti”, la Lega di Matteo Salvini ha sfruttato l’occasione per ridare slancio alla sua campagna elettorale in vista delle prossime europee, marcando le differenze con le posizioni assunte dagli alleati di governo. “Una proposta deludente che non risolve in alcun modo il problema dei flussi illegali e clandestini lasciando sola l’Italia, ancora una volta – ha scritto il Carroccio in un comunicato -. La Lega ha votato contro l’impianto di questa “riforma”, dopo aver proposto soluzioni di buonsenso per fermare le partenze e cooperare con i Paesi d’origine, tutte non prese in considerazione da un parlamento che è evidentemente lontano dagli interessi e dalle richieste di sicurezza dei cittadini europei”. Per motivazioni opposte ha votato no il PD, che ha dato l’ok soltanto alla misura bocciata da FDI. Il partito di Elly Schlein ha parlato di una riforma che “maschera la solidarietà con politiche di prevenzione e repressione nel tentativo disperato di difendere la fortezza Europa”. Schierato per il no anche il M5S, il cui leader Giuseppe Conte, in una nota, ha sottolineato i passi falsi della premier Meloni in Europa in relazione alle promesse fatte in campagna elettorale sulla gestione dei migranti, affermando che il nuovo patto “lascia sola l’Italia nell’accoglienza dei migranti e addirittura finisce per peggiorare gli oneri a carico dei Paesi di primo approdo dei migranti come il nostro”.

[di Stefano Baudino]

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