lunedì 22 Luglio 2024

Il Senegal alle urne ha scelto la rivoluzione di Bassirou Diomaye Faye

Dopo un mese di dubbi e tensioni per il posticipo delle elezioni previste a febbraio, domenica 24 marzo, in Senegal, si sono sono svolte regolarmente le presidenziali 2024, che secondo i dati ufficiosi hanno visto trionfare con larga maggioranza il candidato di opposizione Bassirou Diomaye Faye. La vittoria di Faye, che si trovava in carcere fino a qualche sera prima, pare ora infatti fuori discussione, sebbene la Corte d’Appello di Dakar debba ancora annunciare i risultati ufficiali, che dovrebbero venire rilasciati entro venerdì 29 marzo. La semi-ufficialità della vittoria di Faye viene confermata dalle congratulazioni di rito provenienti dal candidato della maggioranza, Amadou Ba, condivise anche dal Presidente uscente Macky Sall, responsabile del rinvio delle elezioni. Durante la campagna elettorale, organizzata in fretta e furia a causa del poco tempo disponibile, Faye ha comunicato di voler ridiscutere i contratti con le compagnie straniere nel settore del gas e del petrolio, ma ha anche detto di voler abbandonare l’area valutaria del franco CFA. Col suo trionfo, accolto con particolare fervore dai giovani senegalesi, Dakar inizia così un percorso di rinnovamento volto a rafforzare la sovranità nazionale e ad acquisire maggiore indipendenza dalle forze occidentali.

Nonostante non siano ancora disponibili i risultati ufficiali delle elezioni, la vittoria di Faye ha iniziato a preannunciarsi sin dalle prime ore dopo l’avvio degli scrutini, a causa del considerevole distacco tra lui e il suo principale rivale e candidato della maggioranza Amadou Ba. A ora le proiezioni danno Faye al 53,7%, e dunque oltre la soglia del 50% da superare per evitare il ballottaggio. La notizia della sua vittoria ha iniziato a uscire e venire riconosciuta anche tra le fila degli esponenti della politica senegalese il 25 marzo, data del suo 44esimo compleanno. Una volta ufficializzati i dati, Faye diventerà il quinto Presidente della storia del Paese dall’indipendenza dalla Francia ottenuta nel 1960. Prima della dissoluzione del Partito, Faye era un esponente del PASTEF (Patrioti Africani del Senegal per il Lavoro, l’Etica e la Fratellanza), una delle principali forze di opposizione portatrice di ideali di sinistra panafricana.

Il programma di Faye ruota attorno al rafforzamento della sovranità popolare ed economica del Senegal e punta a “sviluppare l’uguaglianza politica e giuridica, socioeconomica e culturale”. L’Indipendente lo ha commentato con Isak, attivista panafricanista che da anni porta avanti le rivendicazioni del popolo africano. Il progetto di PASTEF vuole in primissimo luogo «fornire una alternativa» ai cittadini senegalesi per mostrare loro come sia possibile «avere tra le mani la propria economia». Per farlo, come si legge nel programma stesso, occorre raggiungere “la sovranità alimentare”, ma anche, e soprattutto, portare avanti riforme della valuta e delle politiche energetiche. Il programma di Faye punta infatti ad abbandonare il franco CFA, la moneta gestita dalla Banca Centrale Francese dotata di cambio fisso con l’euro, e di contribuire nella istituzione di una moneta comune per tutti i Paesi della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale; esso, inoltre, intende riappropriarsi delle risorse minerarie e petrolifere del Paese, rivalutando le concessioni attualmente attive in modo tale da renderle più vantaggiose per il Senegal.

Sul fronte del rafforzamento delle istituzioni democratiche, il progetto di PASTEF intende portare avanti una lotta alla corruzione e alla concussione, che, come sottolinea Isak, «impediscono lo sviluppo» dei Paesi africani. È anche per questo, che tra i punti fondamentali del programma figurano il contrasto alla “intimidazione nei confronti dei dissidenti e dei giornalisti”, e una piena implementazione del sistema giudiziario, che vuole rendere la giustizia ancora più “imparziale e indipendente”. Tra i punti fondamentali del programma, infine, c’è anche una riforma delle politiche di sostegno ai giovani rivolta da un lato ad abbassare la disoccupazione giovanile e dall’altro a permettere a tutti un accesso equo all’istruzione.

L’elezione di Faye arriva dopo un momento di alta tensione in Senegal, che è ormai da anni sede di proteste contro le politiche occidentaliste del Presidente uscente Sall. Lo stesso Sall, a inizio febbraio, aveva annunciato il posticipo delle elezioni, che, contrariamente a quanto avvenuto, dovevano inizialmente slittare a dicembre. Fermato dalla Corte Costituzionale, Sall è stato così spinto anche a rilasciare Faye e gli altri politici in prigione (tra cui l’ex leader di PASTEF Ousmane Sonko, per il cui incarceramento è stata lanciata una forte mobilitazione), precedentemente in carcere con l’accusa di attacco all’integrità nazionale e diffamazione. Visto tutto ciò, non stupisce come Faye sia stato supportato e votato soprattutto dai giovani panafricanisti. A tal proposito Isak sottolinea come la vittoria di Faye non abbia nulla a che vedere con chi lui sia, ma piuttosto c’entra con il «progetto» di cui si è fatto portatore: fino alla condanna di Sonko, infatti, Faye non doveva neanche venire candidato, e, una volta scarcerato, il 14 marzo, ha avuto solo dieci giorni per prepararsi alle elezioni e fare campagna elettorale. Nonostante le elezioni indette «a sorpresa», i dati dell’affluenza, oltre il 60%, sottolineano ancor di più la portata «da record» dei risultati di domenica, e dimostrano, come sostiene Isak, che i senegalesi sono un «popolo che sa quello che vuole».

Con la vittoria di Faye, un altro Paese africano inizia così il proprio percorso di allontanamento dall’influsso degli ex colonizzatori, puntando il proprio sguardo verso un futuro rivolto alla sovranità e alla indipendenza nazionali e, soprattutto, continentali. Sono infatti sempre di più i Paesi africani portatori di ideali di rivalsa, che vanno dalla stessa idea di Panafricanismo a concrete rivendicazioni di risarcimento per i danni subiti in periodo coloniale. Il distaccamento delle comunità africane nei confronti delle forze occidentali si sta fa vedere anche in maniera più netta, come nel caso del Congo, sollevatosi contro la presenza delle truppe ONU sul proprio territorio, o quello dei tre Paesi dell’Alleanza degli Stati del Sahel di Mali, Niger e Burkina Faso.

[di Dario Lucisano]

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1 commento

  1. Grazie D.L.
    Notizia stupenda, se sarà confermata. La strada per una vera indipendenza del Senegal è comunque lunga e complessa. I vecchi colonizzatori saranno, speriamo, i primi a essere ridimensionati, ma ci sono anche i nuovi colonizzatori economici come Turchia nelle costruzioni, Russia,
    Stati Uniti, il Canada, l’Australia, e le Monarchie del Golfo, in primo luogo Qatar, Emirati Arabi, Arabia Saudita…con la loro pioggia di valuta “pregiata”…
    Buona fortuna Inshallah

    https://www.agi.it/estero/news/2022-05-27/nuovo-colonialismo-sfruttamento-africa-16878732/
    https://pagellapolitica.it/articoli/dieci-domande-e-risposte-per-capire-il-franco-cfa
    http://www.rifondazione.it/esteri/index.php/2024/03/25/il-senegal-altro-paese-perso-alla-causa-del-neocolonialismo-occidentale/

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