venerdì 12 Aprile 2024

Meloni e Zelensky hanno firmato un patto di cooperazione decennale tra Italia e Ucraina

Sabato 24 febbraio, in seguito all’incontro bilaterale Roma-Kiev tenutosi nella capitale ucraina, la Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno firmato un accordo di cooperazione in materia di difesa e sicurezza. Il patto, dal valore decennale, prevede una serie di accordi di scambio e sostegno della causa ucraina per la guerra contro la Russia, toccando questioni di difesa e militari, di intelligence e cybersecurity, ma anche economiche ed energetiche, anche se non è ancora chiaro l’apporto economico che l’Italia fornirà al paese alleato. Quello con l’Italia non è il primo accordo bilaterale che l’Ucraina sigla con un Paese dell’Unione Europea, ma segue la scia dei testi redatti e firmati con Francia e Germania, a cui si avvicina particolarmente anche dal punto di vista contenutistico e strutturale. A tal proposito le implicazioni politiche sono numerose e segnano la chiara intenzione di Kiev di portare avanti trattative bilaterali in uno dei momenti più difficili dall’inizio della guerra, accompagnato dalla sempre maggiore incertezza sul futuro degli aiuti a causa delle europee di questo giugno e delle presidenziali statunitensi di novembre.

Nell’accordo siglato questo sabato si legge che l’Italia intende dare all’Ucraina il proprio supporto, anche sotto forma di esercitazioni militari congiunte, fornendo a Kiev equipaggiamento militare moderno, supporto medico, e armi “nei domini terrestre, aereo, marittimo, spaziale e tecnologico”, dando la priorità “ma non limitandosi, alla difesa aerea, l’artiglieria, le armi da fuoco a lungo raggio, i veicoli corazzati” e in generale ad “altre capacità chiave come richiesto dalle circostanze presenti e future”. Come nel caso degli accordi con Francia e Germania, il quinto punto del primo articolo ripercorre tutti gli aiuti forniti per via diretta da Roma a Kiev in questi ultimi due anni di guerra, che arrivano a un ammontare totale di oltre 2 miliardi euro. Contrariamente a essi, tuttavia, non viene scritto l’importo oggetto di transazione con quest’ultimo accordo, e ci si deve limitare a leggere che l’Italia “continuerà a fornire i bisogni più urgenti e immediati dell’Ucraina”. Sul piano dell’industria della difesa, l’Italia fornirà “supporto alle compagnie italiane nel loro sforzo a collaborare con l’Ucraina”, contribuirà allo sviluppo dell’industria ucraina anche attraverso interventi di “produzione congiunta” e di “alleviamento dei colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento di materiali di difesa”, cercherà investimenti e investitori, e promuoverà lo scambio di informazioni e progetti anche nell’ottica dell’entrata ucraina nella NATO.

Altro punto fondamentale dell’accordo è proprio l’aiuto che Roma fornirà a Kiev nel suo percorso di inserimento nell’alleanza transatlantica, oltre che nell’Unione Europea, corredato da “assistenza e consiglio” nella formulazione di riforme nei settori della difesa e della sicurezza. Proprio alla questione della sicurezza è dedicato un intero articolo, in cui si legge che l’Italia fornirà supporto nelle operazioni di intelligence, nella sicurezza informatica, e nell’informazione. Roma inoltre conferma l’intenzione di continuare per la strada delle sanzioni alla Russia, della quale viene rimarcata la “responsabilità legale” nell’aggressione e nei danni causati all’Ucraina, e in caso di aggressione futura si impegna a consultare l’Ucraina “entro 24 ore per determinare i passi successivi per contrastare e frenare l’aggressione”.  Ultimo, ma non meno importante, il lato economico, per il quale l’Italia si impegna a ospitare la Conferenza per la Ricostruzione dell’Ucraina nel 2025, in cui il “coinvolgimento di tutti i partner rilevanti, incluse le compagnie private e i donatori internazionali” risulterà “essenziale per assicurare un futuro prospero per l’Ucraina”. Sempre sul lato economico, poi, l’Italia fornirà all’Ucraina tanto supporto umanitario quanto finanziamenti per la ricostruzione del Paese “identificando fonti di finanziamento, incluso il settore privato, per sviluppare la protezione, la resilienza e il restauro delle infrastrutture critiche in vari settori tra cui la produzione di energia, trasporto, cibo (agricoltura), comunicazioni, chimica, armi e munizioni”, in particolare con la città e la regione di Odessa, con cui l’Italia ha da sempre una forte connessione.

L’accordo siglato tra Italia e Ucraina è molto simile a quelli che Kiev ha firmato con Parigi e Berlino, ed è molto generico nei contenuti, risultando troppo vago per comprendere che cosa l’Italia abbia da guadagnarci. Di sicuro le precisazioni in linea con gli accordi con Francia e Germania suggeriscono la possibilità per Roma di investire nella ricostruzione del Paese, oltre che di potere godere degli accordi di scambio militare, per il quale settore l’industria ucraina, come sottolineato nel discorso di fine anno di Zelensky, mira a diventare un punto di riferimento per l’intera Europa. Oltre alla questione degli interessi economici, non va sottovalutato il lato politico dell’accordo: le elezioni europee sono infatti sempre più vicine e la crescente influenza della destra conservatrice prefigura un destino parecchio incerto sulla composizione della futura eurocamera, che non è detto possa garantire all’Ucraina lo stesso tipo di supporto fornito fino a ora. A tal proposito basti pensare al caso del veto di Orban, scioltosi solo a inizio mese, che ha momentaneamente messo in stallo i 50 miliardi di aiuti a Kiev in piano nel bilancio europeo. Lo stesso problema emerge dalle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, in cui già a fine anno aleggiava un certo clima di dubbio e stanchezza nell’elargizione di aiuti all’Ucraina. Queste difficoltà si sommano poi alle ben più imminenti avversità sul campo strettamente bellico, che hanno portato Zelensky ad attuare un rimpasto dei vertici militari che tuttavia per ora non ha portato ad alcun successo, soprattutto in seguito alla caduta di una città chiave come Avdiivka.

[di Dario Lucisano]

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13 Commenti

  1. Per Prometeo del 27/02/24, ore 17.02
    Ma no! Né la CIA né la NATO in Ucraina? Sono entrati dal 2008 e la NATO si è insediata a Yavoriv, scuola militare Ucraina, che ospitava molti mercenari stranieri e un’ingente arsenale militare USA, a 20km dalla Polonia, bombardata e distrutta dalla Russia, il 14/03/2022.
    Prima del bombardamento vi si erano recati sia il segretario di Stato che un senatore americani, per incoraggiare i mercenari nel loro “lavoro”.
    Il video è presente su Youtube…

  2. Oggi 27 febbraio 2024 ! All momento nessuno ne parla. Spero che domani l’indipendente ci informi su questo:
    “Negli ultimi otto anni è stata costruita una rete di basi di spionaggio in Ucraina supportata dalla CIA che comprende 12 luoghi segreti lungo il confine russo. Con attacchi oltre il confine russo. FONTE The New York Times

    Inchiesta di Adam Entous, Michael Schwirtz

  3. Scusate nell’articolo non lo avete scritto ma vi è una notiza GRAVISSIMA: Zelensky ha detto alla Meloni che ha quasi pronte le LISTE di italiani e di altri cittadini eurpei “Pro Putin” e lui chiederà che a questi cittadini sia ritirato il VISTO (indi suppongo intenda non devono poter espatriare nemmeno in vacanza). SE siamo (SE appunto) in un Paese Democratico Zelensy andava subito mandato affanculo sia dal PDC che dal PDR. Invece a uno che ti propone LISTE DI PROSCRIZIONE per chi la pensa diversamente…SILENZIO!!!

    • Caro Mario,
      Dopo la caduta del “Fratello Zelensky” assisteremo a quelle di molte teste europee: da Schulz a Macron passando da Sunak, ecc. La Meloni è insignificante se cade o meno , per il peso e la serietà che ha dimostrato sinora:
      “siamo contrari all’immigrazione illegale… Dal 2024, 400.000 nuovi immigrati saranno regolarizzati…”
      Siamo contrari al proseguo del conflitto… da domani manderemo a Fratello Zelensky X miliardi di Euro e gli armamenti di cui necessita…” E vaffanculo ai disoccupati italiani. Si facciano furbi! – firmato Melone.

  4. Oh sì, ho sempre più ragione. Avevo detto che la UE si sarebbe sgretolata se si fosse legata all’Ucraina; questa notizia è ottima per le mie previsioni. Avevo anche detto che non ci sarebbe stata più alcuna Ucraina e dati questi accordi separati, se io fossi un russo, a sto punto conquisterei tutta l’Ucraina di modo da non avere rotture di balle correlate. E’ tutto molto bello, se non fosse dannatamente tragico.

    • Questo illustra la concezione che ha zel della democrazia, vorrebbe che facessimo in Italia quello che ha fatto lui in Ucraina, ma un momento anche qui cominciamo a usare prepotenza e manganelli, a usare putiniano come un insulto, forse ci stiamo allineando.

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