L’accordo di tregua in discussione tra Hamas e il governo Israeliano, all’interno del quale si prevede lo scambio di un gruppo di ostaggi israeliani con la liberazione di circa 150 donne e bambini palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, ha portato all’attenzione pubblica un fatto poco conosciuto: Israele incarcera per improbabili reati politici e per “terrorismo” anche i bambini. Una violazione grave e non legata alla nuova guerra che imperversa contro Gaza dal 7 ottobre: ogni anno, infatti, un numero compreso tra 500 e 700 bambini palestinesi sperimenta sulla propria pelle le carceri israeliane in abuso del diritto umanitario internazionale. A testimoniarlo è una ricerca effettuata dall’organizzazione umanitaria Save The Children, che specifica come i bambini palestinesi siano “gli unici al mondo a essere sistematicamente perseguitati dai tribunali militari”: non c’è quindi nessun altro contesto in tutto il pianeta in cui i tribunali militari giudichino e arrestino civili e soprattutto minorenni tra i 12 e i 17 anni. Oltretutto, prosegue il rapporto, negli ultimi tempi “la situazione detentiva e le modalità di arresto sembrano essere peggiorate” e si riscontra “una situazione drammatica” in cui i bambini palestinesi arrestati vengono “maltrattati e privati di ogni tutela legale e di ogni diritto fondamentale”.
La situazione perdura da tempo. Già nel 2013, per esempio, l’UNICEF riportò che “i maltrattamenti dei bambini che entrano in contatto con il sistema di detenzione militare sembrano essere diffusi, sistematici e istituzionalizzati”. La situazione, da allora, non è migliorata e infatti, nonostante le numerose prove fornite da esperti di diritti umani dell’ONU, dalla società civile sia palestinese ma anche israeliana, così come dai precedenti rapporti di Save the Children, Defenceless e Isolated, i maltrattamenti non solo continuano ma si accentuano.
Secondo il monitoraggio del Military Court Watch, il 97% delle raccomandazioni fatte dall’UNICEF al Governo di Israele “sono rimaste sostanzialmente non attuate nel 2023, con un deterioramento ed un peggioramento nella maggior parte dei parametri di riferimento”. In sintesi, il governo di Israele non ha attuato i passi pratici necessari per proteggere i bambini e allineare il sistema al diritto internazionale, compresa la Convenzione sui diritti dell’infanzia (UNCRC) e agli standard internazionali di giustizia minorile, così come non sta rispettando la Convenzione di Ginevra.
La ricerca di Save The Children, dal titolo Injustice, parte dalla contestualizzazione della situazione palestinese, ovvero dal fatto che dal 1967 (Guerra dei sei giorni), “i bambini palestinesi in Cisgiordania vivono sotto l’occupazione militare e la legge israeliana”.
La mancata risoluzione della questione palestinese, che è caratterizzata dall’espansionismo e dall’occupazione israeliana, continua, secondo Save The Children, a “minare i diritti umani fondamentali e ad esporre i bambini a maltrattamenti e alle molestie, alla perdita delle loro case e delle scuole, alla limitazione degli spostamenti e dell’accesso ai servizi essenziali, agli arresti e alla detenzione”.
Il Defense for Children International Palestine (DCIP), stima che dal 2000 circa 13.000 bambini palestinesi siano stati detenuti nelle prigioni militari israeliane, ed il presunto reato per il quale la maggioranza di questi bambini viene rinchiusa, maltrattata, abusata e umiliata, secondo Save The Children, è il lancio di pietre, che è considerato da Israele un atto di minaccia alla sua sicurezza e per questo può portare a condanne fino a 20 anni. Inoltre, come riportato nella ricerca Injustice, i bambini possono essere arrestati anche se c’è solamente il sospetto che abbiano commesso un reato di questo tipo, senza bisogno di un mandato o di prove, e non esiste una supervisione indipendente che segue tutto questo processo, che finisce, nel 99,74% dei casi, con una condanna, come emerge da un rapporto pubblicato dal quotidiano israeliano Haaretz.
Dopo essere stati arrestati, continua Save The Children nel rapporto che si basa su interviste fatte ai minorenni palestinesi, il 70% dei bambini viene trasferito dalla Cisgiordania alle carceri all’interno di Israele, violando l’articolo 49 e l’articolo 76 della Quarta Convenzione di Ginevra. Questo perché essere rinchiusi nelle carceri in Israele significa impedire quasi sempre alla famiglia la possibilità di vedere il proprio figlio, lasciandolo isolato. Il 58% dei bambini, infatti, non ha potuto ricevere visite o comunicazioni con la famiglia durante la detenzione.
Dalle interviste emerge come solamente il 4% dei bambini sia stato convocato prima dell’arresto, mentre al 48% di loro non ne veniva spiegato nemmeno il motivo. Il 65% degli arresti è avvenuto durante la notte, con irruzioni violente nelle case. Inoltre, un numero preoccupante di bambini dichiara che l’arresto è stato violento e che sono stati maltrattati fisicamente: il 42% degli intervistati dice di aver riportato ferite, tra cui ferite da arma da fuoco, ossa rotte, contusioni, lussazioni alle spalle, soffocamento. L’86% dei bambini riporta di aver ricevuto percosse, di cui il 70% di aver ricevuto pugni, calci e schiaffi mentre il 60% di essere stati colpiti con bastoni o con il manico delle pistole. Alcuni raccontano anche di violenze sessuali, tra cui l’essere toccati nei genitali.
A questi detenuti giovanissimi viene applicato anche l’isolamento. Dai racconti emerge come il 60% di loro lo abbia sperimentato, con una durata variabile da 1 a 48 giorni.
Le condizioni detentive poi sono pessime: ai bambini viene negata acqua, cibo e cure mediche. Il 70% ha dichiarato di soffrire la fame, il 40% di non aver avuto acqua e il 68% ha dichiarato di non aver ricevuto assistenza sanitaria anche quando esplicitamente richiesta.
Una delle esperienze più traumatiche raccontate dai bambini è quella legata a “Bosta”, l’autobus utilizzato per trasferire i detenuti. Secondo gli intervistati questi autobus sono molto affollati e il tragitto può durare fino a 12 ore nel quale non viene fornita acqua né cibo né l’accesso al bagno. I bambini raccontano di essere stati legati, bendati e stipati in piedi. Alcuni dicono di essere stati chiusi in piccole gabbie e altri (20%) di essere stati denudati durante i trasferimenti.
Secondo Save The Children, gli impatti fisici e mentali della detenzione sono aumentati negli ultimi anni. I bambini raccontano di avere più incubi, di avere problemi del sonno, perdita dell’appetito, sintomi di esaurimento, difficoltà respiratorie ed il 62% di loro prova una profonda rabbia oltre a non avere più speranze per il futuro.
Tutti questi racconti, quindi, rivelano continue violazioni dei diritti umani che hanno gravi ripercussioni, sia a breve che a lungo termine, sui bambini palestinesi e sulle loro famiglie: i bambini si spengono, non hanno più fiducia nel futuro e nell’umanità, sono costantemente arrabbiati, isolati e con problemi emotivi e comportamentali.
L’occupazione israeliana uccide non solo fisicamente, ma annichilisce e distrugge l’anima, l’emotività e le speranze di intere generazioni costrette a vivere in un sistema di apartheid aggressivo e violento.
Bisogna pensare, inoltre, che una grande maggioranza della popolazione maschile palestinese (circa il 40%) ha vissuto questa esperienza detentiva disumana almeno una volta tra il 1967 e il 2014. Mentre i bambini rinchiusi più di una volta, secondo Save The Children, sono il 34%, e infatti, molti di loro, hanno costantemente paura che da un momento all’altro possano tornare a vivere quella situazione. Una situazione detentiva contro ogni norma del diritto umanitario, applicata sistematicamente ai civili e ai bambini per incutere paura e per “mostrare la presenza” militare nei territori occupati.
[di Gioele Falsini]




Un’unica vecchia parola, che circolava gia’ quando eravamo bambini, pronunciata proprio da quella sinistra che nelle mani dei suoi attuali “manager” e’ stata rinnegata: “NAZISRAELE”: a quando, mi chiedo a gran voce, una nuova Norinberga???
Disgusto. Il cosiddetto “massacro ” di Hamas è in verità lo scoppio di un bubbone perché i massacri di Israele sono durati 70 anni di fronte all indifferenza e connivenza della cosiddetta società civile. Di fronte alla bestialità di Israele la risposta non può non essere violenta.
e li chiamano terroristi.
In realta’ la popolazione palestinese e’ costituita dal delinquenti e aspiranti delinquenti. Da notare che le dimostrazioni contro la riforma della giustizia proposta da Nethaniau furono un esclusivo affare della popolazione bianca, l’offerta di partecipazione della popolazione araba fu rifiutata dagli organizzatori. Si trattava dunque di una rivendicazione di diritti democratici esclusivamente per la classe dominante. Nel corso degli anni si e’ prodotta una selezione continua: quelli che si erano resi conto di fare parte di una dominazione criminale lasciarono Israele proprio per non volersi sentire coinvolti nel regime. Al loro posto si insediarono la feccia della popolazione ucraina e russa che emigrarono dopo il dissolvimento dell’URSS con la prospettiva di rifarsi una vita a costo dei Palestinesi. E che poi furono la base del Likud. Adesso sono spaventati dal vigore della Rivoluzione palestinese, che ha messo in moto le forze umane assopite da liberismo, dalla rinuncia e dal tradimento dei cosiddetti partiti di sinistra. Le dimostrazioni in tutto il mondo in difesa della Palestina stanno risvegliando nelle popolazioni le idee di rivolta.