domenica 21 Luglio 2024

In Montana un gruppo di giovani ha sconfitto i colossi del petrolio in tribunale

Un gruppo di giovani del Montana, uno Stato occidentale degli USA, ha vinto in tribunale un’importante causa ambientale: il giudice ha ritenuto incostituzionale la legge in vigore che non prevede – anzi vieta – di tenere in considerazione l’impatto inquinante dei progetti sui combustibili fossili nel momento della loro approvazione. “Il governo sta violando i diritti dei giovani”, si legge nella sentenza, “e le emissioni di gas serra dello Stato hanno dimostrato di essere un fattore sostanziale nel causare impatti climatici negativi sull’ambiente, danneggiando i querelanti”. D’ora in poi, tenendo conto della decisione del giudice, il Montana, sul cui territorio sono presenti 5mila pozzi di gas, 4mila di petrolio, quattro raffinerie di petrolio e sei miniere di carbone, prima di approvare o rinnovare progetti che hanno a che generano emissioni, dovrà valutarne l’effetto sul Pianeta.

I 16 ragazzi – di età compresa tra i 5 e i 22 anni – che nel 2020 hanno trascinato lo Stato in tribunale, sostengono per questo che le autorizzazioni senza vincoli concesse per la produzione di carbone e gas naturale hanno inasprito la crisi climatica, infrangendo quell’emendamento alla Costituzione del 1972 per cui il Montana ha il dovere di tutelare l’ambiente. “I querelanti hanno un diritto costituzionale fondamentale a un ambiente pulito e sano”, ha sottolineato il giudice, per cui “lo Stato e gli individui sono responsabili del mantenimento e del miglioramento dell’ecosistema per le generazioni presenti e future“.

Alcuni dei ragazzi del gruppo hanno preso parte al processo per spiegare, in prima persona, come il cambiamento climatico abbia influenzato e cambiato le loro vite. Rikki Held, di 22 anni, ha raccontato di come la siccità abbia tramortito i suoi animali, uccidendone una parte. Per questo «la sentenza nel Montana è un punto di svolta negli sforzi di questa generazione per salvare il pianeta dagli effetti devastanti del caos climatico causato dall’uomo», ha spiegato Julia Olson, a capo di Our Children’s Trust, uno studio legale senza scopo di lucro che ha rappresentato in tribunale i giovani. «Altre sentenze come questa arriveranno sicuramente». Intanto l’ufficio del procuratore generale del Montana ha dichiarato che lo Stato farà appello, e che si rivolgerà alla Corte Suprema.

Anche se, quello in questione, è il primo caso di processo climatico, condotto da giovani, ad arrivare a sentenza negli Stati Uniti, sono in corso decine di contenziosi che puntano ad inchiodare alle loro responsabilità ambientali aziende e governi di tutto il mondo. Per esempio, multinazionali del fossile come Exxon e Chevron sono accusate di aver taciuto pur sapendo da tempo che il loro operato avrebbe alimentato il riscaldamento globale. Shell, uno dei quattro principali attori privati mondiali nel comparto del petrolio e del gas naturale, è stata per esempio più volte trascinata in tribunale. Uno degli ultimi episodi risale al febbraio scorso, quando circa 14.000 persone, appartenenti a due comunità nigeriane differenti, dopo anni di tentativi sono riuscite a rivolgersi all’Alta corte di Londra – un tribunale che sorveglia l’operato di quelli inferiori – per chiedere giustizia contro il colosso dei combustibili fossili, accusandolo di aver inquinato consapevolmente –ignorando le fuoriuscite sistemiche di petrolio dai suoi oleodotti – le loro fonti d’acqua.

Tuttavia, almeno per ora, le numerose denunce non sembrano scalfire l’operato delle imprese petrolifere: le maggiori fra queste nel solo 2022 hanno registrato profitti annuali da record grazie all’aumento dei prezzi degli idrocarburi. I profitti di Shell, nello specifico, hanno raggiunto i 39,9 miliardi di dollari, il doppio dell’anno precedente e i più alti dei suoi 115 anni di storia: hanno superato, infatti, il suo precedente record del 2008 di 31 miliardi di dollari.

[di Gloria Ferrari]

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