martedì 27 Febbraio 2024

In Colombia non si ferma il massacro degli attivisti indigeni e sociali

Nell’ultima settimana, in Colombia, sono stati assassinati quattro leader sociali in diverse regioni del Paese. L’ultimo omicidio risale a mercoledì 26 luglio, quando Fredy Bomba Campo, leader indigeno e presidente municipale del MAIS (Movimento Alternativo Indigeno e Sociale), è stato ucciso a colpi di arma da fuoco da tre uomini incappucciati che si sono introdotti in un’abitazione dove si trovava per una riunione familiare a Santander de Quilichao, nel dipartimento di Cauca. Salgono così a 98 i leader sociali uccisi nel 2023, a 1512 da quando sono stati firmati gli accordi di pace con le FARC nel 2016. A darne notizia è Indepaz, l’Istituto colombiano di Studi per lo Sviluppo della Pace, sul proprio account Twitter. Attivi difensori dei diritti umani e del territorio, i leader sociali sono vittime della violenza dei gruppi criminali locali i quali, per ragioni legate al traffico di stupefacenti, economiche o di altro genere, cercano in questo modo di recuperare un controllo sul territorio. E, fino ad ora, lo Stato non sembra essere in grado di mettere in atto iniziative adatte a garantirne la protezione.

Prima di Fredy Bomba Campo era toccato a Benito Segundo Castillo Gutiérrez, 65 anni, leader indigeno Wayúu, assassinato da alcuni sicari a Maicao, nel dipartimento di La Guajira. Lunedì 24 luglio erano caduti vittime prima Yesid Pechené Musicué, membro della Guardia Indigena, poi Carlos Mario Roldán Díaz, leader agrominero e capo del rifugio umanitario Rancho Quemado di Segovia, che ospita famiglie sottoposte a migrazione forzata a causa degli scontri tra gruppi armati. Le motivazioni dietro agli assassinii sono disparate, ma si riconducono sempre a un tentativo di recuperare controllo sul territorio da parte dei gruppi criminali. I leader sociali, infatti, lottano per avanzare rivendicazioni sulle terre – che vengano restituite o che non siano tolte alle popolazioni, che non siano utilizzate per installarvi piantagioni di coca, che non vi transiti il narcotraffico e così via. «Il primo modo che il narcotraffico impiega per liberarsi di un ostacolo è eliminarlo» spiega Jorge Ernesto Roa, docente di Diritto Costituzionale presso la Universidad Externado della Colombia. «Il narcotraffico implica l’occupazione del territorio più fertile per la coltivazione della tipologia di coca più adatta, e in questi territori qualsiasi tipo di opposizione è attaccato nello stesso modo».

I dati riportati da Indepaz riferiscono che nel 2022 sono stati 189 i leader sociali colombiani assassinati, uno ogni due giorni. Secondo l’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, i soggetti più colpiti sono stati i membri della Giunta di Azione Comunale, le autorità indigene e afrodiscendenti che proteggono la terra e il territorio, come anche i difensori dell’ambiente. Ad ucciderli sono «mafie molto potenti, che approfittano dell’assenza delle FARC nei territori che sono stati liberati dalla loro presenza dopo gli accordi di pace» dichiara Piedad Bonnett, scrittrice colombiana. E infatti, il conteggio delle vittime di Indepaz parte proprio dal 2016, anno della firma dell’accordo di pace tra governo colombiano e FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. Da allora, lo Stato non si è mai dimostrato all’altezza di proteggere tali figure. Anche l’attuale governo di Gustavo Petro, che pure ha attribuito all’amministrazione del suo predecessore, Iván Duque, l’incapacità (o la mancanza di volontà) di elaborare piani adeguati, si trova in crisi. A dimostrarlo sono le 98 vittime registrate nei primi sette mesi di quest’anno. Petro si è impegnato in una politica di “pace totale” con tutti i gruppi armati presenti sul territorio (la quale prevedeva anche la fine degli assassinii sul territorio), ma per il momento non si stanno raggiungendo i risultati sperati. Secondo Juan Pappier, ricercatore per Human Rights Watch, le sole negoziazioni sono insufficienti a raggiungere lo scopo. Per lui, è necessario «stabilire politiche securitarie che proteggano la popolazione civile, ampliare la presenza statale e implementare i meccanismi dell’accordo di pace con le FARC per proteggere i leader sociali e compiere passi avanti nelle strategie di smantellamento totale delle organizzazioni criminali».

Nell’agosto 2022, diverse associazioni sociali hanno presentato al presidente colombiano un programma dettagliato per la protezione dei leader e delle persone in pericolo. Tuttavia, il governo non ha ancora elaborato un piano d’azione per metterlo in atto. Nel frattempo, chi cerca di difendere il proprio territorio e i diritti delle comunità continua a morire.

[di Valeria Casolaro]

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