lunedì 26 Febbraio 2024

La battaglia contro il rigassificatore di Piombino è arrivata a Bruxelles

La battaglia di cittadini ed associazioni contro l’installazione del rigassificatore è approdata alla Commissione europea. La legge nazionale che autorizza la realizzazione della nave rigassificatrice, riferisce l’associazione Idra, prevede infatti procedure che violerebbero il diritto comunitario. Il progetto è stato infatti approvato “in deroga alla disciplina di valutazione di impatto ambientale e alla disciplina della normativa sul rischio di incidente rilevante” e, secondo l’associazione, sarebbero stati aggirati alcuni capisaldi della tutela dell’ambiente e della sicurezza. La presidente della Commissione per le petizioni, Dolors Montserrat, ha definito “ricevibile” la petizione, dichiarando che la Commissione UE condurrà ora delle indagini preliminari in merito.

La nave Golar Tundra, approdata al porto di Piombino domenica 19 marzo, continua ad essere oggetto di contestazioni, manifestazioni e proteste. Il rigassificatore, acquistato da SNAM a Singapore e destinato a rimanere attraccato nel porto livornese per i prossimi 3 anni, permetterebbe all’Italia di produrre cinque miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il primo carico di gas naturale liquefatto (GNL) arriverà nei serbatori della nave nella prima settimana di luglio. Nei giorni scorsi la procedura amministrativa si è conclusa con il via libera sul rapporto di sicurezza del Comitato tecnico regionale della Toscana. A poco più di un anno dall’acquisto da parte di Snam, quindi, il rigassificatore di Piombino è pronto ad avviare le attività commerciali.

Tuttavia, nonostante il fatto che la nave possa contribuire da sola al 6,5% del fabbisogno energetico nazionale, secondo molti cittadini potrebbe causare diversi problemi ambientali e di sicurezza. È per questo motivo che il comune di Piombino ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio (TAR), contro la decisione del governo di portare la Golar Tundra nel porto livornese. Ricorso che vedrà la sua prossima udienza il prossimo 5 luglio, quando ormai il rigassificatore di Piombino sarà entrato ufficialmente in funzione. Il TAR però ha già rigettato nei mesi scorsi la richiesta di sospensiva avanzata dal comune per posticipare l’entrata in funzione del rigassificatore, pertanto risulta difficile pensare che il ricorso avrà esito positivo.

Sembrano invece molto più promettenti i risultati ottenuti dall’associazione Idra. L’organizzazione, fondata nel 1998, si impegna nel dedicare attenzione ad attività di ricerca, approfondimento, elaborazione e proposta nel campo della tutela, della promozione della qualità della vita e dell’ambiente e dei diritti dei cittadini. Insieme al giurista ambientale Marco Grondacci è firmataria di una petizione che è stata accolta dalla Commissione europea. La decisione di Bruxelles è giunta da Dolors Montserrat, presidente della Commissione per le petizioni, la quale ha dichiarato all’associazione: «Ho il piacere di informarLa – scrive al rappresentante legale di Idra – che la commissione per le petizioni ha esaminato la Sua petizione e l’ha dichiarata ricevibile, dal momento che la questione sollevata rientra nel campo di attività dell’Unione europea. Ho quindi chiesto alla Commissione europea di condurre un’indagine preliminare sulla questione».

Secondo l’associazione l’approvazione del progetto in deroga alla disciplina della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) prevede procedure che violerebbero il diritto comunitario. Secondo la comunicazione (2019/C 286/05) della Commissione, la quale fornisce agli Stati membri le indicazioni per applicare le deroghe, le esenzioni sono concesse sulla base di una valutazione caso per caso. Nel caso del rigassificatore di Piombino, invece, risulterebbe essere frutto di una procedura “applicata indiscriminatamente per tutte le opere finalizzate all’incremento della capacità di rigassificazione nazionale mediante unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione”. Secondo l’associazione, ciò sarebbe in evidente contraddizione con le indicazioni europee, oltre che con la logica e il buon senso. Il rigassificatore sarebbe ubicato in un porto piccolo, soggetto a volumi di traffico turistico elevati e in prossimità di un grande centro abitato. L’allocazione della nave si scontrerebbe anche con la direttiva Seveso, la norma europea tesa alla prevenzione ed al controllo dei rischi di incidenti connessi con determinate sostanze pericolose. Perciò Idra ha chiesto di “verificare se sia in atto una violazione della normativa comunitaria, e quindi valutare la possibilità di aprire un’apposita procedura di infrazione verso gli enti competenti italiani nella materia oggetto della presente petizione”.

[di Roberto Demaio]

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