Giovedì scorso il Senato, con 92 sì, 64 no e 0 astenuti, ha approvato il cosiddetto “Decreto Cutro”, che prevede misure sull’ingresso dei lavoratori stranieri e sul contrasto all’immigrazione clandestina. La palla passerà ora alla Camera, che apporrà il timbro finale sul provvedimento. A tenere banco in aula e nel Paese è stata la discussione incentrata sul nodo cruciale della norma, legato allo status della protezione speciale – una delle tre forme di accoglienza che i migranti possono ricevere nel nostro Paese -, che con questo testo subirà una forte stretta.
Quando si parla di protezione speciale, ci si riferisce a un permesso di soggiorno che spetta ai richiedenti asilo che non possono usufruire delle altre due forme di asilo riconosciute e ordinate a livello internazionale, ovvero lo status di rifugiato, concesso a chi rischia la persecuzione per motivi sessuali, religiosi o etnici nel proprio Paese d’origine, o la protezione sussidiaria per i cittadini di Paesi in guerra, assegnata in base a una direttiva europea a chi, pur non rientrando nella categoria di rifugiato, corre un “rischio effettivo di subire un grave danno” ritornando nel Paese d’origine. Il permesso della protezione speciale, ad oggi, ha una durata di 2 anni ed è rinnovabile, potendo anche essere convertito in permesso di soggiorno per lavoro. Ad introdurlo era stato il D.L. n. 113/2018, sostituendolo alla protezione umanitaria prevista dal 1998 con l’art. 5, co. 6 TU immigrazione d.lgs. 286/98 e formalizzata a partire dal 2007 come forma residuale di tutela nel sistema della protezione internazionale. Successivamente, il Decreto Legge 130/2020, convertito nella legge 173/2020 che ha riformulato l’art. 19 del Testo Unico Immigrazione, ha ampliato il novero dei presupposti per il suo rilascio, di cui può beneficiare il richiedente asilo che non possa ottenere o non abbia ancora ottenuto la protezione internazionale nel caso in cui esistano “fondati motivi di ritenere che l’allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare”.
L’istituto riconosce una forma di protezione che deriva dall’insieme di obblighi costituzionali e internazionali: in particolare, ci si riferisce all’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (Cedu), in cui è appunto riconosciuto il diritto di ogni individuo alla vita privata e familiare. Dal 2020, infatti, esso ha contribuito alla regolarizzazione dei soggetti che negli anni hanno costruito un radicamento sociale. Secondo Eurostat, in Italia lo scorso anno è stato concesso lo status di rifugiato a 6.161 persone, la protezione sussidiaria a 6.770 e la protezione speciale a 10.865 (il 47% delle richieste inoltrate, dunque la minoranza). In Europa, sono ben 18 su 27 i Paesi Ue che riconoscono una protezione simile.
Il provvedimento appena approvato dalla maggioranza, però, limiterà la protezione speciale a casi “eccezionali” come “cure mediche, calamità naturali e vittime del reato di costrizione e induzione al matrimonio”, circoscrivendolo inoltre a patologie “non adeguatamente curabili nel Paese di origine” (ma, da questa lista, scompare la parola “psicofisiche”). La protezione speciale non potrà più essere convertita in permesso di soggiorno per lavoro; inoltre, non sarà possibile richiederla direttamente al questore, come invece avviene oggi. La durata del permesso è stata fissata a soli sei mesi e sarà rinnovabile una sola volta.
Secondo molti esperti, tra cui il coordinatore del Tavolo asilo e immigrazione Filippo Miraglia, l’entrata in vigore delle nuove norme produrrà “un disastro nel sistema d’accoglienza” che andrà ad alimentare “confusione, disagio sociale, emarginazione e conflitti”, gravando in particolare sui Comuni, che saranno chiamati a mettere sul piatto più denaro e personale per gestire la situazione. Il rischio è infatti che tale misura non abbia alcun effetto sulla quantità di migranti in arrivo, ma al contrario che possa provocare conseguenze estremamente deleterie sul numero di soggetti irregolari. Non potendo figurare nei registri statali, molti più immigrati potranno cadere ancora più facilmente vittime del lavoro nero e dello sfruttamento, diventando veri e propri “fantasmi”.
La Lega di Matteo Salvini avrebbe voluto attuare un giro di vite ancora più stringente, chiedendo di eliminare nell’emendamento sulla protezione speciale ogni riferimento ai trattati internazionali che sovrintendono a questa misura. Ma la maggioranza, per ovviare a forti rischi di incostituzionalità e, dunque, per evitare l’ipotesi della mancata firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è tornata sui suoi passi. L’emendamento è infatti stato riformulato e approvato senza dare seguito, sul punto, alle richieste del Carroccio.
[di Stefano Baudino]



