mercoledì 1 Febbraio 2023

USA: approvato bilancio record per la Difesa e la competizione contro Cina e Russia

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato il National Defense Authorization Act (NDAA), che in prima istanza era stato votato favorevolmente dalla Camera, al quale adesso manca soltanto la firma dal Presidente Joseph Biden. NDAA, il disegno di legge annuale sulla Difesa, stanzia un bilancio record di 858 miliardi di dollari di spese militari per il prossimo anno, orientato alla competizione strategica con la Cina e la Russia. Oltre a prevedere investimenti in vari settori di sviluppo della Difesa, il disegno di legge contiene una specifica su Taiwan che, nelle dichiarazioni, dovrebbe colmare il divario tra parole e azioni da parte di Washington. Viste la già precedenti promesse non attuate, in tema di armamenti su Taiwan, come dice il proverbio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. E nel frattempo, Cina e Russia compiono ennesime esercitazioni militari navali congiunte nel Mar Cinese.

National Defense Authorization Act (NDAA), per l’anno fiscale 2023, autorizza 858 miliardi di dollari di spese militari, 45 in più rispetto a quelli richiesti da Biden e motivati con l’adeguamento rispetto alla situazione di inflazione economica mondiale. NDAA include un aumento salariale del 4,6% per le truppe, finanziamenti per l’acquisto di armi, navi e aerei, così come l’armamento a sostegno di Taiwan nell’ottica di scongiurare un possibile attacco da parte della Cina all’isola e il proseguimento dell’impegno bellico in supporto all’Ucraina. Il Presidente del comitato dei servizi armati del Senato, il democratico Jack Reed, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «La NDAA di quest’anno include investimenti mirati, riforme necessarie e una supervisione rafforzata. Affronta una vasta gamma di questioni urgenti, dalla competizione strategica con Cina e Russia, a tecnologie dirompenti come l’ipersonica, l’intelligenza artificiale e l’informatica quantistica, alla modernizzazione delle nostre navi, aerei e altre attrezzature». Anche il repubblicano Jim Inhofe ha commentato il disegno di legge: «La NDAA di quest’anno renderà il nostro paese più sicuro, darà ai nostri militari le risorse di cui ha bisogno per affrontare la Cina, la Russia e altre minacce incombenti e si prenderà cura delle nostre truppe e delle loro famiglie. Ora, mentre il disegno di legge si sposta sulla scrivania del presidente, non vedo l’ora di vedere la NDAA di quest’anno diventare legge».

I punti salienti della legge, oltre a prevedere un aumento salariale del 4,6% – e altri benefit – sia per i membri del servizio militare che per la forza lavoro civile del Dipartimento della Difesa, consistono negli investimenti critici in navi da battaglia, sottomarini, aerei, veicoli da combattimento, artiglieria a lungo raggio, armi ipersoniche, intelligenza artificiale, biotecnologie e tecnologie quantistiche. Viene inoltre prevista la modernizzazione e il mantenimento del deterrente nucleare così come il rafforzamento della catena di approvvigionamento destinata a sostenere l’industria militare, prevedendo 1 miliardo di dollari alla National Defense Stockpile per l’acquisto di terre rare e materiali critici necessari per soddisfare le esigenze delle industrie strategiche per la difesa statunitense nei vari domini militari. NDAA, oltre a continuare il supporto in favore dello sforzo bellico in Ucraina, prevede una serie di specifiche inerenti Taiwan e il contenimento della Cina.

In tal merito, la strategia di pressione sulla Cina punta ad investire nella Pacific Deterrence Initiative del 2022, un programma di spesa al fine di ottenere il controllo della zona definita Indo-Pacifico, che rientra nella più ampia strategia di contenimento e di offensiva globale nei confronti della potenza cinese, come tracciato nel 2021 dallo Strategic Competition Act e di cui vi abbiamo già parlato. Viene inoltre data attuazione al Taiwan Policy Act del 2022, progettato per aumentare la cooperazione in materia di sicurezza con Taiwan. La NDAA prevede una fornitura di 2 miliardi di dollari all’anno in finanziamenti militari per Taiwan, a patto che quest’ultima si impegni a spendere il 2,3% del proprio PIL nel settore della difesa. Inoltre, l’85% dello stanziamento annuale da parte USA a Taiwan deve essere speso negli Stati Uniti stessi, facendo lavorare le proprie imprese e facendo così rientrare la maggior parte degli aiuti nel proprio Paese. La NDAA autorizza inoltre il Pentagono a stabilire una scorta di emergenza regionale per Taiwan che consiste di munizioni e altri articoli di difesa. La legislazione include anche una priorità alla consegna di armi a Taiwan, visto che insiste un arretrato di ben 19 miliardi di dollari di armi destinate a Taiwan e che, data l’insufficiente capacità industriale degli Stati Uniti e del conflitto ucraino/NATO-russo in corso, non permetterà di essere evaso prima di diversi anni. Ad esempio, la vendita di armamenti annunciata nel 2020 potrebbe non essere completa fino al 2029, così come la vendita che risale al 2015 e non ancora effettuata per cui si dice non essere realistico aspettarsela prima del 2026 o del 2027.

Nel frattempo, dal 21 al 27 dicembre, Cina e Russia compiono un’esercitazione militare navale congiunta nel Mar Cinese Orientale. «L’esercitazione congiunta mira a dimostrare la determinazione e la capacità delle due parti di rispondere congiuntamente alle minacce alla sicurezza marittima e mantenere la pace e la stabilità internazionali e regionali» è quanto dichiarato in una nota del ministero della Difesa cinese e riportato da Tass. La Marina russa sarà rappresentata dall’incrociatore missilistico Varyag, l’ammiraglia della flotta del Pacifico, nonché dalla fregata Maresciallo Shaposhnikov e dalle corvette Tsydenzhapov e Sovershenny. La Marina dell’Esercito popolare di liberazione cinese invierà due cacciatorpediniere, due navi di pattugliamento, una nave di rifornimento integrata e un sottomarino diesel; oltre alle navi, le esercitazioni coinvolgeranno anche aerei ed elicotteri.

Insomma, per quanto concerne Taiwan, da parte statunitense vi è senz’altro una politica di pressione che al momento risulta essere però maggiormente psicologica che reale, servendosi in maniera più ampia di tutto il proprio armamentario del softpower. Da parte cinese continua ad essere perseguita la politica della gradualità dell’integrazione compiuta attraverso l’ottica di “una Cina, due sistemi” e mostra agli USA, con il sostegno russo, che non ha intenzione di avere ripensamenti in merito.

[di Michele Manfrin]

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