sabato 10 Dicembre 2022

In memoria di Hebe de Bonafini, volto delle madri di Plaza de Mayo

Si è spenta a quasi 94 anni Hebe de Bonafini, storica fondatrice delle Madri di Plaza de Mayo, il movimento composto dalle mamme dei giovani argentini desaparecidos durante il regime militare di Videla. Personaggio complesso e controverso, Hebe rappresenta uno dei simboli della resistenza contro la ferocia della dittatura militare e che, per la testarda tenacia della sua lotta, fu conosciuta in tutto il mondo.

«Prima che fosse sequestrato mio figlio ero una donna come tante, una casalinga come tante. Non sapevo tante cose. Non mi interessavano. La questione economica, la situazione politica mi erano del tutto estranee, indifferenti». Così, nel 1982, Hebe de Bonafini descriveva la sua vita fino al giorno in cui suo figlio, Jorge Omar, scomparve nella giornata dell’8 febbraio 1977, dopo essere stato picchiato, torturato e incappucciato dagli uomini di Videla. Qualche mese dopo, il 6 dicembre, toccherà la medesima sorte all’altro figlio di Hebe, Raùl Alfredo, e il 25 maggio 1978 alla nuora, la moglie di Jorge Omar, Maria Elena Bugnone Cepeda. La terza figlia di Hebe, Maria Alejandra, non sparì, ma fu ugualmente torturata dagli uomini di Videla all’interno della casa di famiglia. «Da quando è scomparso mio figlio, tuttavia, l’amore che sentivo per lui, il desiderio di cercarlo fino a trovarlo, pregando, chiedendo, esigendo che me lo consegnassero, l’incontro e l’ansia condivisa con altre madri che sentivano lo stesso desiderio che sentivo io, mi hanno messo in un mondo nuovo, mi hanno fatto conoscere e dare valore a molte cose che non sapevo e che prima non mi interessava sapere».

Il primo incontro delle Madri di Plaza de Mayo, allora note come “las locas de la Plaza” (“le matte della Piazza”), si svolse il 30 aprile 1977. Numerose tra le madri dei desaparecidos vittime del regime militare si incontrarono nella Plaza de Mayo, di fronte alla Casa Rosada, sede della presidenza, con una lettera diretta al dittatore Jorge Videla. La settimana successiva, grazie ad Azucena Villaflor – anch’essa madre di un desaparecido – vi prese parte anche Hebe. Le donne presero l’abitudine di girare intorno all’obelisco posto al centro della piazza, dopo che la polizia cercò con la violenza di disperderle. Nel 1979 Hebe aveva già abbandonato la propria vita da casalinga per presiedere il movimento delle Madri di Plaza de Mayo. Nel 1986 il movimento si divise per via di alcune polemiche interne, dando così vita al movimento Madres de Plaza de Mayo (il segmento più nutrito, del quale Hebe era a capo) e Madres de Plaza de Mayo – Linea Fundadora. Ma nemmeno questo impedì alle donne di continuare a incontrarsi di fronte alla Casa Rosada per 45 anni. L’appuntamento non si arrestò nemmeno quando il Covid rese impossibile camminare per le strade, dal momento che Hebe si mise a trasmettere via radio dalla propria casa. Il gesto di quelle donne, sole nella loro battaglia di fronte alla ferocia della repressione militare, era noto in tutto il mondo e sollevò un’ondata di solidarietà internazionale, ma a lungo rimase sconosciuto all’interno dell’Argentina, per via del silenzio imposto dalla sanguinosa repressione.

Simbolo della strenua lotta per la verità e la giustizia, Hebe è stata tuttavia un personaggio controverso e complesso, il cui carattere polemico, provocatorio e viscerale le ha col tempo attirato le antipatie di molti. Celebri furono alcune delle sue affermazioni piuttosto forti, rilasciate in occasione di episodi quali l’attentato alle Torri Gemelle, quando dichiarò «Non sarò ipocrita su questo argomento. Non mi ha fatto per niente male», o dell’attentato alla rivista francese Charlie Hebdo, quando condannò l’attacco ma aggiunse che «la Francia colonialista che lasciò migliaia di piccoli Paesi in rovina non ha autorità morale per parlare di terrorismo criminale». Accusò inoltre la rappresentante di Abuelas de Plaza de Mayo (le Nonne di Plaza de Mayo, movimento composto da coloro che contavano tra i desaparecidos i propri nipoti), Estela de Carlotto, di aver trattato con gli assassini dei suoi figli, nonostante abbiano poi condiviso a lungo la lotta politica. Fervente sostenitrice del kirchnerismo, animata da un forte sentimento antioccidentale e antimperialista, fu ricevuta con entusiasmo da tutti i principali leader della sinistra latinoamericana, da Fidel Catro a Hugo Chavez a Evo Morales.

In occasione della scomparsa di Hebe, proprio Estela de Carlotto ha ricordato come vi fossero «momenti nei quali era davvero impossibile comprenderla o ragionarci, perché aveva un carattere forte, ma quello che interessa è ciò che ha fatto e ciò che ha lasciato». E ciò che Hebe de Bonafini ha lasciato è l’importanza della memoria storica e della strenua lotta per la giustizia e per la verità, in un continente dove la storia dei desaparecidos è tutt’altro che seppellita nel passato. Si attende infatti ancora di scoprire la verità sui 43 studenti scomparsi nel 2014 in Messico, nella cui sparizione sono coinvolti alcuni tra i più alti organi dello Stato.

Il presidente argentino Fernandez ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale per la morte di Hebe. “Il governo e il popolo argentino riconoscono in lei un simbolo internazionale della ricerca della memoria, della verità e della giustizia per i trentamila desaparecidos. Come fondatrice di Madri di Plaza de Mayo portò luce nel mezzo dell’oscura notte della dittatura militare” ha scritto il governo in un comunicato, con il quale intende “rendere omaggio a Hebe, alla sua memoria e alla sua lotta, che saranno sempre presenti come guida nei momenti difficili”. Le bandiere nazionali sono a mezz’asta negli edifici pubblici di tutto il Paese e la tv pubblica esibisce sullo schermo uno stemma nero in segno di lutto.

[di Valeria Casolaro]

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2 Commenti

  1. Ho avuto modo di passare un pomeriggio indimenticabile nella sede delle madri di plaza de mayo nel 2006.
    Porto con me sempre la forza, determinazione di quelle donne che senza paura e con una grandissima dolcezza hanno condiviso con me i loro ricordi e le loro storie. Un pomeriggio che mi ha sicuramente arricchito la vita e di cui sono grato ancora oggi.
    Dovremmo imparare che con coraggio senza gesti eclatanti ma anche solo camminando ogni settimana intorno ad un monumento si può far sentire la propria voce.

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