sabato 1 Ottobre 2022

La scomparsa dei 43 studenti in Messico fu “un crimine di Stato”

La scomparsa di 43 studenti nella notte tra il 26 e il 27 settembre 2014 avvenuta nella città di Iguala, in Messico, costituisce un crimine di Stato: questo è l’esito al quale è giunta la Commissione per la Verità e l’Accesso alla Giustizia e comunicato dal sottosegretario per i Diritti Umani Alejandro Encinas, nel corso di una conferenza stampa svoltasi giovedì 18 agosto. Pur trattandosi di una posizione ampiamente condivisa, mai in precedenza un alto funzionario di Stato aveva pronunciato ufficialmente una simile accusa. Secondo la Commissione, ad essere responsabile in maniera diretta o per via di comportamento negligente sarebbe in particolare il personale militare e di polizia, che avrebbe agito in collusione con il gruppo criminale Guerreros Unidos. All’indomani della presentazione del report della Commissione la Procura Generale della Repubblica del Messico ha comunicato l’arresto dell’ex procuratore generale della Repubblica che diresse le indagini sul caso e quello di decine di funzionari e agenti di polizia.

Le conclusioni alla quale è giunta la Commissione, dopo oltre tre anni di indagini, smentirebbero così definitivamente la “verità storica” sostenuta dal governo dell’ex presidente Enrique Peña Nieto, secondo la quale gli studenti sarebbero stati assassinati dai gruppi criminali, i corpi bruciati in una discarica e le ceneri gettate nel fiume San Juan. Oltre cinquanta detenuti furono torturati perché si potesse confermare ufficialmente tale versione dei fatti. «La scomparsa dei 43 studenti della Normale Isidro Burgos de Ayotzinapa la notte tra il 26 e il 27 settembre 2014 costituì un crimine di Stato al quale presero parte membri del gruppo criminale Guerreros Unidos e agenti di diverse istituzioni dello Stato messicano» ha dichiarato Encinas nel corso di una conferenza stampa trasmessa dal Palazzo Nazionale, aggiungendo poi che «Furono coinvolte autorità di ogni livello». Le indagini condotte dalla Commissione avrebbero infatti dimostrato «pienamente la collusione e l’intervento di autorità di diversi ordini del governo con la polizia municipale di Iguala, Cocula, Huitzuco e Tepecoacuilco e, ovviamente, con il gruppo criminale Guerreros Unidos, per portare a termine la sparizione dei ragazzi».

“La creazione della ‘verità storica’ fu un’azione messa in atto dall’apparato organizzato del potere dal più alto livello del governo, che nascose la verità dei fatti, alterò la scena del crimine, nascose i legami delle autorità con il gruppo criminale e la partecipazione di agenti di Stato, forze di sicurezza e autorità responsabili della ricerca di giustizia per la sparizione degli studenti” si legge nel report della Commissione. Per questo, la mattina seguente alla conferenza stampa la Procura generale messicana ha effettuato decine di arresti, tra i quali quello dell’ex procuratore generale Jesus Murillo Karam, in carica durante il governo di Nieto e accusato di “sparizione forzata, tortura e reati contro l’amministrazione della giustizia”. Insieme a lui sono stati arrestati 20 militari e 44 poliziotti, oltre a vari funzionari statali, e sono stati emessi mandati di arresto per 14 membri del cartello Guerreros Unidos, i presunti esecutori materiali del crimine.

La notte in cui si svolsero i fatti gli studenti, che si erano impossessati di cinque autobus per recarsi a Città del Messico ad assistere alla commemorazione per il massacro di Tlatelolco del 2 ottobre 1968, stavano attraversando la città di Iguala su di un autobus, quando finirono in un’imboscata della polizia e di altri sicari non identificati. Nonostante la caserma dei soldati del ventisettesimo battaglione di fanteria si trovasse a meno di tre chilometri dal luogo dove si svolsero i fatti, e nonostante il loro compito sia di combattere il crimine organizzato, non intervennero. Sei persone morirono nel corso dell’attacco: i 43 studenti svanirono nel nulla. «L’unica verità su questo caso è che non c’è ancora una verità» ha dichiarato Encinas. Se di tre degli studenti è stato accertato il ritrovamento di resti ossei, dei restanti 40 ragazzi non vi sono indizi che lascino pensare che possano essere ancora vivi, a distanza di otto anni. Le ipotesi sul movente sono ancora al vaglio degli investigatori: tra quelle maggiormente accreditate ve n’è una, basata sulle affermazioni di un ex membro dei Guerreros Unidos, secondo la quale il gruppo criminale si stesse muovendo per recuperare un carico di eroina nascosto in uno degli autobus, ad insaputa degli studenti.

A otto anni dai fatti l’omertà e le attività criminali del governo hanno impedito alle famiglie dei ragazzi scomparsi di conoscere la verità su quanto accaduto quella notte. Si tratta di dinamiche tutt’altro che infrequenti in molti Paesi dell’America Latina: solamente in Messico, a maggio 2022, il numero dei desaparecidos ha superato le 100 mila unità. Segno che, oltre alla ricerca dei colpevoli per i singoli casi, il Paese ha bisogno di una riforma strutturale che ne modifichi profondamente le dinamiche sociali e che richiederà un lungo percorso e volontà politica per essere messa in atto.

[di Valeria Casolaro]

 

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