giovedì 1 Dicembre 2022

“Noi non paghiamo” si diffonde in tutta Italia: bollette bruciate in 15 città

Mentre dal primo ottobre è scattato l’aumento delle bollette elettriche del mercato tutelato, come preannunciato dall’autorità di regolazione dell’energia (Arera), cresce anche il movimento di protesta “noi non paghiamo” che ha visto la partecipazione di centinaia di persone in tutta Italia, scese in strada per esprimere il proprio dissenso verso le politiche e le misure del governo, che non hanno contrastato il rincaro energetico. Le città che hanno aderito alla campagna si sono moltiplicate nelle ultime settimane: da Torino a Roma, da Napoli a Bologna, passando da Palermo, Pisa, Cesenatico e Cagliari, sono decine le città in cui i cittadini hanno manifestato la loro rabbia nei confronti di decisioni politiche considerate contrarie agli interessi della popolazione e dannose sul piano della politica internazionale. I contestatori si organizzano sulle chat di Telegram e la campagna “noi non paghiamo” ha già un sito ufficiale a cui hanno aderito finora 10.228 persone: l’obiettivo è quello di raggiungere un milione di persone per ottenere la riduzione del costo delle bollette ad un livello accessibile. «Se verremo ignorati – si legge sul sito – il 30 novembre sospenderemo il pagamento di tutte le bollette».

A Torino, in corso Regina Margherita, si è svolta ieri una mobilitazione proclamata a livello nazionale dall’Usb (Unione sindacale di base): «La situazione è grave. La salita dei prezzi è determinata dalla scelta dei governi di restare su posizioni imperialiste e dalla vergognosa speculazione portata avanti dalle imprese. L’energia deve essere pubblica: è l’unico modo per avere un tetto ai prezzi», ha detto Enzo Miccoli di Usb Torino. Stessa situazione si è verificata a Napoli, dove lavoratori e pensionati hanno bruciato le bollette di luce e gas davanti alla sede di Cassa depositi e prestiti, in una dimostrazione organizzata sempre dall’Usb. I manifestanti hanno mostrato ai passanti le loro bollette che sono aumentate notevolmente rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Costi che sono stati giudicati insostenibili e per i quali si chiede un intervento da parte dello Stato. Alle proteste si è unita anche Cagliari: i rappresentanti dell’Usb, infatti, ieri mattina si sono radunati nel centro della città, sotto il palazzo dell’Enel e dell’Inps per protestare contro il caro-bollette e denunciare le speculazioni delle multinazionali. Secondo l’Usb sarda ci sarebbero due strade da percorrere contro l’inflazione energetica e alimentare: fissare una soglia sopra la quale non pagare più l’energia e ricorrere ai tribunali. L’Unione sindacale ha presentato esposti in procura per denunciare «tutte le condotte poste in essere dalle società che commerciano gas, energia elettrica e prodotti petroliferi ai danni della collettività nel silenzio più assordante di enti e ministeri preposti al controllo che dovrebbero intervenire». Inoltre, i promotori hanno chiesto spiegazioni «sulle speculazioni di chi giustifica l’aumento dei prezzi sulla base della chiusura dei rubinetti russi».

Si preannuncia, dunque, un autunno “caldo”, in cui manifestazioni e proteste sono appena cominciate e destinate ad aumentare qualora le istituzioni apposite non riuscissero a trovare il modo di contrastare una situazione che si può trasformare in una vera e propria “bomba sociale”.

[di Giorgia Audiello]

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