mercoledì 28 Settembre 2022

I cittadini indonesiani portano in tribunale il colosso del cemento

Nell’isola di Pari, in Indonesia, quattro cittadini hanno denunciato Holcim, colosso mondiale del cemento. Presentata in Svizzera, dove si trova la sede centrale della Holcim, la causa contro la multinazionale rappresenta un’azione legale per la giustizia ambientale di grande importanza, partita dal basso contro quella che è riconosciuta come la più grande azienda al mondo del settore.

La Holcim è uno dei maggiori responsabili delle emissioni di C02 e proprio per il presunto ingente contributo alla crisi climatica da parte dell’azienda, i cittadini di Pari chiedono ora di essere risarciti per i danni subiti, oltre a pretendere da parte della Carbon Major una riduzione delle emissioni di CO2. Dalla Call for Climate Justice, nome che ha preso la mobilitazione degli abitanti del luogo sostenuti dall’organizzazione umanitaria svizzera HEKS/EPER, l’organizzazione ambientale indonesiana WALHI e il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR) chiede al gigante del cemento di ridurre le emissioni del 43 per cento entro il 2030 e del 69 per cento entro il 2040.

Le temperature di circa 1.400 gradi essenziali per la produzione del cemento richiedono infatti un enorme dispendio energetico. Realizzato a partire dal calore, per forza di cose viene rilasciata anidride carbonica quando si produce del materiale. E la sede della Holcim nell’isola di Pari è la prima causa di emissioni di gas serra nell’isola, che è una delle zone del mondo più a rischio in questo momento. Con l’11% di superficie già scomparsa a causa dell’innalzamento del livello del mare, nell’isola di Pari c’è bisogno di azioni che possano mitigare i rischi, piuttosto che continuare a devastare l’ambiente. I danni ormai subiti dalla popolazione sono irrimediabili – come per uno dei quattro cittadini coinvolti nella causa, che ha visto la propria struttura alberghiera sommersa dalle acque – continua vittima di nefaste inondazioni, ma se la causa fosse da loro vinta, il risarcimento sarebbe utilizzato per la messa in sicurezza di Pari attraverso azioni mirate come proteggere le coste dall’erosione facendo crescere piante estremamente importanti e utili come le mangrovie.

Intanto la multinazionale responsabile dal 1950 ad oggi dell’emissione di più di sette miliardi di tonnellate di anidride carbonica, nonché lo 0,42% delle emissioni industriali della storia umana, la quale è per ovvie ragioni nella classifica delle 50 aziende più inquinanti al mondo, per la prima volta potrebbe iniziare a pagare per i propri crimini contro l’ambiente. I cittadini dell’Indonesia, tra i primi a subire in maniera preponderante le conseguenze dell’attuale crisi climatica, si confermano ancora una volta come attori in prima linea per una lotta che sembra non aver mai fine, quella per la giustizia.

[di Francesca Naima]

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