venerdì 12 Agosto 2022

Greenpeace svela l’influenza delle grandi aziende inquinanti sulla stampa italiana

Greenpeace ha recentemente pubblicato uno studio che analizza il comportamento della stampa italiana riguardo la crisi climatica. Secondo l’associazione dimostrerebbe non solo che i temi ambientali ad essa connessi trovano poco spazio fra le pagine di giornale, ma anche che il modo in cui vengono trattati non sempre è adeguato. Soprattutto, farebbe emergere come proprio quelle aziende maggiormente inquinanti il pianeta abbiano una grande influenza sulle maggiori testate della Penisola. Condotto dall’Osservatorio di Pavia, istituto specializzato in ricerca nell’ambito della comunicazione, questo studio si è svolto in due operazioni parallele: l’analisi dei contenuti a tema ambientale negli articoli e il monitoraggio dello spazio dato ad aziende e pubblicità inquinanti. Confrontati i dati, è stata infine messa a punto una classifica dei quotidiani più e meno virtuosi.

Per 52 giorni, dal 1° gennaio al 30 aprile 2022, sono state scandagliate le pagine dei 5 principali giornali italiani: il Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, il Sole 24 Ore e Avvenire. Gli articoli presi in esame, in totale 528, riguardavano argomenti come il riscaldamento globale, l’effetto serra, l’energia, ma anche la decarbonizzazione, la riduzione delle emissioni e molti altri. Sono stati analizzati secondo vari criteri: il modo in cui si parlava della crisi, le cause imputate, se e chi veniva indicato come responsabile, lo spazio dato a tesi che negano l’emergenza, ecc. I principali aspetti emersi con la prima operazione sono che:

  • in media vengono pubblicati due articoli al giorno che citano, accennano o trattano la crisi climatica;

  • di questi solo il 22% ne parla come argomento centrale: il 16% la affronta marginalmente, il 27% la cita soltanto e il 33% vi si riferisce in modo implicito;

  • per la maggiore, nel 45% dei casi, il problema è inquadrato come economico, nel 25% come politico, nel 13% come ambientale, nell’11% come culturale e infine, nel 4%, come scientifico-tecnologico;

  • là dove il tema della crisi climatica è centrale solo il 22% delle cause viene citato, il restante 77% rimane oscuro: la più frequente sono i combustibili fossili, seguono le emissioni di CO2, le decisioni politiche e i comportamenti individuali.

Di converso la seconda operazione ha rilevato molto spazio dato a pubblicità o aziende inquinanti. Ciò è apparso come una contraddizione poiché, facendo largo utilizzo di combustibili fossili, queste realtà sono fra le maggiori responsabili delle emissioni climalteranti, accertata con-causa del cambiamento climatico. Le pubblicità individuate nei quotidiani, in totale 266, riguardano aziende aeree, crocieristiche e naturalmente dell’automotive. Negli articoli, a queste e ad altre, in media viene data più voce che a ogni altro soggetto: nel 18% dei casi, contro il 14% dove a parlare sono gli scienziati e l’11% delle associazioni ambientaliste. L’Osservatorio ha cercato di studiare anche la trasparenza dei quotidiani riguardo i finanziamenti da parte di aziende inquinanti. Greenpeace ha inviato un apposito questionario a ciascuno dei 5 direttori ma solo Avvenire ha risposto.

Dati alla mano è stata quindi prodotta quella che Greenpeace ha denominato “la lista degli intrappolati”, valutando i giornali con un punteggio da 1 a 5 in base ai seguenti parametri riassuntivi: lo spazio dato alla crisi climatica, se i combustibili fossili vengono citati tra le cause, quanta voce hanno le aziende più inquinanti, quanto spazio viene concesso alle loro pubblicità e se sono trasparenti rispetto ai finanziamenti. È emerso che il Sole 24 Ore è il quotidiano che produce più articoli inerenti al problema climatico, ma nel 50% dei casi sono inadeguati, poiché lo trattano implicitamente o marginalmente. Il quotidiano di Confindustria e anche quello dove si riscontra maggior presenza di pubblicità di aziende inquinanti: 89. Seguono poi il Corriere della Sera con 64 inserzioni, la Repubblica con 59 e la Stampa con 34. Nessuno di questi quotidiani ha ottenuto un punteggio sufficiente nella classifica: il massimo 2,2 punti di Repubblica e il Corriere. Avvenire è apparentemente il giornale analizzato più virtuoso: oltre ad essere stato trasparente sui finanziamenti, viene subito dopo il Sole per numero di articoli a tema climatico, ha la media di pubblicazione più alta (1,83 articoli al giorno) e tratta il tema climatico in modo centrale con più frequenza (nel 33% dei casi). Riconosce poi maggiormente i combustibili fossili come causa principale dei problemi ambientali e al contempo dà meno spazio a quelle aziende inquinanti in termini di inserzioni pubblicitarie (appena 20 quelle riscontrate). Ha ottenuto 3 punti nella classifica.

Riguardo la ricerca e i report prodotti Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia, ha dichiarato: «Questo studio dimostra la pericolosa influenza esercitata dalle aziende inquinanti sulla stampa italiana. Basti pensare che in quattro mesi, nei 528 articoli esaminati, le compagnie petrolifere sono indicate tra i responsabili della crisi climatica appena due volte». E Chiara Campione, responsabile dell’unità Corporate, sulla classifica prodotta ha tenuto a precisare: «Abbiamo deciso di chiamarla la “classifica degli intrappolati” per denunciare la pericolosa dipendenza del giornalismo italiano dai finanziamenti delle aziende inquinanti. Se vogliamo preservare la libertà di stampa e consentire a cittadine e cittadini di conoscere la verità sulla crisi climatica, dobbiamo rompere il patto di potere che incatena i mass media all’industria dei combustibili fossili».

Le fonti ai singoli report: l’analisi degli articoli, la ricognizione delle inserzioni pubblicitarie, “la classifica degli intrappolati”.

[di Andrea Giustini]

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