Hantavirus: il terrore (mediatico) della nuova epidemia viaggia in crociera

In questi giorni una nuova notizia campeggia sulle prime pagine dei giornali. È l’hantavirus, ennesimo capitolo di quel connubio tra guerre ed epidemie con cui si è aperto il decennio. Questa volta il protagonista è un virus già noto da tempo, veicolato dai roditori e presente con diversi ceppi che si differenziano per i tassi di mortalità, presentando un minimo comune denominatore: la rara trasmissione da uomo a uomo, mai verificatasi per alcune varianti, come quella europea e asiatica. Anche l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) è prontamente intervenuta per scoraggiare allarmismi inutili, sottolineando il basso rischio per la popolazione mondiale. Nonostante questo, a suon di breaking news e prime pagine, la stampa mainstream non parla d’altro, mantenendo fede a quel vecchio detto del giornalismo anglosassone secondo cui “le cattive notizie sono buone notizie”, perché vendono di più.

La nave Hondius, su cui si era registrato un focolaio di hantavirus, è sbarcata a Tenerife e i passeggeri sono stati evacuati. A bordo anche tre vittime del virus che si trasmette attraverso i roditori selvatici. Il ceppo individuato è quello andino, con il più alto tasso di mortalità (pari al 35-40%) e una rara e complessa trasmissione da uomo a uomo. Dalle prime ricostruzioni, due turisti olandesi presenti sulla nave da crociera avrebbero contratto il virus durante la permanenza, di almeno quattro mesi, in Sud America. L’uomo è morto a bordo, mentre la moglie e altri passeggeri sono stati fatti sbarcare sull’isola di Sant’Elena. Da qui il viaggio in aereo verso Johannesburg, con a bordo anche 4 persone residenti in Italia che al momento si trovano in quarantena fiduciaria presso le proprie abitazioni.

Questa cronaca, dilazionata e arricchita di dettagli, si è presa la prima pagina dei giornali di tutto il mondo, a partire dall’Italia. Paura, allarmi e allerte: nei titoli viene sciorinato il lessico del terrore, che sovrasta i dati globali sulle infezioni e gli inviti dell’OMS, presente a Tenerife con il direttore generale Tedros Adhanam Ghebreysus. «Come già detto, questa situazione non è comparabile a quella del Covid. Il rischio per la popolazione locale è basso, primo per la natura del virus e, poi, perché il governo spagnolo ha preparato tutto per prevenire qualunque problema», ha dichiarato Ghebreysus.

Per far rientrare gli allarmismi, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato i dati sulle infezioni da hantavirus: «nel 2025, nella Regione delle Americhe, otto Paesi hanno segnalato 229 casi e 59 decessi con un tasso di letalità del 25,7%». Il ceppo andino presenta una difficile e rara trasmissione interumana. Resta dunque primaria la contrazione diretta coi roditori infetti, ad esempio attraverso i morsi. La malattia, che tra i sintomi annovera febbre, cefalea e brividi, può evolversi in sindrome cardiopolmonare e quindi in insufficienza cardiaca. Per il ceppo europeo la sindrome è renale, con la possibilità di sviluppare una febbre emorragica. «Nella Regione europea — scrive l’ISS — nel 2023 sono state segnalate 1885 infezioni da hantavirus (0,4 per 100.000), segnando il tasso più basso osservato dal 2019». Il ceppo europeo, tra l’altro, non presenta casi documentati di trasmissione da uomo a uomo.

Si tratta, in buona sostanza, di un virus esistente da tempo e che tutti gli studiosi concordano nel definire incapace di trasmettersi con velocità e facilità tali da presentare un qualsiasi rischio di contagio massivo. L’unica epidemia che sembra perfettamente in grado di provocare, è quella della paura alimentata dai media. Ma per causare questa particolare epidemia, da sempre, basta molto poco.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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