sabato 25 Giugno 2022

Perché il salario minimo è una misura neoliberista

Se c’è una costante in quasi tutti i grandi interventi politici, le più rilevanti riforme, è questa: comprendere come stanno davvero le cose è complicato perché attorno agli avvenimenti cruciali si alza sempre un’enorme mole di parole, spesso indirizzate ad arte in un’unica direzione prestabilita a tavolino. Quello dell’informazione è diventato un problema davvero grosso nel nostro paese (e non solo nel nostro a dire il vero) e il ruolo della propaganda, anche in materia di politiche del lavoro, è ormai ingombrante al punto di alimentare una nuova realtà artificiale: nulla dopotutto è più real...

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9 Commenti

  1. L’articolo è davvero contorto e presenta anche qualche contraddizione: l’UE è colpevole di ogni deriva neoliberista (del resto al netto dei proclami è nata come unione monetaria, finanziaria e commerciale, vi stupite pure?), poi xò in tutta Europa la disoccupazione è meno problematica che da noi… ma allora gli altri Paesi Europei sono meglio o peggio di noi?
    Poi, se il salario minimo esiste in realtà come quella francese e tedesca, xché da noi dovrebbe “fare male”?
    Nella mia ignoranza non capisco dove sarebbe il problema per quell’80% di lavoratori che già è pagato più del minimo ipotizzato finora, difficile si vedano ridotto lo stipendio.
    Forse davvero xché qualche imprenditore o grande catena in specifici ambiti dove la contrattazione nazionale non esiste, ovvero è molto debole, vuole continuare a pagare salari (ben) inferiori ai 9 €/l’ora, timoroso di non riuscire a sfruttare il fenomeno della disoccupazione per offrire stipendi da fame?
    Per non dire del fallimento di quei sindacati che non riescono a tutelare i lavoratori del commercio, edilizia, pulizie, ristorazione e tutti gli altri settori per i quali forse il salario minimo è diventato una “necessità sociale”.
    Tra l’altro, riconoscere 9 € all’ora porterebbe lo stipendio minimo ad un valore superiore al reddito di cittadinanza, chissà che magari i presunti fannulloni invogliati da uno stipendio decente non si “ravvedano”, no?
    Cmq in Italia se non si abbattono (a tutti i livelli, anche al livello di grossi gruppi) elusione ed evasione fiscale, e si pone un freno deciso al lavoro nero, non sarà mai possibile abbattere seriamente il carico fiscale su tutti gli onesti che le tasse le pagano, almeno quindi si garantisca uno stipendio “dignitoso” a chi un lavoro in regola lo trova.
    Scrivo quanto sopra pur non essendo interessato in prima persona: fortunatamente godo di uno stipendio lontano dal minimo proposto e orgogliosamente pago 12 €/h per l’amatissima signora delle pulizie che mi da una mano in casa, regolarmente retribuita attraverso i voucher INPS, i quali permettono quel minimo di trasparenza fiscale, assicurativa e contributiva a mio avviso imprescindibile per poter definire “dignitoso” un qualsiasi lavoro, anche saltuario o occasionale.

  2. Molti “se” e molti “ma” in un articolo che mi sembra inutilmente diluito e contorto.
    Fatto sta che il salario minimo, come già commenta Gabriele C riferendosi alla Germania, anche in Francia funziona. A mio parere partecipa alla ben migliore situazione dei giovani rispetto all’Italia : forse precari, come qui, ma almeno pagati decentemente.
    L’Italia ha più manifatture ma, come fa capire il commentatore Cotorn, le piccole aziende operanti in settori in tensione di reclutamento devono già offrire salari decenti quindi non saranno molto impattate. In quanto alla grande industria, non si preoccupa, dixit Confindustria.
    Allora CHI teme il salario minimo ? A mio parere soltanto i numerosi sfruttatori : quelli che a Milano propongono a un ragazzo 48 ore settimanali nel terziario / commercio per 700 € mensili perché “così si fa le ossa e alimenta il CV, prendere o lasciare”.
    Certo, il salario minimo non cambierà nulla per chi lavora o fa lavorare in nero. Se per affrontare risolutamente questo problema servirà una messa in dimora dall’UE, ben venga.

  3. Il salario minimo non è sbagliato, in Germania attualmente è di quasi 10 euro e dal 1 ottobre passerà a 12 euro, sopperisce ai contratti collettivi sempre più irrilevanti e a sindacati diventati inutili per ciò che era la loro funzione. Persono che lavora per pochi euro l’ora come in Italia non ne trovi di sicuro.

  4. L’articolo a mio avviso, è chiaro, ed il redattore non critica l’introduzione del salario minimo ma è giustamente preoccupato dei risvolti futuri:
    il problema non è il reddito minimo in se – la sua utilità e l’importo del salario minimo possono e debbono essere criticati in modo costruttivo – ma la possibilità che, da li in poi, i contratti dei lavoratori possano poter essere decisi dalla classe politica estromettendo la contrattazione fra le parti.

  5. Ho l’impressione che nell’articolo ci sia “l’invidia” per il fatto che il minimo salariale, che come dice il termine non e’ massimo ma minimo, sia stato voluto dall’europa : se fosse stato proposto dalla cgil sarebbe stato letto come un provvedimento di doverosa minima dignita’. Si fa infatti una disamina sul fatto che non ci si debba fidare dell’europa senza entrare realmente nel merito dell’argomento in discussione: lasciamo allora tutto come e’ adesso? Giusto voler vedere come verra’ applicato, ma gettare il bambino con l’acqua sporca e’ fazioso…guarda caso la norma non e’ ben vista dai sindacati… forse questa fuga in avanti li lascia spiazzati…sarebbe ora che tornassero ad occuparsi VERAMENTE dei lavoratori e non dei propri salari e soprattutto pensioni, e lasciassero stare l’argomento vaccini…

  6. Non sono completamente d’accordo anche se l’articolo fotografa una realtà lavorativa: il precariato.
    Da imprenditore è 2 anni che stiamo cercando inutilmente operai specializzati metalmeccanici , ce li “rubiamo” a 0.50 €.orari. perché la richiesta supera abbondantemente l’offerta! I nuovi neet, non vogliono fare un lavoro ‘merdoso’ come l’operaio metalmeccanico, che si sporca le mani di onorato lavoro ben retribuito, e le piccole inutili donnine di oggi preferiscono un avvocato alla fame piuttosto che un operaio metalmeccanico con 1900 euro netti mensili.
    È la mentalità che va cambiata! Perché senza la piccola e media impresa del settore manifatturiero, si ferma l’Italia. Sette pubblico, settore dei servizi . Tutto!!
    E il salario minimo dato ad cazzum, senza un riscontro sulla produttività, e come il reddito di fannullanza. Non ha aiutato a creare un solo lavoratore!!! Tutto va equiparato al merito. Che è esattamente quelli che manca in Italia: dalla dirigenza ( i migliori politici) ai professionisti, al mondo della scuola, al mondo della giustizia e al mondo delle imprese. Con un occhio di riguardo per i costi aziendali legati ai salari: per poter riconoscere 2000 euro netti al dipendente ne devo ” dare 4100,00 lordi al sistema contributivo. Ed ho una tassazione reale del 68%. Ma devo fare concorrenza alle multinazionali che in Italia hanno un’ aliquota fiscale pari allo 0%.
    Risolvete le storture legate alla tassazione e avremo risolto il 50% del problema salariale

  7. Complimenti per l’analisi. Non concordo sulla chiosa circa i paradisi fiscali ue. In realtà sono i paesi dove maggiore è il tasso di occupazione ed il livello dei salari. Per l’Italia, secondo me, il problema risiede nell’appoggio politico dato alla realtà delle micro imprese in cui minore è il processo di innovazione e la possibilità di migliorare la dinamica salariale.

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