giovedì 1 Dicembre 2022

Il software spia Pegasus al centro della partita diplomatica tra Ucraina, Russia e Israele

NSO Group è una controversa azienda tecnologica israeliana divenuta foscamente celebre per il suo prodotto di punta, lo spyware Pegasus. Per evitare che un simile strumento cada nella mani sbagliate, il programma viene venduto esclusivamente ai Governi, tuttavia la NSO è finita perlopiù a siglare contratti con Paesi notoriamente autoritari, con il risultato che i principali bersagli dello spionaggio non siano tanto i pazzi bombaroli o i pedofili citati dalle propagande governative, ma i giornalisti e gli attivisti per i diritti umani. Nonostante la scrematura della clientela sia stata discutibile, il gruppo è stato adamantino nel non cedere il suo spyware al Governo Ucraino, il quale ne avrebbe fatto richiesta già a partire dal 2019.

Un simile rifiuto, suggerisce un’indagine coordinata del The Guardian e del The Washington Post, sarebbe giustificato da un intervento diretto dell’Amministrazione israeliana, la quale avrebbe fatto leva sul cosiddetto “golden power” per evitare che Kiev potesse mettere le mani sul potente mezzo. Indiscrezioni tratte dai dietro le quinte spiegano il perché di una tale posizione: concedere lo spyware all’Ucraina avrebbe potuto indispettire Mosca e creare increspature nei legami russo-israeliani.

Sebbene si possa evincere che Kiev volesse tenere traccia delle frange russofile dei suoi cittadini, non è stata fornita alcuna motivazione formale per l’interessamento della nazione al software Pegasus. Nessuna Amministrazione è d’altronde felice di rendere note le proprie pratiche di spionaggio, quindi le parti coinvolte rifiutano tutte di commentare i dettagli della faccenda, con il Vice-Primo Ministro ucraino Mykhailo Fedorov che si è limitato a lamentare l’ostracismo tecnologico imposto da Israele.

A suggerire che Israele voglia tenersi buono il Presidente Russo Vladimir Putin è anche un evento parallelo, ovvero il fatto che il Governo di Naftali Bennett sarebbe intervenuto per limitare in corsa il contratto siglato dall’NSO Group con l’Estonia, assicurandosi che le autorità locali non possano adoperare Pegasus contro la Russia. Il condizionale è ovviamente d’obbligo: Tallinn si è rifiutata di rispondere alle illazioni del report, mentre Israele e NSO Group si sono limitate a fornire comunicati stampa che non negano e non confermano gli elementi evidenziati nel documento. In generale, Stato e dirigenti d’azienda si limitano a bloccare le indagini giornalistiche con un muro di silenzio o appoggiandosi a non meglio specificate accuse di disinformazione.

Visti i solidi legami tra USA e Israele, lo slancio politico “filorusso” che sta muovendo le politiche di Bennett sembrerebbe illogico, tuttavia tali comportamenti potrebbero essere motivati da giustificazioni prettamente locali. Tra Hamas, Daesh e oppositori politici, Israele è molto attenta a mantenere attiva la sua branca antiterroristica, la quale condivide alcuni interessi con il Cremlino, almeno per quanto riguarda i soggetti legati alle guerre siriane. Ancor più, Israele starebbe cercando di imbonirsi Mosca anche per garantirsi un margine di vantaggio nel frenare la discussione che dovrebbe portare alla resurrezione dei patti per il nucleare con l’Iran, patti che Israele sarebbe ben felice di vedere saltare del tutto nell’ottica di trasformare Teheran in un nemico universale. 

[di Walter Ferri]

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