lunedì 16 Maggio 2022

Cittadinanza, è arrivato il primo ok allo “ius scholae”: di cosa si tratta?

Primo via libera in commissione Affari costituzionali per la proposta di legge sullo ius scholae, che permette il riconoscimento della cittadinanza italiana ai figli di stranieri che siano nati e cresciuti in Italia o che siano giunti nel nostro Paese entro il compimento dei dodici anni e che abbiano frequentato la scuola per almeno cinque anni. La proposta di legge è a tutti gli effetti un compromesso volto a mitigare la severità dello ius sanguinis, senza però cedere allo ius soli e quindi al conseguimento della cittadinanza per nascita sul suolo italiano. La proposta ha riscosso il parere favorevole di numerosi partiti di sinistra, mentre ha profondamente diviso le posizioni del centrodestra.

La proposta di legge sullo ius scholae avanzata dal presidente della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia, del Movimento 5 Stelle, ha incassato il voto favorevole di PD, Leu, M5S, Italia viva e persino di Forza Italia, dividendo così nettamente la destra riguardo alla tematica del diritto alla cittadinanza. Coraggio Italia si è astenuta dalla votazione, mentre Lega e Fratelli d’Italia si sono opposti alla proposta. FdI ha dichiarato che con l’approvazione dello ius scholae “Basteranno cinque anni di uno o più cicli scolastici senza alcun risultato conseguito, per essere italiani”.

Di tutt’altro parere il grillino Brescia, che vuole che la scuola sia percepita come “potente fattore di integrazione”. Il testo, però, non va tanto in là da arrivare a proporre l’introduzione dello ius soli, presentando invece la fattispecie tutta nuova dello ius scholae. Questa prevede che “il minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età che abbia risieduto legalmente e senza interruzioni in Italia e abbia frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno 5 anni, uno o più cicli scolastici presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idonei al conseguimento di una qualifica professionale, acquisti la cittadinanza italiana”. La richiesta deve essere avanzata “entro il compimento della maggiore età dell’interessato, da entrambi i genitori legalmente residenti in Italia o da chi esercita la responsabilità genitoriale”.

In Italia al momento il conseguimento della cittadinanza può avvenire solamente iure sanguinis, ovvero per diritto di nascita (o adozione) da genitori italiani. Eccezionalmente, in caso di genitori apolidi, ignoti o che non possano trasmettere la propria cittadinanza a causa della legislazione del proprio Stato di provenienza, interviene lo ius soli, ovvero il diritto di cittadinanza per nascita sul suolo italiano. Come spiega lo stesso Brescia, lo ius sanguinis dà accesso alla cittadinanza a partire dal diciottesimo anno di età, ma a causa dei ritardi burocratici nel gestire le domande inoltrate possono trascorrere anni prima che le procedure vengano finalizzate. A questo proposito, lo ius scholae si propone di snellire i tempi procedurali e garantire che ai giovani (i quali, essendo cresciuti in Italia e avendo frequentato le scuole, possono considerarsi perfettamente integrati) sia riconosciuto quella che a questo punto si configura come una banale formalità.

La legge che regola la concessione della cittadinanza italiana (legge n.91/1992) è ormai vecchia di trent’anni e, nonostante i tentativi da parte di alcuni gruppi politici di modificarne le norme, ad esempio tramite la proposta di introduzione dello ius soli (adottato da moltissimi altri stati europei e non, gli Stati Uniti in primis) nulla è mai cambiato davvero. L’introduzione della nuova fattispecie dello ius scholae si profila, in questo contesto, come una soluzione di compromesso. Tuttavia, l’opposizione ideologica di Lega e Fratelli d’Italia renderà l’iter di approvazione della legge difficoltoso e pieno di ostacoli.

[di Valeria Casolaro]

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