sabato 21 Maggio 2022

Olimpiadi Cortina 2026 e retorica green: il caso della “tangenzialina” di Bormio

La “tangenzialina” di Bormio, comune lombardo in provincia di Sondrio, si prepara a diventare realtà: si tratta di un progetto rimasto nel cassetto per anni, la cui realizzazione è tornata all’ordine del giorno grazie alla spinta acceleratrice delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026. Il consiglio comunale ha infatti approvato lo schema di accordo con la società Concessioni autostradali lombarde Spa (Cal Spa) e con la Regione Lombardia – che ha stanziato in tal senso sette milioni di euro – per la progettazione e realizzazione della tangenziale, ritenuta funzionale allo svolgimento delle Olimpiadi ed alla limitazione del traffico attualmente presente sull’abitato. La “tangenzialina” – ovverosia un chilometro di asfalto che collegherà l’area delle funivie al paese di Santa Lucia attraversando la piana agricola dell’Alute, lungo l’argine del torrente Frodolfo – preoccupa però dal punto di vista delle possibili conseguenze ambientali.

Un problema di cui l’amministrazione comunale di Bormio è consapevole a quanto pare. Per mitigare gli impatti ambientali della tangenziale infatti, avrebbe insistito per “adeguare il tracciato dell’infrastruttura, rendendolo maggiormente aderente all’argine del torrente Frodolfo”. È quanto si legge all’interno della delibera consiliare di fine gennaio diffusa da Altreconomia, che ha intervistato a tal proposito la sindaca Silvia Cavazzi:  quest’ultima, avrebbe appunto sostenuto che l’amministrazione locale sarebbe intenzionata a proporre nelle fasi di discussione e autorizzazione dell’opera un tracciato diverso, così come descritto nella delibera consiliare, al fine di tutelare le “terre più fertili che sono quelle lontane dal fiume”. Peccato però che l’argine del torrente Frodolfo faccia parte della rete ecologica regionale e sia un corridoio di biodiversità – sottolinea Altreconomia – precisando altresì che l’annunciata iniziativa parrebbe essere in contraddizione con i principi di tutela e di vincolo delle fasce di rispetto dei 150 metri dai corsi d’acqua, poichè in alcuni punti la distanza sarebbe al di sotto dei 40 metri.

Ad ogni modo, a prescindere da ciò bisogna ricordare che la “tangenzialina” verrebbe realizzata in seguito a procedure di valutazione degli impatti ambientali che fanno capo alla sola Regione. Non stupisce dunque che diverse associazioni ed organizzazioni che si occupano della tutela del paesaggio abbiano da diversi mesi chiesto al ministero della Transizione ecologica di includere la tangenziale – insieme a tutti gli altri interventi da attuare in ottica Olimpiadi – in un’unica procedura di Valutazione ambientale strategica (VAS) a livello nazionale. Come precisato ad Altraeconomia da Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di intervento giuridico (Grig) – ossia una delle associazioni ad avere presentato la richiesta – si tratterebbe infatti di una procedura fondamentale e tutelante per comprendere gli impatti ambientali ed economico sociali di un complesso di opere che vanno a interferire con habitat di grande rilievo nonché contesti già esistenti.

I possibili problemi ambientali legati alla realizzazione della “tangenzialina” non rappresentano certo una rarità nel complesso dei lavori per Cortina ’26, una realtà che stride con la retorica costruita attorno alle Olimpiadi invernali italiane, presentate come evento simbolo della sostenibilità ambientale. Dal logo alle dichiarazioni di organizzatori e politici, ogni narrazione sull’evento è in tal senso stata infarcita di concetti come “sostenibilità”, “economia circolare” o “impatto zero” sebbene si tratti di descrizioni ben lontane dalla realtà dei fatti: a denunciarlo è anche la popolazione locale, che vede con i propri occhi gli effetti dei cantieri sulle montagne. Negli scorsi mesi, infatti, oltre 50 comitati e centinaia di singoli cittadini hanno dato vita ad una manifestazione per protestare contro le prossime Olimpiadi invernali, chiedendo tra l’altro di contrastare ogni nuova struttura avente ad oggetto il consumo di suolo.

Le loro richieste tuttavia, visto che si sta procedendo con la “tangenzialina”, sembrano non essere state prese in considerazione dalle istituzioni: sarà dunque probabilmente anche per questo che la sezione di Sondrio di Italia Nostra Onlus – un’associazione di salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali – il 22 febbraio ha scritto alla prefettura di Sondrio, al ministero dell’Interno e alla sindaca di Bormio chiedendo un referendum sulla “tangenzialina”. Il tutto su sollecitazione proprio della popolazione locale, evidentemente stanca di non essere ascoltata.

[di Raffaele De Luca]

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