domenica 25 Settembre 2022

La guerra in Ucraina fomenta la corsa alle armi in tutta Europa

Domenica 27 febbraio il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato di voler investire la cifra record di 100 miliardi di euro per la Difesa. La decisione non costituisce un caso isolato se non nelle cifre: sono diversi gli Stati europei che hanno deciso di aumentare notevolmente le proprie spese militari in ragione dell’esplosione della guerra in Ucraina a seguito dell’invasione russa. Non è esente dalla casistica l’Italia, che con il decreto legge discusso in Consiglio dei ministri venerdì 25 febbraio ha aumentato di 174,4 milioni di euro la propria spesa (già record) per le Forze Armate.

L’annuncio del cancelliere Olaf Scholz ha suscitato non poca sorpresa: domenica 27 febbraio, durante una riunione straordinaria del Bundestag, Scholz ha infatti annunciato di voler investire l’incredibile cifra di 100 miliardi di euro per le Forze Armate. “Il mondo non sarà più come prima” afferma il cancelliere durante il suo discorso, facendo riferimento all’invasione russa, che “riporta le lancette dell’orologio al diciannovesimo secolo”. La Germania rompe così con la linea cauta mantenuta in questi decenni in seguito al ruolo detenuto durante la Seconda guerra mondiale e che ha portato a un generale sottofinanziamento del contingente militare.

In questo contesto, Scholz ha anche dichiarato che le spese militari ammonteranno d’ora in poi a ben oltre la soglia minima del 2% richiesta dagli accordi dell’Alleanza Atlantica. Secondo quanto previsto da accordi stipulati nel 2006, infatti, gli Stati facenti parte della NATO sarebbero tenuti a destinare il 2% del proprio PIL alle spese di difesa. Tuttavia a dicembre 2021 erano ancora numerosi gli Stati europei dell’Alleanza che si trovavano in un range di spesa ben lontano da quello previsto nonostante le pressioni degli Stati Uniti, i quali contribuiscono per i due terzi alla spesa per la difesa di tutta la NATO.

L’Italia, dal canto suo, che per quanto riguarda gli standard NATO si è sempre tenuta intorno a poco più dell’1%, ha aumentato significativamente la propria spesa militare ben prima che scoppiasse la crisi Ucraina. Per l’anno 2022 era infatti previsto un amento di ben oltre un miliardo di euro per l’acquisto di nuovi armamenti, portano la spesa al record storico di ben 8,27 miliardi di euro. Con il decreto legge discusso venerdì 25 febbraio dal Consiglio dei ministri è stato inoltre previsto lo stanziamento di ulteriori 174,4 milioni di euro per il potenziamento dei dispositivi della NATO a seguito dell’esplosione del conflitto Ucraina-Russia. Tali spese straordinarie non costituiscono evidentemente che una parte residuale delle cifre già stanziate nella corsa agli armamenti dell’Italia di questi ultimi anni.

Poche ore fa l’alto rappresentate per la Politica estera europea Josep Borrell ha annunciato che l’Unione Europea cederà a Kiev 450 milioni di euro per l’acquisto di armi letali e 50 milioni per quello di armi non letali, segnando così un momento di svolta nella storia recente europea. Come dichiarato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, infatti, “Per la prima volta in assoluto l’UE finanzierà l’acquisto e la consegna di armi e altre attrezzature a un paese che è sotto attacco”, abbattendo così il “tabù” della cessione di armi a un contesto di guerra da parte dell’Unione. I soldi verranno prelevati (ironicamente) dal Fondo europeo per la pace, il quale (ironicamente, di nuovo) può essere utilizzato per fornire aiuti militari.

Altri Paesi europei hanno investito notevolmente nel proprio contingente militare dopo lo scoppio del conflitto: la Grecia, per esempio, ha previsto di spendere nei prossimi quattro anni diversi miliardi di euro per sviluppare e modernizzare il proprio contingente navale, nel timore che la crescente tensione con la vicina Turchia possa portate ad un nuovo conflitto nel Mar Egeo. Dopo l’uccisione di 10 cittadini greci nella località ucraina di Mariupol, inoltre, la Grecia ha deciso di contribuire all’armamento dell’Ucraina con l’invio di aerei militari.

I Paesi europei che hanno annunciato di voler contribuire all’armamento dell’Ucraina sono numerosi: dal Belgio alla Repubblica Ceca, dalla Polonia all’Estonia e alla Lituania. Una febbrile corsa agli armamenti che ridisegna gli equilibri europei, gettandovi non poche ombre.

[di Valeria Casolaro]

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