giovedì 19 Maggio 2022

Gas, che cosa significa lo stato di preallarme proclamato dal governo italiano?

Domenica 27 febbraio il Ministero della transizione ecologica (MiTe) ha dichiarato lo stato di preallarme relativo alla crisi energetica che potrebbe mettere a rischio le riserve e le forniture di gas naturale per l’Italia. Si attiva così il primo step di una procedura basata su tre livelli che, potenzialmente, potrebbe portare a una situazione di allarme prima e di emergenza poi. Questi ultimi due scenari sembrano oggi lontani, così come confermato dal MiTe nella stessa nota: “La situazione delle forniture è al momento adeguata a coprire la domanda interna”, nonostante i diversi mesi di crisi energetica vissuti dal Paese e l’instabile equilibrio geopolitico all’orizzonte.

Facciamo chiarezza: dichiarare uno stato di preallarme non ha alcun effetto sulla quotidianità dei cittadini in termini di energia, semplicemente li rende “sensibili e consapevoli” circa una situazione che, potenzialmente, potrebbe trasformarsi in qualcosa di più serio. Diverse volte nella storia repubblicana si è fatto ricorso a questa misura, come nel 2018 in risposta a un inverno particolarmente rigido. In sintesi, il primo livello prevede soltanto un monitoraggio più attento della situazione da parte delle autorità competenti, nel caso in cui ci fosse un evento (minaccia) che potrebbe deteriorare significativamente la situazione dell’approvvigionamento energetico. Se dal periodo ipotetico ci spostassimo a quello della realtà, vorrebbe dire che l’evento si è verificato e che, ad esempio, la fonte da cui dipende lo stoccaggio o è stata ridotta in modo massiccio o addirittura interrotta del tutto. In questo caso lo Stato dichiara sì l’allarme ma può ancora risolvere l’emergenza ricorrendo al mercato. Infine, nell’eventualità in cui tutte le misure legate al mercato siano state applicate senza riuscire a far fronte al problema (domanda interna di energia non coperta), si dichiarerà lo stato di emergenza. A questo punto si potrebbe ricorrere allo stoccaggio strategico, e quindi accedere a quelle riserve stanziate per le emergenze, oppure limitare la fornitura per alcune imprese (interrompibilità).

Presente e futuro dell’import italiano

Import di gas in Italia nel 2020 (Eurostat)

Il Governo Draghi ha quindi deciso di ricorrere a una misura di cautela e monitoraggio per “predisporre eccezionali misure preventive volte a incentivare un riempimento dello stoccaggio anticipato rispetto alle procedure adottate in condizioni normali”. Attualmente le riserve di gas in Italia non preoccupano, visto che sono al 38,5% della loro capienza (contro una media europea del 29,7%) e ci si avvia verso la fine dell’inverno. Tuttavia l’obiettivo sembrerebbe arrivare a settembre 2022 con le riserve di gas al 90% della loro capienza massima, e per farlo si cercano accordi con Paesi diversi dalla Russia, da cui l’Italia riceve mediamente più del 40% del proprio fabbisogno energetico. Infatti, con l’avanzamento delle ostilità tra Mosca e Kiev, la minaccia di un’interruzione delle forniture russe non è poi così astratta e quindi è necessario pensare a un piano B. Tra le ipotesi più plausibili sembrerebbe esserci quella di puntare sulle forniture provenienti dal Gasdotto Trans-Adriatico (TAP) che collega la frontiera greco-turca all’Italia e che già nel 2021 ha fornito al nostro Paese 6,8 miliardi di metri cubi di gas, su un totale di 8 miliardi destinati all’Europa.

Immagine Wikipedia
TAP (Wikipedia)

Le strade potenzialmente percorribili per diversificare gli approvvigionamenti energetici non sono pochissime, ma chiaramente necessitano di tempo, di stipulare contratti e di disponibilitàò da parte dei produttori: una di queste porta al Greenstream dalla Libia, e l’altra al TransMed (gasdotto Enrico Mattei) che collega Algeria e Tunisia all’Italia. Per concretizzare quest’ultima ipotesi e “rendere operative forniture addizionali” il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi di Maio è volato a Tunisi con l’ad di Eni Claudio Descalzi. «L’Italia è impegnata ad aumentare le forniture di gas da vari partner internazionali, tra questi c’è l’Algeria che da sempre è un fornitore affidabile», ha detto Di Maio, affermando poi che «l’obiettivo è tutelare le imprese e le famiglie italiane da questa atroce guerra», in riferimento agli scontri che dal 24 febbraio scorso coinvolgono Ucraina e Russia.

E le rinnovabili?

La diversificazione, uno dei fondamenti basilari dell’economia, sembra essere stato preso poco in considerazione dall’Italia che nel 2021 ha consumato 71,34 miliardi di metri cubi di gas, di cui il 37,8% proveniente dalla Russia. Del totale utilizzato, invece, appena 3,2 miliardi di metri cubi derivano dalla produzione nazionale. Il nostro Paese si trova, dunque, a dover pensare a un piano d’emergenza, basato comunque sulle fonti fossili, in linea con quanto dichiarato da Mario Draghi su una possibile riapertura delle centrali a carbone per far fronte alla crisi energetica. Non stupisce, quindi, che l’Italia, braccata dalla burocrazia, risulti il peggior stato membro nell’autorizzare nuove infrastrutture “pulite”, puntando poco sulle uniche alternative sostenibili in ambito energetico. Queste scelte pesano non solo sulle tasche degli italiani, con stime che parlano di decine di miliardi di euro risparmiabili se il nostro Paese raggiungesse gli obiettivi climatici europei, ma soprattutto sulla loro salute.

[Di Salvatore Toscano]

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