lunedì 16 Maggio 2022

Botta e risposta tra Stati Uniti e El Salvador sul Bitcoin di Stato

Il “dittatore più cool del mondo”, o “CEO di El Salvador”, come si è autodefinito Nayib Bukele, Presidente della Repubblica di El Salvador, ha detto chiaramente agli Stati Uniti che non devono immischiarsi nelle vicende interne del suo Paese. La forte presa di posizione è arrivata dopo che Fondo Monetario Internazionale (FMI) e Stati Uniti hanno messo in guardia il paese centroamericano dal continuare ad utilizzare Bitcoin come moneta a corso legale: El Salvador, dal giugno 2021, è il primo paese al mondo ad utilizzare la criptovaluta come valuta ufficiale. Le monete a corso legale nel Paese sono quindi due: il dollaro statunitense e il Bitcoin.

Mercoledì scorso, Bukele ha scritto su Twitter : «Non siamo la vostra colonia o il vostro cortile». Il “dittatore cool” ha poi aggiunto: «State fuori dai nostri affari interni. Non provate a controllare qualcosa che non potete controllare». Le forti parole pubblicate dal Presidente di El Salvador, sono arrivate in seguito all’azione di tre senatori statunitensi – due repubblicani e uno democratico – i quali hanno proposto di creare l’Accountability for Cryptocurrency in El Salvador Act (ACES), chiedendo che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti produca un rapporto e un piano per affrontare la questione.

L’adozione di Bitcoin da parte di El Salvador «ha il potenziale per indebolire la politica delle sanzioni statunitensi, dando potere ad attori maligni come la Cina e le organizzazioni criminali organizzate», ha sostenuto il senatore Jim Risch. Il repubblicano Bill Cassidy, ha invece affermato: «Se gli Stati Uniti vogliono combattere il riciclaggio di denaro e preservare il ruolo del dollaro come valuta di riserva del mondo, dobbiamo affrontare questo problema a testa alta»; Cassidy ha poi aggiunto che questa situazione «apre la porta ai cartelli di riciclaggio di denaro e mina gli interessi degli Stati Uniti».

Già a gennaio il FMI aveva ammonito El Salvador dal proseguire l’avventura con Bitcoin, sostenendo che avrebbe causato instabilità del mercato e problemi finanziari per il Paese. In quell’occasione Bukele aveva pubblicato un post di scherno, indirizzato all’organizzazione internazionale (controllata dagli USA): «Ti vedo, FMI. È molto bello»; riprendendo la celebre serie animata dei Simpsons.

L’eccentrico Presidente salvadoregno, salito al potere nel 2019, ha fatto certamente storcere il naso a molti, su al Nord, quando ha deciso di adottare Bitcoin nel giugno scorso: El Salvador, infatti, dal 2001 aveva rinunciato alla propria moneta decidendo di adottare il dollaro statunitense. Dunque, se quella delle criptovalute è una partita importante per il futuro, il fatto che il Paese centroamericano abbia messo in disparte il dollaro diviene per gli Stati Uniti una questione geopolitica di rilievo, più per la portata simbolica della scelta che per il Paese che ha deciso di compierla. Il rischio è di corrodere ancora di più l’immagine della valuta statunitense, che rischia di perdere il suo carattere “universale”.

Nell’ottobre dello scorso anno, Bukele aveva annunciato l’estrazione dei suoi primi Bitcoin ad energia geotermica prodotta dal vulcano Conchagua. Secondo i piani, è qui che dovrebbe sorgere Bitcoin City ed è proprio grazie al vulcano che verrà alimentata. Il Presidente salvadoregno prevede di lanciare a marzo un ingente quantità di obbligazioni in Bitcoin, con cui poter finanziare la costruzione della città e accumulare criptovalute.

Resta da scoprire se il “CEO di El Salvador” riuscirà a reggere la pressione degli USA oltre a quella dell’opposizione interna, spaventata dal fare affidamento ad una valuta tecnologica e il suo valore oscillante. Bukele avrà però il sostegno di chi pensa che il Paese potrà beneficiarne sul fronte delle rimesse dall’estero: ovvero abbattendo il costo della transizione dei soldi che i cittadini salvadoregni rimandano a casa dall’estero.

Nel frattempo, Guatemala e Honduras aspettano alla finestra quale piega prenderà l’esperimento di El Salvador. Anch’essi Paesi infatti, hanno un introito elevato dalle rimesse dall’estero. Al resto del mondo non resta che aspettare per capire cosa produrrà la scelta di Bukele alla fine di questo braccio di ferro tra la superpotenza statunitense e il Paese centroamericano.

[di Michele Manfrin]

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