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lunedì 27 Settembre 2021

Usa, con il pretesto dell’assalto al Campidoglio aumenta la sorveglianza di massa

Quasi otto anni fa, Edward Snowden, allora collaboratore con l’Intelligence statunitense, aveva rivelato come gli USA stessero deliberatamente spiando in cittadini americani, cosa ritenuta assolutamente illegale, nonché taboo. Da allora, il Governo a stelle e strisce ha iniziato a muoversi con i piedi di piombo, in modo da assicurarsi che non potessero verificarsi nuovamente scandali di tale magnitudine.

Oggi, le cose si stanno facendo confuse: negli scorsi mesi, gli Stati Uniti sono stati vittima di due disastrosi attacchi di cyberspionaggio, i casi SolarWinds e Microsoft Exchange, attacchi per cui gli hacker avrebbero sfruttato proprio dei server “indigeni” in modo da sfruttare gli angoli ciechi interni all’Intelligence statunitense. A questo si aggiunge la comoda narrazione offerta dall’”assalto al Campidoglio” di Washington avvenuto il 6 gennaio 2021 per mano delle destre alternative, le quali, essendosi coordinate proprio attraverso i social, si offrono come scenografico capro espiatorio con cui giustificare eventuali interventi lesivi alla privacy.

Secondo la CNN, per evitare che si ripetano simili atti di “terrorismo”, l’Amministrazione Biden starebbe infatti valutando soluzioni di spionaggio locale che siano in grado di aggirare le leggi, ovvero di delegare ad aziende private la raccolta effettiva dei dati. In tal senso, il Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS) statunitense ha bocciato con vigore simili illazioni, etichettandole come «smaccatamente false». 

Peccato che il DHS stia raccogliendo informazioni sensibili via terzi già da tempo: non potendo ottenere i dati dei cittadini direttamente, la Difesa si limita a comprarli dalle aziende tech, cosa che non è in alcun modo illegale. A ledere la credibilità di una simile, lapidaria, posizione è anche il fatto che durante le manifestazioni del movimento Black Lives Matters di Portland, il braccio governativo abbia violato ogni regolamento, pur di identificare e tracciare giornalisti e manifestanti.

Il quesito non è quindi “se” il Dipartimento della Difesa e l’Intelligence finiranno con l’adoperare i dati forniti da aziende private – quello lo fanno già -, piuttosto bisogna chiedersi se abbiano intenzione di intensificare la portata delle proprie manovre. La prospettiva più ottimistica è che il Governo abbia intenzione di mantenere questa rotta e che inizierà piuttosto a collaborare maggiormente con le aziende tech solo ed esclusivamente con l’intento di risolvere tutte quelle falle di sistema che altrimenti potrebbero essere sfruttate dagli hacker. 

Volendo essere invece più nefasti, le evoluzioni ventilate dalla CNN potrebbero fare riferimento ad aziende di spionaggio private, ditte composte da mercenari che spesso passano dalla National Security Agency (NSA) americana al più remunerativo mercato privato. Sono persone prive di scrupoli che nel 2015 non si erano fatte problemi neppure a spiare Michelle Obama, First Lady dell’epoca. Figuriamoci se batterebbero ciglio all’idea di rastrellare la vita personale dei cittadini USA.

[di Walter Ferri]

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