fbpx
sabato 16 Ottobre 2021

Erdogan, il sessismo, la Von der Leyen e l’ipocrisia di stampa e UE

Non si placa il caso ribattezzato “sofagate”, con la Turchia sotto accusa in tutta Europa per aver relegato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sul divano, in una postazione non di pari livello durante il colloquio con il presidente turco Erdogan, il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Immediatamente sono piovute su Erdogan le accuse di “maschilismo” e “machismo”, accompagnate da titoli di fuoco sui media (“Lo schiaffo di Erdogan alle donne” – La Repubblica; “Il ceffone maschilista di Erdogan” – Il Fatto quotidiano, solo per citarne due tra i tanti) e un fuoco di accuse e iniziative ad alto clamore mediatico da parte dei politici di tutti gli schieramenti, di maggioranza e opposizione, con Lega e Fratelli d’Italia arrivate a chiedere, per questo fatto, il ritiro dello status di candidato all’ingresso nell’Unione Europea per la Turchia.

Ma le accuse di maschilismo, su questo caso specifico, hanno senso? Difficile muoversi nei complicati protocolli e nel galateo istituzionale che prevede l’ordine nel quale i partecipanti ad un incontro di stato debbano salutarsi, sedersi, parlare. Di certo la von der Leyen è una pari status dell’altro partecipante europeo all’incontro, Charles Michel, che invece è stato fatto sedere al fianco di Erdogan (e per non aver rifiutato la sedia al fine di difendere l’onore della presidente della Commissione è anch’esso sotto accusa in Europa) ed è di status superiore al ministro turco che è stato fatto sedere di fronte a lei. Tuttavia va sottolineato che le cariche di alto livello in Europa abbondano. L’Ue non è nemmeno uno stato ma per poltrone di massimo livello non è seconda nemmeno a un impero: presidente del Consiglio europeo, presidente del Parlamento europeo, presidente del Consiglio UE, presidente della Commissione UE.

I protocolli con i quali vengono stabilite le formalità di questi incontri tra l’altro sono solitamente concordati tra delegazione ospitante e delegazione ospite. Un punto di vista interessante e certamente autorevole sulla questione lo ha fornito in una intervista Carlo Marsili, ambasciatore italiano in Turchia dal 2004 al 2010: «Le accuse di sessismo sono sciocchezze. Il sesso non c’entra, le visite di donne ai vertici in Turchia sono all’ordine del giorno, basti pensare alla cancelliera Merkel – ha dichiarato – in sette anni in Turchia ho dovuto preparare parecchie visite di Stato ed ufficiali tra cui quelle degli allora presidenti della Repubblica Ciampi e Napolitano. Quando si prepara una visita ci sono due parti che decidono minuto per minuto che succede: uno è il protocollo locale, in questo caso turco, l’altro è l’ambasciata della delegazione ospite». «I turchi – prosegue l’ex ambasciatore – in questi casi vogliono sapere chi è il capo delegazione per una questione di protocollo. Se Michel e von Der Leyen erano sullo stesso livello, allora bastava farlo presente ed esigere parità di trattamento. Non capisco come mai non ci sia stata un’intesa preventiva, si decide in due e se l’ambasciata non è d’accordo basta dire che la visita non si fa e normalmente la controparte si adegua».

Sembrerebbe quindi che ci sia stata una disattenzione da parte europea. Di certo, in rete si trovano foto e immagini che confermano che Erdogan, quando ha ricevuto Angela Merkel, l’ha fatta accomodare al suo pari come ogni altro leader di stato.

Soprattutto – andando oltre al “sofagate” – Erdogan è un leader che negli ultimi anni ha, in una lista nemmeno esaustiva: sterminato centinaia di curdi e arrestato i loro rappresentanti in parlamento, messo sotto controllo i media, destabilizzato la Siria invadendone parte del territorio, incarcerato migliaia di oppositori, usato i migranti per ricattare l’Europa e ristretto le libertà civili e politiche dei cittadini turchi fino al ritiro del paese dalla convenzione contro la violenza sulle donne (questo si un atto che avrebbe meritato critiche severe di maschilismo). Eppure la politica europea e la stampa mainstream sobbalzano solo ora, perché la von Der Leyen ha subito lo sgarbo di doversi accomodare sul divano. Materiale per concentrarsi su questioni che riguardano in modo più sostanziale i diritti delle donne e di tutti i cittadini turchi ce ne sarebbe, o no?

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiano né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di “The Week” prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Correlati