A seguito dell’esplosione a un distributore di benzina che venerdì ha scosso Roma i valori delle diossine sono schizzati, raggiungendo la concentrazione di 1 pg/m3, dieci volte superiore alla norma. Nelle ultime ore la qualità dell’aria è progressivamente migliorata, rientrando nei parametri disposti dalla legge. Nei pressi di via dei Gordiani, il livello è sceso a 0,1 pg/m3. A diffondere il dato è stato Arpa Lazio.
Gaza, stallo nei negoziati: il cessate il fuoco si allontana
Nuovo stallo per i negoziati tra Hamas e Israele su un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Le parti avevano accettato una bozza generale mediata dal Qatar, cui Hamas ha aggiunto delle richieste per il futuro di Gaza: negoziati per una tregua permanente, ripristino della distribuzione ONU degli aiuti umanitari, ritiro parziale delle forze occupanti. Israele ha rifiutato le richieste, raffreddando i colloqui svoltisi oggi a Doha senza un nulla di fatto. Per la giornata di domani è previsto un nuovo round di negoziati. Nel frattempo i bombardamenti israeliani vanno avanti: oggi sono stati uccisi almeno 33 palestinesi.
Elon Musk annuncia la nascita del suo partito
Elon Musk ha annunciato la creazione di un nuovo partito politico sulla scena statunitense: l’America Party. «Il Giorno dell’Indipendenza è il momento perfetto per chiedervi se volete l’indipendenza dal sistema dei due partiti», aveva scritto Musk due giorni fa sul suo profilo X. Poi l’annuncio nelle scorse ore: l’America Party per «restituire la libertà agli americani», contro sprechi e corruzione. L’ennesima frecciata all’amministrazione Trump, con la quale fino a qualche settimana fa collaborava. L’accelerata per la creazione del nuovo partito si è avuta con l’approvazione della maxi-legge fiscale, che secondo Musk manderà gli USA in bancarotta.
Un altro italiano è morto combattendo in Ucraina
Thomas D’Alba, ex soldato italiano con un passato nella Folgore, è morto in Ucraina mentre combatteva al fianco delle forze di Kiev. Il quarantenne originario di Legnano era disperso da settimane. Il decesso, avvenuto sul fronte di Sumy, risalirebbe a metà giugno. In attesa di una conferma ufficiale da parte delle autorità italiane, il nome di Thomas D’Alba si aggiunge a quello di altri sei connazionali morti mentre combattevano in Ucraina, tra le fila di Kiev o quelle di Mosca. Al momento risulterebbero decine di italiani ancora impegnati sul campo, nonostante la legge vieti di combattere per Paesi diversi dal proprio. Ciò potrebbe comportare conseguenze legali al loro rientro, come accaduto ad altri italiani, tra cui coloro che nel decennio scorso si sono uniti alle forze curde nella lotta all’ISIS.
Dopo aver prestato servizio per i paracadutisti dell’esercito italiano, Thomas D’Alba è diventato un insegnante di batteria. «Ha lavorato con noi per dieci anni. A febbraio, scaduto il contratto, ci ha comunicato la sua decisione di partire per l’Ucraina. Non ci ha mai spiegato cosa l’abbia spinto, non è sceso nei dettagli su cosa andasse a fare», ha dichiarato Fabio Poretti, direttore della Scuola di musica Paganini di Legnano. Il nome di Thomas D’Alba allunga la lista degli stranieri morti durante i combattimenti tra Russia e Ucraina.
Soltanto il mese scorso era stata confermata la morte di altri due italiani: Antonio Omar Dridi, trentaquattrenne di Palermo, e Manuel Mameli di 25 anni, entrambi schierati al fianco delle forze di Kiev. Mameli è stato ucciso da un drone russo nei pressi di Pokrovsk. L’area è sotto il controllo di Mosca, il che impedisce al momento il recupero della salma. A inizio 2022, a poche settimane dall’invasione russa dell’Ucraina, Edy Ongaro è stato ucciso da una bomba a mano mentre combatteva al fianco dei separatisti del Donbass.
Al momento risulterebbero circa venti italiani impegnati sul campo, suddivisi tra i due schieramenti. Un dato in calo rispetto all’inizio della guerra, quando le stime parlavano di 60 connazionali schierati in Ucraina, per una partecipazione che li espone a conseguenze legali al loro rientro.
Alluvioni Texas, il bilancio si aggrava: almeno 50 vittime
Continua ad aggravarsi il bilancio delle inondazioni in Texas. Al momento si contano almeno 50 vittime, tra cui 15 bambini che stavano trascorrendo le vacanze in un campo estivo, travolti dalle acque del fiume Guadalupe, salito di sei metri in poche ore. Risultano ancora 27 ragazze disperse. Le ricerche continuano, nei soccorsi sono impegnate più di 500 persone. «Non ho mai visto un posto così orrendamente devastato da un evento naturale», ha scritto su X il governatore del Texas Greg Abbott.
Gaza: Hamas risponde positivamente alla proposta di cessate il fuoco USA
«Hamas è pronta, con la massima serietà, ad avviare immediatamente un nuovo ciclo di negoziati per l’attuazione di questo quadro», è quanto dichiarato dall’organizzazione palestinese in risposta alla proposta di tregua lanciata dagli USA. Secondo quanto dichiarato da un esponente del gruppo, citato da Reuters, permangono tuttavia «preoccupazioni in merito agli aiuti umanitari, al passaggio attraverso il valico di Rafah e alla chiarezza sul calendario del ritiro israeliano». Trump ha proposto una tregua di 60 giorni, durante la quale avviare colloqui per la fine della “guerra”, affermando che Israele l’ha accettata. Tuttavia Netanyahu, che incontrerà Trump lunedì, non ha ancora commentato l’annuncio.
Bonifico effettuato: i lettori de L’Indipendente hanno donato 52.209 euro a Gaza
Il bonifico è stato effettuato: 52.209,00 euro sono partiti ieri, 4 luglio, dal conto corrente de L’Indipendente a quello della Al-Awda Health and Community Association. Sono il risultato della straordinaria risposta dei nostri lettori all’iniziativa che abbiamo lanciato nella settimana tra il 16 e il 22 giugno, periodo nel quale il 100% dei proventi generati dai nuovi abbonamenti sottoscritti al nostro giornale sono stati donati per salvare vite tra la popolazione di Gaza. L’Al-Awda è infatti un’organizzazione non governativa e senza scopo di lucro di medici palestinesi, che gestisce due degli ultimi ospedali ancora operativi nella Striscia di Gaza.
In questa operazione abbiamo promesso dall’inizio la massima trasparenza, quindi abbiamo deciso di pubblicare tutti i documenti relativi alla donazione. La ricevuta del bonifico effettuato (visibile a questo link) e la lettera di ringraziamento firmata dal direttore generale della struttura, Rafat Al Majdalawi, con tanto di preventivo di spesa (visibile a questo link).
Secondo quanto specificato dal direttore generale della struttura, il contributo versato da L’Indipendente «contribuirà a coprire il costo di un’unità laparoscopica per l’ospedale Al-Awda di Al-Nuseirat, che sarà acquistata sul mercato locale. L’aggiunta di questa apparecchiatura essenziale migliorerà significativamente la nostra capacità di fornire servizi diagnostici e contribuirà a migliorare i servizi di intervento terapeutico, attualmente scarsi e urgentemente necessari. Grazie a questo dispositivo, saremo in grado di ripristinare questi servizi essenziali, fondamentali per migliorare la diagnosi e il livello di recupero, contribuendo a ridurre le complicanze chirurgiche. Si prevede che, una volta ripristinati, 50 pazienti al mese beneficeranno direttamente di questi servizi».
I due ospedali gestiti da Al-Awda – quello di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, e l’Al-Awda Field Hospital 1 a Gaza City – sono tra le pochissime strutture ancora operative per la gestione delle emergenze mediche e chirurgiche, in un contesto in cui il 94% degli impianti sanitari è stato distrutto o danneggiato dai bombardamenti israeliani. La loro presenza non è soltanto importante: è vitale. Circa 60 medici e decine di infermieri operano ogni giorno nelle strutture di Al-Awda, offrendo cure a centinaia di pazienti. Inoltre il centro di Nuseirat è inoltre l’unica struttura nel centro della Striscia con reparti di ostetricia e ginecologia ancora attivi, dove ogni giorno si svolgono fino a 50 parti.
Come abbiamo sempre affermato, per noi fare giornalismo significa anche provare a incidere sulla realtà, contribuendo a migliorarla. Il traguardo raggiunto ci rende doppiamente orgogliosi: da un lato, perché dimostra che il giornalismo può avere un impatto concreto, anche contribuendo a salvare vite di donne, bambini e uomini di Gaza; dall’altro, perché conferma quanto sia straordinaria la nostra comunità di lettori, che in questa settimana si è unita in una gara di solidarietà capace di far segnare di gran lunga il nostro record assoluto di abbonamenti.
Nel ringraziare tutti i nostri lettori, non ci resta che condividere le belle parole dedicate a voi dal direttore generale di Al-Awda: «Considerata l’emergenza in corso e la crescente pressione sul sistema sanitario di Gaza, il vostro sostegno arriva in un momento cruciale (…) ed esprime la vostra profonda solidarietà umanitaria con la popolazione della Striscia di Gaza, in particolare con i suoi pazienti e i feriti, nel mezzo della guerra di genocidio in corso contro la Striscia di Gaza dal 7 Ottobre 2023. Grazie ancora una volta per essere stati al nostro fianco in questi tempi difficili e per aver contribuito alla resilienza e alla sostenibilità dei servizi sanitari nella Striscia di Gaza».
Russia-Ucraina, vasti raid incrociati: colpiti obiettivi militari
Le forze speciali ucraine hanno attaccato nella notte l’aeroporto militare di Borisoglebsk, nella regione russa di Voronezh, colpendo un deposito di bombe guidate, un velivolo da addestramento e probabilmente altri aerei. Lo riferisce lo Stato maggiore ucraino, secondo cui l’obiettivo è indebolire la capacità offensiva russa. Intanto, Mosca ha lanciato 322 droni contro l’Ucraina, 292 dei quali sono stati abbattuti. Le truppe russe hanno bombardato tre distretti di Dnipropetrovsk, ferendo quattro persone. La Russia sostiene di aver ucciso 500 soldati ucraini in un solo giorno, distruggendo veicoli e armamenti in varie località del fronte.
Arruolare alla paura
Disorientare alla logica, fare deragliare i pensieri, favorire aspettative contraddittorie, seguire soluzioni laterali. Il ragionamento paradossale può risultare molto utile in psicanalisi ma in politica è sconcertante.
In politica prendere decisioni contro il senso comune, volendo ottenere comunque consenso rivela una strategia estrema tesa a far prevalere il potere sulle aspettative naturali (ad es. il benessere, la felicità esistenziale ecc.).
Questo ci fa venire il sospetto che chi governa abbia qualche serio problema psicologico. Predisporsi infatti alla guerra, senza sapere contro chi, è un atteggiamento insensato.
Preparare per di più i propri concittadini a prospettive belliche senza dichiarare chiaramente i nemici, rivela, nella migliore delle ipotesi la sindrome di Don Chisciotte, il bisogno di affermare una forza che non c’è, come se si fosse animati da nobili sentimenti.
Mi sembra invece che abbiamo fatto un passo avanti, uno però di quei passi con la gamba distesa come nelle parate militari che di norma celebrano la potenza dei regimi totalitari.
Per di più il meccanismo servo-padrone, gestito non sul piano della produzione ma su quello dei rapporti internazionali, produce la cancellazione della classica idea della alleanza più o meno paritaria a vantaggio della passività delirante che consiste nell’obbedire a prescindere, rendendo categorici ordini che non lo sono ancora esplicitamente.
La compiacenza succube prepara per di più ritorsioni sul versante dei deboli, genera la dittatura del consenso fondata sulla onnipotenza del leader.
Un recente sondaggio, uno di quelli che si fanno non per rilevare come vanno le cose ma per condizionare e orientare il pubblico, mostra che quasi il 50% dei giovani italiani sarebbe pronto ad arruolarsi.
Venti reali di guerra? No, secondo me, niente di tutto questo. Arruolarsi per prepararsi a una guerra che non si sa ancora contro chi non è mettere le mani avanti ma istruire a un atteggiamento distruttivo facendo magari balenare un lavoro sicuro.
Una azione che non è soltanto servile ma anche analfabeta e arrogante. Analfabeta perché si ritiene che governare significhi fare accettare qualsiasi cosa, in una specie di Covid perenne, arrogante perché si ostenta sicurezza quando invece è impossibile fare altre previsioni se non quelle catastrofiche, le uniche che legittimano il potere in qualsiasi caso.
Arruolare alla paura è una azione anti-terapeutica, ci fa pensare che il gusto del potere abbia in sé qualcosa di patologico. La sola terapia vincente in questo caso è pensarsi sotto esame da parte dei propri governati, è riuscire a fare passare la sola strategia vincente nei prossimi decenni: più poveri ma più liberi. Ognuno di voi ha di sicuro delle buone, o meno buone, idee al riguardo.