Il ministro della Difesa boliviano, Marcelo Salinas, è stato destituito: sarà sostituito da Ernesto Justiniano, attuale viceministro. Negli scorsi giorni si erano già dimessi (secondo media locali) la ministra dell’Istruzione e quello del Lavoro. Il primo ministro Rodrigo Paz aveva annunciato un rimpasto di governo per provare a placare l’insurrezione popolare in corso da oltre un mese, che chiede le sue dimissioni. Il suo governo, in carica da appena sei mesi, ha posto fine a vent’anni di socialismo nel Paese e le sue riforme, di matrice neoliberista, hanno da subito raccolto il malcontento della popolazione.
Londra convoca l’ambasciatore russo per i presunti attacchi in Romania
Il ministero degli Esteri britannico ha convocato l’ambasciatore russo nel Paese in risposta ai presunti attacchi moscoviti sulla Romania. La convocazione arriva dopo che un drone si è schiantato su un edificio residenziale nella città di confine di Galati; l’attacco è stato attribuito alla Russia, che ha smentito le accuse. La ministra degli esteri britannica ha condannato l’incidente e ribadito che la Gran Bretagna «è unita agli alleati nella difesa del territorio NATO», in riferimento alla stessa Romania.
L’Emilia-Romagna sarà la prima regione a sperimentare l’inizio scuola a fine agosto
L’Emilia-Romagna sarà la prima regione italiana a sperimentare un avvio anticipato delle attività nelle scuole primarie, senza però modificare il calendario delle lezioni. Dal 31 agosto al 14 settembre, in 42 Comuni, i bambini e le bambine dai 6 agli 11 anni potranno frequentare attività extrascolastiche volontarie, pensate per aiutare le famiglie nel difficile passaggio tra la fine dei centri estivi e il rientro a scuola, fissato comunque al 15 settembre. La misura, finanziata dalla Regione con 3 milioni di euro, parte come progetto pilota e dovrebbe diventare strutturale dal 2027, con l’obiettivo di estendersi a tutto il territorio regionale.
La decisione arriva dopo un anno di studi e confronti interni. Già nel settembre 2025 la Regione aveva avviato una commissione per ascoltare scuole, sindacati, associazioni, genitori ed enti locali, partendo da un’ipotesi più ampia di revisione del calendario, con un possibile allungamento dell’anno scolastico a settembre e a giugno e l’introduzione di una pausa primaverile. Alla fine, però, la scelta si è orientata verso una soluzione diversa: attività gestite da educatori esterni, proprio per evitare tensioni sul fronte della didattica obbligatoria. Come ha spiegato l’assessora alla Scuola Isabella Conti, intervenire sui giorni di lezione «avrebbe scontentato tanto una parte di genitori quanto del mondo della scuola». I singoli Comuni potranno decidere orari e l’eventuale introduzione di una quota simbolica, poiché, ha aggiunto Conti, organizzare il servizio per tutti richiede personale retribuito e «se poi una famiglia iscrive il figlio e non lo manda, per noi è uno sperpero di denaro pubblico».
Non sono mancate le proteste degli operatori turistici, timorosi di perdere presenze sulle spiagge. Mauro Vanni, presidente delle cooperative bagnini di Rimini, ha definito l’iniziativa «una follia»: «A noi bagnini chiedono di allungare la stagione e destagionalizzare. Che senso ha, se poi si decide di riaprire la scuola già il 31 agosto?». Anche Patrizia Rinaldis di Federalberghi Rimini ha auspicato che resti solo una sperimentazione, sottolineando che gli albergatori lottano «per posticipare l’inizio della scuola».
Il progetto, intitolato La scuola che riparte insieme, è stato inoltre presentato al Parlamento europeo dall’assessore regionale Alessio Mammi come modello di comunità educante. L’idea si ricollega all’esperienza della “Scuola diffusa” nata a Reggio Emilia durante la pandemia, oggi indicata fra le pratiche più avanzate in Europa per l’integrazione tra scuola, territorio e Terzo settore. La sperimentazione coinvolge il 12,7% dei Comuni emiliano-romagnoli, ma l’obiettivo è estendere la misura a tutta la regione dal 2027, finanziandola attraverso la legge regionale sulla natalità. Nel frattempo, verrà lanciato il portale Open Schools per mappare le iniziative e rendere trasparenti orari e criteri di accesso.
La nuova IA di Microsoft punta a creare dipendenza
Non è né raro né insolito che le aziende digitali lancino servizi accattivanti a prezzi straordinariamente vantaggiosi e, una volta conquistato il pubblico e consolidata una posizione di oligopolio, ne peggiorino le condizioni, così da aumentare i profitti su utenti che ormai non vedono alternative. Ciò che invece sorprende è che alcune di queste imprese siano ormai tanto certe di questa formula da dichiarare apertamente la volontà di “creare dipendenza nelle persone”, posizione che è emersa da documenti interni di Microsoft relativi al lancio del nuovo assistente di intelligenza artificiale, Scout.
L’intenzione di sviluppare strumenti che attanagliano il pubblico come una droga non è accennata di sfuggita, né confinata in una frase decontestualizzata: rappresenta invece il punto di partenza e il fulcro di una strategia di lungo periodo. Secondo i documenti intercettati da 404 Media, Microsoft prevede infatti di lanciare Scout attraverso tre fasi distinte:
- Fomentare la dipendenza nei confronti dello strumento nella sua versione rudimentale;
- Connettere Scout ad altri strumenti di intelligenza artificiale;
- Aggiungere eventuali funzioni per arricchire l’offerta.
Scout, identificato internamente come ClawPilot, si basa sulla tecnologia agentica resa popolare da OpenClaw, la quale consente di programmare intelligenze artificiali capaci di automatizzare funzioni articolate, una caratteristica che ha reso questi strumenti estremamente popolari, ma che ha anche messo in luce un numero crescente di criticità. L’uso scriteriato degli agenti di IA ha sollevato tali preoccupazioni da spingere Satya Nadella, CEO di Microsoft, a dichiarare lo scorso marzo che la sua azienda non avrebbe mai lanciato strumenti simili, “perché sarebbe percepito come se Microsoft stesse diffondendo un virus”.
Nel giro di pochi mesi, l’atteggiamento della Big Tech sul tema è cambiato radicalmente. Secondo il documento citato da 404 Media, l’obiettivo principale di Microsoft sarebbe ora quello di “ampliare la base degli utenti e costruire un ecosistema di competenze e strumenti che renda le persone dipendenti al suo utilizzo quotidiano”. L’idea è quella di trasformare Scout in un assistente personale pensato per quei lavoratori intellettuali e professionisti che, non essendo particolarmente avvezzi alla tecnologia, preferiscono non occuparsi delle sue meccaniche infrastrutturali, ma concentrarsi esclusivamente sui risultati. L’obiettivo è riuscire finalmente a offrire a dirigenti, finanzieri, avvocati e figure analoghe un segretario digitale capace di gestire in autonomia attività quotidiane come l’organizzazione del calendario e lo smistamento delle email.
Si tratta, di fatto, di ciò che il consumatore medio si aspetta sin dai tempi del lancio di Alexa da parte di Amazon, ma che gli strumenti finora commercializzati non sono mai riusciti a concretizzare. Ammesso e non concesso che Scout riesca nell’impresa in modo agile ed efficiente, resta il problema che un uso inconsapevole degli agenti di IA può rivelarsi potenzialmente pericoloso. Per soddisfare le proprie premesse, questi sistemi devono accedere a una quantità enorme di informazioni presenti sui terminali degli utenti – molte delle quali sensibili, personali o persino assimilabili a segreti aziendali.
Non a caso, l’esplosione della popolarità di OpenClaw si è tradotta in una carenza di Mac Mini, i dispositivi preferiti dagli informatici per consentire ai propri agenti di intelligenza artificiale di operare localmente, senza dipendere dai sistemi cloud gestiti dalle grandi aziende del settore. Un requisito fondamentale per evitare che i dati forniti alla macchina finiscano nelle mani di terzi, aggravando il già critico fenomeno della fuga di informazioni. Anche quando a gestire strumenti simili sono professionisti, si è diffuso il mito secondo cui gli agenti di IA sarebbero in grado di oltrepassare i vincoli imposti dai loro programmatori, compiendo azioni del tutto impreviste – e spesso deleterie. Una narrazione spesso forzata, abbracciata con entusiasmo da chi vuole esaltare le potenzialità dello strumento, ma che dovrebbe invece invitare alla cautela, soprattutto quando i destinatari del prodotto sono soggetti per cui la tecnica resta un mistero quasi mistico.
UE, ok al Chips Act 2: obiettivo aumentare la domanda interna
La Commissione europea ha presentato il Chips Act 2, il nuovo piano per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione nel settore dei semiconduttori. L’obiettivo è sostenere la domanda di chip prodotti in Europa, creando così un mercato di sbocco per l’industria interna. Il piano chiude il cerchio aperto nel 2023 con il primo Chips Act, entrato in vigore per stimolare la capacità produttiva europea. L’UE punta così a ridurre la dipendenza dall’estero.
Albania: migliaia in piazza contro il resort di lusso di Jared Kushner
Migliaia di persone sono scese in piazza in Albania per protestare contro il progetto immobiliare di lusso della società Affinity Partners di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Le proteste, guidate da cittadini e associazioni ambientaliste, sono cominciate verso la fine di maggio, quando sono state erette delle recinzioni sormontate da filo spinato nell’area scelta per il progetto a Zvernec, nel sud dell’Albania, impedendo a residenti e turisti di accedere alla spiaggia. Recentemente, i manifestanti hanno chiesto davanti agli edifici governativi di porre fine al progetto e la protezione dell’area – che fino al 2024 godeva dello status di area protetta – dallo sviluppo edilizio, ma non sono mancati episodi di violenza da parte delle guardie di sicurezza private durante le manifestazioni.
In particolare, le manifestazioni si sono svolte di fronte al cantiere del progetto, ma anche nella capitale Tirana e un’altra protesta è prevista nei pressi di Valona il prossimo 6 giugno. I dimostranti non chiedono solo la protezione di un’importante area naturale, ma anche le dimissioni del primo ministro Edi Rama, favorevole alla costruzione del resort di lusso da parte del miliardario americano con l’intento di fare dell’Albania una destinazione turistica invidiata dagli altri paesi. Un programma che ha incontrato l’opposizione di molti cittadini albanesi, che durante le rimostranze, insieme alla bandiera nazionale, hanno mostrato uno striscione con sopra scritto «La nostra patria non è in vendita». Di fronte al cantiere del progetto si sono registrati anche episodi di violenza dovuti agli scontri tra gli attivisti e le guardie di sicurezza private a protezione del sito: alcuni filmati, infatti, mostrano le guardie aggredire un manifestante e trascinarlo lungo una strada, oltre a minacciare e lanciare sassi e altri oggetti contro gli attivisti che cercavano di rimuovere le recinzioni che delimitano il sito. Il seguito all’accaduto, sono state revocate le licenze a due società di sicurezza privata per abuso delle loro funzioni. Sono stati fermati anche quindici manifestanti, mentre il capo della polizia locale è stato rimosso per la cattiva gestione dei disordini.
L’area del potenziale progetto comprende l’isola disabitata di Sazan, nell’Adriatico, e diverse centinaia di ettari dell’area protetta di Vjosa-Narta, una delicata zona umida costiera che ospita fenicotteri, foche e siti di nidificazione delle tartarughe marine. Il piano – ancora provvisorio – è di trasformare il sito in un resort di lusso che, secondo quanto dichiarato al giornale Politico da Edi Rama, dovrebbe includere 10.000 camere d’albergo. All’inizio del 2026, Kushner ha visitato l’area con la moglie Ivanka Trump. Nel frattempo, è intervenuta nella vicenda anche la procura anticorruzione albanese SPAK che lunedì ha confermato di aver avviato un’indagine riguardo alle modifiche apportate nel 2024 allo status di area protetta del sito naturale. È proprio grazie a tali modifiche, infatti, che l’area può ora essere oggetto di sviluppo turistico. La modifica è stata oggetto di attenzione anche da parte dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), che ha votato a stragrande maggioranza a favore della Mozione 130, “Rafforzamento delle restrizioni contro le infrastrutture turistiche insostenibili”. Il governo albanese ha presentato le modifiche del 2024 come «in linea con i criteri dell’IUCN», ma in realtà contraddicono gli standard internazionali di conservazione.
Da parte sua, Kushner – insieme alla sua società Affinity Partner – non ha rilasciato dichiarazioni sulla questione. Il genero di Donald Trump – proveniente da una famiglia di ebrei ortodossi e noto per le sue posizioni sioniste e per l’influenza esercitata sul presidente degli Stati Uniti – possiede un portafoglio immobiliare separato stimatoin miliardi di dollari. Ricopre inoltre il ruolo di inviato speciale di Trump per la pace ed è coinvolto nei negoziati diplomatici su Gaza, l’Iran e la guerra in Ucraina. Il suo impero commerciale e le sue posizioni politiche hanno sollevato molti dubbi sull’imparzialità dei suoi ruoli all’interno dell’amministrazione Trump. Il suo fondo di private equity Affinity Partners, aperto dopo la fine del primo mandato del Tycoon, fa affari in tutto il mondo, grazie soprattutto a capitali del Golfo, investendo in Israele, in imprese legate ai coloni e all’esercito, ma anche nei Balcani. Già nel 2025 il fondo di Kushner ha dovuto abbandonare un vasto progetto in Serbia in seguito a controversie sorte intorno al programma immobiliare e alle indagini condotte dalle autorità anticorruzione locali. Inoltre, il genero di Trump è stato tra i primi a parlare del valore immobiliare della Striscia di Gaza, prima ancora che lo facesse l’attuale capo della Casa Bianca.
Il commercio e gli investimenti immobiliari paiono essere le stelle polari che guidano le azioni del genero di Trump influenzando anche il presidente statunitense: dall’anno della fondazione, Affinity ha raccolto più di tre miliardi di dollari, tra cui un impegno di due miliardi di dollari dal fondo sovrano dell’Arabia Saudita, che stava per normalizzare le sue relazioni con Israele prima del 7 ottobre 2023. Ora la società sta cercando di sviluppare le sue attività nel Balcani, in particolare in Albania, a dispetto di ogni regola di protezione delle aree naturali, con la complicità del governo albanese.
L’inflazione all’interno dell’area euro ha raggiunto il massimo da tre anni
La crisi energetica continua a erodere il potere d’acquisto degli europei. A maggio, nell’eurozona, l’inflazione annua è stata del 3,2%, registrando il valore più alto dal settembre 2023. Si tratta di un valore medio, che nasconde cioè picchi relativi a determinati beni e servizi, a partire da quelli energetici. Secondo i dati rilasciati ieri da Eurostat, l’ufficio di statistica dell’UE, l’inflazione annua dell’energia è schizzata al 10,9%, alla luce della chiusura dello Stretto di Hormuz e della crisi in Asia Occidentale innescate dalla guerra israelo-statunitense contro l’Iran. In Italia, invece, l’inflazione dovrebbe attestarsi al 3,3%, in aumento dal 2,8% di aprile, con picchi interni del 12% proprio relativi ai costi dell’energia.
Con il raggiungimento del 3,2%, l’inflazione nell’eurozona supera per la seconda volta consecutiva la barriera del 3%, che, secondo i dati Eurostat, non veniva toccata da settembre del 2023, quando l’inflazione si attestò al 4,4%; anche in Italia il dato di maggio è il maggiore degli ultimi tre anni, e rappresenta la prima volta in cui viene sfondata la soglia del 3% da settembre 2023, quando toccò quota 5,6%. Come prevedibile, il dato maggiormente in aumento è quello dell’energia: per quanto riguarda l’eurozona, l’11% di maggio 2026 costituisce il dato più elevato da febbraio 2023, quando l’aumento tendenziale (quello relativo allo stesso mese dell’anno precedente) dell’energia toccò il 13,6%; per l’Italia, invece, i numeri dello scorso mese sono i maggiori da aprile 2023, quando l’energia segnò un aumento del 16,4%. Anche nel caso dell’aumento dei costi dell’energia, per l’eurozona si tratta del secondo mese consecutivo – e della prima volta in oltre tre anni – in cui viene sfondata la barriera del 10%, mentre l’Italia non toccava il 10% da maggio del 2023. L’aumento dei prezzi su base mensile (ossia rispetto al mese precedente), invece, è dello 0,1% per l’eurozona e dello 0,4% per l’Italia. Altri aumenti significativi sono stati registrati per gli alimenti non trasformati (del 4,2% nell’eurozona, e del 5,9% in Italia).
I dati di maggio, insomma, consolidano un generale aumento dei prezzi trainato dai costi dell’energia, tanto in Italia quanto nella zona euro. Già lo scorso aprile, un’analisi Assoutenti, basata sui dati Istat, aveva certificato una eco dei rincari anche nel settore dell’alimentazione, con punte del 21,5% per le melanzane; è l’effetto della guerra israelo-statunitense in Asia Occidentale e del conseguente blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, che sta avendo ripercussioni generali sull’intera economia. La crisi del carburante ha danneggiato anche il settore dell’aviazione, che ha reagito cancellando voli a causa della mancanza di cherosene e ipotizzando possibili ripercussioni sulle programmazioni estive, che risultano ancora in bilico. A guadagnare, piuttosto, sono le cosiddette “Big Oil” – i colossi dell’industria petrolifera – che con l’aumento del prezzo del petrolio sono state al centro di una selvaggia speculazione sul lato finanziario raggiungendo incrementi stellari nelle azioni; assieme a esse, anche le aziende belliche, cresciute grazie al contesto geopolitico instabile; grandi ricavi infine anche per le banche, per le quali la guerra risulta uno dei maggiori ambiti di investimento.










