mercoledì 25 Marzo 2026
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Corea del Sud annullato l’impeachment del presidente Han

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La Corte costituzionale della Corea del Sud ha reintegrato il Primo Ministro Han Duck-soo alla carica di presidente ad interim, annullando il procedimento di impeachment approvato lo scorso 27 dicembre dal parlamento. Han, primo ministro della Corea del Sud, era diventato presidente ad interim il 12 dicembre dopo che il parlamento aveva approvato l’impeachment del presidente Yoon Suk-yeol, che aveva tentato di imporre la legge marziale nel Paese. Era stato poi destituito a sua volta perché non aveva risposto alle richieste dell’opposizione di nominare rapidamente i giudici della Corte Costituzionale mancanti per convalidare l’impeachment contro Yoon.

Ucraina, al via a Riad i colloqui con gli USA per il cessate il fuoco

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Funzionari ucraini e statunitensi si sono incontrati ieri sera in Arabia Saudita per discutere un possibile cessate il fuoco parziale tra Ucraina e Russia. Il vertice si inserisce nel nuovo indirizzo diplomatico voluto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per mettere fine a tre anni di guerra. L’incontro precede i colloqui previsti per oggi, sempre in Arabia Saudita, tra le delegazioni statunitense e russa. Nel frattempo, l’inviato speciale americano Steve Witkoff ha espresso ottimismo sulla possibilità di raggiungere una soluzione per porre fine al conflitto. La scorsa settimana, il presidente russo Vladimir Putin ha accettato la proposta di Trump di fermare per 30 giorni gli attacchi alle infrastrutture energetiche di entrambi i Paesi. Tuttavia, il possibile cessate il fuoco sarebbe stato compromesso da reciproci attacchi, denunciati sia da Kiev che da Mosca.

All’inizio degli incontri, tenutesi ieri a Riyad, il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov ha annunciato che la delegazione del Paese, guidata da lui in persona, avrebbe implementato «la direttiva del Presidente dell’Ucraina per avvicinare una pace giusta e rafforzare la sicurezza». Al vertice si sarebbe dovuto parlare di una proposta per il raggiungimento di un cessate il fuoco, anche solo parziale, che escludesse dai combattimenti «le strutture energetiche e le infrastrutture critiche». Al termine del vertice, Umerov ha detto che la conversazione con la controparte statunitense, guidata da Steve Witkoff, è stata «produttiva e mirata» e che si è parlato di «temi chiave, tra cui quello dell’energia». Anche Witkoff si è mostrato soddisfatto dei colloqui. Prima dell’incontro, l’inviato speciale statunitense aveva rilasciato un’intervista a Fox News in cui affermava che i colloqui di questi giorni potrebbero portare a una svolta e mettere sul piatto la possibilità di un cessate il fuoco navale nel Mar Nero, a cui farne seguire uno generalizzato. Witkoff, inoltre, ha bocciato la proposta di inviare delle forze di pace europee a guida britannica e francese, sottolineando che «Putin non vuole invadere l’Europa».

L’incontro tra Steve Witkoff e Rustem Umerov ha preceduto quellio di oggi, che si terrà sempre a Riad, dove le delegazioni russe e ucraine si incontreranno separatamente con quella statunitense. Il contenuto preciso dell’agenda odierna non è noto, ma anche l’agenzia di stampa russa TASS, riprendendo le dichiarazioni della Casa Bianca, cita un possibile negoziato per un cessate il fuoco sul Mar Nero. Nelle ultime settimane, le trattative per un cessate il fuoco si sono fatte sempre più serrate. Il 18 marzo, dopo una telefonata di oltre due ore, Donald Trump e Vladimir Putin si sono accordati per implementare un cessate il fuoco parziale che coinvolgesse le infrastrutture energetiche, proposta verso cui Volodymyr Zelensky si è mostrato parzialmente aperto. Entrambi i Paesi, tuttavia, continuano a denunciare reciproci attacchi alle infrastrutture energetiche, accusandosi l’un l’altro di violare la tregua ancora informale.

In generale, l’Ucraina sostiene che la Russia starebbe intensificando gli attacchi sul Paese — e non solo quelli contro le infrastrutture energetiche —, sottolineando l’importanza di raggiungere un cessate il fuoco il più rapidamente possibile. «Solo questa settimana, più di 1.580 bombe aeree guidate, quasi 1.100 droni d’attacco e 15 missili di vario tipo sono stati usati contro il nostro popolo», ha detto Volodymyr Zelensky. «Sono necessarie nuove soluzioni, con nuove pressioni su Mosca per fermare sia questi attacchi che questa guerra». Anche la Russia denuncia attacchi ucraini: il Ministero della Difesa russo ha affermato che, ieri notte, le sue forze hanno «distrutto e intercettato» 59 droni ucraini diretti verso le regioni di Rostov e Astrakhan.

[di Dario Lucisano]

Canada: elezioni anticipate al 28 aprile

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Il nuovo primo ministro canadese, Mark Carney, ha indetto elezioni anticipate, fissando la data della prossima chiamata alle urne al 28 aprile. Carney è premier dallo scorso 9 marzo, quando è succeduto al dimissionario Justin Trudeau, vincendo le primarie del partito. In Canada, le elezioni erano previste per ottobre, ma, viste le dimissioni di Trudeau, era attesa una chiamata alle urne da parte del suo successore. Carney correrà per il Partito Liberale e si scontrerà con Pierre Poilievre, leader dei Conservatori.

Gaza, dal 7 ottobre 50.000 uccisi confermati

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A Gaza, a partire dal 7 ottobre, il numero di persone uccise confermate ha superato i 50.000 individui. A dirlo è il ministero della Sanità di Gaza, anche se l’ufficio media governativo parla di almeno 61.700 persone uccise, contando i dispersi tra le macerie. La conta delle vittime non considera tutti coloro che sono stati uccisi indirettamente. Nel frattempo, continuano i bombardamenti in tutta la Striscia. Solo nelle ultime 24 ore, Israele ha ucciso almeno 35 persone, tra cui un importante membro del gabinetto politico di Hamas.

Papa Francesco è stato dimesso dall’ospedale Gemelli

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Papa Francesco è stato dimesso dall’ospedale Gemelli di Roma dopo un ricovero di cinque settimane per curare una polmonite. Dopo aver lasciato l’ospedale, il pontefice ha fatto la sua prima apparizione pubblica dal 14 febbraio, affacciandosi da una finestra del policlinico, sotto cui era presente una folla di migliaia di persone. Papa Francesco dovrà ora rispettare un periodo di convalescenza di almeno due mesi, durante il quale, almeno nell’immediato, non potrà incontrare persone. Trascorrerà questo periodo presso la sua residenza a Santa Marta, dove sta per essere trasferito.

Napoli: cariche contro il corteo che chiedeva la messa in sicurezza del territorio

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Napoli non si Lega. E non è una passerella elettorale, tantomeno in un periodo così delicato, con l’attività sismica a scuotere la popolazione nell’assenza delle istituzioni. Questo il messaggio lanciato venerdì tra le strade di Bagnoli, quartiere partenopeo nel cuore dei Campi Flegrei, da più di mille cittadini in corteo. Tanta rabbia, acuita dalla presenza in città di Matteo Salvini, Giuseppe Valditara e Matteo Piantedosi, ministri di un governo accusato, in linea coi suoi predecessori, di non mettere in campo delle misure efficaci e strutturali per la messa in sicurezza del territorio flegreo. Di fronte, i cittadini, partiti da piazza Bagnoli, si sono trovati decine di agenti in tenuta antisommossa schieratisi a metà di via Coroglio, a qualche centinaia di metri dalla Città della Scienza. Qui era in programma un’iniziativa sulla “vera sicurezza” – quella dal volto della repressione, scalfita nel ddl 1660 in via di approvazione – organizzata dai tre ministri della Lega con l’orizzonte delle elezioni regionali. Alla richiesta di arrivare a presentare le proprie istanze agli esponenti del governo, la polizia ha risposto caricando il corteo.

«I soldi per le case si devono trovare tagliando la spesa militare», ripete il presidio che in piazza Bagnoli si sta per trasformare in corteo diretto a Città della Scienza. In prima fila ci sono i cuscini tenuti alti dai residenti, simbolo di un sonno perduto a causa delle recenti scosse di terremoto; sotto viene mostrato uno striscione eloquente: «La vostra sicurezza è solo repressione: 800 miliardi per la guerra, per i territori nessuna prevenzione». La città è blindata dalle forze dell’ordine. Tre camionette attendono i manifestanti, altre macchine e uomini circondano la piazza e presidiano le vie secondarie. Negli interventi che si susseguono prima e durante il corteo rabbia e perplessità sono i denominatori comuni: dubbi su vie di fuga e imbottigliamenti, risorse stanziate, aree immense come l’ex base NATO o la Mostra d’Oltremare non adibite a presidio fisso e organizzato per l’accoglienza dei cittadini in caso di terremoto, con punti di raccolta e di ristoro comprensivi di posti letto, cibo, personale medico e accesso a bagni e docce. Quando nel cuore della notte del 13 marzo scorso la terra ha tremato registrando una magnitudo di 4.6 centinaia di residenti si sono riversati in strada, giungendo ai cancelli dell’ex base NATO. Questi ultimi sono stati forzati dai cittadini che dopo aver superato le resistenze delle forze dell’ordine hanno dormito in macchina all’interno dell’area.

A dieci giorni dal terremoto più forte degli ultimi 40 anni non sono state evase tutte le richieste di sopralluogo di agibilità e rilievo dei danni; i residenti – 400 dei quali sgomberati – sono stati costretti a scegliere tra due tendopoli di fortuna (un eufemismo viste le denunce di chi ha dormito su delle sedie) e soluzioni abitative da pagare di tasca propria. I cittadini scesi in piazza questo venerdì chiedevano inoltre sostegni economici per chi ha perso o sta perdendo il lavoro, blocco dei mutui e degli affitti per gli sfollati, stop alla cementificazione ai Campi Flegrei – un supervulcano dal diametro di 15-18 km. Tutte queste richieste sono la sintesi di assemblee popolari svolte durante l’occupazione della decima municipalità napoletana, avvenuta a seguito dell’ultima forte scossa di terremoto. Il comitato cittadino che ne è nato intendeva portare tali richieste all’attenzione del governo e quindi dei tre ministri presenti in città. Quando la polizia ha creato un cordone con camionette e uomini in tenuta antisommossa sono scoppiate le tensioni coi manifestanti: al loro lancio di uova e al tentativo di superare il blocco, gli agenti hanno risposto coi manganelli. Dal corteo si è staccata una delegazione diretta alla Città della Scienza per chiedere un provvedimento straordinario per i Campi Flegrei. I cittadini hanno così ottenuto un incontro con il governo durante il quale chiederanno la realizzazione di un decreto-legge ad hoc.

[testo di Salvatore Toscano, foto e video di Antonio De Falco]

Turchia, confermato l’arresto di Imamoglu

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Il tribunale penale di Istanbul ha confermato l’arresto di Ekrem İmamoğlu, sindaco della città e principale rivale politico di Erdogan. İmamoğlu era stato preso in custodia lo scorso mercoledì ed è accusato nell’ambito di due indagini separate: la prima riguarda presunti episodi di corruzione legati all’assegnazione di gare d’appalto da parte del Comune, mentre la seconda riguarda il suo presunto favoreggiamento e aiuto al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che la Turchia considera un’organizzazione terrorista. Il tribunale lo ha arrestato nell’ambito dell’indagine per corruzione.

“Io sono la tua ombra, tu colui che mi crea”, una poesia di Ricarda Huch (1864-1947)

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Io sono la tua ombra, tu colui che mi crea,
Tu mi dai forma e misura e movimento.
Con te soltanto posso alzarmi e sdraiarmi,
Sono la tua creatura, tu la mia forza e volontà.

A te sono appoggiata, nella tua presa,
Come chi incatenato non muove il piede.
A ciò che tu mi fai, io non mi oppongo,
Per la vita e la morte al tuo comando.

Eppure sono tua, e anche tu appartieni alla Tua.
Non mi puoi sfuggire, ti riprenderei,
Non mi puoi cacciare, verrei riscelta.

Finché sole e stelle ti illuminano,
Ai tuoi piedi vedrai, incolume,
La tua amata, nata per te, da te.

Questa poesia oscilla tra l’ombra e l’automa, tra il sogno romantico di un doppio in cui, con timore, ci riconosciamo e verso cui manifestiamo attrazione e il sogno novecentesco che punta  verso l’artificio:  la duplicazione di una coscienza sfuggente in identità senza contorni,  genesi di ogni fantascienza.

L’Ombra, nel senso di Jung, è forza interiore di cui non sappiamo i veri contorni,  che non si può cacciare perché è lei che ci ispira a guardarci dentro con la stessa intenzione che ammira ciò che è fuori da noi, come il sole e le stelle. L’ Ombra dunque ci appartiene, è anche linguaggio del nostro Sé, di un amore che si riflette e nello stesso tempo si espande.

Ricarda Huch vive, nella visione artistica, il sogno romantico che ha origine nell’incubo di Frankenstein ma lo trasfigura in una speciale filosofia della natura, dove il mondo esterno è il mondo del non-io, della natura appunto come veste esteriore dello spirito. Ma uno spirito-macchina che non si oppone ai comandi,  in un determinismo che sembra aver cancellato tutti i sogni possibili, perché ogni mito viene sovrastato dal destino già segnato.  

Il mito delle antiche divinità discende tuttavia  nel quotidiano, si fa esperienza:  «eravamo su quel ponte,/il mio amore ed io da soli» dice Huch in un’altra poesia.

In gioco è il ‘tu’ della poesia che soltanto in superficie prende vita come entità esterna ma che in realtà sta nella fonte stessa della creazione estetica: tu ed io siamo due facce della stessa medaglia:  io, poetessa immaginifica, sto «ai tuoi piedi», sono «la tua amata, nata per te, da te».

Sullo sfondo agisce potente il desiderio, quella “Sehnsucht”  di cui canta altrove Ricarda, come tensione verso l’irraggiungibile, lo speciale Eros romantico che unisce immaginario e passione, perdita e piacere.  

[di Gian Paolo Caprettini]

”Una piazza per l’Europa”: il manifesto neocoloniale dei turbo-europeisti

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Ciò che è accaduto in Italia il 15 marzo durante la manifestazione «Una piazza per l’Europa» ha dell’incredibile. E non per le posizioni e le idee che sono state portate avanti e difese in questa piazza che ha raccolto e riunito la gente più disparata, all’insegna del caos e della confusione. Ma per il modo in cui è stato fatto. Questa manifestazione passerà alla storia come una delle più grandi mistificazioni del XXI secolo. Ma procediamo con ordine. Non appena Ursula Von Der Leyen lancia il suo piano da ottocento miliardi di euro per riarmare l’Europa, piano che è stato approvato dal parlamento europeo, il giornalista Michele Serra lancia un appello dalle pagine di Repubblica. E chiede alla gente di scendere in piazza e manifestare in favore dell’Europa. Non l’Europa del riarmo, precisa, ma un’Europa che unisca genti, partiti e persone che hanno idee e posizioni diverse, ma che condividono l’amore per la pace, la democrazia, la civiltà occidentale che l’Unione Europea incarna e protegge. 

Valori e idee giuste, almeno sulla carta, e che hanno attratto un numero discreto di persone convinte di difendere la pace, la democrazia e la giustizia. E che invece si sono ritrovate in una piazza che ha messo in campo, attraverso i suoi oratori di rilievo, una vera e propria propaganda bellicista. Meritano di essere analizzati tutti gli espedienti retorici, le manipolazioni verbali e i trucchi linguistici adoperati e messi in scena, iniziando proprio dal discorso di Michele Serra, l’organizzatore e il promotore di quest’evento.

Mentre celebra l’Europa che accoglie i migranti che scappano da fame, guerra e miseria, senza mai domandarsi come e perché il resto del mondo sia un cimitero di fame, carestia e miseria, e che ruolo abbia avuto in tutto ciò la nostra bella Europa, Serra lancia la sua frecciata «a noi europei, viziati da 80 anni di pace».

Ecco allora che la pace diventa un vizio. Una debolezza. La pace ci ha viziati, ci ha reso deboli, inermi e imbelli. La pace ingiusta, sarà questo il leitmotiv della manifestazione, è una colpa. Gli fa subito eco Gianrico Carofiglio, autore, ironia della sorte, di un saggio La manomissione delle parole, e che le parole le manomette, le plasma, le piega per portare acqua al mulino del riarmo. Non a caso Carofiglio cita e riprende il celebre discorso di Winston Churchill alla Camera dei Comuni il 4 giugno 1940. Siamo nel pieno della seconda guerra mondiale e non è casuale la scelta di rievocare, attraverso il discorso di Churchill, lo spettro della minaccia nazista, dopo aver tanto faticosamente cercato di accostare la figura di Putin a quella di Hitler. Accostamento che sposta e alza l’asticella del conflitto contro la Russia da guerra contro l’espansionismo di un paese nemico a scontro ideologico, morale, assoluto. Ed eccolo qui il discorso di Carofiglio che riprende Churchill: «Noi combatteremo in tutti i posti. Combatteremo con le armi micidiali dell’intelligenza, dell’umanità e della pace. Combatteremo. Combatteremo senza arrenderci mai».

L’intelligenza, l’umanità e la pace diventano «armi», armi da impugnare, imbracciare e sollevare. Perfino la parola pace che dovrebbe essere sinonimo di unione, di pacificazione, di comunione viene unita alla parola «armi», per giustificare, normalizzare e assegnare una valenza positiva a una parola che di buono e di positivo non avrebbe nulla. Accostare la parola armi a parole come intelligenza, umanità e pace è una manipolazione linguistica e retorica non dissimile dall’uso di ossimori come «missili intelligenti» o «guerra giusta». Ma nel discorso di Carofiglio è quel «combattiamo» ripetuto più e più volte, che risuona come un leitmotiv, come un ritornello, a dominare e a imprimersi nella mente dell’ascoltatore. 

«Dobbiamo distinguere tra pace e pacifisti», specifica e puntualizza Roberto Vecchioni, anche lui sceso in piazza e chiamato per dare lustro e sostegno a questa Nuova Europa. «Non si può accettare qualsiasi pace. I veri pacifisti siamo noi». E poi, dato che dall’alto dei suoi ottant’anni non può più contribuire alla causa, si rivolge direttamente ai giovani, a coloro che a dispetto di tutti i Serra e i Galimberti, gli Augias e i Vecchioni saranno chiamati a dare il loro contributo di carne e sangue per difendere la democrazia d’Europa. «Ai giovani dico, siete voi che dovete rimediare alle cazzate che abbiamo fatto noi».

Ma come persuadere i giovani a immolarsi, i soldati a sacrificarsi, come giustificare agli occhi della gente 800 miliardi di debito in favore del riarmo? A tal proposito ci ha pensato Fabrizio Bentivoglio, attore e regista, che ha letto e recitato sul palco il discorso di Pericle al popolo ateniese. Un discorso che sembra parlare di libertà, felicità e giustizia e celebrare la democrazia. «Qui ad Atene noi facciamo così…  Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi. (…) Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore». 

Ciò che è stato sottaciuto è il contesto in cui venne pronunciato tale piccolo capolavoro di retorica. Pericle pronunciò questo discorso come elogio funebre dei caduti durante la guerra del Peloponneso. Questo discorso era parte del «funerale pubblico» per i caduti di guerra. E questo discorso che hanno voluto citare, non si capisce bene il perché, se per ignoranza, stupidità o malafede, è di cattivissimo auspicio. Perché Atene uscì distrutta da questa guerra. Annientata. La guerra del Peloponneso cambiò radicalmente il volto dell’Antica Grecia. Questo gigantesco conflitto che causò perdite devastanti dal punto di vista umano ed economico, segnò letteralmente la «fine del secolo d’oro della civiltà ellenica». 

Merita una riflessione la frase: «qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia». Parole pronunciate in una città, l’Atene di Pericle, che era un’oligarchia. Altro che democrazia, non come la intendiamo o dovremmo intenderla oggi. Non è questa l’Atene che si dovrebbe prendere e invocare a modello. Vedere la folla applaudire al modello di «civiltà» incarnata dall’Atene di Pericle è stato sconcertante.

Nessuno qui vuole negare che la Grecia classica sia stata la culla della cultura occidentale. L’arte, la filosofia, il teatro hanno un debito fortissimo nei confronti dell’Antica Grecia. Ma per quanto riguarda la politica estera il mondo greco non aveva nulla di ideale, come del resto nessun altra civiltà del mondo antico. Conquistare, sottomettere, espandere la propria egemonia su altre terre, erano i valori che dominavano il mondo antico e facevano «grande» una città, una polis, un impero. Questa era in sostanza l’Atene di Pericle. E Pericle stesso era sì un grande oratore, ma era un uomo, figlio del suo tempo e di una mentalità, che l’Europa dovrebbe ripudiare. 

Europa che oltre a promuovere il riarmo e la belligeranza, sempre in nome della sicurezza e della difesa ben inteso, come del resto ha fatto ogni singolo paese o impero che ha attaccato e dichiarato guerra per «proteggersi» e difendersi dagli invasori, dai nemici della patria, da chiunque minacciasse i propri interessi nazionali… comunque questa Europa, per la quale la gente è scesa in piazza, è anche tornata ad essere l’Europa della superiorità morale, civile e intellettuale indiscussa. 

L’intervento di Vecchioni a ”Una piazza per l’Europa”

Ci ha pensato Roberto Vecchioni con un altro discorso teso a sottolineare la superiorità culturale europea rispetto alla barbarie del mondo non occidentale. «Adesso chiudete gli occhi per un momento,» dice alla folla, «e pensate ai nomi che vi dico: Socrate, Spinoza, Cartesio, Hegel, Marx, Shakespeare, Cervantes, Pirandello, Manzoni, Leopardi. Ma gli altri le hanno queste cose?» 

Questa bella carrellata di grandi filosofi e pensatori del mondo occidentale si chiude con l’emblematica domanda: gli altri le hanno queste cose? E chi sarebbero gli altri? Chi sono nella fattispecie? I barbari naturalmente, gli incivili, i non europei, quei popoli che non conoscono né cultura né umanità né democrazia. 

E allora, per rispondere a Vecchioni, io vi dico Dostoevskij, Puskin, Tolstoj e Gogol… Vi dico Gibran, Mishima, Allende, Tagore. Vi dico che la cultura non ha nazionalità, confini, limiti o barriere. Vi dico che i miei migliori amici sono stati russi, cinesi, giapponesi, americani, coreani. Non amo particolarmente gli USA, ma la mia adolescenza non sarebbe stata la stessa senza Hemingway. E allora vi dico Steinbeck, Faulkner, Edgar Allan Poe e ci metto anche Philip Roth! 

Vi dico che l’arte non divide ma unisce, non separa ma avvicina, non si scontra ma «incontra». Perché la cultura non è una gara, non è primato, podio o conquista. Le emozioni non hanno bisogno di salire su un podio, non fanno distinzioni tra «noi» e «loro». Non c’è verità che un cuore, da qui all’altro capo del mondo, non senta. E infine vi dico un’ultima cosa: vi dico che ho trovato imbarazzante tutto questo! Perché il discorso di Vecchioni ci ha fatto tornare indietro di due secoli. Nell’Europa del Colonialismo, del «noi», i migliori, i più perfetti, gli unici detentori di bellezza, verità, e cultura, e gli «altri». E strumentalizzare la letteratura per far passare questo messaggio, significa non averne capito nulla, perché i libri, come le canzoni, sono sempre stati ponti e finestre e non muri.

Ma niente di tutto questo è avvenuto in questa piazza in favore dell’Europa, che anziché rivendicare la costruzione di un’Europa libera, pacifica, orgogliosa delle proprie radici ma anche aperta all’Altro, ha soltanto riattizzato la fiamma dei vecchi nazionalismi, riportato in auge violenti suprematismi e militarizzato la cultura. E gabbato coloro che credendo di aderire a una manifestazione per la pace e che sventolavano inutilmente la bandiera della pace, hanno assistito e sono stati testimoni e vittima di una becera e non tanto sottile propaganda di guerra.

[di Guendalina Middei, in arte Professor X]

Maltempo in Italia, scatta l’allerta in 4 regioni

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Oggi torna il maltempo in Italia con forti temporali. Le criticità maggiori si riscontrano in Toscana, dove a nord è scattata l’allerta arancione e molte scuole sono rimaste chiuse, mentre nel Lazio, in Umbria e in Emilia Romagna c’è l’allerta gialla. Una donna è stata travolta da una frana nel comune di Vinci (Firenze), rimanendo ferita, mentre nel capoluogo è stato Attivato il Centro operativo comunale (Coc) nella sede della protezione civile. La Prefettura ha confermato 91 evacuazioni preventive, 70 a Marradi e 21 a Vaglia. Anche il Comune di Bologna ha aperto in via precauzionale il Centro Operativo Comunale per monitorare la situazione.