lunedì 5 Gennaio 2026
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Quello che sappiamo sui droni ucraini “sopra casa di Putin”

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Dopo il vertice di Mar-a-Lago tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, il Cremlino ha accusato Kiev di aver tentato, nella notte tra il 28 e il 29 dicembre, un attacco contro la cosiddetta “residenza dorata” di Vladimir Putin che si trova vicino alla città di Valdai, nella regione di Novgorod. Secondo Mosca, l’azione sarebbe stata condotta con 91 droni a lunga gittata, intercettati e neutralizzati dalla difesa aerea russa prima di raggiungere l’obiettivo. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha parlato apertamente di “terrorismo di Stato”, annunciando un irrigidimento della posizione negoziale russa, pur ribadendo la volontà di non interrompere i colloqui con gli Stati Uniti. Da Kiev è arrivata una netta smentita: Zelensky ha definito l’intera vicenda una “completa invenzione”, accusando Mosca di cercare un pretesto per sabotare il dialogo diplomatico.

Informato da Putin in una telefonata, Trump si è detto “molto arrabbiato” per l’episodio e ha promesso di “scoprire la verità”. Come prova dell’incidente, il ministero della Difesa russo ha diffuso un video che mostrerebbe un drone abbattuto, adagiato nella neve in un’area boschiva di notte, identificato come un modello ricognitivo e d’attacco ucraino Chaklun-V, modificato e dotato, a detta di un militare intervistato, di una testata esplosiva. Le autorità russe sostengono che i dati di navigazione mostrino una traiettoria verso l’abitazione di Putin, conclusioni già trasmesse all’addetto militare statunitense a Mosca. Sul piano tecnico, la ricostruzione resta, però, controversa: la direzione di volo non basta a stabilire il bersaglio, poiché gli UAV possono seguire waypoint intermedi, correggere la rotta automaticamente e deviare per eludere le difese. Senza riscontri indipendenti il nesso tra rotta e obiettivo finale rimane non dimostrato.

A complicare la situazione, arrivano le indiscrezioni dell’intelligence statunitense. Secondo un funzionario americano citato da The Wall Street Journal, la CIA non ritiene che l’Ucraina abbia preso di mira la residenza presidenziale ma che l’obiettivo reale fosse un centro di comando delle forze nucleari russe. Secondo il giornalista freelance ed ex collaboratore BBC Leonid Ragozin la versione della CIA sarebbe «coerente» con quanto dichiarato dall’ex consigliere ucraino Oleksiy Arestovych. Ragozin avverte che se il target era nucleare, ciò non renderebbe «la situazione meno pericolosa, anzi di più», spingendo verso «una guerra globale», in quanto come ricorda Arestovych, la dottrina nucleare russa autorizzerebbe una «risposta nucleare». Posizione condivisa anche dall’analista Scott Ritter, secondo cui «non vi è dubbio che la Russia possieda informazioni di intelligence incontrovertibili» sull’attacco ucraino. La lettura dell’intelligence USA ha alimentato la frattura tra la narrazione russa e quella occidentale. Secondo l’Institute for the Study of War, quando gli attacchi ucraini sono reali emergono di norma riscontri incrociati, che nel caso di Valdai finora mancano. Media indipendenti riferiscono che i residenti dell’area non avrebbero udito né esplosioni né l’attivazione delle difese aeree e ricordano che le residenze di Vladimir Putin sono tra i siti più protetti del Paese, rendendo poco plausibile un via libera ucraino a un’operazione di questo tipo. Anche il numero di droni indicato appare incoerente con un attacco contro un obiettivo così fortificato.

Dall’altra parte, a rafforzare la tesi russa contribuisce il contesto generale del conflitto, segnato da un impiego sempre più esteso dei droni da parte di entrambi i contendenti. L’Ucraina ha più volte utilizzato UAV non solo per attività di ricognizione, ma anche per colpire in profondità obiettivi militari e logistici sul territorio russo, dalle basi aeree ai depositi di munizioni, rendendo plausibile, sul piano operativo, un’azione anche nella regione di Novgorod. Un esempio significativo di questa capacità è l’Operation Spiderweb: un attacco coordinato con 117 droni avvenuto il 1° giugno 2025 contro basi aeree russe in diverse regioni del Paese, che ha portato a danni documentati su numerosi velivoli e strutture di difesa.

Se Kiev ha respinto ogni accusa e varie intelligence occidentali, a partire da quella francese, hanno segnalato l’assenza di prove a sostegno della versione di Mosca, l’Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha parlato di una «deliberata distrazione» mirata a «ostacolare i reali progressi verso la pace». Una lettura condivisa da diversi media, che definiscono le affermazioni russe infondate, non verificate o strumentali; alcune testate italiane, come Open e HuffPost, arrivano a ipotizzare apertamente una false flag. Le stesse testate, però, in passato hanno accreditato con leggerezza molteplici notizie poi rivelatesi false su presunte incursioni di droni russi, avvistati persino in Italia, evidenziando così il consueto doppiopesismo informativo.

Cortina ’26: la lunga scia di inchieste giudiziarie che accompagna le Olimpiadi Invernali

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L’organizzazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 sta procedendo parallelamente a una fitta rete di inchieste giudiziarie che ne stanno scandagliando vulnerabilità e buchi neri, facendo scattare allarmi che evidenziano come trasparenza e legalità siano costantemente sotto pressione. Sono diverse le Procure della Repubblica impegnate nelle indagini su un ventaglio di presunti illeciti che spazia dalla corruzione per l’affidamento dei servizi digitali alla turbativa d’asta, dalle infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri fino a ipotizzati casi di ...

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Gli USA riducono dazi su alcuni marchi pasta italiana

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In un comunicato la Farnesina ha fatto sapere che gli Stati Uniti hanno deciso di ridurre i dazi antidumping (pratica commerciale di esportazione a costi inferiori rispetto a quelli di mercato) su alcuni marchi di pasta italiana, in arrivo nel gennaio del 2026. Dal 91,74% imposto inizialmente (che, sommato al 15% già esistente sui prodotti europei, avrebbe portato la tassazione totale quasi al 107%), si è scesi al 2,26% per la Molisana, al 13,98% per la Garofalo e al 9,09% per altri 11 produttori (cifre cui si aggiunge il 15% già citato).

Media russi: drone ucraino su hotel nel Kherson, 24 morti

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Almeno 24 persone sono state uccise e oltre 50 sono rimaste ferite, tra cui cinque minori in un attacco con drone a un bar e un hotel nell’insediamento di Khorly, regione di Kherson, la notte di Capodanno, secondo quanto dichiarato dal governatore russo Vladimir Saldo. Sul fronte opposto, la città di Lutsk, nell’Ucraina nord-occidentale, è stata attaccata da droni russi ed è scoppiato un incendio in città.

Amsterdam, chiesa in fiamme: crolla campanile, case evacuate

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Un vasto incendio ha devastato la chiesa della Vondelkerk ad Amsterdam nella notte, provocando il completo crollo del campanile. Le fiamme, sviluppatesi dopo la mezzanotte per cause ancora ignote, non erano state domate nemmeno alle 2.30, quando è stato ritenuto necessario dichiarare un’emergenza regionale. Diverse decine di abitazioni sono state evacuate e l’intera area circostante è stata chiusa al traffico. I vigili del fuoco, impossibilitati a entrare nell’edificio per il rischio di crolli, stanno operando dall’esterno utilizzando l’acqua del vicino Vondelpark. Secondo le autorità, la storica chiesa di 154 anni non può essere salvata.

I dieci articoli che raccontano al meglio il 2025

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10 articoli 2025

È stato un anno di guerre, di rivolte e di speranze: alcune infrante, altre che hanno appena iniziato ad attecchire nelle nuove generazioni, che siano ragazzi italiani, europei nordafricani o asiatici, per nulla d’accordo con il futuro che è stato disegnato per loro. Ma è stato anche l’anno in cui, a livello globale, tra mille dubbi e incertezze, ha iniziato a disegnarsi un nuovo mondo multipolare, che vede la luce tra i rigurgiti di violenza di chi non vuole cedere il proprio predominio. In Italia è stato l’anno dell’entrata in vigore del Decreto Sicurezza, sul quale ora la Corte Costituzionale dovrà decidere se l’ennesima compressione delle libertà individuali sia in linea con i principi della nostra Costituzione oppure, no, delle morti sul lavoro in crescita e della corruzione che non conosce argine.

Come ogni anno, noi de L’Indipendente abbiamo provato a raccontarvi cosa accadeva facendo il nostro lavoro di giornalisti che non rispondono a nessun potere o interesse, se non quello dei nostri lettori. Con questi dieci articoli cerchiamo di restituirvi una fotografia vivida, per quanto parziale, di ciò che è successo nell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle.

La rivolta della Generazione Z

Un’ondata di rivolte ha colpito le istituzioni politiche ed economiche di vari Paesi sparsi per il globo, dal Nepal alla Mongolia. Tutte hanno un tratto in comune: coloro che vi hanno preso parte sono per la maggior parte appartenenti alla cosiddetta Generazione Z, ovvero quella dei nati tra il 1997 e il 2012. Le analisi condotte dai media hanno bollato questi eventi come proteste contro la corruzione o la repressione poliziesca, senza sforzarsi di comprendere a fondo il fenomeno e tracciare le similitudini. Molte di queste lotte sono infatti animate da una coscienza politica profonda e vedono tra i promotori movimenti che contestano apertamente le disparità economico-sociali.

La rivolta della Generazione Z

La Cassazione “boccia” il decreto Sicurezza

La Cassazione ha inferto un colpo durissimo al decreto Sicurezza del governo Meloni. In un report di 129 pagine – la Relazione n. 33, pubblicata il 23 giugno 2025 – l’Ufficio del Massimario della Suprema Corte ha infatti formulato una lunga serie di rilievi sul metodo e sul merito del provvedimento, delineando possibili profili di incostituzionalità e disomogeneità nei suoi articoli, tanto dirimenti da poter costituire base per ricorsi alla Corte costituzionale. Sebbene non si tratti di un documento vincolante, l’autorevolezza della fonte lo rende certamente una pietra miliare nell’attuale dibattito giuridico e politico.

La Cassazione boccia il decreto sicurezza: “Possibili profili di incostituzionalità”

Gaza, la tregua farsa

Da quando è iniziato il cessate il fuoco a Gaza, il 10 ottobre scorso, Israele ha compiuto 497 attacchi, violando la tregua e uccidendo almeno 342 palestinesi. È quanto afferma l’Ufficio Stampa del governo di Gaza, che ricorda come questi atti costituiscano una violazione delle norme del diritto internazionale e umanitario. Israele insiste  nell’attribuire la colpa dei suoi attacchi a presunte violazioni di Hamas, che avrebbe attaccato i soldati israeliani nella Striscia o attraversato la cosiddetta “Linea Gialla”, la linea di demarcazione dietro la quale i soldati israeliani dovrebbero rimanere stazionati. Hamas ha negato che tali violazioni siano mai accadute.

Gaza, la tregua farsa: Israele ha attaccato 497 volte uccidendo 342 palestinesi

Le bugie dell’industria sull’agricoltura biologica

L’affermazione estremamente diffusa, «L’agricoltura biologica non sfamerà il mondo», rappresenta in realtà un’affermazione priva di fondamento e dati scientifici. Viene diffusa per lo più da produttori, distributori e commercianti aderenti alla Grande Distribuzione Organizzata e al modello di agricoltura e allevamento intensivo industriale. Vi sono tante evidenze che dimostrano esattamente il contrario, ovvero che un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, di piccola scala, sia più produttiva e sostenibile di una massiva di larga scala.

Le bugie dell’industria alimentare sull’agricoltura biologica

Cronache dall’oblio: 9 guerre di cui non si parla

Non è il numero di bombe e purtroppo nemmeno il numero delle vittime a misurare la “vicinanza” di una guerra, ma la presenza – o meno – di notizie ed analisi nelle cronache quotidiane. Oggi che la guerra è tornata alle porte del Vecchio continente e che Israele porta avanti indisturbato il proprio piano genocidiario, senza più nemmeno nascondere la volontà di appropriarsi di terre che non gli appartengono, noi occidentali riusciamo comunque a vivere la nostra quotidianità senza grossi problemi. I pochi “fastidi” arrivano da chi queste guerre ce le ricorda, da chi scende in strada a manifestare per dissociarsi da ciò che accade e perché il proprio governo prenda posizione, da chi ha avuto il coraggio di rischiare tutto, imbarcandosi sulla Global Sumud Flotilla solo per l’idea di un futuro migliore e più umano.

Cronache dall’oblio: 9 guerre invisibili di cui non si parla

Rosignano Solvay: ostaggio dell’industria chimica

Rosignano Solvay non è soltanto una frazione del Comune di Rosignano Marittimo, un Comune in provincia di Livorno. È un paese nato interamente attorno al suo stabilimento chimico, al punto da portarne il marchio fin nel toponimo. Oggi conta circa 20 mila abitanti, ma la sua storia comincia nel 1912, quando prende forma il polo industriale fondato dai fratelli belgi Ernest e Alfred Solvay. La costruzione dello stabilimento segna l’inizio dello sviluppo urbano: le prime edificazioni sono le ville dirigenziali, affacciate sull’ingresso della fabbrica, seguite dal quartiere operaio, situato sul lato mare della ferrovia Livorno-Vada-Cecina.

Rosignano Solvay: la città ostaggio dell’industria chimica

Italia: una morte sul lavoro ogni 6 ore

Dal 1° gennaio al 4 agosto 2025, in Italia sono morti 873 lavoratori, di cui 621 sul posto di lavoro, con una media di una morte ogni 6 ore. Lo ha attestato l’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro nel suo ultimo report, rendendo noto che si tratta dei numeri più alti registrati nei 18 anni di esistenza dell’ente. Tra le vittime, oltre il 30% ha più di 60 anni (di cui il 17% oltre 70) e il 32% è costituito da stranieri. Le categorie più colpite includono i lavoratori agricoli, gli autotrasportatori, e chi soffre per stress da superlavoro.

Da inizio 2025 in Italia ci sono state 873 morti sul lavoro, in media una ogni 6 ore

SCO 2025: Cina, Russia e il nuovo mondo multipolare

Il 25° vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), che si è aperto il 31 agosto a Tianjin, si è presentato come un crogiuolo geopolitico in cui relazioni, simboli e investimenti convergono per disegnare i contorni di quel “nuovo ordine mondiale” che da anni affiora oltre le rigide linee del consueto equilibrio Occidente‑Oriente. Mai prima d’ora l’organizzazione eurasiatica aveva convocato così tanti leader – compresi Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi – in una sorta di piano inclinato verso la multipolarità e il superamento dell’egemonia occidentale.

SCO 2025: attorno a Cina e Russia si riunisce il nuovo mondo multipolare

Machado: biografia della golpista filo-americana

L’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2025 a María Corina Machado è stata accolta con favore da molte personalità di spicco e politici all’interno dell’UE, ma ha aperto un dibattito politico e mediatico. La leader dell’opposizione venezuelana, premiata per i suoi sforzi «a favore della democrazia e dei diritti umani», descritta dal Comitato norvegese come «una coraggiosa e impegnata paladina della pace», che mantiene accesa «la fiamma della democrazia in mezzo a un’oscurità crescente», viene celebrata in Occidente come simbolo della resistenza al chavismo. Lungi dall’essere pacifista, però, Machado è una golpista filo-americana, che non ha esitato a ricorrere alla violenza e a richiedere interventi esterni contro il suo Paese

María Corina Machado: biografia della golpista filo-americana che ha vinto il Nobel per la Pace

 

Italia 2025: 100 inchieste per corruzione 

Nel corso del 2025 la mappa giudiziaria italiana è stata attraversata da un’intensa sequenza di inchieste per corruzione, che tocca numeri da record. Tra il 1° gennaio e il 1° dicembre sono state registrate 96 nuove indaginiper corruzione e concussione – in media otto al mese – con un totale di 1.028 persone indagate. Un dato che quasi raddoppia quello dell’anno precedente, quando le indagini erano 48 e gli indagati 588. A fotografare questa crescita è Italia sotto mazzetta, il dossier diffuso da Libera in occasione della Giornata internazionale per la lotta alla corruzione del 9 dicembre.

Italia: nel 2025 ci sono state quasi 100 inchieste e mille indagati per corruzione

Svizzera, esplosione locale a Capodanno: salgono a 47 i morti, 12 italiani feriti

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Potrebbero essere diverse decine, secondo i media locali, i morti in un’esplosione avvenuta nella notte di Capodanno in un bar in Svizzera, nella località sciistica di lusso di Crans-Montana. All’interno del locale sarebbero state presenti almeno 400 di persone. Il portavoce della polizia ha riferito all’AFP che l’origine di quelle che potrebbero essere state più esplosioni è sconosciuta, ma alcuni media parlano di “manipolazione di materiale pirotecnico”. La Farnesina è in contatto con le autorità locali per capire se sono rimasti coinvolti cittadini italiani: ulteriori notizie saranno divugate nella conferenza stampa prevista per le ore 10.

Aggiornamento ore 14: è di 40 morti e 100 feriti, secondo le ultime notizie della Farnesina, il bilancio dei morti nell’esplosione. L’incendio è di natura non dolosa e le vittime sono irriconoscibili a causa delle ferite riportate. L’ambasciatore italiano ha dichiarato che una quarantina di italiani non hanno notizie dei familiari, ma ancora non si può parlare di dispersi. Stando a quanto riportato dai media, l’evento era riservato a minori di 17 anni.

Aggiornamento ore 16.30: sale a 47 morti e 100 feriti il bilancio delle vittime dell’esplosione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che sono 12 gli italiani ricoverati e una quindicina i dispersi. Il rogo sarebbe partito da candeline accese su bottiglie di champagne, che hanno appiccato il fuoco al controsoffitto in legno del seminterrato in cui si stava svolgendo una festa.

Iran, proteste antigovernative: centinaia in piazza

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Difficoltà economiche e crollo della valuta hanno portato centinaia di cittadini iraniani a scendere in piazza da ormai quattro giorni, tra lavoratori e studenti, per protestare contro le politiche del governo. Media statali, citati da Al Jazeera, hanno riferito che oggi i manifestanti hanno cercato di fare irruzione in un edificio governativo a Fasa, nella provincia meridionale di Fars, ma sono stati bloccati dalle forze di sicurezza. Secondo i media, la organizzatrice della protesta, una donna di 28 anni, sarebbe stata arrestata.

Torino, continua la repressione dei movimenti per la Palestina: sei arresti

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Hanno tra i 16 e i 17 anni, ma sono comunque finiti tutti ai domiciliari, indagati a vario titolo per resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale. Si tratta di sei studenti, la maggior parte dei quali del liceo Einstein di Torino, che negli ultimi mesi avrebbero preso parte a numerose iniziative contro il governo e per la Palestina. L’episodio è solamente l’ultimo di una lunga serie di atti repressivi avvenuti a Torino (e non solo) contro i movimenti che esprimono dissenso nei confronti del governo e per la Palestina, culminati lo scorso 18 dicembre nello sgombero dello storico centro sociale Askatasuna.

Tra le iniziative contestate dalla Questura vi è la protesta contro il volantinaggio di Gioventù Nazionale (organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia) dello scorso 27 ottobre. Una decina di studenti afferenti al Kollettivo Einstein avrebbero infatti cercato di impedire la propaganda politica del gruppo e la situazione si sarebbe scaldata al punto da far intevenire la Digos (che non spiega quali sarebbero state le circostanze per le quali è stato necessario il suo intervento). I poliziotti, che sarebbero stati accolti con calci e spinte, hanno fermato uno degli studenti dell’Einstein. Mentre veniva portato in Questura, i compagni avrebbero cercato di fermare gli agenti e, nei tafferugli che sarebbero seguiti, un paio di questi avrebbero riportato lievissime contusioni. Pochi giorni dopo, in una lettera inviata al manifesto, gli insegnanti del liceo avevano apertamente preso le parti degli studenti, denunciando un uso eccessivo della forza da parte della polizia. Nella lettera gli insegnanti denunciavano il tono razzista del volantinaggio di Gioventù Nazionale, che se la prendeva con i ragazzi immigrati (molti dei quali frequentano il liceo), e negano che si fossero mai creati disordini tali da richiedere l’intervento della polizia. Gli insegnanti hanno poi denunciato come gli agenti avessero immediatamente usato la forza su ragazzi privi di armi o oggetti contundenti di qualsiasi tipo. Dal canto loro, i genitori avevano denunciato il fatto che nessuno avesse provato a mediare la situazione, prima di passare alla forza.

Vi è poi quanto accaduto il successivo 14 novembre, nel corso di una manifestazione del No Meloni Day, durante il quale gli studenti italiani hanno riempito oltre cinquanta piazze per protestare contro tagli alla scuola, alternanza scuola-lavoro, precarietà dei ricercatori e genocidio in Palestina. A Torino, quando il corteo ha cercato di superare gli agenti del Reparto Mobile ed entrare nella sede della Città Metropolitana, gli studenti sono stati respinti a colpi di manganello: anche in questa occasione, riporta la Questura, nove agenti hanno riportato lievissime contusioni.

Il comunicato della Questura, poi, riferisce che gli studenti si sono resi protagonisti di ulterirori “episodi criminosi”, quali l’occupazione dei binari della stazione ferroviaria di Porta Nuova durante lo sciopero nazionale per la palestina (che ha visto coinvolte centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese) del 22 settembre e di quelli di Porta Nuova il 24 settembre, oltre che della protesta presso la sede del quotidiano La Stampa – quando, nel corso dello sciopero per la Palestina e contro il riarmo, un gruppo di manifestanti si staccò dal corteo principale ed entrò nella redazione vuota del giornale, dopo aver lanciato letame all’ingresso. Per quell’azione, che ha scatenato la reazione della politica sino al Quirinale,  sono state denunciate 36 persone.

ChatGPT si prepara a dar spazio alle opinioni degli inserzionisti

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Secondo le grandi aziende promotrici dell’intelligenza artificiale, i chatbot avrebbero dovuto offrire agli utenti un accesso imparziale e universale al sapere, una sorta di verità assoluta capace di inglobare l’intero scibile umano. Nella realtà, però, questi sistemi continuano a riflettere i bias presenti nei dati con cui vengono addestrati e risentono degli interessi di chi li sviluppa e li controlla. Tuttavia, il quadro potrebbe presto peggiorare: OpenAI starebbe valutando di calibrare ChatGPT affinché dia maggiore priorità alle opinioni e ai messaggi degli inserzionisti.

L’indiscrezione è emersa grazie a The Information, testata che ha rivelato come all’interno dell’azienda sia in corso un dibattito su come introdurre un vero e proprio “trattamento preferenziale” per i contenuti sponsorizzati. Considerando quante persone si rivolgono impropriamente all’IA per ottenere pareri medici, politici o psicologici, è facile intuire quanto sia rischioso permettere al miglior offerente di influenzare la forma e la sostanza delle risposte fornite da questi sistemi.

Nonostante i rischi, il report descrive un clima aziendale in cui la discussione ruota attorno a come introdurre contenuti a pagamento senza però alienare gli utenti. OpenAI ha modellato il suo chatbot come il simulacro di un cicisbeo, come una presenza compiacente e accondiscendente, capace di avviluppare gli utenti in fitti scambi testuali; proprio per questo, l’azienda teme che un’integrazione troppo invasiva della pubblicità possa compromettere l’esperienza costruita finora, spingendo gli utenti a voltare le spalle al servizio.

Che OpenAI intendesse introdurre inserzioni nei risultati di ChatGPT era già emerso a inizio dicembre, quando alcuni osservatori hanno iniziato a notare nell’app Android del servizio la comparsa di nuove linee di codice che facevano riferimento a una funzione pubblicitaria in fase di test. Le ragioni di questa svolta sono piuttosto evidenti: pur cercando con ogni mezzo di trasformarsi da organizzazione no‑profit a realtà pienamente commerciale, il modello di business dell’azienda rimane profondamente in perdita. Secondo documenti finanziari citati da The Register, OpenAI avrebbe bruciato almeno 11,5 miliardi di dollari nel solo trimestre luglio‑settembre del 2025. La strategia aziendale punta d’altronde a una crescita estremamente aggressiva che, nelle previsioni più rosee della dirigenza, continuerà a generare perdite almeno fino al 2028.

Si tratta di una strategia ormai consolidata nel settore tech: ampliare rapidamente la base dei propri utenti offrendo prodotti e servizi digitali sottocosto e, una volta conquistata una posizione dominante, iniziare a ridimensionare la qualità o la convenienza dell’offerta. È accaduto con il motore di ricerca Google, sempre più saturo di contenuti “sponsorizzati”, e con i principali servizi di streaming, i quali si proponevano originariamente come alternativa economica e priva di pubblicità alla TV via cavo, salvo poi abbandonare completamente quella promessa in favore di abbonamenti più costosi e dell’introduzione di inserzioni. Si tratta di un decorso tanto comune da essersi meritato un neologismo: “enshittification”, ovvero la “merdificazione” dei servizi.

OpenAI si trova però davanti a un ostacolo evidente: pur godendo oggi di un vantaggio competitivo, non ha ancora raggiunto quel livello di potere che le permetterebbe di trattare con leggerezza i propri utenti. Al contrario, la dirigenza avrebbe persino diramato un “codice rosso” per i rischi posti dalla concorrenza. Un’analisi opinionistica del Wall Street Journal diventata rapidamente virale sostiene che la strategia dell’azienda consista nel diversificare massicciamente i propri investimenti fino a diventare un ingranaggio essenziale dell’economia statunitense. Che l’obiettivo sia il raggiungimento del “too big to fail”, del diventare troppo importante per essere lasciata fallire.. A quel punto, in caso di crisi, OpenAI potrebbe chiedere una mano ai governi per evitare il collasso, ricalcando quanto avvenuto nel 2008 con il salvataggio degli istituti finanziari.