lunedì 5 Gennaio 2026
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Russia-Ucraina, attacchi incrociati con droni nella notte

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L’esercito russo e quello ucraino continuano a colpire i rispettivi territori con l’utilizzo di droni. L’aeronautica ucraina ha riferito che Mosca ha lanciato nella notte 95 velivoli senza pilota, di cui 80 sarebbero stati abbattuti o neutralizzati; circa 60 erano droni Shahed. Quindici UAV hanno colpito otto località, mentre frammenti di droni intercettati sono caduti in altre due. A Kiev e in diverse regioni è scattata l’allerta aerea per il rischio di missili balistici. Parallelamente, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver intercettato e distrutto 64 droni ucraini in varie regioni della Federazione, inclusa l’area di Mosca.

Diretta – USA attaccano il Venezuela, Maduro rapito. Il governo venezuelano resiste, gli USA minacciano anche Cuba

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All’alba di ieri, 3 gennaio, si sono registrate forti esplosioni nella capitale del Venezuela, Cararacas. Il presidente venezuelano Maduro è stato rapito e trasportato negli Stati Uniti, dove è incriminato per narcotraffico, senza prove. Forti condanne di Russia e Cina. Europa spettatrice complice, predica la “transizione democratica” ma appoggia Trump. Al momento i poteri venezuelani rimangono compatti in difesa del governo bolivariano, ora rappresentato dalla vice presidente Delcy Rodríguez. La nostra diretta.


Anche il popolo venezuelano scenda in piazza in difesa del presidente Nicolas Maduro e per condannare l’azione militare statunitense. Il panorama politico è il solito al quale ci ha abituato il Venezuela: mentre nei quartieri ricchi di Caracas si festeggiava l’aggressione americana pregustando la fine del socialismo, le zone popolari dalla capitale si sono mobilitate per difendere un governo che, pur nelle ristrettezze imposte dalle sanzioni occidentali, è evidentemente percepito da molti come maggiormente vicino alle necessità materiali dei meno abbienti.

Secondo quanto riportato dal media panamericano TeleSur, ampi settori del popolo venezuelano si sono mobilitati nelle strade, nelle piazze e nei viali di diverse città del Paese per denunciare le azioni unilaterali degli Stati Uniti e chiedere l’immediata reintegrazione del presidente costituzionale, Nicolás Maduro.


Altra prova di unità nel sistema di potere venezuelano: Vladimir Padrino López, capo dell’esercito e ministro della difesa del Venezuela, ha affermato: «Respingiamo il codardo sequestro del presidente costituzionale e nostro comandante in capo Nicolas Maduro. In osservanza alla decisione della Corte Suprema riconosciamo la designazione di Delcy Rodríguez».

Il capo dell’esercito ha esortato la popolazione a riprendere le normali attività quotidiane e ha rivelato nuovi dettagli sull’operazione americana per rapire il presidente Maduro, affermando che i soldati statunitense avrebbero ucciso le guardie presidenziali con delle esecuzioni a sangue freddo.


Il disegno di Trump per mettere sotto controllo americano i governi disallineati del continente americano non si ferma al Venezuela. Lo ha affermato senza mezzi termini il segretario di Stato, Marco Rubio, affermando che il governo cubano «è un enorme problema» ed è «in grossi guai» durante una intervista alla NBC.

A Rubio è stato domandato se il governo cubano è il prossimo obiettivo degli USA, e il segretario di Stato ha aggiunto: «Non ho intenzione di parlarvi ora di quali saranno i nostri passi futuri e quali saranno le nostre politiche a questo riguardo. Ma non credo sia un mistero che non siamo grandi fan del regime cubano». Rubio, figlio di emigranti controrivoluzionari cubani, è da tempo considerato uno dei principali sostenitori di un intervento diretto per rovesciare il governo socialista di Cuba.


La Camera Costituzionale della Corte Suprema di Giustizia venezuelana ha ordinato che la vicepresidente Delcy Rodríguez “assuma ed eserciti in qualità di interinale” tutti i poteri, i doveri e le facoltà inerenti alla carica di Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione.

Dopo aver letto la decisione della Camera Costituzionale, la sua presidente, Tania D’Amelio Cardiet, ha elencato gli argomenti oggettivi e giuridici che hanno portato a tale decisione, in seguito all’aggressione militare straniera avvenuta il 3 gennaio 2026, “di cui è stata oggetto la Repubblica Bolivariana del Venezuela e che aveva come obiettivo il sequestro del presidente costituzionale Nicolás Maduro”.

La decisione è stata giustificata per facilitare la “preservazione degli interessi della nazione contro l’aggressione straniera che attualmente affronta”. Un’altra dimostrazione di come i poteri costituzionali venezuelani al momento rimangono uniti nel difendere il governo socialista legittimo dal tentativo di colpo di Stato americano


Dopo ore di attesa e smentendo le voci che la volevano in Russia e non a Caracas, la vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez è comparsa alla tv di Stato assieme ad alti funzionari del governo per parlare alla nazione. Rodriguez secondo la costituzione prenderà i poteri in assenza del presidente Maduro, chi si aspettava che avrebbe capitolato di fronte alla minacce americane è rimasto deluso. Ha infatti dichiarato che il popolo del Venezuela e tutte le forze nazionali sono mobilitate per respingere l’attacco americano. Citando l’eroe nazionale Simon Bolivar, ha affermato: «Il velo si è strappato, abbiamo già visto la luce e vogliono riportarci nelle tenebre. Le catene sono state spezzate, siamo già stati liberi e i nostri nemici vogliono nuovamente renderci schiavi. Il Venezuela non tornerà mai più ad essere una colonia».Il governo ha chiesto l’immediato rilascio di Maduro.

Poco prima il presidente americano Donald Trump era tornato sui suoi propositi di occupare il Venezuela, affermando sul territorio non saranno inviati soldati americani «se la vicepresidente farà ciò che vogliamo». «Abbiamo parlato con lei molte volte e lo capisce», ha affermato il Tycoon, ma a giudicare dalle sue parole Delcy Rodríguez per ora non è dello stesso parere.

Il discorso alla nazione della vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, immagine tratta de TeleSur

 

 


«Governeremo il Paese finché non saremo in grado di realizzare una transizione sicura, adeguata e giudiziosa». Lo ha dichiarato Trump in conferenza stampa, annunciando di fatto l’occupazione del Paese. «Non possiamo correre il rischio che qualcun altro prenda il controllo del Venezuela senza avere a cuore il bene del popolo venezuelano. Ne abbiamo avuti decenni. Non permetteremo che ciò accada», ha proseguito. Trump ha anche accusato, senza fornire alcuna prova, il governo venezuelano di ospitare avversari stranieri nella regione e di acquisire armi offensive minacciose che potrebbero minacciare gli USA.


Unanime la condanna dei paesi BRICS. Mosca ha condannato l’aggressione militare chiedendo una immediata riunione del Consiglio di Sicurezza ONU, il ministro degli Esteri Lavrov ha annunciato che «la Russia continuerà a sostenere la politica del governo bolivariano volta a proteggere gli interessi nazionali e la sovranità del Paese». Il ministero degli Esteri cinese ha espresso ferma opposizione agli «atti egemonici» americani. Condanne anche da Messico, Colombia e Brasile, con il presidente Lula che ha parlato di una «gravissima violazione della sovranità della Venezuela e del diritto internazionale». Festeggia invece il presidente argentino Milei, alleato di ferro di Trump in America Latina, complimenti a Trump anche da Israele e Ucraina.


«Considereremo se sia possibile per Machado guidare il Venezuela» e «saremo fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela», lo ha dichiarato Trump in conferenza stampa, negando in un colpo solo due principi cardine del diritto internazionale, ovvero che a decidere chi governi il Venezuela debbano essere i venezuelani e che il petrolio – come ogni altra ricchezza del suolo venezuelana – appartenga al Venezuela stesso e non al governo degli Stati Uniti. Trump ha fornito qualche dettaglio sull’operazione militare, affermando che Maduro è stato arrestato in casa mentre dormiva e che un elicottero USA è stato colpito durante l’attacco, ma non ci sarebbero vittime tra i soldati americani. Trump ha aggiunto che Maduro al momento è detenuto su una nave militare USA e sarà presto trasferito a New York.


Solite capriole retoriche da parte delle autorità europee. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha auspicato «una transizione pacifica e democratica», precisando che «qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite». Paradossale l’Alta rappresentante della politica estera europea, Kaja Kallas, che ha affermato che l’Europa difenda «la transizione pacifica» e invita alla «moderazione». Tuttavia la transizione è stata imposta dall’alleato statunitense con le bombe e il rapimento di un capo di Stato, particolare che da Bruxelles nessuno vuole notare.

https://twitter.com/kajakallas/status/2007405051896123707

Secondo quanto dichiarato dalla procuratrice generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, il presidente venezuelano deposto dal colpo di Stato americano di questa notte, Nicolas Maduro, è già stato incriminato a New York con accuse legate a terrorismo, traffico di droga e di armi. Secondo Bondi, Maduro è stato accusato di «cospirazione per narco-terrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina e possesso di mitragliatrici e ordigni distruttivi». Un arsenale, questo, stando alla tesi americana, che sarebbe stato rivolto «contro gli Stati Uniti». Si prepara quindi un processo farsa, al di fuori di ogni contesto giuridico legale, contro un capo di stato straniero.


Gustavo Petro, presidente della Colombia, ha annunciato in un post sul social X il dispiegamento dell’esercito alla frontiera con il Venezuela. «Se si dispiega la forza pubblica alla frontiera, si dispiega anche tutta la forza assistenziale di cui disponiamo nel caso di un ingresso massiccio di rifugiati», ha scritto, aggiungendo che «l’ambasciata della Colombia in Venezuela è attiva per le chiamate di assistenza dei colombiani in Venezuela». Petro ha inoltre chiesto una riunione urgente dell’ONU per «stabilire la legalità internazionale dell’aggressione contro il Venezuela».

La Russia ha condannato duramente l’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela, definendolo un’«aggressione armata» che suscita «profonda preoccupazione». Sulla stessa linea l’Iran, che ha denunciato una «violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale del Venezuela», accusando Washington di un’«aggressione illegale» e ribadendo il sostegno al governo di Caracas. Anche Cuba si è schierata con il Venezuela: il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha parlato di «attacco criminale» e ha chiesto una reazione urgente della comunità internazionale. Più cauta la Spagna, che ha lanciato un appello alla de-escalation, offrendo la propria mediazione per una soluzione pacifica.

«Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato insieme alla moglie e portato fuori dal Paese. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi», lo ha scritto il presidente Trump, annunciando ulteriori dettagli in una conferenza stampa che si terrà alle ore 11 statunitensi (le 17 italiane)


Dal reinsediamento di Donald Trump alla Casa Bianca (gennaio 2025), Washington ha rimesso il Venezuela al centro di una strategia di massima pressione, descrivendo il governo Maduro come parte di un ecosistema “narco-terrorista” e intrecciando sanzioni, operazioni militari e interdizioni marittime. Da inizio settembre 2025 l’escalation si è vista soprattutto in mare: gli USA hanno condotto tra 30 e 35 attacchi contro imbarcazioni venezuelane, con un bilancio che va da almeno 107 a 115 morti complessivi. I primi episodi rivendicati pubblicamente risalgono al 2 settembre, ma i raid si sono poi moltiplicati e ampliati di raggio. In parallelo, a dicembre, Trump ha ordinato il sequestro di petroliere venezuelane. Il salto più netto è arrivato a fine dicembre 2025, quando media e agenzie hanno riportato un attacco con droni attribuito alla CIA contro un porto in Venezuela. Trump ha ripetutamente dichiarato che le operazioni sono contro il narcotraffico, tuttavia non una prova è stata riportata a sostegno della tesi che Maduro sia a capo di una rete dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Gli attacchi statunitensi verso il Venezuela sono stati condotti al di fuori di ongi cornice di diritto internazionale.


Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale. Questo il comunicato pubblicato dal governo del Venezuela:

«L’obiettivo di questo attacco non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare petrolio e minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno. Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono fermi nel difendere la propria sovranità e il diritto inalienabile a determinare il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma di governo repubblicana e forzare un “cambio di regime”, in alleanza con l’oligarchia fascista, fallirà, proprio come tutti i tentativi precedenti.

Dal 1811, il Venezuela ha affrontato e sconfitto imperi. Quando le potenze straniere bombardarono le nostre coste nel 1902, il presidente Cipriano Castro proclamò: “Il piede insolente dello straniero ha profanato il sacro suolo della Patria”. Oggi, con lo spirito di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si solleva ancora una volta per difendere la propria indipendenza dall’aggressione imperialista.
Persone per le strade

Il Governo Bolivariano invita tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare piani di mobilitazione e a condannare questo attacco imperialista. Il popolo venezuelano e le sue Forze Armate Nazionali Bolivariane, in perfetta unità popolare-militare-poliziesca, sono schierati per garantire la sovranità e la pace. Contemporaneamente, la Diplomazia Bolivariana di Pace solleverà le relative denunce presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Segretario Generale di tale organizzazione, la CELAC e il Movimento dei Paesi Non Allineati, chiedendo la condanna e la responsabilità del governo degli Stati Uniti.

Il Presidente Nicolás Maduro ha disposto che tutti i piani di difesa nazionale vengano attuati al momento opportuno e nelle circostanze appropriate, nel rigoroso rispetto delle disposizioni della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, della Legge Organica sugli Stati di Eccezione e della Legge Organica sulla Sicurezza Nazionale.

A questo proposito, il Presidente Nicolás Maduro ha firmato e ordinato l’attuazione del Decreto che dichiara lo stato di emergenza esterna su tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e l’immediata transizione alla lotta armata. L’intero Paese deve mobilitarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista. Ha inoltre ordinato l’immediato dispiegamento del Comando per la Difesa Integrale della Nazione e degli Organismi di Governo per la Difesa Integrale in tutti gli stati e i comuni del Paese».


https://vimeo.com/1151158808

Sono almeno sette le esplosioni che si sono registrate a Caracas, capitale del Venezuela. Iniziate alle ore 2:30 locali (le 7:30 italiane). Le informazioni sono ancora scarne, giornalisti locali riferiscono che sono state colpite alcune basi militari. Sarebbe stata colpita anche casa del ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino López, di cui non si conoscono le condizioni. Immagini via social testimoniano centinaia di persone che si sono riversate in strada fuggendo dalle case. «La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e dichiara alla comunità internazionale la flagrante aggressione militare commessa dall’attuale governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione del Venezuela nelle aree civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, nonchè negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira», si legge in una dichiarazione pubblicata sul canale Telegram del ministro degli Esteri venezuelano Ivan Gil.

Yemen, governo lancia operazione contro i separatisti

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Il governo dello Yemen ha lanciato un’operazione, con il sostegno dell’Arabia Saudita, per riconquistare basi e strutture militari nel sud del Paese occupate a inizio dicembre dal Consiglio di Transizione del Sud (STC), gruppo separatista formalmente alleato ma entrato in conflitto con l’esecutivo. L’operazione è stata definita «pacifica» dal governo, ma l’STC ha denunciato nuovi raid sauditi, in particolare nella provincia di Hadramaut, riferendo la morte di 20 suoi combattenti. Gli scontri hanno innescato una crisi diplomatica con gli Emirati Arabi Uniti, che sostenevano entrambe le parti.

Diesel, assicurazioni, autostrade e sigarette: i rincari nella manovra

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L’inizio del 2026 porta con sé una serie di aumenti che colpiranno direttamente il bilancio delle famiglie italiane, con un focus particolare sulla mobilità, i trasporti e servizi legati all’auto. Alcuni di questi rincari sono espressamente previsti dalla Legge di Bilancio appena entrata in vigore, mentre altri scattano automaticamente per effetto di meccanismi già stabiliti o di decisioni regolatorie precedentemente prese. Dai caselli alle pompe di benzina, dalle polizze assicurative alle sigarette, l’anno si apre all’insegna di un generale inasprimento della pressione fiscale e tariffaria su diversi fronti del consumo quotidiano, con un impatto stimato in centinaia di milioni di euro.

Uno degli interventi più significativi e immediatamente percepibili riguarda il mercato dei carburanti. La manovra stabilisce infatti la parificazione delle aliquote dell’accisa sulla benzina e sul gasolio impiegato come carburante. Di conseguenza, da gennaio scatta una riduzione dell’accisa sulla benzina di 4,05 centesimi di euro per litro e un corrispondente aumento di quella sul gasolio. Considerando anche l’Iva, l’impatto sui prezzi sarà di circa cinque centesimi al litro. Come sottolinea l’associazione Assoutenti, da queste ore «sarà più costoso fare rifornimento di gasolio, a causa del rialzo delle accise pari a +4,05 centesimi di euro che porterà nelle casse dello Stato circa 552 milioni di euro nell’intero 2026». In parallelo, aumentano anche i costi per percorrere le autostrade. Per la quasi totalità delle concessioni scatta l’adeguamento tariffario all’inflazione, fissato all’1,5%. Fanno eccezione alcune società, mentre l’incremento più marcato si registra sull’autostrada Salerno-Pompei-Napoli, dove i pedaggi saliranno dell’1,925%. Sull’Autostrada del Brennero, in fase di riaffidamento, l’aumento sarà dell’1,46%. Secondo i calcoli delle associazioni dei consumatori, questo si tradurrà in un maggior esborso complessivo di circa 20 milioni di euro annui per gli automobilisti.

La manovra agisce in profondità anche sulla fiscalità dei prodotti da fumo e dei loro “succedanei”, con il duplice obiettivo di incrementare il gettito e, nelle intenzioni, di scoraggiare i consumi. L’intervento è ampio e colpisce sigarette tradizionali, tabacco trinciato, sigaretti, tabacco riscaldato e sigarette elettroniche. La legge introduce un aumento progressivo nel triennio 2026-2028 dell’importo minimo fisso delle accise. Per le sigarette, gli effetti si sentiranno subito: «con incrementi di prezzo dai 15 centesimi di euro per le sigarette tradizionali ai 50 centesimi per il tabacco trinciato, con un costo per la collettività stimato in 213 milioni di euro nel 2026». Nei due anni successivi i rincari sono previsti in circa 25 centesimi a pacchetto per il 2027 e 40 centesimi dal 2028.

L’elenco degli aggravi prosegue su altri fronti. Per il settore assicurativo, sale al 12,5% l’aliquota sulle polizze accessorie per rischi di infortunio al conducente e rischio di assistenza stradale, valida per i contratti nuovi o rinnovati. Una misura che, stima Assoutenti, comporterà «un aggravio di spesa da 115 milioni di euro sugli assicurati». Anche l’imposta di soggiorno vedrà un rialzo: i comuni potranno incrementarla fino a 2 euro per notte, con la possibilità per quelli vicini alle sedi delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 di istituirla o aumentarla fino a 5 euro. Nuovi costi arrivano pure per gli acquisti online, con l’introduzione di un contributo di 2 euro sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro in arrivo da paesi extra Ue. Raddoppia, passando dallo 0,2% allo 0,4%, l’aliquota dell’imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax.

Non mancano, per fortuna dei cittadini, alcune misure di segno contrario o di alleggerimento. Il decreto Milleproroghe sospende per tutto il 2026 l’aggiornamento delle sanzioni del codice della strada, evitando quindi rincari sulle multe. È stata inoltre disposta l’esenzione dal pagamento dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco negli aeroporti di Rimini, Forlì e Parma. Infine, due temute imposte indirette sono state rinviate: la sugar tax sulle bevande edulcorate e la plastic tax sulla plastica monouso non entreranno in vigore prima del primo gennaio 2027. Nel complesso, tuttavia, il saldo per i consumatori è ampiamente negativo. Le associazioni di categoria parlano esplicitamente di una pesante stangata. Assoutenti ha calcolato un aggravio complessivo di 900 milioni di euro solo considerando le voci principali.

Il voto finale sulla Legge di Bilancio è arrivato il 30 dicembre, dopo settimane di trattative serrate. In seguito all’ok di Palazzo Madama, la Camera ha concesso la fiducia al governo con 219 voti favorevoli e 125 contrari. La manovra prevede misure su fisco, welfare e imprese: taglio dell’IRPEF per il ceto medio, revisione dell’ISEE, rottamazione delle cartelle, bonus scuola e congedi parentali. Inclusi anche incentivi alle aziende, riforma del TFR per i neoassunti e aumento delle spese militari. Nel passaggio in Aula sono state stralciate cinque misure simbolicamente rilevanti, tra cui l’esonero per le aziende dal pagamento delle differenze retributive ai lavoratori sottopagati che avessero fatto causa, per dubbi sulla costituzionalità. La linea del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti resta improntata alla prudenza: una manovra da circa 22 miliardi per contenere la spesa, accelerare l’uscita dalla procedura di infrazione europea e riportare il deficit sotto il 3% del PIL, in un contesto internazionale instabile e con un debito pubblico oltre i 3.000 miliardi.

Strage di Crans-Montana, si indaga per incendio e omicidio colposo

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È stata aperta un’inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans-Montana con le ipotesi di reato di incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Lo ha annunciato la procuratrice generale del Vallese, Beatrice Pilloud, chiarendo che tutte le piste restano aperte. Le indagini riguarderanno lavori nel locale, materiali utilizzati, misure di sicurezza e antincendio, capienza e vie di evacuazione. L’incendio sarebbe partito da candele poste su bottiglie di champagne, troppo vicine al soffitto. Sono stati acquisiti video e interrogati i gestori del locale. Dei 119 feriti, 113 sono stati identificati: 11 italiani, 71 svizzeri e altri di diverse nazionalità.

India, contaminazione rete idrica a Indore: 10 morti e 270 ricoveri

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Indore, considerata da otto anni la città più pulita dell’India, è finita al centro di una grave emergenza sanitaria legata all’acqua potabile. La contaminazione della rete idrica avrebbe causato almeno dieci morti, tra cui un neonato, e oltre 270 ricoveri, con un bilancio ancora provvisorio. L’allarme è partito dal quartiere popolare di Bhagirathpura, dove da mesi i residenti segnalavano cattivi odori dai rubinetti senza ottenere risposte. La crisi è esplosa con decine di casi di vomito, diarrea e febbre alta. Almeno 32 persone restano in terapia intensiva, mentre le autorità sanitarie stanno verificando migliaia di casi sospetti.

Con lo spazio sempre più intasato, Starlink abbassa l’orbita dei suoi satelliti

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I detriti spaziali rappresentano un problema di lunga data e diventano sempre più critici con la nuova corsa allo spazio che coinvolge le principali potenze globali. Per ridurre il rischio di collisioni accidentali, Starlink ha aperto l’anno annunciando che nel corso del 2026 abbasserà progressivamente l’orbita dei propri satelliti. Si tratta di un cambio di strategia rilevante, concepito ufficialmente per rendere la costellazione più compatta e aumentare la sicurezza delle operazioni, ma che aiuterà anche a smantellare più velocemente gli apparecchi difettosi e a evitare gli scontri con le basi spaziali.

L’annuncio è arrivato direttamente su X dal vicepresidente dell’ingegneria dell’azienda, Michael Nicolls. Nel suo post, il dirigente ha parlato dell’avvio di “una significativa riconfigurazione della costellazione satellitare”, che porterà la rete satellitare di SpaceX ad abbandonare l’attuale quota di 550 chilometri per concentrarsi su un’orbita più bassa, intorno ai 480 chilometri. Un abbassamento di circa 70 chilometri che, secondo l’azienda, permetterà di operare in una fascia orbitale meno affollata e quindi più sicura.

Nel presentare il piano, Nicolls sottolinea che all’inizio del 2030 è atteso un periodo di minima solare, un fenomeno ciclico che modifica la densità degli strati superiori dell’atmosfera terrestre e incide direttamente sulla gestione di tutto ciò che orbita intorno al pianeta. L’effetto più rilevante riguarda i cosiddetti “tempi di decadimento balistico”, cioè la durata del processo che porta i satelliti a perdere quota fino al loro rientro nell’atmosfera. La dichiarazione arriva a poche settimane da quando, il 17 dicembre, Starlink aveva segnalato un’anomalia ad uno dei suoi satelliti che alcuni osservatori hanno attribuito a una fonte energetica interna, altrimenti detta esplosione. Indipendentemente dalle cause, l’evento ha prodotto un “piccolo numero di oggetti a bassa velocità relativa”.

“I satelliti Starlink hanno un’affidabilità estremamente elevata, con solo due unità non operative su una flotta di oltre 9.000 satelliti”, sottolinea Nicolls, evitando però di menzionare apertamente il recente incidente. “Tuttavia, se un satellite si guasta in orbita, vogliamo che rientri il più rapidamente possibile. Queste misure miglioreranno ulteriormente la sicurezza della costellazione, soprattutto in presenza di rischi difficili da controllare, quali le manovre o i lanci non coordinati da parte di altri operatori”. Una stoccata finale che, di fatto, sposta l’attenzione dai rischi legati alle operazioni della stessa Starlink per indirizzarla verso attori terzi, con un riferimento implicito alle attività spaziali della Cina.

Il 13 dicembre, il dirigente aveva infatti lamentato il rischio di collisione tra due satelliti e un lancio da lui attribuito al centro spaziale di Jiuquan, denunciando come la scarsa coordinazione e comunicazione internazionale rappresentino un pericolo per tutti gli operatori della space economy. Un’osservazione più che fondata, considerando che la normativa spaziale internazionale è ferma agli anni Settanta e che mancano impegni condivisi in grado di regolamentare un settore che, nel frattempo, è cresciuto e si è trasformato profondamente.

Complice un clima politico tutt’altro che disteso, Cina e Russia hanno più volte dimostrato di essere pronte a condurre operazioni spaziali senza coinvolgere in modo adeguato i loro omologhi occidentali. Allo stesso tempo, va riconosciuto che anche SpaceX non sempre si è mostrata pienamente trasparente: nel 2021, la Cina si è dovuta rivolgere alle Nazioni Unite per segnalare che la China Space Station (CSS) era stata costretta in più occasioni a modificare la propria orbita pur di evitare potenziali collisioni con i satelliti Starlink.

Afghanistan, alluvioni causano almeno 17 morti

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Le prime piogge e nevicate intense della stagione in Afghanistan, arrivate dopo un lungo periodo di siccità, hanno causato gravi alluvioni in gran parte del Paese. Il bilancio provvisorio è di almeno 17 morti e 11 feriti. Secondo l’agenzia statale per la gestione dei disastri naturali, quasi tutto il territorio nazionale è stato colpito, con l’eccezione delle regioni occidentali, mentre la stima dei danni è ancora in corso. L’Afghanistan è particolarmente vulnerabile a questo tipo di eventi a causa di infrastrutture deteriorate, deforestazione diffusa e abitazioni rurali costruite in fango, facilmente danneggiabili dalle forti precipitazioni.

La Cina sfida il sistema finanziario: lo yuan digitale entra nel mercato globale

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La Cina sta incrementando l’uso e lo sviluppo dello yuan digitale (e-CNY) con l’obiettivo di potenziare il commercio e gli investimenti transfrontalieri, al riparo da potenziali sanzioni unilaterali e dai dazi imposti dagli Stati Uniti di Donald Trump. Il progetto, avviato già da un decennio, ha registrato una decisa accelerazione negli ultimi anni, e si appresta a compiere un passo decisivo quest’anno: dal primo gennaio 2026, infatti, il nuovo regolamento della People’s Bank of China (PBOC) permetterà alle banche commerciali di pagare gli interessi sui depositi in e-CNY, come annunciato da Lu Lei, vice governatore della banca centrale. In questo modo la valuta digitale si trasforma da semplice equivalente del contante a vera e propria moneta di deposito. Si tratta di una delle più ambiziose strategie di Pechino per sfidare e ridisegnare l’architettura finanziaria globale, sganciandosi dal dollaro e sottraendo terreno alla valuta statunitense, attraverso l’internazionalizzazione della divisa digitale del Dragone. «Dobbiamo lavorare più rapidamente per rafforzare il potere della Cina nella finanza e lo yuan digitale deve essere sviluppato costantemente», si legge nelle Raccomandazioni del Comitato centrale del Partito comunista cinese per la formulazione del 15° Piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale nazionale.

Finora lo yuan digitale ha funzionato come contante elettronico con un utilizzo prevalentemente orientato ai pagamenti, senza rendimenti. Con il nuovo piano, invece, l’e-CNY acquisisce le caratteristiche tipiche dei depositi bancari. I portafogli digitali verificati potranno quindi maturare interessi, in linea con le disposizioni già in vigore per i depositi tradizionali, e saranno coperti dal sistema di assicurazione dei depositi cinese. Le banche avranno inoltre maggiore flessibilità nella gestione dei saldi in e-CNY all’interno delle proprie operazioni di attivo e passivo. L’obiettivo è favorire la diffusione dello yuan digitale nel mercato globale: in questo modo, la Cina mira a offrire un’alternativa credibile al dollaro, facilitando il commercio e gli investimenti diretti in yuan e aggirando potenzialmente il sistema di pagamenti basato sul biglietto verde. Il tutto rientra nel processo di graduale de-dollarizzazione e si inserisce in un contesto geopolitico in rapido mutamento, dove il dominio unilaterale finanziario e economico degli USA è messo sotto pressione da nuovi emergenti sistemi finanziari e di potere globali, ispirati al modello multipolare. Infatti, i paesi sottoposti a sanzioni statunitensi o occidentali, come la Russia e l’Iran, potrebbero trovare nello yuan digitale un mezzo per effettuare transazioni finanziarie al di fuori del perimetro dei sistemi di pagamento tradizionali, fortemente influenzati dagli Stati Uniti.

Nel piano per l’internazionalizzazione della valuta digitale cinese è fondamentale il centro operativo internazionale per lo yuan digitale di Shanghai, inaugurato a settembre 2025 e diventato un polo chiave per l’internazionalizzazione della divisa cinese insieme alle sue tre principali piattaforme: quella di pagamento digitale transfrontaliero, quella dei servizi blockchain e, infine, quella degli asset digitali. Secondo quanto riferito da Global Times, il giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese, i programmi pilota per lo sviluppo dell’e-CNY hanno avuto risultati positivi: all’interno della Cina, a fine novembre, il valore cumulativo delle transazioni ha raggiunto i 16,7 trilioni di yuan (2,38 trilioni di dollari), secondo la Banca centrale cinese, su un valore complessivo dell’economia cinese del valore di 19 trilioni di dollari. A livello transfrontaliero, invece, il Multi-Central Bank Digital Currency Bridge (mBridge), una piattaforma sviluppata congiuntamente dalla PBOC, dall’Autorità Monetaria di Hong Kong e da altre banche centrali per facilitare pagamenti transfrontalieri più rapidi utilizzando le rispettive valute, ha registrato un totale cumulativo di 4.047 transazioni di pagamento transfrontaliere, per un importo cumulativo pari a 387,2 miliardi di yuan. Ciò significa che yuan lo digitale rappresenta circa il 95,3% degli importi delle transazioni in varie valute, sempre secondo la PBOC.

Cina e Stati Uniti hanno adottato una strategia opposta per dominare il settore finanziario: mentre, infatti, il presidente statunitense Donald Trump, attraverso un ordine esecutivo, ha vietato la creazione di una moneta digitale di Stato, una Central Banck Digital Currency (CBDC) federale, puntando interamente sulle stablecoin private disciplinate dal GENIUS Act, la Cina ha scelto di investire su una valuta digitale pubblica sempre più integrata nel sistema bancario e nella trasmissione della politica monetaria. Una differenza che rispecchia anche la diversa natura ideologica del sistema di potere e dei modelli economici occidentali e cinesi.

La mossa di Pechino segna comunque un’accelerazione determinante verso il cosiddetto sistema multipolare, in cui più poli composti da diverse nazioni dovrebbero controbilanciare il potere e il peso di altrettanti poli simili, in un equilibrio in cui sarebbe centrale il principio di sovranità delle nazioni. Si tratta di un modello opposto al sistema unipolare statunitense e anglo centrico, la cui affermazione passa anche e soprattutto attraverso il dominio del sistema monetario e finanziario. In questo contesto, la Cina sta svolgendo un ruolo di primo piano, in quanto sta trainando anche altre nazioni a seguire il suo modello tecnologico, sebbene Stati come Russia e Cina abbiano anch’essi intrapreso questo percorso da almeno un decennio. In generale, questo processo accomuna tutti i Paesi BRICS, ma la Cina punta a dominare il settore attraverso la creazione di uno “standard di riferimento” nelle tecnologie digitali emergenti, che nessun Paese, nemmeno gli Stati Uniti, ha ancora raggiunto. La svolta dello yuan digitale appena avviata promette un interessante sviluppo nella prospettiva dei nuovi equilibri finanziari e di potere globali.

Venezuela, Maduro propone a Trump colloqui su traffico droga

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In un gesto che sembra essere un tentativo di frenare l’escalation di tensione degli ultimi mesi tra USA e Venezuela, il presidente Maduro si è detto pronto a intraprendere colloqui con il suo omonimo Donald Trump in materia di controllo del narcotraffico. Le dichiarazioni, rilasciate nel corso di un’intervista rilasciata alla televisione venezuelana di Stato, giungono a pochi giorni dal primo attacco statunitense contro la terraferma, condotto contro un’infrastruttura portuale venezuelana.