Oltre 500 uomini delle forze dell’ordine hanno effettuato questa mattina un blitz a Reggio Calabria, dove sono state arrestate 79 persone. 73 di queste sono già in carcere, mentre altre 6 sono ai domiciliari. L’operazione ha colpito tre cosche molto rilevanti della ‘ndrangheta, i De Stefano, i Condello e i Tegano. Le accuse vanno dall’associazione di stampo mafioso a quella per delinquere finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, fino a estorsione, rapina e detenzione illecita di arma da fuoco.
I “Volenterosi” si incontrano a Parigi e lanciano lo scudo antimissile europeo
Dopo l’approvazione di un prestito da 90 miliardi di euro dell’Unione Europea da destinare a Kiev, e l’ulteriore pacchetto da 70 miliardi annunciato durante il recente vertice NATO tenutosi ad Ankara, l’Europa non si ferma e, con la presenza del Regno Unito, decide di scommettere su una nuova coalizione difensiva in ottica anti-russa. Nella giornata di ieri, 13 luglio, si è tenuto a Parigi il “vertice dei Volenterosi”, durante il quale nove Paesi dell’UE, tra cui l’Italia, hanno dato vita ad una nuova iniziativa congiunta, finalizzata allo sviluppo di un sistema di difesa contro i missili balistici.
Emmanuel Macron fa da anfitrione all’evento e blinda il sostegno al Paese ucraino anche dopo l’eventuale cessate il fuoco. «Stiamo intensificando il nostro sostegno all’Ucraina. Rafforziamo la sua difesa, aumentiamo la pressione sulla Russia e costruiamo le garanzie di sicurezza per il futuro» ha scritto il presidente francese sul suo profilo X, in occasione dell’incontro. Secondo quanto emerso dal summit e ribadito nel comunicato congiunto reso pubblico dall’Eliseo, l’incontro si è soffermato su tre punti essenziali. I nove Paesi ribadiscono l’appello ad un cessate il fuoco immediato e l’apertura di un dialogo diretto tra Ucraina e Russia, con la partecipazione attiva degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Viene specificato, inoltre, che ogni accordo che riguarda gli interessi ucraini, europei o della NATO non può essere preso senza il coinvolgimento diretto delle parti e che il congelamento dei beni russi proseguirà «finché la Russia non cesserà la sua guerra di aggressione e non risarcirà l’Ucraina per i danni causati dalla guerra».
Nel secondo punto viene annunciata ufficialmente la Coalizione anti-missili balistici, alla quale si aggiunge un incremento delle forniture a Kyev dei sistemi di difesa area con capacità a lungo raggio, oltre che la concessione delle licenze per la produzione ucraina di intercettori. Inoltre, si annunciano nuove pressioni economiche e sanzioni verso la Federazione Russa e per ultimo viene ribadito il contenuto della Dichiarazione di Parigi del gennaio 2026, che implica l’impegno europeo nel garantire la difesa dell’Ucraina dopo il cessate il fuoco, sia attraverso il sostegno militare delle forze armate ucraine, sia attraverso garanzie vincolanti basate sugli ordinamenti giuridici e costituzionali europei. Macron ha inoltre assicurato che nei prossimi mesi avranno luogo esercitazioni militari congiunte nell’ambito della Forza Multinazionale per l’Ucraina (MNF-U), «per dimostrare la capacità della MNF-U di agire, una volta cessate le ostilità» e fornire «rassicurazioni» all’Ucraina all’interno del suo territorio.
«Ci stiamo muovendo verso il punto in cui potremo dire che la pace si sta avvicinando» ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dal palco dell’evento. «Ed è proprio la nostra cooperazione qui in Europa, insieme agli Stati Uniti, al Presidente degli Stati Uniti e a tutti coloro che nel mondo desiderano la pace, che sta avvicinando la fine della guerra». Zelensky, inoltre, ha sottolineato la partecipazione delle principali aziende armamentistiche europee attive nel progetto: Fire Point, Thales, Diehl Defence, Saab, Kongsberg Defence & Aerospace, Weibel, Sener, MBDA, Eurosam, Safran e Destinus e l’italiana Leonardo.
Negli ultimi mesi, le manovre dell’Unione Europea hanno suggerito una convergenza verso un impegno militare congiunto, sia davanti alla più volte citata «minaccia russa», sia davanti all’imprevedibilità di Donald Trump (manifestata attraverso attacchi più o meno velate a Paesi europei, come la Spagna e più recentemente l’Italia). La decisione giunge dunque come un ulteriore passo verso il riarmo europeo, la cui priorità è stata sancita nel corso dell’ultimo summit NATO – nel corso del quale i principali leader hanno rivendicato con orgoglio le “decine di miliardi” che verranno investite in futuro nell’economia della guerra.
Caccia, raccolte oltre 400mila firme contro il testo in discussione alla Camera
La mobilitazione contro la proposta di modifica della legge sulla tutela della fauna cresce con la petizione del WWF Italia, arrivata a 410 mila adesioni e vicina alla soglia delle 500 mila necessarie per chiedere un referendum abrogativo. L’associazione contesta il provvedimento in esame alla Camera dopo il via libera del Senato, sostenendo che introdurrebbe periodi di caccia più lunghi, più specie cacciabili e una riduzione delle tutele ambientali. Alla protesta si sono unite 14 società scientifiche che chiedono di fermare la riforma.
Ucraina, al prestito UE da 90 miliardi si aggiunge anche Londra
Unione europea e Regno Unito hanno raggiunto un accordo per integrare Londra al prestito da 90 miliardi di euro approvato a Bruxelles per Kiev. Lo ha annunciato la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, che ha siglato l’intesa con il primo ministro britannico Keir Starmer a margine del vertice dei Volenterosi a Parigi. “Ciò consentirà all’Ucraina di avvalersi di una gamma più ampia di fornitori nel settore della Difesa, procurandosi ciò di cui ha bisogno sul campo di battaglia”, ha dichiarato von der Leyen.
Cosa sappiamo su Spudcell, la “cellula vivente” creata da zero in laboratorio
«SpudCell mette in atto i comportamenti spesso utilizzati per distinguere gli esseri viventi dalla materia inerte: si nutre, cresce, replica il suo genoma, si divide e va incontro a selezione». È con questa affermazione che i ricercatori dell’Università del Minnesota, coordinati dalla biologa Kate Adamala e dal chimico Aaron E. Engelhart, descrivono quello che potrebbe rappresentare uno dei risultati più significativi della biologia sintetica degli ultimi anni. Battezzata “SpudCell” per la sua forma tozza e irregolare, simile a quella di una patata (spud, in inglese colloquiale), questa struttura cellulare non deriva da un organismo vivente modificato, ma è stata assemblata “dal basso verso l’alto” a partire da componenti molecolari accuratamente selezionati e assemblati. Non è la prima cellula sintetica realizzata in laboratorio, ma è la prima ad aver completato un intero ciclo cellulare – crescita, replicazione del DNA e divisione – senza partire da una cellula preesistente.
Un risultato che non equivale alla creazione della vita, perché non soddisfa i requisiti che contraddistinguono le cellule viventi, ma che sposta ancora più avanti il confine tra biologia e ingegneria. Per comprendere la portata del risultato occorre distinguere due approcci che negli ultimi vent’anni hanno caratterizzato la biologia sintetica. Il primo, definito top-down, consiste nel prendere una cellula già esistente e semplificarla progressivamente eliminando geni ritenuti non indispensabili. È la strada percorsa, ad esempio, dal gruppo di Craig Venter, che nel 2010 annunciò il primo batterio controllato da un genoma interamente sintetico, battezzato Mycoplasma mycoides JCVI-syn1.0. Il secondo approccio, molto più ambizioso, è invece quello bottom-up: costruire una cellula pezzo dopo pezzo, senza partire da una cellula vivente preesistente. SpudCell è costituita da una membrana lipidica artificiale che racchiude un sistema biologico completamente definito: 36 enzimi purificati, un genoma sintetico di circa 90.000 paia di basi distribuito su sette plasmidi e tutto il necessario per replicare il DNA e coordinare la divisione cellulare.
I ricercatori, tuttavia, evitano accuratamente di sostenere di aver “creato la vita”, sebbene sottolineino che non esiste una «definizione univoca e condivisa» di vita e che il loro sistema cellulare si comporta in modo simile alle cellule viventi. In biologia, infatti, non esiste una definizione universalmente condivisa di “vita”. In genere, si considera vivente un sistema capace di mantenere un metabolismo, crescere, riprodursi ed evolvere nel tempo. «La vita non è binaria», ha spiegato Adamala al New York Times. «Ecco perché esito a definire tutto ciò “vivo”. Non esiste un confine netto, per quanto ci piacerebbe che ci fosse». Lo scopo di SpudCell non è sostituire le cellule naturali né dimostrare di aver “creato la vita”, ma offrire ai ricercatori un modello sperimentale con cui comprendere quali siano i requisiti minimi necessari affinché una cellula possa funzionare. Proprio perché ogni suo componente è noto e progettato, gli scienziati possono studiare con precisione il ruolo di ciascun elemento, riducendo molte delle “scatole nere” che ancora caratterizzano la biologia cellulare. SpudCell, tuttavia, rimane un sistema incompleto: non è metabolicamente autosufficiente, non è ancora in grado di produrre autonomamente tutti i componenti essenziali, a partire dai ribosomi, e può replicarsi soltanto per un numero limitato di generazioni (circa cinque). Per questo, gli stessi autori invitano a interpretare i risultati con cautela. Lo studio è stato pubblicato come preprint sulla piattaforma bioRxiv e non ha ancora completato il processo di revisione paritaria (peer review).

Al di là del dibattito su cosa possa essere definito “vita”, SpudCell rappresenta un passaggio cruciale per la biologia sintetica. Se ogni componente della cellula è progettato e controllabile, diventa possibile modificarlo deliberatamente, comprendendo con precisione il ruolo di ciascun elemento. È questo, secondo Kate Adamala, il vero cambio di paradigma: trasformare la biologia da scienza descrittiva a disciplina ingegneristica, nella quale le cellule possano essere progettate come piattaforme programmabili. Non a caso, in parallelo alla presentazione di SpudCell, la ricercatrice ha fondato insieme a Drew Endy, Jan Jedryszek e Chris Raggio Biotic, un’organizzazione senza scopo di lucro che punta a sviluppare un’infrastruttura aperta per l’ingegneria delle cellule sintetiche, affinché le basi di questa tecnologia rimangano un bene comune e non siano monopolizzate da pochi attori pubblici o privati.
Le possibili applicazioni di questa tecnologia spaziano dalla produzione di farmaci e biomateriali fino a nuove piattaforme terapeutiche e processi industriali a minore impatto ambientale. Ogni avanzamento in questa direzione sposta anche il confine di ciò che l’uomo considera modificabile. La biologia sintetica non si limita più a comprendere la vita, ma punta a progettarla. La vera domanda, allora, non è soltanto se riusciremo a costruire cellule completamente autonome, ma chi deciderà quali confini potranno essere oltrepassati e quali dovranno restare invalicabili. Perché, dietro l’idea di una vita sempre più ingegnerizzabile, potrebbe già prendere forma una nuova concezione dell’essere umano.
Ferrovie dello Stato, scelto il nuovo consiglio d’amministrazione
L’assemblea degli azionisti di Ferrovie dello Stato Italiane ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione, per il triennio 2026-2028. A farne parte sono Tommaso Tanzilli, Pietro Bracco, Franco Fenoglio, Silvia Marzot, Loredana Ricciotti, Daniela Rota e Gianpiero Strisciuglio. Quest’ultimo è stato indicato come il nuovo amministratore delegato, che prenderà dunque il posto di Antonio Donnarumma. “Attualmente — si legge sul sito di Ferrovie — Strisciuglio è Presidente di AGENS, l’Agenzia Confederale dei Trasporti e Servizi aderente a Confindustria, Presidente del CIFI, il Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani, e Vicepresidente di Federturismo Confindustria”.
Il surreale vertice globale contro il terrorismo antifascista organizzato dagli USA
Sessanta Paesi invitati a partecipare a un vertice globale contro la presunta minaccia del terrorismo di sinistra. È l’ultima iniziativa del segretario di Stato statunitense Marco Rubio, che ha già preso il nome di “Riunione ministeriale sulla rinascita del terrorismo politico”. La chiamata sta venendo poco considerata dagli alleati europei, tanto che la maggior parte dei Paesi, Italia compresa, si limiterà a inviare funzionari di secondo livello. Gli incontri si concentreranno sui movimenti di “estrema sinistra” ricondotti sotto l’ombrello di quel fenomeno dai contorni sfumati che Donald Trump definisce “antifa”. Da mesi ormai l’amministrazione statunitense ha lanciato una crociata contro tali gruppi, senza tuttavia specificare cosa essi siano, arrivando così a perseguire – e punire severamente – vaste frange del dissenso politico interno. L’evento in programma sembra avere un taglio puramente politico: esso punta a globalizzare il neo‑maccartismo trumpiano e a sbloccare nuovi strumenti per contrastare internamente il dissenso, equiparando proteste ambientaliste o contro la violenza della polizia al terrorismo internazionale.
Della riunione ministeriale organizzata da Rubio si sa molto poco. Il Dipartimento di Stato non ha rilasciato documenti, comunicati o note che spieghino struttura e scopo dell’iniziativa. Le informazioni ufficiali sull’evento scarseggiano a tal punto che non è stata confermata neanche la data in cui si svolgerà: sebbene la stragrande maggioranza dei media sostenga che dovrebbe tenersi questa settimana, giovedì 16 luglio, altri riportano che avrà luogo mercoledì 15. La maggior parte dei dettagli sull’evento proviene da un lungo resoconto del Washington Post – ripreso anche dal Dipartimento di Stato – che afferma di avere letto i documenti di presentazione della riunione e gli inviti spediti dagli USA ai vari Paesi. Le altre (poche) informazioni sono state diffuse da articoli ripresi dal Dipartimento di Stato e da brevi dichiarazioni di funzionari della Casa Bianca.
Da quanto traspare, il vertice sarebbe incentrato su quella che l’amministrazione Trump definisce una rinascita dell’estremismo politico transnazionale, e in particolare delle presunte reti violente di estrema sinistra: nel presentare l’iniziativa, il portavoce del Dipartimento di Stato, Tommy Pigot, ha definito il terrorismo politico di estrema sinistra «una vecchia minaccia che sta riemergendo con forti legami transnazionali e nuove convergenze». All’incontro sono stati invitati ministri di almeno 60 Paesi di Europa, Asia e America Occidentale, ma la stragrande maggioranza di essi si limiterà a mandare funzionari equivalenti ai nostri sottosegretari. Lo scopo ultimo pare quello di diffondere su scala internazionale la lotta al dissenso e ai cosiddetti “movimenti antifa” e “di sinistra”, e di potenziare gli strumenti investigativi e di sorveglianza di cui le forze di polizia statunitensi possono dotarsi nelle indagini contro di essi.
La riunione, insomma, pare ideologica e orientata politicamente. A tal proposito, diversi analisti sostengono che il terrorismo politico di sinistra non sarebbe realmente tanto esteso da giustificare la sua messa al bando e il suo contrasto su scala internazionale: «Finora l’estremismo violento di sinistra si è generalmente dimostrato meno letale di altre forme di terrorismo», ha dichiarato al Washington Post Bruce Hoffman, ricercatore presso il Council on Foreign Relations. «È una politicizzazione dell’intelligence», ha aggiunto Colin P. Clarke, direttore esecutivo del Soufan Center; «strumentalizza la lotta al terrorismo per fini partitici». Alle critiche degli esperti si aggiungono quelle di diversi funzionari statunitensi, che hanno parlato al Washington Post sotto condizione di anonimato: di preciso, gli alleati di Trump avrebbero sollevato preoccupazioni sulla possibilità di utilizzare strumenti come la legge antiterrorismo contro movimenti politici; secondo altri funzionari specializzati nella lotta al terrorismo, invece, «l’enfasi» posta dall’amministrazione Trump sui movimenti di sinistra sarebbe «fuorviante». Il quotidiano menziona anche tre diversi diplomatici europei che sostengono che il “terrorismo rosso” non rappresenterebbe alcuna minaccia, affermando piuttosto che la violenza perpetrata dai movimenti di destra sarebbe più incisiva di quella proveniente da sinistra.
Insomma: se pubblicamente l’amministrazione Trump paventa il pericolo di un terrorismo internazionale di sinistra, sotto banco gli stessi funzionari statunitensi paiono avere dubbi sulla sua esistenza. A confermare la connotazione politica dell’incontro – e la sua lontananza dal tema della sicurezza che dovrebbe affrontare – arrivano le designazioni dei Paesi invitati, che hanno deciso di mandarvi funzionari minori. In generale, è da mesi che l’amministrazione Trump sta intensificando la propria lotta contro il dissenso politico, provando a identificare movimenti diversi e diversificati come minacce alla sicurezza nazionale: a fare scattare la miccia è stata l’uccisione di Charlie Kirk, che il presidente ha attribuito a una non meglio precisata «retorica antifascista». Dopo tale caso, Trump ha aumentato la stretta repressiva, definendo il cosiddetto “movimento antifa” una “organizzazione terroristica interna”, senza tuttavia specificare cosa sia quello stesso movimento.
Sulla scia di tale designazione, Trump ha deciso di inserire quattro gruppi antifascisti europei nella lista nera delle Organizzazioni Terroristiche Straniere, mentre recentemente sono state inflitte pene fino a cent’anni a manifestanti che avevano protestato contro le violenze dell’ICE – la polizia anti‑immigrazione – nei confronti delle persone immigrate. Da tempo l’amministrazione statunitense sta provando a estendere questa politica repressiva, rafforzata da una retorica neo‑maccartista, anche all’estero: negli ultimi mesi sono stati organizzati diversi incontri e convegni internazionali, anche in sedi di intelligence, per provare a convincere altri Paesi e analisti che il terrorismo rosso costituirebbe una minaccia globale. Lo scopo pare quello di inscenare una vera e propria caccia alle streghe (“di sinistra”), costruendo retoricamente una minaccia che nessuno ritiene esista davvero, così da schiacciare il dissenso interno e imporre la propria visione politica oltre i confini nazionali.
Cipro, l’ex ministro Fitto sarà il rappresentante UE per la riunificazione
La Commissione europea ha scelto Raffaele Fitto come rappresentante speciale per Cipro. L’ex ministro per gli affari europei del governo Meloni, dal 2024 commissario UE per la Coesione, dovrà dunque contribuire al processo di riunificazione dell’isola, dando seguito alle risoluzioni delle Nazioni Unite. Cipro è attraversato da una “linea verde” lunga 180km, che separa in due l’isola: la Repubblica di Cipro, membro dell’UE dal 2004, e la Repubblica Turca di Cipro del Nord, sotto influenza di Ankara.








