Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che l’Italia avrebbe sventato una serie di attacchi informatici contro le strutture del Ministero degli Esteri e i siti delle Olimpiadi Milano-Cortina: «Abbiamo anticipato un attacco hacker a una serie di sedi del ministero degli Esteri, a cominciare da Washington, e anche ad alcuni siti di Milano Cortina, con gli alberghi di Cortina», ha dichiarato Tajani in visita a Washington in occasione di una riunione sui minerali critici. Tajani ha attribuito gli attacchi alla Russia. Il Cremlino non ha commentato la vicenda.
Il sottovalutato impatto ecologico delle sigarette elettroniche
Milioni di sigarette elettroniche usa e getta buttate via ogni settimana, con batterie al litio, plastica e circuiti elettronici che finiscono nella raccolta indifferenziata o dispersi nell’ambiente. Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi quasi esclusivamente sugli effetti sanitari dello “svapo”, l’impatto ambientale resta in gran parte fuori dal radar, nonostante numeri che mostrano un allarme che si sta trasformando rapidamente in un problema da risolvere.
In Italia l’uso delle sigarette elettroniche riguarda ormai milioni di persone. Secondo i dati di Global State of Tobacco Harm Reduction, nel 2023 circa il 3% della popolazione adulta, pari a 1,5–1,6 milioni di individui ne ha fatto uso, comprendendo anche il consumo occasionale e il cosiddetto dual use, che comprende chi fuma anche quelle tradizionali. Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Fondazione Veronesi in occasione del “No Tobacco Day” del maggio scorso, è una tendenza in crescita anche tra giovani: un terzo dei 14-17enni che fumano, utilizzano esclusivamente sigarette elettroniche.
Numeri che aiutano a capire la scala del problema: anche una percentuale apparentemente contenuta può tradursi in decine di milioni di dispositivi immessi sul mercato e destinati, prima o poi, a diventare rifiuti. L’elemento cruciale è il comportamento degli utenti, che, secondo uno studio molto recente pubblicato su Sustainability, non sarebbe impeccabile: il 46% degli utilizzatori dichiara di gettare le sigarette elettroniche nei rifiuti urbani indifferenziati, fuori da qualsiasi filiera RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Questo spiega perché, soprattutto quelle monouso, sono considerate micro-RAEE ad alto rischio di dispersione.
Uno dei Paesi che ha misurato meglio il fenomeno è il Regno Unito: secondo l’organizzazione Material Focus, nel 2023 venivano gettate circa 5 milioni di sigarette elettroniche usa e getta ogni settimana, contro gli 1,3 milioni stimati l’anno precedente. Una quantità tale da disperdere nell’ambiente litio sufficiente, su base annua, a realizzare oltre 1200 batterie per auto elettriche. Questi numeri hanno spinto Londra a una scelta drastica: dal 1° giugno 2025 nel Regno Unito è vietata la vendita delle sigarette elettroniche monouso. Anche il Belgio ha vietato le sigarette elettroniche usa e getta dal 1° gennaio 2025, seguito dalla Francia, che ha approvato il bando nel febbraio dello stesso anno.
In Italia mancano statistiche pubbliche dedicate ai flussi di rifiuto da sigarette elettroniche. Il Ministero dell’Ambiente (MASE) chiarisce però che questi dispositivi devono essere trattati come RAEE e non conferiti nell’indifferenziato, evidenziando che: «La cattiva gestione di questi materiali rischia la fuoriuscita di sostanze inquinanti come piombo, mercurio e cadmio nell’ambiente, oltre a provocare la perdita di risorse nelle discariche e nell’incenerimento».
Sul piano operativo, il progetto Recycle-Cig ha attivato una raccolta dedicata nelle tabaccherie, con circa 30mila esercizi che hanno aderito alla campagna. Una volta esauriti, i dispositivi possono essere conferiti dagli utenti negli appositi contenitori, individuabili attraverso una mappa interattiva. La raccolta e il trasporto sono gestiti da Logista, mentre il percorso dei rifiuti viene monitorato fino alla fase di recupero in collaborazione con il Centro di Coordinamento RAEE.
Nigeria, attacco di miliziani: 160 morti
Un gruppo di miliziani nigeriani ha lanciato un attacco in un villaggio nello Stato di Kwara, nell’area centrale del Paese, uccidendo almeno 35 persone. La notizia è stata data da agenzie di stampa internazionali che hanno sentito telefonicamente esponenti della politica dello Stato. Secondo le ricostruzioni fornite dai media, i miliziani sarebbero entrati nel villaggio facendo fuggire parte degli abitanti, saccheggiando il bestiame, e dando fuoco a edifici e negozi. Ancora ignoto il numero di dispersi. Da quanto comunicano le autorità, si tratterebbe dell’assalto più mortale registrato quest’anno nell’area.
Aggiornamento delle 19:06 del 4 febbraio 2026: Continuano ad arrivare aggiornamenti sul numero dei morti. Secondo le ultime ricostruzioni, il bilancio dei cittadini uccisi dagli attacchi sarebbe di 160 persone. Pare inoltre sia stato lanciato da Lakurawa, gruppo sospettato di essere affiliato all’ISIS.
Lo Yuan come nuova valuta di riserva globale: la Cina lancia l’assalto al dollaro
La Cina ha lanciato la sfida definitiva al dollaro statunitense in un contesto in cui i rapidi mutamenti negli assetti di potere e di alleanze globali si accompagnano inevitabilmente anche al sorgere di un nuovo sistema monetario globale orientato al multipolarismo. Secondo un commento pubblicato sulla rivista di punta del partito comunista cinese – Qiushi – il presidente Xi Jinping ha espresso la necessità che lo yuan diventi una valuta potente, sottolineando che «un Paese finanziariamente solido dovrebbe fondarsi su stabili fondamenta economiche, possedendo una forza nazionale complessiva, scientifica, tecnologica ed economica leader a livello mondiale». Per raggiungere questi obiettivi, l’articolo sottolinea una serie di elementi finanziari fondamentali, tra cui una moneta e una banca centrale forti, istituzioni finanziarie e centri finanziari internazionali solidi. Secondo il quotidiano economico Financial Times (FT), l’obiettivo di Xi è trasformare lo yuan in una valuta di riserva mondiale da usare negli scambi internazionali. Un articolo completo del presidente cinese sulla questione verrà pubblicato domenica su Qiushi.
Secondo Kelvin Lam, economista senior di China+ presso Pantheon Macroeconomics, «La Cina percepisce il cambiamento dell’ordine globale in modo più concreto che in passato», e l’enfasi di Xi sul rafforzamento della valuta cinese riflette «le recenti rotture nell’ordine globale», come riporta il FT. Il governatore della banca centrale cinese Pan Gongsheng, invece, già lo scorso anno aveva previsto un nuovo assetto valutario complessivo, affermando che lo yuan avrebbe gareggiato con altre valute in un «sistema monetario internazionale multipolare», che si sta gradualmente affermando parallelamente al declino economico-commerciale statunitense – dovuto a un forte squilibrio nella bilancia commerciale e all’alto debito pubblico – e al cambio di assetti geopolitici internazionali, che vede l’affermarsi di nuove potenze sullo scacchiere politico globale, tra cui Russia, Cina e India.
L’obiettivo, al momento, non è quello di sostituire integralmente il biglietto verde, bensì quello di rendere lo yuan un contrappeso strategico che limiti «la leva finanziaria degli Stati Uniti in un ordine finanziario in frantumazione», come ha spiegato Han Shen Lin, direttore nazionale per la Cina presso The Asia Group. Il tutto avviene in un momento di svalutazione del dollaro che sta lentamente perdendo il suo ruolo egemonico di valuta di riserva globale. Un segnale importante di questo processo è, tra gli altri, l’acquisto massiccio di oro da parte delle banche centrali di tutto il mondo. Il deprezzamento del biglietto verde rientra in una strategia commerciale, voluta soprattutto dall’amministrazione Trump, tesa a ridurre il deficit commerciale statunitense, rendendo i beni americani più competitivi all’estero e stimolando così le esportazioni per ridurre lo squilibrio della bilancia commerciale di Washington, che rappresenta uno dei problemi strutturali dell’economia statunitense. Tuttavia, mentre questa strategia non ha – al momento – ancora avuto particolare successo (il deficit commerciale rimane alto), si assiste contemporaneamente a una crisi di fiducia nei confronti della valuta americana che si traduce, da un lato, in una minore esposizione in dollari (la stessa Cina, ad esempio, sta riducendo le sue riserve di titoli del Tesoro statunitense), dall’altro, in un acquisto sempre più consistente di oro come asset di riserva.
La sfiducia nel dollaro dipende, a sua volta, sia da fattori geopolitici che da fattori economico-finanziari: l’uso del dollaro come strumento di ricatto finanziario nei confronti della Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina ha fatto in modo che diverse nazioni diminuissero i loro investimenti e scambi nella valuta americana, cercando di mettere a punto sistemi finanziari alternativi allo SWIFT, controllato dalle nazioni occidentali. D’altra parte, l’alto debito pubblico americano e la stessa svalutazione del dollaro hanno contribuito a fare allontanare gli investitori internazionali. È in questo contesto di forte volatilità e incertezza dell’economia e della divisa statunitense che si inserisce la dichiarazione di Xi Jinping circa la costruzione di un’architettura finanziaria cinese solida con caratteristiche diverse dal modello di sviluppo finanziario occidentale.
Da tempo il governo cinese, così come il gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) – che si è velocemente ampliato negli ultimi anni – sta lavorando alla cosiddetta de-dollarizzazione dell’economia e al rafforzamento dello yuan anche sul piano digitale: Pechino, infatti, sta incrementando l’uso e lo sviluppo dello yuan digitale (e-CNY) con l’obiettivo di potenziare il commercio e gli investimenti transfrontalieri. Dal primo gennaio 2026, inoltre, il nuovo regolamento della People’s Bank of China (PBOC) permetterà alle banche commerciali di pagare gli interessi sui depositi in e-CNY, trasformando così la valuta digitale da semplice equivalente del contante a vera e propria moneta di deposito. Una mossa che mira a ridisegnare l’architettura finanziaria globale, sganciandosi dal dollaro e sottraendo terreno alla valuta statunitense. Oltre a questo, il Dragone può contare su un’economia commerciale solida che nel 2025 ha registrato risultati record nonostante i dazi imposti dal governo statunitense: il surplus commerciale del gigante asiatico, infatti, ha raggiunto la cifra eccezionale di 1.189 miliardi di dollari, con le esportazioni salite del 5,5% annuo e le importazioni stabili.
In questo quadro economico-finanziario, Pechino ha deciso di lanciare la sfida definitiva al dollaro, nella prospettiva di un nuovo ordine monetario globale, perché, come scrivevamo già più di due anni fa su L’Indipendente, la creazione di un nuovo ordine mondiale multipolare passa anche – e forse soprattutto – dalla moneta.
Corteo Torino: domiciliari e obbligo di firma per gli arrestati
Il Giudice per le indagini preliminari (GIP) di Torino ha disposto i domiciliari per il 22enne sospettato di aver preso parte all’aggressione di un poliziotto durante il corteo del 31 gennaio scorso. Sono stati invece scarcerati con obbligo di firma gli altri due giovani, entrambi torinesi, fermati per gli scontri. Secondo il GIP, a Torino ci sarebbe stata una «guerriglia urbana» preceduta da un’azione «evidentemente preordinata e organizzata» da parte di una frangia dei manifestanti.
Antitrust: multa alla piattaforma di viaggi eDreams
La piattaforma di viaggi eDreams dovrà pagare all’Italia una multa da 9 milioni di euro. L’ha stabilito l’Antitrust, riscontrando pratiche commerciali scorrette. La nota piattaforma di viaggi avrebbe infatti usato tecniche ingannevoli e manipolative per spingere gli utenti a sottoscrivere l’abbonamento Prime (che oggi conta nel mondo più di 7,5 milioni di membri), mostrando sconti poco trasparenti, preselezionando l’opzione più costosa e ostacolando il diritto di recesso.
Il 30% degli hamburger da supermercato contiene batteri resistenti agli antibiotici
Tra i parametri che la filiera della carne deve rispettare per immettere in commercio un prodotto finito non figura l’assenza di batteri resistenti agli antibiotici, a differenza di quanto accade per patogeni come salmonella e listeria, nonostante questi batteri contribuiscano alla diffusione dell’antibiotico-resistenza tra le persone. In una recente indagine realizzata da Il Salvagente sono stati analizzati 12 campioni di hamburger, confezionati sottovuoto e venduti nei supermercati. 4 di questi, pari al 30% del totale, sono risultati positivi alla presenza di batteri resistenti agli antibiotici, capaci cioè di “difendersi” dai farmaci usati per combattere le infezioni. I 4 prodotti coinvolti sono: Terre d’Italia – hamburger con Marchigiana di Carrefour; hamburger di Chianina di Lidl; hamburger di Scottona di Gram e maxi hamburger di Scottona – La collina delle bontà di Eurospin.
Secondo la normativa vigente, la farmacovigilanza nella filiera della carne si interrompe negli allevamenti e nei macelli, mentre non vi è alcun obbligo nelle fasi di lavorazione e confezionamento, il che apre il dibattito su un intervento da parte del Legislatore. In questo vuoto normativo si inseriscono nel frattempo i test realizzati da Il Salvagente, che scrive: «le resistenze più gravi sono legate alla presenza di Escherichia coli beta-glucuronidasi positiva e agli stafilococchi in alcuni hamburger in grado di “sopravvivere” a medicinali moderni e molto usati in questi casi come le cefalosporine, una classe di antibiotici beta-lattamici». Nel campione di hamburger con Marchigiana di Carrefour è risultata la presenza di batteri resistenti a 5 antibiotici differenti. Discorso simile per l’hamburger di Chianina di Lidl, dove sono stati riscontrati batteri capaci di neutralizzare 6 tipi di antibiotici. Resistenze batteriche sono emerse anche negli hamburger di Scottona di Gram ed Eurospin.
Cuocere bene la carne è il miglior modo per difendersi e uccidere i batteri presenti al suo interno, limitando così la diffusione dell’antibiotico-resistenza tra le persone. Il fenomeno, che secondo i dati dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) provoca ogni anno la morte di 12mila persone, è il risultato di pratiche sedimentate negli anni: prescrizioni eccessive di antibiotici, consumi ospedalieri in aumento, utilizzo diffuso negli allevamenti intensivi, dove spesso gli antibiotici vengono somministrati in via preventiva anche su animali sani.
Piantedosi reinventa il “rischio eversione” per giustificare un nuovo DL Sicurezza
Il governo lo dichiara senza mezzi termini: la distinzione tra manifestanti violenti e non violenti non è possibile. Non nel contesto della manifestazione dello scorso 31 gennaio di Torino, dove tra le 20 e le 50 mila persone si sono ritrovate in piazza a sostegno di Askatasuna e per la tutela degli spazi sociali. Con un linguaggio che rievoca scenari degli anni ’70, il ministro dell’Interno Piantedosi dipinge nelle intenzioni della piazza «una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni», con modalità che richiamano «dinamiche terroristiche e squadristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato». Una «vera e propria sistematica strategia dell’eversione dell’ordine democratico», insomma. Che offre l’assist perfetto per introdurre l’ennesimo decreto Sicurezza, che (salvo ulteriori slittamenti) approderà in Consiglio dei Ministri già domani.
L’obiettivo della piazza, dichiara il ministro nel corso dell’informativa urgente di ieri alla Camera, sono puri disordini e violenze, portate in piazza col pretesto di rivendicazioni di carattere sociale. D’altronde, a poche ore dai fatti, lo stesso ministro della Difesa Crosetto aveva dichiarato la necessità di combattere queste «bande armate» allo stesso modo in cui «sono state combattute le Brigate Rosse». Piantedosi sottolinea poi come con il governo Meloni il numero di manifestazioni sia aumentato in frequenza e partecipazione proprio perchè pienamente garantito il diritto a manifestare – non, insomma, per un crescente scontento da parte della cittadinanza. In quest’ottica, «va valutato il sostegno alla manifestazione da coloro i quali intendono rimarcare la propria distinzione rispetto ai manifestanti violenti». Sarebbe ipocrita, insomma, pretendere una separazione tra «cosiddetti “manifestanti pacifici”» e gruppi violenti.
Paventato il rischio eversivo dei cortei, dipinti anche i cittadini comuni come potenziali terroristi, il terreno è spianato per l’introduzione del nuovo decreto Sicurezza, che contiene due misure fondamentali. La prima è il fermo di polizia per «soggetti potenzialmente pericolosi, di cui siano già conoscibili intenzioni ed attitudini». Il secondo è l’ampliamento dello scudo penale a favore dei poliziotti, «baluardo della democrazia», che devono poter operare «senza una costante e sistematica presunzione di colpevolezza». Prevista poi la possibilità per le Prefetture di procedere con lo sgombero degli immobili occupati, in base a criteri di priorità da esse (ovvero, dal ministero dell’Interno) stabiliti. Il provvedimento sarebbe dovuto arrivare in Consiglio dei Ministri già oggi, ma il rischio di frizioni con il Quirinale ha portato a rimandare di un giorno la discussione. Le norme, per essere approvate, devono infatte essere rese digeribili al presidente della Repubblica Mattarella, motivo per il quale nella serata di ieri si è svolta una riunione dei tecnici incaricati di redarre le norme. Il rischio che si manifestino profili di incostituzionalità è infatti alto – uno tra tutti: le norme potrebbero cozzare con l’art. 13 della Costituzione, che stabilisce l’inviolabilità della libertà personale, la quale può essere momentaneamente sospesa unicamente dall’autorità giudiziaria (e dunque non dalla polizia, come vorrebbe il decreto).
Nel frattempo, il corteo di sabato, partecipato da decine di migliaia di cittadini, viene spogliato di qualunque valenza critica e politica, per diventare un’accozzaglia di persone il cui unico scopo sarebbe devastare il centro di Torino e scontrarsi con la polizia. E il tutto grazie anche a «coperture politiche ben identificabili», che offrono ai «delinquenti» una «prospettiva di incolumità» dichiara Piantedosi, alludendo alla presenza di AVS e Rifondazione Comunista in piazza. «Sarà massimo l’impegno affinchè questa vile aggressione non resti impunita e abbia la risposta che merita da parte dello Stato».
Tra le opposizioni sollevatesi dopo il discorso di Piantedosi, le più incendiate sono state proprio quelle di Bonelli (AVS), che ha commentato come i «criminali» che hanno dato il via agli scontri più violenti con le forze dell’ordine «li condanniamo perchè sono nostri nemici». «Lei da ministro degli Interni doveva tutelare i manifestanti pacifici, perchè voi sapete chi sono coloro i quali vanno a fare quegli scontri, ma gli avete consentito di fare tutto ciò», ha dichiarato, aggiungendo: «quei teppisti sono vostri amici, se c’è una complicità è con voi».









