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Borse e imballaggi dispersi in mare sono i killer più pericolosi per i cetacei

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Sacchetti di plastica ed imballaggi flessibili sono tra gli oggetti più letali nell’oceano, sia per la flora che per la fauna marina. Lo afferma una revisione di centinaia di articoli scientifici pubblicata sulla rivista Conservation Letters. Anche lenze, reti scartate, guanti e palloncini sono risultati più pericolosi rispetto ad altri detriti oceanici che gli animali mangiano per errore. 

La revisione dell’agenzia scientifica del governo australiano, CSIRO, ha rilevato che l’ingestione di plastica è responsabile dell’uccisione di 80 specie diverse. Balene, delfini, tartarughe ed uccelli marini rischiano di ingoiare fili di plastica e palloncini. Le reti e le lenze dell’industria della pesca sono risultate essere le più letali per foche e leoni marini. La revisione ha analizzato 655 articoli scientifici sui detriti marini e ha trovato 79 studi in tutti i continenti abitati che dettagliano le morti di cetacei (balene e delfini), pinnipedi (foche e leoni marini), tartarughe marine e uccelli marini.

A settembre, uno studio sulla rivista Science ha stimato che nel 2016 sono arrivate, sia nei fiumi che negli oceani, tra 19 ed 23 milioni di tonnellate di plastica. Tra gli oggetti maggiormente letali la gomma e la plastica flessibile, ubique e pericolose. La ricerca elenca anche le potenziali risposte politiche per ridurre il numero degli elementi mortali per l’oceano. Finora, più di 70 Paesi hanno sostenuto un appello alle Nazioni Unite per introdurre un trattato globale che combatta l’inquinamento da plastica.

Usa 2020: vittoria Biden confermata con 306 voti

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Il collegio elettorale ha confermato la vittoria di Joe Biden con 306 voti, gli stessi che incoronarono nel 2016 Donald Trump. Il quorum per essere eletto è di 270 elettori, tuttavia, oggi, l’ex presidente ha conquistato solo 232 voti.

Prime crepe tra i repubblicani con diversi esponenti del Gop che incoronano Biden invitando a rispettare il processo costituzionale. Donald Trump ha intanto silurato via Twitter il ministro della Giustizia William Barr.

Pompei è stata fondata dagli etruschi? Lo sostengono sempre più studiosi

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Sarebbero stati gli Etruschi a fondare Pompei, la colonia romana resa celebre insieme ad Ercolano dalla tragica esplosione del Vesuvio nel 79 d.C.: la città presenterebbe infatti un’organizzazione urbana analoga a quella di Tarquinia, Veio e Cerveteri, ovvero un orientamento di strade che rispecchia quello “del cielo e delle stelle“, e la costruzione di santuari sulle vie che collegavano le città ai porti, all’epoca principali snodi dei traffici commerciali. L’ipotesi è stata avanzata “con grande insistenza” da Massimo Osanna, direttore del famoso parco archeologico nonché patrimonio dell’umanità, alla luce degli ultimi scavi. Osanna ha presentato le nuove scoperte con l’archeologo Carlo Rescigno presso la storica Accademia dei Lincei, in una tavola rotonda cui hanno preso parte anche illustri professori come Luigi Vanvitelli e Fausto Zevi. Pompei sarebbe stata fondata molti secoli prima della colonizzazione romana, costruita in pochi decenni da una comunità di cultura etrusca a cui appartenevano forse anche schiavi liberati. Non esenti da influenze limitrofe, le mura, i templi e le case pompeiane testimoniano il ricorso alle maestranze campane e, in via indiretta, italiche e greche. Animata da un fiorente commercio, la città avrebbe subito nel 474 a.C. una tragica sconfitta dai greci, in seguito alla quale fu costretta ad un secolo di silenzio. Furono i romani a ridarle una seconda vita, infine sepolta dalle ceneri del Vesuvio.

In Perù oltre cinquemila donne sono scomparse nel 2020

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In Perù oltre 5000 donne sono scomparse tra gennaio e novembre 2020. Secondo il rapporto del Defensoría del Pueblo – dal titolo ¿Qué pasó con ellas? – si tratta nello specifico di 1.506 donne adulte e 3.510 tra bambine e adolescenti, riportate come disperse secondo il sistema di ricerca delle persone scomparse e le segnalazioni fatte alla polizia nazionale del Perù. L’ente ha precisato che nel mese di novembre sono stati segnalati come dispersi 390 minorenni, di cui 325 di sesso femminile. Questa maggioranza indica come le sparizioni siano legate a questioni di genere. Inoltre, le donne adulte scomparse a novembre sarebbero 190, ossia il 20% in più rispetto al mese precedente. L’aumento di queste cifre è preoccupante: potrebbe esserci un nesso tra le sparizioni e le denunce di violenza. Nel rapporto si legge come nel 26% dei più recenti casi di femminicidio (33 su 127), le vittime erano state segnalate in precedenza come scomparse.

La Defensoría del Pueblo è un organo costituzionale autonomo, creato dalla Costituzione politica del Perù del 1993. Si occupa di difendere e promuovere i diritti degli individui e della collettività, con particolare attenzione a chi si trova in condizioni di vulnerabilità, e di vigilare sull’adempimento dei doveri dello Stato.

Il ritorno del bisonte europeo: era quasi estinto, ora ce ne sono seimila esemplari

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Il bisonte europeo non è più una specie in via di estinzione. Lo ha annunciato l’IUCN, la più autorevole associazione per la conservazione della natura. Il numero di individui sta cominciando a crescere grazie a programmi di allevamento e di reintroduzione in habitat protetti, dopo essere quasi scomparso. Per questo l’unione ha ora aggiornato la propria classificazione dell’animale da “vulnerabile” a “quasi minacciata”. 

Agli inizi del Novecento, il Bison bonasus, una specie eurasiatica mediamente più alta del bisonte americano, poteva essere trovato soltanto in cattività. Dopo la Seconda guerra mondiale è iniziato il progetto di ripopolamento: nel 2000 erano 1800 gli esemplari allo stato selvatico. L’anno scorso, però, il numero ha raggiunto 6200 individui in 47 mandrie disseminate in foreste della Polonia, della Bielorussia e della Russia.


Se per il momento il bisonte europeo sembra salvo, la IUCN avverte che altri animali sono in grave pericolo. 31 specie sono elencate come estinte e tutti i delfini d’acqua dolce sono ora minacciati. Attualmente, un totale di 128.918 specie di animali fanno parte di questo elenco, tra cui 35.765 a rischio di estinzione. Stessa sorte anche per la flora: un terzo delle querce di tutto il pianeta e gli alberi di macadamia selvatica, a causa di insetti invasivi, malattie e cambiamento climatico rischiano di sparire. 

Perché dobbiamo parlare dei migranti climatici

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Negli ultimi anni la città di Miami non è più “la terra ideale per i ricchi in pensione”. Il Resources for the Future, organizzazione che svolge attività di ricerca nel settore ambientale, l’ha definita "la grande città costiera più vulnerabile del mondo".
Per quale motivo? Succede che la città sta assistendo ad una sorta di migrazione di massa a causa delle conseguenze del cambiamento climatico. Il ceto medio-alto si sta spostando nell’entroterra per l’aumento del livello del mare che nel giro di pochi anni potrebbe sommergere l’intera zona costiera. I ricchi investono in quartieri popolari, ...

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Segnalate interruzioni globali dei servizi Google

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Gli utenti di tutto il mondo stanno segnalando un malfunzionamento dei servizi di Google. Secondo i reclami – in tendenza su Twitter l’hashtag #googledown – l’interruzione ha interessato Gmail, YouTube, Drive, Google Meet, Google My Business, Google AdSense e altri. Gli utenti che tentano di accedere ai servizi ricevono un messaggio di “errore temporaneo”. Il problema sembra riguardare la parte dei servizi Google che gestisce gli account utente. Difatti, è ad esempio possibile accedere a YouTube sfruttando la modalità “in incognito”.

Tav, insieme ai lavori riprendono le proteste popolari in Val di Susa

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Quella dei No Tav è una battaglia che va avanti da oltre trent’anni e che è ripresa proprio negli ultimi giorni. Centinaia di manifestanti si sono radunati al campo sportivo di Giaglione, in Val di Susa, tra cui molti giovani e gruppi provenienti anche da altre città d’Italia, con un obiettivo comune: marciare per i boschi della Valsusa contro l’allargamento del cantiere. I lavori di cui stiamo parlando sono quelli intrapresi per allargare il cantiere Tav di Chiomonte (Torino), sui terreni acquisiti da Telt a inizio novembre a Giaglione. Si tratta di lavori finalizzati alla realizzazione del nuovo svincolo sull’A32 Torino-Bardonecchia. I manifestanti hanno dichiarato di volersi opporre alla devastazione della Val Clarea e alla militarizzazione del territorio.

Il progetto della line ad alta velocità Torino-Lione è al centro di un acceso scontro fra chi pensa che l’opera sia necessaria allo sviluppo del paese e chi la ritiene, invece, costosa e dannosa per l’ambiente.

Gli obiettivi che la Tav si prefigge sono di diversa natura. Economici, ad esempio, per rendere più competitivo il treno per il trasporto di persone e merci. Ambientali, per ridurre il trasporto per strada. I no Tav pensano, al contrario, che per quanto possano essere validi gli scopi, non siano realizzabili con il progetto proposto, reputato uno spreco di soldi pubblici.

Francia, legge di sicurezza globale: i manifestanti denunciano decine di arresti arbitrari

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Domenica in Francia diverse associazioni e sindacati hanno denunciato “arresti arbitrari” durante la manifestazione del giorno precedente. La protesta era contro la proposta controversa di una legge sulla sicurezza, di nuovo. A Parigi, hanno partecipato almeno 5.000 dimostranti (10.000 secondo gli organizzatori), e 124, tra cui 2 giornalisti (QG e REC), sono stati fermati dalla polizia. La custodia del primo è stata prorogata, perché sospettato di “radunarsi per commettere violenza” e “nascondere il volto”, anche se indossava una semplice maschera protettiva.

Secondo un rapporto provvisorio della Procura di Parigi domenica sera, dei 105 adulti in custodia, 66 sono stati licenziati, di cui 27 dopo un richiamo alla legge. 6 persone saranno processate oggi ed una ha acconsentito alla procedura di comparazione, previa ammissione di colpevolezza (CRPC). 2 persone sono state rilasciate senza essere perseguite in questa fase, ma le indagini su di loro continuano.  A fine della giornata di ieri, ancora 30 persone erano in custodia.

Nel comunicato dei sindacati e delle associazioni, tra cui Attac, l’Unione Nazionale  giornalisti (SNJ) o la Human Rights League, la lista degli “abusi inammissibili” è lunga. “Arresti di massa, accuse infondate x lo scoppio del corteo, trattenute senza motivo, custodia della polizia notificata alla catena sulla base di illeciti criminali fuorviati… Come si temeva, la manifestazione parigina, seppur dichiarata e autorizzata dalla Prefettura di Polizia, si è trasformata in una trappola per topi“.

Se il web fosse una nazione sarebbe la quarta più inquinante al mondo

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Secondo delle stime, il web produrrebbe all’anno circa un miliardo e 850 milioni di tonnellate cubiche di CO2. Se fosse una nazione sarebbe quindi la quarta più inquinante al mondo, dopo Cina, Stati Uniti ed India. Ogni utente di Internet produce circa 400 grammi di anidride carbonica e lo streaming video, da solo, è responsabile dell’emissione di 300 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Il danno maggiore lo fanno però i computer, da tavolo o portatili, ai quali va attribuito circa il 40 per cento dei consumi. Segue l’infrastruttura del Web, server e data e center, che vale un altro 30 per cento.

Secondo la BBC, l’impronta di carbonio di un’email è di 4 grammi mentre quella dell’invio di un messaggio tramite WhastApp o Messenger sarebbe di poco inferiore. Meglio gli SMS, ogni messaggio genera infatti solo 0,014 grammi di CO2. Poi ci sono le ricerche online, quelle su Google genererebbero globalmente 12,542 tonnellate di CO2 al giorno. Nel 2010, le emissioni di CO2 di Internet erano nell’ordine delle 300 milioni di tonnellate. Oggi il valore è sei volte maggiore. Per questo il Montreal Institute for Learning Algorithms (Mila) ha sviluppato CodeCarbon, un software in grado di stimare l’impatto ambientale del digitale. Nella speranza che un domani – affermano gli sviluppatori – diventi d’obbligo dichiarare quanto consuma un servizio digitale o un data center e quanto CO2 producono.