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Etiopia, oltre 100 morti in attacchi etnici

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Nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz in Etiopia più di 100 persone sono state uccise in nuovi attacchi etnici. Lo riporta Esat Tv, canale satellitare dell’opposizione citato dalla Bbc. Gli attacchi sono avvenuti nelle giornate di lunedì e martedì. Secondo il rapporto, sono stati uccisi 130 civili da parte di uomini armati Gumuz in vari distretti nella zona di Metekel. Anche il mese scorso erano avvenute uccisioni per motivi etnici, proprio dopo la visita del primo ministro Abiy Ahmed per valutare la situazione della sicurezza.

Italia, i ristoratori dichiarano guerra alle multinazionali delle consegne a domicilio

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Durante la pandemia, i ristoranti hanno puntato praticamente tutto sul servizio d’asporto, affidandosi spesso a terzi (Glovo, Deliveroo e Uber). Enzo Ferrieri presidente di Ubri, l’unione dei brand della Ristorazione Italiana, lancia una dura accusa proprio nei confronti di queste aziende e dei loro eccessivi costi. Il modello che oggi il delivery propone non sarebbe più sostenibile. Perché? Prima della pandemia, l’asporto costituiva circa il 20% dei ricavi di un’azienda. Con il lockdown, invece, la percentuale è schizzata in alto, fino a rappresentare il 100% del fatturato di un ristorante, ad esempio. Ma i costi, anziché diminuire, sono aumentati. Ferrieri sostiene che in piena pandemia il peso delle commissioni versate a Deliveroo&Co è arrivato al 50% del fatturato complessivo: sommando il costo del lavoro, le materie prime e gli ammortamenti, la marginalità per gli imprenditori è stata di fatto quasi praticamente nulla. Si tratta delle stesse società multinazionali che non pagano le tasse in Italia e che applicano contratti a cottimo, contestati da dipendenti e sindacati fin dalla loro nascita. Contratti che invece i ristoratori non sono soliti fare ai propri collaboratori.

Grossi brand, tra cui anche i 50 associati di Ubri, ora rischiano di rimanere schiacciati dalla crisi. Secondo quanto riportato da Businessinsider, si tratta di aziende che fatturano oltre 200 milioni di euro l’anno in 400 locali con 3.300 dipendenti. La situazione è quindi peggiore per aziende più piccole.

India, dopo mesi di enormi proteste la Corte suprema blocca la nuova legge agricola

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La Corte suprema dell’India il 12 gennaio, ha interrotto l’implementazione delle tre leggi sull’agricoltura, approvate già dallo scorso 27 settembre dal governo. Da ormai lo scorso novembre, gli agricoltori di Nuova Delhi e non solo hanno scatenato intense proteste contro le cosiddette “leggi nere”: si sono accampati e stanno manifestando fuori da Nuova Delhi, bloccandone le vie d’accesso.

Il presidente della Corte Suprema dell’India, Sharad Arvind Bobde ha messo in discussione la validità costituzionale di queste leggi. Verrà istituito un comitato apposito per analizzare le ragioni per le quali gli agricoltori ne stanno chiedendo la revoca e per esaminare i contenuti dei testi di legge. Bobde ha aggiunto: “Proteggeremo gli agricoltori”. Il governo ha tentato varie volte di avere un confronto con i manifestanti: sono stati otto i round di negoziati organizzati tra l’esecutivo e i rappresentanti degli agricoltori per cercare una soluzione. Tuttavia, non si è giunti ad un compromesso perché entrambe le parti fermamente arroccate sulle rispettive posizioni. In base alle tre leggi di liberalizzazione, gli agricoltori potranno vendere i propri prodotti ovunque e a chiunque, non limitandone gli affari ai soli ingrossi regolati dal governo. Secondo i manifestanti, il governo smetterà di comprare prodotti agricoli a prezzi minimi garantiti e consentirà il loro sfruttamento da parte di grandi aziende private che potranno così comprare i loro raccolti a prezzi bassi.

Siria, raid aerei israeliani uccidono più di 23 persone

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Nella zona ad est della Siria almeno 23 persone sono rimaste uccise la scorsa notte in raid aerei israeliani contro posizioni e depositi di armi e munizioni, secondo quanto denuncia stamani l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Le fonti locali parlano di almeno 10 raid che hanno colpito tre diverse aree dove sono concentrate forze iraniane e filo-iraniane al confine siriano con l’Iraq.

Usa, giustiziata la prima donna dopo 70 anni

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Lisa Montgomery è stata giustiziata, è la prima esecuzione di una detenuta negli Usa in quasi 70 anni. La sua esecuzione era stata sospesa ieri per consentire una perizia psichiatrica, circostanza che aveva fatto sperare in uno stop della pena capitale. La donna è stata uccisa con una iniezione letale nel carcere federale di Terre Haute, nell’Indiana. Era stata condannata per l’omicidio di Bobbie Jo Stinnett nel 2004, aveva usato una corda per strangolarla per poi asportarle la bambina che portava in grembo. Per i legali aveva “mostrato in modo chiaro la sua incapacità mentale”

Perù, 300mila donne sterilizzate forzatamente: a processo l’ex presidente Fujimori

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Alberto Fujimori, ex presidente del Perù dal 1990 al 2000, è stato citato in giudizio da un tribunale locale con l’accusa di sterilizzazione forzata. Lo stesso tribunale si è riunito oggi per permettere alla Procura peruviana di formalizzare i capi d’accusa nei suoi confronti. Fujimori portò avanti tra il 1990 e il 1999 una campagna di sterilizzazioni forzate che coinvolse oltre 300.000 donne, per lo più indigene, madri di più figli. Secondo quanto riferito da radio RPP di Lima, attraverso un’udienza virtuale il giudice Rafael Martín Martínez ascolterà la relazione del pm Pablo Espinoza. Lui stesso formulerà le accuse contro Fujimori ed altre importanti personalità. Tutte coinvolte nella realizzazione del piano governativo che risale a più di 22 anni fa.

L’intento della Procura è quello di sostenere la tesi secondo cui le sterilizzazioni realizzate senza il consenso delle donne coinvolte rappresentano crimini contro l’umanità che dovranno essere puniti severamente. Attualmente Fujimori, 81 anni, è in carcere per scontare una pena di 13 anni per crimini contro l’umanità e corruzione. Su questa vicenda, l’ex presidente ha sempre dichiarato che le procedure sono state eseguite con il consenso dei pazienti e mirate ad affrontare la povertà riducendo i tassi di natalità. Invece, secondo quanto riportato da Reuters, molte donne hanno dichiarato di essere state sterilizzate senza il loro consenso, a volte minacciate o imbrogliate da medici corrotti o spinti da incentivi statali.

Germania, per la prima volta l’energia da fonti rinnovabili ha superato quella fossile

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In Germania, nel 2020, l’energia da fonti rinnovabili ha superato quella derivante da fonti fossili. Lo hanno evidenziato i dati preliminari dell’Agenzia di rete federale (BNetzA) e del gruppo di esperti di Agora Energiewende. Il nucleare e le fossili lignite, carbone, gas e petrolio, avrebbero prodotto 230 terawattora (TWh) contro i 255 delle rinnovabili. Leggermente diverso il parere dell’Istituto Fraunhofer ISE. Secondo il più grande centro europeo di ricerca sul solare, le fossili e il nucleare avrebbero generato 241 TWh contro i 247 delle fonti rinnovabili. Il 2020, inoltre, è stato l’anno in cui l’energia solare ha superato quella prodotta da tutte le centrali a carbone del paese. Gli esperti raccomandano però cautela. A causa della pandemia, l’anno appena trascorso, infatti, è stato tutt’altro che ordinario. Un calo record della produzione industriale e del consumo energetico, un inverno piuttosto mite e un rapido calo del carbone, sono solo alcuni dei fattori che potrebbero aver contribuito.

Il primo gennaio 2021, in Germania, è entrata in vigore la nuova legge per lo sviluppo delle rinnovabili. La riforma concretizza per la prima volta l’obiettivo della neutralità climatica fissato dal Green Deal europeo: zero emissioni nette entro il 2050. Invece, per raggiungere il 65% di rinnovabili entro il 2030 – ha spiegato il ministro dell’Economia Peter Altmaier – la legge prevede che il fotovoltaico raggiunga in dieci anni i 100 GW, l’eolico a terra arrivi a 71 GW, l’eolico offshore i 20 GW e la biomassa gli 8,4 GW.

Trump, Usa: gli ultimi giorni di mandato per rimettere Cuba tra i paesi sponsor del terrorismo

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Trump, a dieci giorni dalla fine del suo mandato, ha riportato Cuba nella lista degli Stati che appoggiano il terrorismo. Il provvedimento revoca la decisione presa dall’amministrazione Obama nel 2015 che aveva eliminato Cuba dalla lista sciogliendo uno dei nodi cruciali nel percorso intrapreso per riattivare le relazioni diplomatiche tra Washington e L’Avana. A questo punto, il percorso di Biden verrà intralciato dato che a causa di quest’ultimo provvedimento risulterà difficile riallacciare i rapporti con Cuba. Precedentemente, il New York Times aveva scritto che l’intenzione del Segretario di Stato Mike Pompeo era quella di attuare una mossa dell’ultima ora. L’embargo economico Usa già limitava fortemente la possibilità per i cittadini americani di fare affari o di visitare l’isola. Questa nuova mossa ostacolerà gli accordi commerciali con i paesi terzi su cui Cuba contava per importare beni essenziali e allontanare gli investitori stranieri dell’industria del turismo.

Trump ha inoltre dichiarato che inserirà i ribelli Huthi dello Yemen nella lista nera dei gruppi terroristici, cosa che secondo l’Onu “rischia di avere gravi ripercussioni umanitarie e politiche”. “Avrà un impatto negativo sulle importazioni di cibo e altri beni essenziali proprio mentre sempre più yemeniti stanno morendo di fame”, ha detto il portavoce Stéphane Dujarric. I ribelli yemeniti Huthi hanno risposto alla decisione Usa affermando che è proprio la politica del presidente americano Donald Trump a essere “terrorista”.

Uganda: sospesi social media e app a due giorni dalle elezioni

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La Commissione delle comunicazioni in Uganda ha ordinato l’interruzione dei social media e delle app di messaggistica a due giorni dalle elezioni. Irene Sewankambo, a capo dell’ente regolatore, ha ordinato alle compagnie di telecomunicazioni di “sospendere immediatamente ogni accesso e uso” dei social media e delle piattaforme di messaggistica online. Il candidato alla presidenza dell’Uganda Robert Kyagulanyi ha interrotto un’intervista radiofonica con un’emittente keniota dicendo che i militari avevano fatto irruzione nella sua casa aggredendo gli uomini della sicurezza. Si è potuto sentire un po’ di trambusto di sottofondo pochi istanti prima della disconnessione telefonica.

Twitter insiste con la censura: colpiti profili governativi di Iran e Cina

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Twitter è di nuovo intervenuta per cancellare un tweet dell’ambasciata cinese in America e uno di Ali Khamenei, l’ayatollah iraniano.

Nel primo caso, la storia è stata resa nota dall’Independent, che a sua volta citava il quotidiano di stato China Daily, in cui si sottolineava che le donne della minoranza musulmana non sono più macchine per fare bambini, grazie all’intervento dello stato. Cosi Pechino, che da anni è accusata di aver costretto alla sterilizzazione forzata le donne uigure (campagna demografica di genocidio), è stata censurata dal social network che ha rimpiazzato il tweet con un messaggio: “violazione delle regole di Twitter”.

Nel 2019, la Cina aveva annunciato un piano per rendere l’Islam più compatibile con il socialismo, introducendo delle misure e cinesizzare la religione. Un milione di uiguri, minoranza musulmana, sono stati detenuti in un campo, definito dall’Onu, di concentramento.

Nel caso di Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, Twitter ha rimosso un tweet in cui veniva contestata l’affidabilità dei vaccini occidentali contro il coronavirus. Il contenuto, infatti, è in contrasto con le regole di moderazione del social network. Khamenei ha messo in dubbio l’attendibilità dei vaccini sviluppati in Francia, Stati Uniti e Regno Unito, lasciando intendere di aderire a teorie complottiste sulla loro origine.

Venerdì l’ayatollah ha annunciato il blocco delle importazioni di vaccini statunitensi e britannici, aggiungendo però di non voler impedire l’importazione di vaccini sviluppati altrove.