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Nuove manifestazioni contro il green pass in tutta Italia

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Ancora una giornata all’insegna delle proteste contro il passaporto sanitario in Italia, con i manifestanti che si sono dati appuntamento in 60 piazze di tutta Italia. A Roma piazza San Giovanni gremita da migliaia di persone. Tra le manifestazioni più imponenti anche Trieste con circa 20.000 partecipanti. Grossi cortei inoltre a Torino, Milano e in quasi tutte le città capoluogo.

Grazie all’IA una nuova terapia può curare un raro tumore cerebrale pediatrico

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Un gruppo di scienziati inglesi ha perfezionato un nuovo importantissimo campo in cui impiegare l’intelligenza artificiale: la medicina oncologica. I ricercatori sono riusciti a creare una nuova terapia farmacologica per la cura di una particolare forma di cancro cerebrale infantile. Si tratta del DIPG – glioma pontino intrinseco diffuso – tumore del tronco encefalico (porzione inferiore del cervello collegato al midollo spinale) raro e molto aggressivo, i cui bassi tassi di sopravvivenza sono invariati da cinquant’anni. Il team ha prima analizzato i dati scientifici e medici già esistenti a riguardo e poi utilizzato l’AI per capire che tipo di combinazione farmacologica potesse trattare la massa tumorale, difficile da rimuovere chirurgicamente perché non circoscritta. Il sistema ha indicato l’Everolimus e il Vandetanib, mostrando come il primo permetta al secondo di oltrepassare la barriera ematoencefalica. Si tratta di due farmaci inibitori della chinasi, utilizzati per impedire alle cellule tumorali di riprodursi diminuendo l’afflusso di sangue. La terapia farmacologica è stata approvata per il trattamento di altri tipi di cancro.

Un’altra ricerca, condotta dall’Università di Birmingham, ha mostrato come intelligenza artificiale e neuroimaging – uso di varie tecniche per la mappatura del sistema nervoso –  possano essere una valida alternativa a esami come la biopsia – prelievo di una porzione di tessuto tumorale da esaminare al microscopio – per il riconoscimento del tipo di cancro. Gli esperti si sono serviti dell’imaging ponderato per diffusione, meccanismo che consiste nell’acquisizione di materiale fotografico ritraente l’interno del corpo del paziente, per poi affidarsi ad un programma informatico al fine di riconoscere l’entità della massa tumorale. L’indagine, la quale ha riguardato 117 pazienti in età pediatrica le cui informazioni sono state prese da diciotto diversi scanner situati in dodici diversi ospedali inglesi, ha dato ottimi risultati. L’algoritmo, infatti, è riuscito a distinguere le tre neoplasie cerebrali da cui erano affetti i pazienti: Medulloblastomas, Pilocytic Astrocytoma ed Ependymoma.

Le due ricerche sono testimonianza di un importantissimo passo in avanti nella medicina, la quale sta coinvolgendo sempre più l’IA, non solo nella ricerca di terapie innovative ma  anche nelle diagnosi, attraverso la scoperta di nuove terapie e prassi o il riutilizzo di quelle già esistenti.

[di Eugenia Greco]

La Norvegia annuncia: da ora tratteremo il Covid come una semplice influenza

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La Norvegia è pronta a mettersi alle spalle il Covid e tornare alla normalità: negli scorsi giorni Geir Bukholm, vicedirettore dell’Istituto norvegese di sanità pubblica (NIPH), aveva nei fatti preannunciato la posizione dello stesso al tabloid norvegese VG, dichiarando che il coronavirus potesse essere trattato al pari di un’influenza. Posizione poi confermata dal NIPH che ha successivamente raccomandato al governo di tornare alla vita di tutti i giorni. Così, la premier uscente Erna Solberg ha affermato che dalle ore 16:00 della giornata di oggi verranno abolite praticamente tutte le misure restrittive.

«Ora siamo in una nuova fase in cui dobbiamo considerare il coronavirus come una delle numerose malattie respiratorie con variazioni stagionali», aveva detto Bukholm. Inoltre aveva aggiunto: «Questo perché la stragrande maggioranza delle persone a rischio è protetta e dunque, sebbene l’infezione sia ancora in circolazione, i numeri degli ospedali rimangono bassi. Pertanto, il coronavirus non comporterà un pesante onere per il servizio sanitario, e la stragrande maggioranza dei vaccinati, che possono infettarsi e sviluppare sintomi, presenterà lievi sintomi simili al raffreddore». Infine, Buckholm aveva concluso l’intervista sostenendo che con ogni probabilità ci sarebbe potuta essere un’ondata invernale, ma che essa presumibilmente non sarebbe stata ingestibile per il servizio sanitario.

Una valutazione confermata dal NIPH, che come anticipato precedentemente ha poi comunicato la sua posizione al governo norvegese. In tal senso, in un comunicato stampa di ieri dell’esecutivo, sono state riportate le parole della premier Erna Solberg, la quale ha affermato che «l’Istituto nazionale di sanità pubblica ritiene che ci siano pochi rischi che l’epidemia vada fuori controllo, dia un carico di malattia significativo o minacci la capacità del servizio sanitario». A tal proposito, «i tassi di infezione stanno diminuendo, i ricoveri ospedalieri si sono appiattiti e si prevede inoltre che in poche settimane gran parte della popolazione norvegese sarà completamente vaccinata».

Perciò, «il governo ha deciso di passare a una normale vita quotidiana da sabato 25 settembre alle 16:00». A partire da oggi, dunque, verranno rimosse tutte le restrizioni ad eccezione dell’obbligo di mettersi in isolamento se si risulta positivi al Covid. Addio quindi al distanziamento sociale, ai limiti relativi alla capienza nei ristoranti così come a quelli riguardanti il numero di presenze agli eventi. Insomma, come si legge nel comunicato, la Norvegia è pronta a «stare insieme nello stesso modo di prima».

[di Raffaele De Luca]

Somalia: attentato a Mogadiscio vicino al palazzo presidenziale, 8 vittime

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A Mogadiscio, in Somalia, un attentato effettuato tramite un’autobomba contro un posto di blocco nei pressi del palazzo presidenziale ha causato la morte di otto persone. «Si conferma che a causa dell’esplosione di un’autobomba otto persone, per lo più civili, hanno perso la vita, mentre altre sette sono rimaste ferite», ha affermato a tal proposito Mucawiye Ahmed Mudey, il commissario distrettuale di Hamar Jajab, luogo dove precisamente è avvenuto l’attacco. Quest’ultimo, inoltre, è stato rivendicato dai jihadisti del gruppo al-Shabaab.

Afghanistan: Usa varano esenzioni a sanzioni economiche per aiuti umanitari

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Alcune esenzioni nei confronti delle sanzioni economiche imposte al governo dei talebani, in Afghanistan, sono state fissate da parte degli Stati Uniti. Come illustrato dal dipartimento al Tesoro Usa, la prima deroga è stata varata per autorizzare il governo statunitense, nonché le organizzazioni non governative ed alcune istituzioni internazionali, a fornire assistenza sul fronte dei bisogni di base della popolazione, ossia per far sì che possano essere elargiti gli aiuti umanitari. Con la seconda deroga, invece, viene dato il via libera ad alcune transazioni connesse all’esportazione in Afghanistan di prodotti agricoli, attrezzature sanitarie e farmaci.

Mai nemici in nome dello Stato

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Non è più il momento di nascondersi, di pensare che le cose si possano aggiustare col passare del tempo. La soluzione viene dal nostro impegno, dalla forza e dalla determinazione che mettiamo in campo.

Non possiamo pensare che ci arrivi dall’alto o dal cielo: rischiamo di fare come la marchesa di cui parla Bernard de Fontenelle nei Trattenimenti sulla pluralità dei mondi (1751), la quale gongolava all’idea che in lontani corpi celesti, prima di tutti la luna, abitassero altre genti che magari venissero “a navigare su la superficie esteriore della nostra aria e che per curiosità di vederci ci pescassero di lassù come tanti pesci”. La marchesa replicava che avrebbe provato un gran gusto a finire nelle reti di quegli alieni “per aver piacere di vedere coloro che mi avesser pescato” (ed. D’Anna 2002, p.59). In pieno Ancien Régime c’era chi sperava in mondi lontani invece di affrontare governi illiberali e di provare a cambiare una società bloccata in comparti sociali invalicabili.

Dobbiamo prima di tutto essere fino in fondo quello che siamo. E soprattutto chi governa deve sentire questa vocazione.

Ci sono liberali, o sedicenti tali, al governo? E allora facciano i liberali. Si leggano Thoreau che in Disobbedienza civile (1848) scriveva così: “Sulla mia persona il governo ha i diritti che gli concedo e nulla più. L’evoluzione da monarchia assoluta a monarchia costituzionale, e dalla monarchia costituzionale alla democrazia, è verso il rispetto dell’individuo”. E Dario Antiseri aggiunge, seguendo Hume, che “la libertà non si perde tutta in una volta, e quel che vale per la libertà vale anche per la dignità e la giustizia… Il disobbediente civile nonviolento agisca subito, qui e ora” (ed. Corriere della Sera, 2010, p. 51 e p.13). Si leggano Popper, nell’intervista a G. Bosetti (Marsilio 1992): “La dittatura è immorale… perché solleva l’uomo dalla sua responsabilità… Vogliamo uno Stato il cui compito essenziale sia quello di rispettare e garantire i nostri diritti… Nessuno mi può costringere ad essere felice in un certo modo”.

Ci sono cristiani al governo? E allora si leggano Della tolleranza di Primo Mazzolari (La locusta 1964): “Grande è l’uomo che sopporta il confronto e si dispone a riconoscere il valore di chiunque, a far luce ove c’è appena un barlume, ad aiutare gli altri ad essere quello che devono essere: il granello una spiga, la stella una costellazione, il pensiero un poema, il palpito un’amicizia” (pp. 68-69).

Se poi pensano di essere di sinistra, ecco qualche parola di Luis Sepùlveda, un rivoluzionario che sapeva scriveva fiabe: “Nessuno può essere come l’ammiraglio Nelson, sguainare una spada e lanciarsi all’abbordaggio. Chiunque può tentare d’essere un uomo giusto, dire di no al potere, allo Stato, disobbedire per qualche ora, essere irriverente per qualche giorno, fino a che il gusto per per le piccole forme di trasgressione si trasformi in comportamento etico di fronte alla vita. L’eroe di oggi, in ultima analisi, non è un vincitore nato, è un incorreggibile resistente” (La Stampa, 4 nov. 2002).

Chiediamo insomma a chi ci governa di prendere decisioni degne di questi pensieri, decisioni che non producano divisioni incolmabili fra i propri amministrati e che non ci rendano nemici in nome dello Stato.

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

Usa: evacuati i migranti accampati sotto ponte al confine col Messico

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Sono stati tutti evacuati gli oltre 10.000 migranti, in maggioranza originari di Haiti, che da tempo si erano accampati sotto un ponte della città di Del Rio, in Texas, al confine tra Messico e Stati Uniti. A riferirlo è stato il ministro degli interni degli Stati Uniti, Alejandro Mayorkas, il quale ha fatto sapere che 8.000 persone hanno volontariamente scelto di tornare in Messico mentre circa 2.000 individui sono stati espulsi e quindi fatti rientrare nei loro Paesi di origine. Infine, sono stati portati in centri di accoglienza altri 5.000 migranti, il tutto nell’attesa che siano vagliate le loro domande di asilo.

Tanzania, il governo vuole sfrattare i Masai per far posto al turismo

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La popolazione dei Masai abita nel nord della Tanzania, in quello che oggi è il “Parco di Ngorongoro”, da secoli. Tuttavia, nonostante la sua presenza all’interno del territorio preceda l’esistenza dello stato della Tanzania, i portavoce della tribù hanno affermato che i funzionari governativi stanno facendo pressione per mandare via i Masai dal sito e dare così spazio ad un crescente flusso turistico. Negli ultimi decenni, il numero di persone che hanno visitato Ngorongoro è infatti aumentato notevolmente: nel 1984 circa 55.000 persone si sono recate lì, mentre nel 2018 sono stati 650.000 gli individui che hanno visitato il parco, il che ha prodotto circa 55 milioni di dollari di entrate derivanti dal turismo.

«Le restrizioni stanno diventando sempre più dure», ha dichiarato un leader Masai che ha chiesto l’anonimato per paura di rappresaglie. «Vogliono ridurre il numero di persone che soggiornano nella zona», ha aggiunto. All’inizio di quest’anno, l’organo di governo responsabile del Parco ha infatti emesso un avviso di sfratto nei confronti di 45 persone ed ha altresì ordinato la distruzione di 100 edifici. Esso però, in seguito ad alcune proteste pubbliche svoltesi sia dentro che fuori la Tanzania, è stato successivamente annullato. Tuttavia, stando a quanto riportato dall’Oakland Institute, un think tank progressista, si è trattato di un primo tentativo di attuare un piano ben più grande: il governo della Tanzania ha in tal senso proposto un progetto di riqualificazione delle zone di Ngorongoro che secondo il think tank potrebbe portare allo sfollamento di 80mila persone, soprattutto Masai.

Proprio con l’intento di cercare di contrastare lo sfratto della popolazione dei Masai, dunque, è stata lanciata una petizione che ha già superato le 95mila firme e che è diretta al governo tanzaniano e all’Unesco, responsabile di Ngorongoro da quando l’area venne riconosciuta patrimonio mondiale nel 1979.

Ad ogni modo, si tratterebbe solo dell’ultima azione contro i Masai da parte delle autorità, che negli ultimi anni hanno imposto diverse restrizioni alle attività consentite a questi ultimi. In tal senso, nel 2009 è stato imposto loro il divieto di coltivare: ciò ha portato a fame e povertà diffuse e, stando ai racconti di alcuni Masai, una parte di loro ha già abbandonato il Parco per questo.

[di Raffaele De Luca]

Fridays for Future: proteste per il clima in tutta Italia

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Nella giornata di oggi si sono tenute a livello globale le manifestazioni per il “Friday for Future”, la ormai celebre giornata di sciopero fatta con lo scopo di chiedere ai governi di prendere provvedimenti volti a contrastare i cambiamenti climatici. Anche in più di 60 città italiane le strade si sono riempite di persone che hanno manifestato a favore della tutela dell’ambiente. A Torino ad esempio, dove in migliaia sono scesi in piazza, è stato esposto un enorme striscione recante la scritta «COP26: se non ora quando?», mentre a Milano i manifestanti hanno intonato slogan come: «Giustizia climatica ora».

I vaccini sono in scadenza? Pfizer allunga la data di validità

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In Israele, Pfizer ha accettato di prolungare la data di scadenza di circa 60.000 dosi dei suoi vaccini anti Covid in quanto correttamente mantenuti in condizioni di freddo estremo. È quanto riferiscono alcuni media locali, secondo cui nello specifico la validità dei vaccini, che sarebbe dovuta scadere a fine luglio, è stata estesa alla fine di ottobre, con il via libera dell’azienda farmaceutica arrivato in seguito alle discussioni delle ultime settimane tra i dirigenti della stessa ed i funzionari del ministero della Salute.

La decisione di Pfizer si baserebbe su un documento della Food and Drug Administration (FDA), l’organo statunitense che regola i prodotti farmaceutici, nel quale viene comunicato che le dosi possono essere utilizzate fino a tre mesi dopo la data di scadenza se conservate nelle giuste condizioni. Nello specifico, a pagina 3 dello stesso, si legge che «scatole e flaconcini di vaccino Pfizer-BioNTech con data di scadenza da maggio 2021 a febbraio 2022 stampata sull’etichetta possono rimanere in uso per 3 mesi oltre la data indicata purché le condizioni di conservazione approvate, ossia tra i -90ºC e -60ºC,  siano state mantenute».

Tuttavia, non si può non notare come tali indicazioni non sembrano reggersi su ricerche o studi che dimostrino effettivamente che non vi sono problemi connessi all’estensione della data di scadenza. O meglio, potrebbe anche essere che vi siano degli studi alla base di quanto stabilito, ma al momento ciò non resta che una mera ipotesi, dato che essi non sono appunto stati resi pubblici tramite la documentazione rilasciata.

Inoltre, a tal proposito bisogna anche ricordare che, stando a quanto sostenuto dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), è fondamentale rispettare la data di scadenza dei farmaci. Infatti, in un comunicato dell’agenzia si legge che «la data di scadenza dei medicinali non è la mera conseguenza di considerazioni arbitrarie o di logiche di tipo commerciale, ma scaturisce da evidenze scientifiche, essendo il risultato di una valutazione basata sugli studi di stabilità condotti sui farmaci».

Detto ciò, quanto stabilito non fa che confermare il fatto che Israele sia ormai diventato un laboratorio in tema vaccinazioni. Dopo essere infatti divenuto il primo Paese ad aver autorizzato la somministrazione della terza dose nonostante non vi fossero solide evidenze scientifiche che la giustificassero, adesso Israele si afferma anche come la prima nazione ad estendere la data di scadenza dei vaccini.

[di Raffaele De Luca]