Più di 200 migranti sono stati soccorsi nell’arco di 48 ore, precisamente tra la notte di domenica e questa mattina, lungo le coste del Marocco, sia nell’Atlantico che nel Mediterraneo. In base a quanto riportato dall’agenzia di stampa marocchina Map, le navi della guardia costiera hanno condotto le imbarcazioni di fortuna presso i porti più vicini e, nello specifico, sono stati soccorsi 244 africani, la maggior parte dei quali di origine subsahariana. Questi ultimi avevano intenzione di arrivare in Spagna.
Anche la Cina è d’accordo: la tassa minima globale verso l’approvazione
La minimum tax sulle multinazionali è vicina a diventare realtà. Funzionari di 130 paesi hanno dato il loro sostegno alla proposta degli Stati Uniti di richiedere una tassa globale minima per le società a partire dal 15%. L’approvazione è giunta anche da India e Cina, inizialmente contrarie. Una vittoria per Biden – che l’ha proposta – ma certamente anche per le multinazionali, che difatti non stanno avversando la norma, considerata l’aliquota molto basse prevista.
La proposta della minimum tax era stata approvata in prima istanza dai paesi del G7 lo scorso 5 giugno, al fine di arginare lo strapotere fiscale delle grandi aziende multinazionale, l’elusione fiscale e il fenomeno dell’offshoring. L’introduzione della tassa è stata accolta con entusiasmo dall’opinione pubblica nonché dai governi (soprattutto da Biden, che l’ha vista come una vittoria personale). Ma, e la cosa dovrebbe sorprendere, l’accoglienza è stata ottima da parte anche delle multinazionali stesse, in teoria vittime della norma. Perché le multinazionali, che hanno sempre cercato di evitare possibili tassazioni, si sono proclamate a favore? Secondo le voci più critiche, l’aliquota è semplicemente troppo bassa e quindi conveniente per loro. Oltretutto, tassando i profitti offshore, la global corporate tax di fatto li permette.
Secondo l’economista Thomas Piketty, la global corporate tax è perfettamente integrabile nel sistema capitalistico. Negli Stati Uniti, le piccole e medie imprese sono vessate da una varietà di imposte (per un costo cumulativo pari al 50% dei loro profitti), mentre i più ricchi si limitano a pagare un’imposta finale sui profitti (in questo caso, la global corporate tax). Secondo Piketty oltretutto l’aliquota praticamente legittima il trasferimento dei profitti nei paradisi fiscali, ponendo come unica condizione una tassa di entità piuttosto ridotta.
Risentimento verso la global corporate tax è venuto anche da Ong come Oxfam, che in un comunicato stampa ha dichiarato che «il G7 aveva la possibilità di stare con i contribuenti. Invece sta con i paradisi fiscali.» L’organizzazione ha criticato duramente la decisione di imporre una tassa così bassa in un periodo di grande crisi come quello post-pandemico e ha sottolineato che questa tassa avrà effetti disastrosi sulla disuguaglianza globale, spostando enormi capitali dai paesi più poveri verso quelli più ricchi, dove si trovano le principali multinazionali. Insomma, una global corporate tax è un passo avanti di per sé, ma perché non si limiti a rinforzare le disparità già esistenti deve essere alta. Non si può rendere l’intero pianeta un paradiso fiscale.
Nonostante gli aspetti negativi, la tassa almeno rompe un sistema decennale di competizione tra stati, unificando la tassazione a livello globale, e in questo senso l’accordo va comunque accolto con un minimo di ottimismo. L’accordo definitivo avrà luogo il prossimo weekend a Venezia in occasione del G7 dei ministri delle finanze.
[di Anita Ishaq]
Blitz antimafia nel Palermitano: 85 misure cautelari
I carabinieri del Comando provinciale di Palermo e la Direzione Investigativa Antimafia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 85 persone. 63 di loro sono state portate in carcere, 18 sono finite agli arresti domiciliari e 4 sono state sottoposte sottoposte ad obblighi di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria. Gli individui sono accusati a vario titolo di: associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di droga, reati in materia di armi, corruzione ed estorsione. Tra gli arrestati, anche la collaboratrice di giustizia Giusy Vitale, sorella dei capi del mandamento mafioso di Partinico Leonardo e Vito Vitale.
Filippine: precipita aereo militare con 92 persone a bordo
Un aereo militare filippino è precipitato al suolo durante la fase di atterraggio presso l’isola di Jolo, provincia di Sulu, nel sud del Paese. 92 erano le persone a bordo: fino ad ora – secondo quanto riportato dai media locali – la conta riporta almeno 50 passeggeri tratti in salvo e 29 morti. I piloti dell’aereo (modello C-130) avrebbero cercato di riprendere quota dopo che non erano riusciti ad imboccare correttamente la pista di atterraggio, ma la manovra non è riuscita. I tre piloti sono sopravvissuti ma versano in condizioni definite molto critiche.
Nave israeliana prende fuoco in alto mare: probabile attacco missilistico
Una nave mercantile israeliana è stata colpita da un missile nell’Oceano Indiano. La nave, battente bandiera libanese ma di proprietà del magnate israeliano Eyal Ofer, non ha riportato gravi danni e nessuno tra il personale di bordo risulta ferito. Si tratta tuttavia di un atto di guerra che chiama probabilmente in causa l’Iran. È quanto riferito al New York Times da un funzionario israeliano che ha parlato di «attacco da parte di un drone o di un commando navale iraniano», ed è anche la soluzione più probabile dato il ripetersi dei vicendevoli attacchi marittimi tra le due potenze negli ultimi mesi. Appena un mese fa una nave iraniana aveva preso fuoco in circostanza non chiarite, mentre tra febbraio e marzo lo stesso era accaduto ad almeno due navi israeliane. Nè da Teheran, né da Tel Aviv sono mai arrivati commenti ufficiali in questi mesi.
Norvegia: l’ultima miniera di carbone è diventata un parco nazionale
Dopo che nel 2017 ha cessato le operazioni di estrazione del carbone nell’Artico, oggi la Norvegia sta smantellando la sua ultima miniera, al fine di trasformare l’intera area in un parco nazionale due volte più grande del Grand Teton nel Wyoming. Il tutto per un importante obiettivo: far diventare il fiordo Van Mijen – nell’arcipelago delle isole Svalbard -, una landa selvaggia protetta, dove orsi polari, foche e numerose altre specie artiche possano vivere e riprodursi in quella che gli esperti hanno definito una delle aree più resilienti di fronte al cambiamento climatico.
Qui il carbone è stato estratto intensivamente per più di un secolo e, nonostante la minaccia incombente del surriscaldamento globale, il governo norvegese ha deciso e annunciato la cessazione dell’estrazione del combustibile solo nel 2016. Attualmente nell’area ci sono sette parchi nazionali, quindici santuari per uccelli, un geo-parco e sei riserve naturali; più di 3mila orsi polari sono tornati a vivere nella regione e, durante il periodo estivo, oltre 20milioni di uccelli appartenenti a ben 80 differenti specie vi nidificano alla fine della migrazione. Recentemente il governo ha annunciato l’estensione del Nordenskiöld Land National Park, affinché comprenda anche il fiordo Van Mijen. Questo vuol dire aggiungere 2.914 metri quadrati di area protetta.
Il Ministro dell’Ambiente norvegese Sveinung Rotevatn ha dichiarato di voler rendere l’arcipelago Svalbard una delle aree selvagge migliori al mondo, perfezionando le misure fino ad oggi adottate per fronteggiare i cambiamenti climatici e la pressione provocata dal traffico navale, e tutelare quindi la biodiversità e le specie animali che rischiano l’estinzione a causa di temperature sempre più calde. Si pensi che, nel giugno dello scorso anno, l’arcipelago è arrivato a 21.7° C , la temperatura più alta mai registrata nell’area.
[di Eugenia Greco]
Europa: da oggi al bando prodotti in plastica monouso, per l’Italia non pochi problemi
La direttiva europea sulla plastica monouso (SUP), approvata nel 2019, entra oggi in vigore: l’obiettivo è quello di ridurre «l’impatto di determinati prodotti in plastica nei confronti dell’ambiente». In tal senso, essa mette al bando alcuni oggetti in plastica monouso, ossia piatti e posate, cannucce, cotton fioc, palette da cocktail, bastoncini dei palloncini, contenitori in polistirolo per alimenti e bevande. Si tratta dei prodotti che più frequentemente si trovano sulle spiagge dell’Unione: si stima che questi ultimi rappresentino circa l’86% della plastica monouso lì presente. Essi potranno continuare ad essere venduti nei negozi fino ad esaurimento scorte, dopodiché saranno proibiti del tutto.
Tale divieto rappresenta senza dubbio un primo passo verso la riduzione dell’impatto ambientale, ma non costituisce una svolta definitiva. Infatti, dalla direttiva SUP sono esclusi diversi prodotti usa e getta tra cui: bottiglie per acqua e bibite, flaconi di detergenti e detersivi e bicchieri di plastica, per i quali la direttiva prevede solo una riduzione del consumo. La logica di questa scelta è la seguente: tali prodotti sono più difficili da sostituire con alternative ecologiche e per farlo c’è bisogno di molto tempo nonché di importanti investimenti e di un radicale cambiamento culturale. Diversa invece la situazione per gli oggetti al bando, che possono essere più facilmente sostituiti da quelli biodegradabili.
Detto ciò, sulle bioplastiche e sulle alternative alla plastica monouso è nato un contenzioso tra l’Italia e la Commissione europea. Infatti il nostro Paese ha recepito, tramite la legge 53/2021, la direttiva europea, tuttavia ha completamente escluso dal bando le plastiche usa e getta compostabili (ovvero che possono essere trasformate in fertilizzante compost). La direttiva dell’Ue infatti non fa alcuna distinzione fra oggetti in plastica tradizionale (non biodegradabile) e quelli in plastica bio, tra cui appunto quella compostabile. E l’Italia non solo non ha fatto rientrare tali plastiche nel divieto, ma ha anche chiesto di riconsiderare le linee guida della Commissione per l’applicazione della direttiva sulle plastiche monouso.
Inoltre, un altro problema è sorto per la carta plastificata (con un contenuto di polimero inferiore al 10% del peso totale): seppur la direttiva Ue non menzioni tale prodotto, le linee guida approvate a maggio hanno esteso il divieto anche a quest’ultimo ed hanno generato non poca preoccupazione in Italia. La nostra nazione infatti produce grandi quantità di carta plastificata ed i lavoratori del settore packaging cartaceo sono 50.000: allargando il divieto anche ad essa si mette ovviamente in crisi l’industria cartaria italiana, il che si aggiunge ai colpi inferti dalle restanti decisioni sulle plastiche monouso contenute nella direttiva, in quanto l’Italia detiene il 60% del mercato europeo dell’usa e getta con 280 aziende ed un fatturato annuale da 815 milioni di euro.
Ad ogni modo, questo scontro tra l’Ue e l’Italia dovrebbe placarsi dato che in seguito ad un colloquio fra il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, ed il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, la Ue ha accolto le obiezioni dell’Italia e si è impegnata a riconsiderare le linee guida della direttiva nel senso richiesto dal nostro governo. A tal proposito però, premesso il fatto che le possibili ripercussioni a carico di economia e lavoro costituiscano un tema di fondamentale importanza, va ricordato che non si tratta certamente della prima volta che il ministro Cingolani agisce in prima persona per attuare politiche non ambientalmente sostenibili. Basterà ricordare che nei mesi scorsi ha firmato 7 decreti Via (Valutazione impatto ambientale) aventi ad oggetto altrettanti rinnovi di concessioni minerarie, progetti di messa in produzione di pozzi e di perforazione in diverse regioni d’Italia. Non di certo una scelta all’insegna della “transizione ecologica”.
[di Raffaele De Luca]
Vaccini: 300 sanitari fanno ricorso al Tar contro l’obbligo
300 operatori sanitari e medici di Brescia, Cremona, Mantova e Bergamo hanno presentato ricorso al TAR di Brescia ed hanno chiesto di annullare l’obbligo vaccinale. Lo ha reso noto Il Giornale di Brescia. «Non è una battaglia no vax, ma una battaglia democratica», ha affermato l’avvocato Daniele Granara, il quale ha presentato il ricorso contro ATS Bergamo, ATS Brescia, ATS Val Padana e ATS Montagna. «Qui si obbliga una persona a correre un rischio altrimenti gli viene impedito di svolgere la professione», ha aggiunto. Nelle 52 pagine di ricorso, depositato lo scorso 22 giugno, viene sottolineato come l’Italia sia l’unico Paese dell’Ue a prevedere l’obbligatorietà per determinate categorie. L’udienza è prevista per il 14 luglio.
Vecchi libri che raccontano l’oggi: I persuasori occulti – Vance Packard
Se il problema fosse semplicemente la persuasione, non ci sarebbe bisogno di dilungarsi troppo. Basterebbe Cicerone (I secolo a.C.) e il suo impegno a far convivere, nell’eloquenza, nei discorsi, e quindi nelle decisioni politiche conseguenti, i sentimenti e la ragione, l’etica e la logica. Ma i tempi sono cambiati e da qualche decennio la netta sensazione è che sia prevalsa la persuasione senza contenuti. Era l’ottobre 1990 e il presidente della Repubblica Federale di Germania dichiarò: «Dobbiamo riempire di contenuti questa Germania che abbiamo riunificato». Il significato era scritto nel futuro, ma il fatto era già compiuto.
In realtà, la questione della persuasione aveva già subito svolte ancora prima. 1952: nella campagna presidenziale Usa, Eisenhower, il vincitore, repubblicano, si era avvalso del famoso slogan “I like Ike” (Ike era il suo soprannome) e i guru della comunicazione, insieme a illustri professori di linguistica, primo fra tutti Roman Jakobson, si servirono di quell’esempio per dimostrare che anche la politica stava subendo il fascino della pubblicità e che i candidati erano diventati molto simili ai detersivi, ai prodotti di consumo.
In quegli anni, precisamente nel 1957, uscivano tre libri importanti. I persuasori occulti di Vance Packard, Le star di Edgard Morin, Miti d’oggi di Roland Barthes. Di Morin e Barthes parlerò magari un’altra volta.
Packard, giornalista e sociologo, fa una accurata, spietata, analisi delle campagne pubblicitarie che circolavano negli Usa, svela i meccanismi subliminali dei microspot che si insinuano nelle trasmissioni televisive per spingere in incognito certi prodotti, riferisce della crescente importanza degli acquisti di impulso nei supermarket (per cui la gente entra per acquistare due-tre cose di cui ha bisogno ed esce invece con un carrello carico di merce), vede all’opera la manipolazione strategica studiata dai grandi marchi insieme alle agenzie di marketing, dove dominano gli psicologi, sottolinea come in realtà non si vendano prodotti ma atteggiamenti, primo fra i quali la “sicurezza emotiva”, facendo leva sulla propensione narcisistica del consumatore, il quale peraltro è molto abile a nasconderla. Quando infatti viene intervistato/a sulle ragioni delle sue scelte, lui o lei si inventano risposte generiche o false e, se sono imbarazzati, dichiarano serenamente «Why not?» oppure «I don’t know».
La ricerca motivazionale, posta in essere, non mira, ovviamente, soltanto a evidenziare i meccanismi inconsci che spingono all’acquisto bensì a servirsene per manipolarli con procedimenti occulti. I venditori vogliono “stampare nel cervello” dei consumatori gli elogi dei prodotti, creano bisogni di cui il pubblico non è cosciente, fanno leva sulle forme irrazionali, disegnano orizzonti illusori, formano la propensione a essere convinti senza conoscerne davvero le ragioni.
Il libro di Packard è molto attraente, in fondo è la preistoria del mondo capitalistico dei media attuali, e arriva a conclusioni inquietanti: “c’è chi si comporta come se l’uomo esistesse solo per essere manipolato”; i persuasori occulti vogliono far credere che “ogni loro vittoria sia una vittoria di tutta la nazione”. E per difenderci? Guai a razionalizzare tutti i nostri atti quotidiani, non ce la faremmo mai, ne usciremmo frustrati: “talvolta – conclude Packard – è più piacevole o più facile essere illogici. Ma preferisco essere illogico di mia libera volontà, senza che nessuno mi ci induca con l’inganno”.
Sentimenti e logica, realtà e mito. I tempi sono molto differenti da quelli di Cicerone ma anche da quando, nel 1780, Federico di Prussia, aveva chiamato grandi intellettuali europei a discutere se il popolo doveva essere ingannato. Il clima illuministico favorì allora risposte dettate dalla dèa Ragione, non dal sentimento o dalla passione, e quindi più dal calcolo che dall’istinto. Condorcet, ad esempio, si chiede se una opinione falsa o infondata possa essere utile, e se una nazione possa trarne vantaggio dal crederla vera. De Castillon, professore di scienze, afferma che il popolo “trae più vantaggio da un errore benefico che da una realtà perniciosa”, e perciò va condotto da un errore più grande a uno minore, e così via fino a giungere alla verità: “e nell’attesa rafforzatelo in modo che giunto alla meta, possa guardarsi attorno senza pericolo di vertigini”. Anche di me e di te, lettore – dicevano gli Antichi – narra questa favola.
[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]








