In videoconferenza con i leader del G7 il presidente Zelensky ha dichiarato che l’obiettivo dell’Ucraina è “il ritiro completo dei russi”. In una nota rilasciata al termine del vertice, ospitato dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, è stato dichiarato che le azioni di Putin rappresentano “una vergogna” per la Russia e il suo popolo ed è stata ribadita “la ferma determinazione dell’Ucraina a proteggere la propria sovranità e integrità territoriale”. Durante l’incontro si è discusso anche della possibilità di inasprire ulteriormente le sanzioni nei confronti della Russia.
Nigeria, voli interni sospesi: carburante ha costo “insostenibile”
A partire da lunedì 9 maggio la Nigeria sospenderà tutti i voli interni a causa dell’aumento insostenibile dei prezzi del carburante, che sono arrivati anche a quadruplicare soprattutto a causa dello scoppio della guerra in Ucraina. L’Airline Operators of Nigeria ha perciò annunciato che le compagnie aeree “interromperanno le operazioni a livello nazionale con effetto da lunedì 9 maggio 2022, fino a nuovo avviso”. Pur producendo fino a 1,4 milioni di barili di greggio al giorno, la Nigeria ha bisogno di affidarsi quasi completamente alle importazioni di carburante per il consumo interno.
La svolta dell’Irlanda del Nord: vince il Sinn Fein e sogna l’indipendenza da Londra
In Irlanda del Nord si è assistito a una svolta politica di portata storica: per la prima volta il partito nazionalista a maggioranza cattolica Sinn Fein ha vinto le elezioni al Parlamento locale, acquisendo così il diritto di eleggere il primo ministro. Il Partito Democratico Unionista (DUP), a maggioranza protestante, si è aggiudicato il secondo posto e il diritto a scegliere il viceministro, ma i rappresentanti hanno già manifestato l’intenzione di boicottare qualsiasi tentativo di formare un governo guidato da Sinn Fein. La vittoria dei cattolici rappresenta la più grande svolta politica in cento anni di storia del Paese, aprendo le porte a quella che la leader di Sinn Fein Michelle O’Neil ha definito una “nuova era” per la politica irlandese.
This has been an historic election.
An election of real change.
I will lead the Sinn Féin team to Stormont on Monday, ready to get the Executive up and running right away.
To put money in people’s pockets.
To invest in our health service.
And to build a better future for all pic.twitter.com/orrFtCIVwl
— Michelle O’Neill (@moneillsf) May 7, 2022
Sinn Fein, il principale partito nazionalista irlandese, si è aggiudicato la maggioranza dei seggi nell’Assemblea dell’Irlanda del Nord: 27, contro i 24 andati al DUP. Si tratta della prima vittoria per un partito che desidera l’Irlanda unita. Il DUP, che desidera invece che l’Irlanda del Nord rimanga parte del Regno Unito, era al potere da quasi un quarto di secolo, ovvero dalla firma degli accordi di pace di Belfast (Belfast Agreement), nel 1998, quando fu creato un sistema di governo a obbligatoria condivisione di potere tra le due parti. Durante la campagna elettorale Sinn Fein, ex ala politica dell’organizzazione cattolica paramilitare IRA (Irish Republican Army), non ha posto particolare insistenza sul tema della riunificazione dell’Irlanda, ma con tutta probabilità ora cercherà di organizzare un referendum per proporre il distacco dalla Gran Bretagna e la riunificazione con la Repubblica d’Irlanda. Tuttavia, per il momento sarà Londra a decidere: secondo quanto stabilito dagli accordi di pace, infatti, il voto popolare sarà concesso solo quando sarà chiaro che la maggioranza è a favore.
Il Belfast Agreement aveva messo fine a decenni di lotte definendo un confine aperto sull’isola e bilanciando il potere unionista, protestante e di maggioranza, con quello nazionalista, cattolico e in minoranza. Tuttavia le tendenze demografiche hanno cambiato questo equilibrio, segnando una rapida crescita della popolazione cattolica. Inoltre, secondo alcune analisi, la Brexit avrebbe avuto un importante ruolo nel determinare l’esito di queste elezioni. Non vi sarebbe, infatti, un’improvvisa svolta nel sentimento nazionalista irlandese, quanto più un profondo sentimento di insoddisfazione dell’elettorato unionista, che ha dato maggior peso alle questioni economiche rispetto che alle lotte di parte.
La Brexit ha infatti complicato lo status dell’Irlanda del Nord, parte del Regno Unito ma confinante con un Paese membro dell’Unione europea, la Repubblica d’Irlanda. Una delle conseguenze è stata la stipula di un complesso accordo commerciale, il Protocollo dell’Irlanda del Nord, che impone controlli al confine per le merci in ingresso provenienti dal Regno Unito e che, secondo molti unionisti, ha contribuito ad aumentare il sentimento di separazione tra i due lati del Mare d’Irlanda. Il DUP ha inizialmente approvato l’accordo, salvo poi cambiare idea e ritirarsi dall’ultimo governo dell’Irlanda del Nord in segno di protesta, mossa non gradita all’elettorato.
Con il risultato di queste elezioni Sinn Fein avrà diritto a scegliere il primo ministro locale, mentre PDU sceglierà il viceministro. Tuttavia, gli unionisti hanno già dichiarato di non voler entrare a far parte di un governo a guida nazionalista. L’eventuale stallo che così si viene a prefigurare renderebbe il passaggio in gran parte simbolico e imporrebbe l’amministrazione diretta da parte di Londra.
[di Valeria Casolaro]
India, premio internazionale a progetto di conservazione dei grandi felini
Il direttore esecutivo della Snow Leopard Trust, un’organizzazione per la conservazione dei leopardi delle nevi con sede in India, ha vinto questa settimana il premio Whitley per aver elaborato un modello di conservazione della popolazione dei grandi felini in 12 Paesi, tra i quali India, Pakistan e Afghanistan. Il suo sistema pionieristico si fonda sulla conservazione basata sulla comunità, ovvero nel fornire ai membri delle comunità locali strumenti e conoscenze per occuparsi della tutela e della conservazione degli animali. Il premio, 100 mila sterline, sarà utilizzato per esportare il modello in altri Paesi.
Filippine, al via oggi elezioni presidenziali
Avranno il via oggi nelle Filippine le elezioni presidenziali, definite dagli analisti le più importanti della storia recente del Paese. Sono 10 i candidati in lizza per sostituire il presidente uscente Duterte, fortemente criticato per il suo governo violento e repressivo. Secondo le analisi, solamente due candidati hanno possibilità di vittoria: Ferdinand Marcos Jr, figlio dell’ex dittatore Marcos, e Leni Robredo, che ha promesso un governo più democratico. Saranno 67,5 milioni i filippini chiamati al voto, insieme all’1,7 milioni residenti all’estero. Non ci sarà un secondo turno di votazioni.
Sabato 7 maggio
9.00 – Ucraina: gli Stati Uniti annunciano altri 150 milioni di aiuti militari.
10.30 – Sardegna: scoperti due nuovi “Giganti di Mont’e Prama”, antiche sculture risalenti alla Civiltà Nuragica.
11.00 – La Corte europea dei Diritti dell’Uomo respinge il ricorso dei poliziotti condannati per l’irruzione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova.
11.30 – Afghanistan: i talebani impongono alle donne di indossare il burqa in pubblico.
12.30 – Le autorità della Transnistria affermano che quattro esplosioni si sono verificate vicino al confine con l’Ucraina.
15.20 – Il parlamento bulgaro vota quasi alla unanimità la mozione per inviare armi all’Ucraina.
16.40 – Jens Stoltenberg: “I Membri della Nato non accetteranno mai l’annessione illegale della Crimea”.
19.00 – In Irlanda del Nord trionfa il partito Sinn Fein.
NATO, Stoltenberg: “No all’annessione della Crimea”
«I Membri della NATO non accetteranno mai l’annessione illegale della Crimea» ha dichiarato il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, per poi aggiungere: «Ci siamo sempre opposti al controllo russo su parti del Donbass in Ucraina orientale». Le parole di Stoltenberg seguono il “dibattito” a distanza tra Stati Uniti e Russia. Da Mosca è partita l’accusa nei confronti del governo di Washington circa la «partecipazione alle ostilità in Ucraina». «Non si tratta solo della fornitura di armi e mezzi, gli Stati Uniti coordinano e sviluppano le operazioni militari» per conto del «regime nazista di Kiev», ha dichiarato il presidente della Duma. Nel frattempo, secondo NBC News, Joe Biden ha ammonito i vertici di CIA e Pentagono sui rischi legati alle fughe di notizie circa le informazioni di intelligence Usa condivise con Kiev.
Il Copasir ha messo sotto indagine gli invitati “filo-russi” nei talk show
Il presidente del Copasir, Adolfo Urso, ha annunciato che nelle prossime settimane verranno eseguite audizioni per indagare sulla disinformazione e la presunta propaganda russa nei media italiani. Il Comitato per la Sicurezza della Repubblica aveva già fatto il punto sulla guerra in Ucraina con Mario Draghi, il 5 aprile. Il 3 maggio era invece stato ascoltato il direttore dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), Giovanni Caravelli. Adesso, per “approfondire l’ingerenza straniera”, mercoledì 11 maggio sarà la volta di Mario Parente, direttore dell’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna). Seguirà giovedì 12 l’amministratore delegato della Rai, Carlo Fuortes e, infine, il 18 maggio Giacomo Lasorella, presidente di Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni). Lo scopo di ciò sarebbe “preservare la libertà e l’autonomia editoriale e informativa” dei canali di informazione, evitando qualsiasi “forma di condizionamento” in particolare per la guerra in Ucraina.
Intervistato da il Giornale, il presidente Urso ha garantito che il Copasir non avrebbe intenzione di fissare «regole» per fare informazione, e nemmeno di dare consigli. «Non interveniamo in alcun modo nei palinsesti e nelle libere scelte dei giornalisti. Il nostro compito è semmai esattamente il contrario: garantire che non ci siano interferenze esterne finalizzate a condizionare la nostra libera informazione». Tuttavia la notizia di un intervento da parte dell’organo parlamentare ha suscitato reazioni forti, specie da parte di giornalisti. Soprattutto perché la decisione è presa a stretto giro con gli annunci del Comitato di Vigilanza Rai, che invocava d’urgenza “un’audizione congiunta” proprio con il Copasir, per capire “se gli ospiti che amplificano alla Rai la propaganda del Cremlino si muovano come rappresentanti della stampa estera o come funzionari del governo di Putin”. Richiesta tra l’altro inedita nella storia della Repubblica Italiana, motivo per cui non sono pochi coloro che vedono all’orizzonte il rischio di un’intromissione indebita della politica nella sfera di competenza, autonomia e indipendenza dell’informazione. L’ultima presa di posizione in questo senso è quella di Massimo Giannini, che in diretta al programma televisivo Otto e Mezzo ha descritto come «ridicoli» Copasir e Vigilanza Rai: «La politica deve stare alla larga dall’informazione», ha ribadito.
Effettivamente è dalla politica che parte l’idea di un qualche intervento nell’informazione italiana. Era Andrea Romano, deputato del PD che, in una riunione notturna sui generis della Vigilanza, proponeva l’audizione col Copasir. Subito seguito da Michele Anzaldi di Italia Viva. All’origine della proposta “d’urgenza” vi era una puntata del programma televisivo Cartabianca. Troppa “filorussaggine” in quel programma: fra il prof. Orsini che parlava di uscita dalla Nato e la giornalista russa Nadana Fridrikhson, che in quanto russa fa per forza propaganda. O almeno questo è il “ragionamento” che va per la maggiore fra politici. Ma prima ancora era il presidente del Comitato stesso, il forzista Alberto Barachini, a uscirsene con la presentazione di un decalogo dei “talk show pollaio”.
La situazione ha suscitato l’intervento del presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli. Presso l’agenzia di stampa Adnkronos ha dichiarato fermamente che uno dei punti cardine della professione giornalistica è proprio quello di poter decidere gli ospiti da invitare e intervistare. Non li decidono né il Copasir né la Commissione di vigilanza Rai, né tantomeno l’azienda per cui si lavora, ha sottolineato in tal senso Bartoli. Ci vogliono poi delle chiare evidenze per dire che certi personaggi sono “equivoci” secondo il presidente, non basta solo supporli tali. Invece spesso supposizione o sospetto diventano irrazionalmente certezza di “collusione coi russi”, di “filo-putinismo”, di “quinta colonna”, ora nell’informazione, ora nella politica e poi chissà dove. «Si possono esprimere delle critiche sulle modalità specifiche di certe scelte – ha detto Bartoli – ma sulla questione generale nessun arretramento da parte nostra».
Intanto Carlo Fuortes, prima ancora dell’audizione del 12 maggio, ha già fatto sapere che la Rai cambierà rotta. Per un’azienda che fa servizio pubblico il format televisivo dei talk show non sarebbe più adatto per l’approfondimento giornalistico. «Negli ultimi anni – ha spiegato mercoledì poco prima di andare proprio in Commissione Vigilanza – c’è stato un abuso nell’utilizzo del format del talk show nella televisione pubblica. Credo che i talk siano più adatti all’intrattenimento su temi più leggeri. L’idea di giornalisti, operatori, scienziati, intellettuali chiamati a improvvisare su qualsiasi tema non credo che possa fare un buon servizio pubblico». Per Fuortes sarebbe l’opposto di quello che la Rai ha sempre fatto.
[di Andrea Giustini]
L’Ex Ilva di Taranto è ancora pericolosa per la salute: la Corte Europea condanna l’Italia
La Corte europea dei Diritti dell’uomo (CEDU) ha pronunciato quattro condanne nei confronti dello stato italiano per le emissioni dell’Ex Ilva, sottolineando la loro pericolosità per la salute dei cittadini e la mancata tutela da parte delle istituzioni. Le sentenze riguardano i ricorsi presentati tra il 2016 e il 2019 da diversi dipendenti dell’impianto siderurgico e da centinaia di abitanti di Taranto (e dintorni) e di fatto confermano la condanna del 2019, quando la stessa CEDU dichiarò lo stato italiano colpevole di aver violato gli articoli 8 e 13 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e di non aver protetto i cittadini dall’inquinamento proveniente dell’impianto. L’Italia venne così obbligata a versare un risarcimento di 5.000 euro alle 161 persone che avevano sporto denuncia negli anni precedenti.
A distanza di tre anni persiste il pericolo per la salute. È questo che, in sintesi, ha affermato la Corte europea dei Diritti dell’uomo con le ultime quattro condanne. L’organo giurisdizionale internazionale ha poi ribadito il ruolo del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che dal 2019 sta esaminando il caso con l’obiettivo di accertare il comportamento tenuto dallo stato italiano in materia di salvaguardia della salute dei cittadini e di ricorso alle “misure necessarie”. Nel 2021, il Comitato ha dichiarato: “Le autorità italiane non hanno fornito informazioni precise sulla messa in atto effettiva del piano ambientale, un elemento essenziale per assicurare che l’attività dell’acciaieria non continui a rappresentare un rischio per la salute“. Le quattro condanne arrivano a qualche settimana dalla richiesta dei legali dell’Ex Ilva di dissequestrare gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico pugliese perché considerati non più nocivi per la salute. L’istanza presentata alla Corte d’assise di Taranto suscitò l’indignazione generale tra gli abitanti e le organizzazioni della città, vittime decennali dell’inquinamento generato da un polo industriale di elevate dimensioni come quello dell’Ex Ilva. “Solo pensare queste cose è pura follia ma metterle nero su bianco in una richiesta di dissequestro è un’azione criminale perché significa negare l’evidenza dei continui “incidenti” che in questi anni si sono verificati”, scrisse il comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti”.
A ribadire il rischio che i cittadini di Taranto e dintorni corrono ogni giorno non sono soltanto le recenti sentenze della Corte europea dei Diritti dell’uomo. Negli anni, si sono susseguiti studi, rilevazioni e condanne che hanno confermato l’influenza delle emissioni industriali sulla salute degli abitanti della città. Quattro mesi fa, nel rapporto annuale del Consiglio dei Diritti Umani, Taranto è stata definita dall’ONU come “zona di sacrificio” degli interessi legati alla salute, dove “lo stato italiano non garantisce il diritto a un ambiente salubre”.
[Di Salvatore Toscano]







