Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina si sono concluse a febbraio, ma continuano a far discutere, tra impatti ambientali, opere incomplete e conti in rosso. Secondo le promesse, avrebbero dovuto essere “a costo zero per le casse pubbliche”, ma la realtà dei fatti si sta progressivamente mostrando molto diversa. Dopo mesi di ammonizioni, il procuratore della Corte dei Conti, Paolo Crea, ha confermato che le Olimpiadi finiranno per gravare pesantemente sulle casse dello Stato: «Dal bilancio della Fondazione Milano-Cortina risulta che c’è un miliardo di debiti. La Fondazione chiuderà il 31 dicembre e gli oneri che saranno insoddisfatti finiranno sui bilanci dello Stato, delle due Regioni e, in parte, sugli enti locali».
La Corte dei Conti ha pubblicato l’annuale Parifica del Rendiconto 2025 della Regione Veneto, tornando sulla gestione pubblica delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Un evento venduto ai tempi come capace di autofinanziarsi attraverso il coinvolgimento degli sponsor e il mercato dei biglietti. A cinque mesi dalla fine dei Giochi invernali, i magistrati contabili hanno rilevato un miliardo di euro di debiti nei conti dell’ente promotore, la Fondazione Milano-Cortina 2026, guidata da Giovanni Malagò, (ri)diventato nel frattempo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). A fine anno la Fondazione chiuderà i battenti, lasciando l’onere delle coperture economiche allo Stato italiano, dunque alle regioni Veneto e Lombardia, al comune di Cortina e alla provincia di Belluno.
Il saldo dei debiti rimanenti si aggiunge ai soldi già stanziati per la realizzazione delle opere — anche di quelle inutilizzate perché non completate per l’inizio delle Olimpiadi — e la loro manutenzione. Due voci di bilancio su cui la Corte dei Conti ha espresso più volte preoccupazione, anche nell’ultimo giudizio inviato alla Regione Veneto. Quest’ultima è stata richiamata «affinché attui un costante monitoraggio sulla effettiva realizzazione delle opere e interventi, nonché sui costi, perché non abbiano a prodursi aggravi non preventivati per il bilancio regionale».
Tra le opere più attenzionate dai magistrati contabili figura la cabinovia Socrepes a Cortina d’Ampezzo, la cui realizzazione è finita anche al centro delle indagini condotte dai magistrati di Belluno. Nel mirino degli investigatori sono finiti sia Simico, società incaricata di progettare, appaltare e realizzare le opere infrastrutturali connesse ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali, sia la ditta bresciana Graffer, che si è vista affidare direttamente l’appalto. Di recente, l’inchiesta si è estesa anche al governo, coinvolgendo Elisabetta Pellegrini, stretta collaboratrice del ministro Salvini, a capo della struttura tecnica di missione per l’indirizzo strategico, lo sviluppo delle infrastrutture e l’alta sorveglianza del Ministero dei Trasporti. Le ipotesi di reato sono turbativa d’asta e presunte irregolarità nell’affidamento dell’opera, costata 35 milioni di euro e non ancora collaudata a cinque mesi dalla fine dei Giochi.





In galera tutti i dirigenti di opere pubbliche che sfondano le spese, con inversione dell’onere della prova, quindi salvo prova d’innocenza.
Come non augurare la morte a tali malfattori e corrotti…