Chi è Andy Burnham, il nuovo premier del Regno Unito

Ex sindaco di Manchester, due volte ministro, volto storico dei laburisti: Andy Burnham è il nuovo premier del Regno Unito. L’investitura ufficiale è arrivata oggi, dopo la sua elezione a capo di partito avvenuta lo scorso 17 luglio. Burnham è stato scelto pressoché all’unanimità dai parlamentari laburisti per risollevare un partito indebolito da due anni di governo Starmer, l’ormai ex premier alla guida di uno dei governi britannici più turbolenti degli ultimi anni, capace di attirare critiche tanto dagli avversari quanto dalla propria base elettorale. L’obiettivo principale è recuperare consenso in vista delle prossime elezioni legislative del 2029, traguardo che Burnham intende raggiungere promettendo un ritorno ai tradizionali valori laburisti. La sfida che lo attende è quella di tenere insieme le due anime del partito: da un lato quella favorevole a un approccio di mercato, che ha caratterizzato la leadership di Starmer; dall’altro l’area orientata all’intervento pubblico, che sostiene una politica industriale attiva e una maggiore attenzione ai temi del lavoro.

La nomina di Andy Burnham a primo ministro segue le dimissioni di Starmer, dopo mesi di contestazioni interne che hanno costretto l’ex premier a cedere il passo al proprio collega di partito. La sua elezione era stata apparecchiata dai laburisti, che avevano organizzato elezioni suppletive nel collegio di Makerfield, vinte proprio da Burnham; nel Regno Unito, per diventare primo ministro, si deve infatti essere membro del Parlamento. La scelta dei laburisti arriva in un periodo particolarmente critico per il partito, che negli ultimi mesi è uscito da una pesante sconfitta elettorale e da diversi scandali e contestazioni che hanno coinvolto il governo dimissionario di Starmer. Tra i vari elementi che hanno contribuito alla disfatta dell’esecutivo, vi sono politiche sociali giudicate insufficienti, strette securitarie (come quelle che si sono abbattute sul movimento solidale con la Palestina) e l’uscita dei nuovi faldoni dei cosiddetti Epstein Files, in cui compariva anche l’importante diplomatico britannico, nonché ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti, Peter Mandelson.

Burnham è stato chiamato dal partito proprio per risollevare i consensi dei laburisti, crollati negli ultimi mesi. Il compito è arduo: il Labour è attraversato da numerose correnti interne e il tempo a disposizione è poco più di due anni, quando si terranno le prossime elezioni legislative. La sfida principale del nuovo premier sarà proprio quella di tenere insieme le diverse anime del partito: da un lato l’area più moderata, erede dell’impostazione del New Labour di Tony Blair e favorevole a una maggiore apertura al mercato; dall’altro la componente socialdemocratica e sindacale, che chiede un rafforzamento dell’intervento pubblico, maggiori investimenti nelle industrie e nella produzione interna e una maggiore attenzione verso i lavoratori. Dalle sue prime dichiarazioni, Burnham sembra voler collocarsi in mezzo a queste due sensibilità: il partito, ha affermato il premier, deve tornare ai propri valori fondativi senza cercare «di essere più Verde dei Verdi, più Reform di Reform, o di indossare troppi vestiti dei Conservatori».

Nel tentativo di tenere insieme le due grandi anime dei laburisti, tra le principali sfide che il nuovo premier si troverà ad affrontare vi è il rilancio dell’economia in una fase di forte rallentamento, aggravata anche dalle tensioni internazionali e dalla guerra israelo-statunitense all’Iran. Anche sul piano economico Burnham sembra voler conciliare le diverse sensibilità presenti nel partito. Il premier ha annunciato l’intenzione di avviare un processo di decentramento della pubblica amministrazione e di riportare sotto controllo pubblico alcuni dei servizi privatizzati negli ultimi decenni; Burnham ha inoltre affermato di non escludere l’introduzione di un’imposta sui grandi patrimoni. Malgrado gli annunci e la pubblicazione di un lungo programma di riforme da attuare in 12 anni, è probabile che sotto diversi aspetti il prossimo governo Burnham mantenga una sostanziale continuità con l’esecutivo Starmer: la vicesegretaria del partito ha infatti dichiarato alla BBC che Burnham intende rispettare gli impegni contenuti nel manifesto elettorale con cui i laburisti hanno vinto le ultime elezioni, che escludeva aumenti delle principali imposte, e lascerebbe così il nuovo premier con un ridotto spazio di manovra.

Andy Burnham è una vecchia conoscenza della politica britannica. Esponente della cosiddetta soft left del Partito Laburista – area socialdemocratica più interventista dell’ala moderata e più aperta al mercato della sinistra socialista – è stato deputato dal 2001 al 2017 e ha ricoperto due incarichi ministeriali, tra il 2008 e il 2009 e tra il 2009 e il 2010. Nel 2017 ha lasciato la politica nazionale per dedicarsi a Manchester, dove è stato eletto sindaco. Da allora è stato riconfermato per altri due mandati, consolidando la propria reputazione di amministratore. Proprio l’esperienza alla guida della città ha contribuito a costruire la sua immagine pubblica: Burnham ha fatto del suo profilo di politico dell’Inghilterra settentrionale, diretto e vicino ai territori, il proprio tratto distintivo. La sua scelta come successore di Starmer non risponde soltanto all’esigenza di imprimere una svolta al partito, ma anche alla volontà di affidarsi a un leader dal profilo comunicativo ritenuto più immediato e carismatico. È anche grazie a questa immagine, maturata durante gli anni da sindaco e per molti aspetti in contrasto con quella dell’ex premier, che i laburisti hanno deciso di convergere su di lui nonostante le diverse sensibilità interne.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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